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KILLNOIR: l'essenza creativa della devastazione dell'anima. La fotografia di Killnoir è puro istinto. Puro istinto che scaturisce dai recessi del subconscio e attraverso i complessi labirinti degli stati emotivi affiora nella realtà tangibile, si plasma di forme nella luce e marca senza possibilità di equivoco i suoi messaggi. Messaggi di disagio, di angoscia, di ansie inarrestabili che, esasperate da un conflitto interiore provocato a sua volta dall'irrisolvibile enigma dell'esistenza, materializzano i fantasmi concreti di fobie, ossessioni, passioni. Suicidio, culto della sofferenza, calvario spirituale, rigetto dell'esistere, martirio. Questo il percorso di Killnoir verso la consapevolezza di non riuscire ad accettare lo stato delle cose; di conseguenza di non poter accettare sé stessi fino in fondo, per incapacità di mentirsi, di costruirsi falsi alibi, di rinunciare alle proprie aspirazioni profonde. La solitudine interiore detta i suoi slogan di morte e li segna ora chiari ora confusi sui volti grotteschi che emergono dal buio - pistola puntata alla tempia o alla gola - e attendono serenamente un evento rivelatore. L'istinto di Killnoir è il suo fuoco creatore, la radice da cui germogliano le immagini colte nell'attimo stesso in cui lo stato d'animo si manifesta; e che successivamente vengono elaborate in modo altrettanto immediato con i procedimenti delle moderne tecnologie e con la delirante visionarietà dell'arte vera. L'arte che comunica, l'arte che dà forza la simbolo e fissa nello sguardo altrui i fugaci attimi della realtà interiore. Killnoir è una fotografa tecnicamente autodidatta, con una formazione culturale artistica alle spalle e una scelta di vita con pochi compromessi nel suo presente. Trasformata la sua casa in un set, colmo di oggetti e arredi che rispecchiano perfettamente i colori del suo universo personale, Killnoir ha imparato a vivere l'immagine senza mediazioni progettuali, scattando foto ogni qualvolta si aggreghi e condensi nella sua mente sufficiente materia per esprimere un 'emozione, un'impressione, un sentimento - nella maggior parte dei casi violento e dirompente. In ogni foto c'è il suo volto, o una parte del suo corpo: non potrebbe essere altrimenti. L'essenza di ogni foto sta nell'autrice stessa, che non può aspettare interventi esterni o pianificare la posa di un soggetto estraneo al suo stato d'animo. L'obbiettivo coglie la materia e il movimento. E quando l'emozione non può incarnarsi in un corpo vivo - di carne, ossa e sangue - perché troppo distante ed alienata per cristallizzarsi in una realtà credibile, i soggetti diventano le bambole: atteggiate ed immobili, trasfigurate e manipolate come vuoti manichini a cui non serve il respiro per raccontare. Killnoir lavora quasi esclusivamente con il bianco e nero. Allo scatto naturale segue una fase apparentemente furiosa e sconnessa, eppure così perfetta e precisa, di elaborazione; in cui l'immagine viene modificata con vari accorgimenti e filtri, nonché corredata spesso di parole o frasi, che si sovrappongono alle ombre dell'ambiente e ai volti. Sfocature, rendering, strappi e ricuciture, sdoppiamenti, colorazione pittorica di dettagli, aggiunta di elementi fluidi, accentuazione del make-up. Il tutto vissuto con estrema incisività e senza alibi. Ogni intervento sulla foto è palese ed esprime una volontà dialettica dell'autrice, che non esita a sfigurarsi e a coprirsi di ferite virtuali, di sanguinamenti, di macchie e lividi. Il concetto di Morte è il più ricorrente, in modo così vivido che talvolta si innesca un gioco di specchi tra Killnoir e questa Entità. L'una negli occhi dell'altra, circolo chiuso di una ricerca infinita, interpretazione umana di un'idea inafferrabile. Dove la Morte inevitabilmente si incarna in chi la desidera, perché la Morte è un passaggio obbligato che fa parte di ognuno e attende ognuno di noi. Soprattutto chi, come Killnoir, ha già compiuto i suoi esorcismi ed infranto ogni barriera dentro di sé.
a cura di Federico - Deca - De Caroli
Fotografie di Killnoir 2000
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