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PERIODO 1981-2000 Continuando
l’analisi dei romanzi di Koontz usciti in Italia incontriamo, nell’82,
LA CASA DEL
TUONO (Sonzogno, Milano 1989). Per certi versi
simile a LADRI DI TEMPO (1972),
questo deludente romanzo inizia come il racconto “Sometimes
They Come Back” (“A
volte ritornano”, 1974) di King e prosegue poi come un paranoico e
tentacolare plot “à la” Philip
K. Dick con tanto di malvagi replicanti e congiure governative. La trentaduenne
scienziata Susan Thorton si risveglia in una stanza d’ospedale a Willawauk
(Oregon) dopo 22 giorni di coma e non ricorda più nulla né del suo passato né
del motivo per cui si trova lì. Poco a poco, con l’aiuto del giovane e
fascinoso dottor Jeffrey McGee, affiorano i primi dettagli: vive a Newport Beach
(California), lavora come fisico delle particelle elementari alla Milestone
Corporation e ha avuto un brutto incidente stradale mentre si recava in vacanza.
Presto, però, inizia l’incubo: i “fantasmi” del suo passato riaffiorano
per ghermirla ed ecco allora la spiegazione del titolo. La Casa del Tuono è una
grotta calcarea con cascata sotterranea in cui Susan, a 19 anni, assistette alla
morte del suo boyfriend Jerry Stein,
ucciso da quattro membri della confraternita studentesca alla quale voleva
essere ammesso. Un rito d’iniziazione sfociato in tragedia che, dopo averle
tormentato il sonno per anni, si muta in orribile realtà tra le pareti
dell’ospedale e la spinge sull’orlo della follia. Grazie al suo spirito
pragmatico e indipendente, però, Susan smaschera l’impostura e fugge in una
notte di temporale. L’incredibile realtà è questa: la donna si trova in
Russia da un anno (Willawauk è un avanzatissimo centro d’addestramento per
agenti segreti da infiltrare negli Stati Uniti), ha subito un lavaggio del
cervello e il KGB vuole - facendo leva sulle paure inconsce che “criptano”
la sua mente - che lei riveli tutto ciò che sa sul programma bellico top
secret al quale stava lavorando. McGee, invece, è una spia doppiogiochista
(il suo vero nome è Dimitri Nicolnikov) e, col suo aiuto, la donna riuscirà
infine a tornare a casa per sabotare i piani sovietici. Ennesima dimostrazione
del talento visionario di Koontz che, per l’occasione, mescola - non senza
forzature - in un’unica storia (che farebbe comunque un figurone negli X-Files
di Chris Carter!) le carte dell’horror,
della SF e dello spionaggio. Lo stile
narrativo è, al solito, svelto, crudele e psicologicamente approfondito ma,
purtroppo, i suoi schemi narrativi cominciano pericolosamente a ripetersi. Dell’anno
successivo è invece PHANTOMS!
(Edgar Horror n. 2 / Interno Giallo Editore, Milano
1992) che, come già LA CASA DEL TUONO,
si rivela purtroppo assai poco originale. Troppo forti, infatti, sono gli echi
di QUANDO SCENDONO LE TENEBRE (la
presunta cospirazione governativa e i freddi tecnicismi) e del film The
Exorcist (L’esorcista,
1973) di William Friedkin. Ma
vediamo la trama: la trentunenne dottoressa Jennifer Paige ha appena perso la
madre e, dopo le esequie, ha portato con sé la sorella quattordicenne Lisa.
Nella placida e pittoresca località sciistica di Snowfield, però, c’è
qualcosa che non va: le strade sono deserte, il silenzio è totale e, qua e là,
vi sono cadaveri gonfi e tumefatti con orribili smorfie di terrore sul volto.
Che fine hanno fatto gli 800 abitanti della cittadina? Perché radio e telefoni
non funzionano? Dopo essere riuscita per miracolo a chiamare soccorsi a Santa
Mira, Jennifer viene raggiunta dallo sceriffo Bryce Hammond e
dall’avanzatissima unità di difesa civile del corpo medico militare comandata
dal generale Galen Copperfield. Presto
Snowfield viene messa in quarantena e, scartate le prime ipotesi di esperimenti
a base di gas nervino o invasioni aliene, la verità affiora in tutto il suo
orrore: nella zona si è scatenato il Diavolo, abominevole
“cosa” proteiforme che si nutre di ogni sostanza e nozione (lasciando
dietro di sé solo pozze di acqua distillata), comunica via computer e, da
milioni d’anni, ribolle nelle viscere della Terra. Di tanto in tanto risale in
cerca di cibo e, per catturarla, viene chiamato anche Timothy Flythe, anziano
scienziato londinese (o moderno esorcista?) che ha scritto un controverso libro
sulle misteriose sparizioni di massa avvenute nel corso della Storia. In
un allucinante clima da Armageddon, le forze del Bene affronteranno il Maligno e
i suoi accoliti: utilizzando tre spruzzatori ad aria compressa, i nostri eroi
inonderanno le fogne di Biosan-4 (microorganismo - creato dal dottor Ananda
Chakrabarty - capace di nutrirsi di ciò che costituisce il Diavolo, vale a dire
gli idrocarburi del petrolio grezzo) e riusciranno a distruggere il suo
“corpo” fino al cervello. L’impossibile, insomma, si è realizzato... Complesso
e malvagio fanta-horror
“lovecraftiano” dai mille sapori (la cui somma è, purtroppo, vicina allo
zero) alla fine del quale, come in una favola sciropposa, Bryce e Jennifer si
sposano... Nel
1985 sono usciti INCUBI
(Sperling & Kupfer Editori, Milano 1991) e
LÀ FUORI, NEL
BUIO (Sonzogno, Milano 1995). INCUBI
prende le mosse da un massacro compiuto da ignoti nella
casa dello psicologo comportamentale Dylan McCaffrey, picchiato a morte insieme
al collega Wilhelm Hoffritz (fanatico del potere e del controllo mentale) e a
un’altra persona. La bella Laura, psicologa infantile nonché moglie di Dylan
(che non vede da quando, sei anni prima, fu radiato dall’UCLA e si portò via
la figlioletta novenne Melanie), viene chiamata sul luogo del delitto dal
tenente Dan Haldane (vero nome: James Detwiler - l’uomo è stato adottato...),
poliziotto buono e idealista che, indagando sul caso, finirà per innamorarsi di
lei. Nei pressi della casa, intanto, è stata trovata la piccola Melanie, nuda e
ridotta in stato catatonico dagli inumani esperimenti paterni tenuti nel
laboratorio ricavato in garage. Messosi
in testa di doverla proteggere da una misteriosa congiura, Haldane la affiderà
all’investigatore privato Earl Benton ma, presto, non sarà più possibile
nascondere l’inquietante verità: il misterioso killer è la stessa bimba
(vittima e carnefice allo stesso tempo) che, riscuotendosi ogni tanto dal
proprio autismo “autoprotettivo”, dà libero sfogo alla rabbia vendicativa
che la dilania. Sfruttando
i terrificanti poteri sviluppati suo malgrado per eliminare dal primo
all’ultimo i suoi aguzzini, al soldo del filantropo miliardario Palmer Boothe
e “illuminati” dallo scrittore occultista Albert Uhlander, scopritore di una
perfetta simbiosi tra scienza e paranormale. La squadra di psicologi capitanata
da McCaffrey ha, insomma, creato un “mostro” con la “stanza grigia”, la
cisterna per la privazione sensoriale, la sedia per l’elettroshock, le torture
fisiche e psichiche e, dulcis in fundo, il paradosso della “porta di
dicembre” che attiva la proiezione astrale (arma letale: un poltergeist
che può colpire il bersaglio anche a distanza considerevole) e, adesso, ne paga
il giusto fìo. Il
succo della storia è questo: quando Melanie si addormenta e le sue difese
consce vengono meno, il gelo prende il sopravvento e la tremenda esplosione di
violenza invisibile viene convogliata verso l’obiettivo prescelto,
un’accolita di dieci mostri senza cuore né coscienza. Assolutamente perversi
e immorali, i dieci sono interessati solo a sperimentare nefandezze (anche
sessuali) che possano garantire loro il potere assoluto e l’avvento
dell’anarchia. Non sarà così e, alla fine, Haldane convincerà Melanie a
risparmiarsi (la piccola presenta forti istinti suicidi), lottando con Laura per
riportarla a una vita normale. Potente
romanzo fanta-horror che, pur
riecheggiando QUANDO SCENDONO LE TENEBRE
(ancora!) e L’INCENDIARIA di
Stephen King, INCUBI vale anche (e
soprattutto) come piccolo manuale di scrittura creativa. Koontz ha un enorme
talento descrittivo e, anche se certi suoi romanzi non sono granché
interessanti, la sua prosa è sempre di altissimo livello. Qui, ad esempio,
l’inquietudine e il terrore serpeggiano che è una meraviglia. LÀ
FUORI, NEL BUIO,
invece, è una fiacca storia fanta-horror
narrata in prima persona e ambientata tra il 1963 e il 1964. Il diciassettenne
Carl Stanfeuss uccide lo zio Denton, portatore di sventure nonché
“dèmone”, ed è costretto a lasciare il natìo Oregon. Cambiato nome in
Slim McKenzie, il ragazzo fugge in Pennsylvania e, come altri reietti prima di
lui, si aggrega al Luna Park itinerante dei Sombra Brothers, il secondo per
importanza in tutto il Paese. Qui
viene accolto a braccia aperte da tutti quanti e, nel tempo libero, sfrutta i
suoi poteri ESP per individuare e uccidere i “dèmoni”, orride creature
metà cani e metà maiali create dall’uomo come “armi da laboratorio” in
una mitica era antecedente la Preistoria (conclusa da un olocausto nucleare di
cui si è ormai perso il ricordo) che, celate dietro sembianze umane grazie al
“gene metamorfico” che spiega così il fenomeno della licantropia, seminano
lutti e distruzioni per puro piacere e nutrimento. Slim
si innamora del proprio “capo”, la bella ventunenne Rya Raines,
concessionaria di varie attrazioni quali il gioco del Martello che, come lui,
può vedere i “démoni” e fugge da un passato da incubo (il patrigno la
violentava sui Monti Appalachi e, poi, finì in un orfanotrofio gestito da
“dèmoni” da cui riuscì a fuggire all’età di 14 anni; la ragazza, tra le
altre cose, può leggere nella memoria genetica dei “dèmoni” e scopre che
hanno intenzione di soppiantare l’umanità sulla faccia della Terra) per certi
versi simile al suo. Con
l’aiuto del gigantesco freak Joel
Tuck (tanto brutto quanto intelligente e sensibile) e dell’arzillo vecchietto
Horton Bluett (ex speleologo che riconosce i “dèmoni” dall’odore), i due
intrepidi “cacciatori di dèmoni” riusciranno a evitare il sabotaggio della
ruota panoramica nella cittadina mineraria di Yontsdown e, poi, a penetrare
nelle antiche miniere di carbone in cui si trova il regno sotterraneo dei loro
nemici per farlo saltare in aria. Purtroppo per loro ce ne sono altri: la guerra
contro i “dèmoni” (vampiri psichici “à la” Robert A. Heinlein o Don
Siegel che fremono d’odio per la nostra razza) continua e loro, nel frattempo,
tireranno a campare “on the road” oppure in Florida, a Gibsonton (rifugio
invernale dei giostrai)... Non
tra i romanzi migliori di Koontz, qui un po’ troppo logorroico e scarsamente
incisivo. Ancora Luna Park e tematiche “old fashioned” ma, qua e là, si
sbadiglia. Nel
1986 abbiamo il monumentale e, francamente, noioso STRANGERS
(Sonzogno, Milano 1992), romanzo corale sin troppo
macchinoso e “diluito” nella sua fluviale narrazione. L’azione prende le
mosse allorché alcuni personaggi - che non si conoscono - iniziano ad avere
orribili incubi comuni la cui origine risale al 6 luglio di due anni prima: lo
scrittore californiano Dominick Corvaisis, la giovane e bella cardiochirurga
Ginger Weiss di Boston, Ernie Block (proprietario con la moglie Faye del
Tranquility Motel a Elko County, Nevada), il prete gesuita Brendan Cronin di
Chicago, il ladro professionista Jack Twist di New York, la piccola Marcie
(figlia della ventisettenne cameriera Jorja Monatella di Las Vegas) e la fragile
Sandy Sarver (gerente, col marito Ned, della tavola calda annessa al Tranquility
Motel). Tutti si sentono attratti come calamite umane verso il motel di Ernie,
ex marine che ha sviluppato una vera e propria fobia per la notte e, presto,
scopriremo che due di essi (Dom e Brendan) hanno sviluppato strani poteri
sovrannaturali che possono trasmettere anche ad altri. Ma cos’è successo di
tanto cruciale nel loro passato a Elko County? Koontz,
sadicamente, ce lo rivelerà solo alla fine (a pagina 586 di 653...): 31 persone
- un numero assai superiore a quello degli effettivi protagonisti - furono
testimoni dell’atterraggio di un disco volante con a bordo otto alieni già
morti di vecchiaia che, però, sono ugualmente riusciti a infondere i loro
poteri salvifici a Dom e Brendan, saliti a bordo del velivolo insieme a Ginger. L’esercito,
manco a dirlo, cercò vigliaccamente di insabbiare l’intera faccenda con la
connivenza di CIA ed FBI operando un lavaggio del cervello a tutti quanti ma,
col tempo, alcuni blocchi mentali hanno iniziato a sgretolarsi e, nel deposito
sotterraneo di Thunder Hill (Nevada), la storia - costellata di morti, suicidi,
crisi personali, redenzioni e miracoli assortiti - avrà il suo “glorioso”
epilogo nel nome della più pura comunione intergalattica. La razza umana,
d’ora in poi, potrà finalmente “raggiungere le stelle”! Anche
qui tornano alcune delle “fisse” di Koontz: i complotti governativi pre X-Files,
l’infanzia violata da adulti immorali e l’impotenza divina di fronte ai
misteri del Cosmo. Nello
stesso anno sono usciti ben cinque racconti (dopo uno iato di ben dodici anni):
“The Sinless Child” (Flame
Tree Planet, antologia a cura di Roger Elwood), “Down
in the Darkness” (The Horror Show
numero estivo), “Weird World” (The
Horror Show numero estivo), “Snatcher”
(Night Cry numero autunnale”) e “The
Black Pumpkin” (Twilight Zone
di dicembre). In
Italia è stato tradotto solo “Snatcher”:
“Il
borsaiolo” è da noi reperibile nel volume
del 1993 “The Ultimate Witch / 25
storie di magìa nera per adulti” (Arnoldo Mondadori Editore, Milano
1996). Finalmente un’efficace short
story di puro horror in stile “Creepshow”
o “I racconti della cripta” in
cui un ladro professionista di nome Billy Neeks (di quelli duri e puri, per
intenderci) vide scippando donne per la strada e ci gode un sacco. Fino a
quando, un brutto giorno, ruba la borsa a una vecchia megera e viene divorato
dal ripugnante demonietto che si nasconde nel suo tenebroso interno. Una
storiella da brividi, scarna e crudele al punto giusto, in cui ogni parola serve
a creare il giusto clima per la sorpresa finale. Bello davvero. Del
1987 sono OMBRE
DI FUOCO (Superbestseller n. 774 / Sperling
& Kupfer Editori, Milano 2000) e MOSTRI
(Sperling & Kupfer Editori, Milano 1989). In
OMBRE DI FUOCO
il brillante genetista di Santa Ana (California) Eric
Leben muore investito da un camion pochi minuti dopo essersi legalmente separato
dalla giovane moglie Rachael e, nel giro di qualche ora, risorge in cerca di
vendetta grazie al suo DNA ricombinato. Uomo dispotico e violento in vita, da
morto si muta presto in orrido mostro cui daranno la caccia i suoi ex soci della
Geneplan (pagati dal Pentagono per sviluppare il Progetto Wildcard da lui
sperimentato su se stesso per evitare, in primis, di riunirsi allo zio
incestuoso - che lui stesso accoltellò a 9 anni - tra le fiamme dell’Inferno
e, poi, per creare una nuova élite di immortali) e gli agenti federali della
DSA guidati dal gelido e spietato Anson Sharp. Rachael, tipico personaggio “buono” di Koontz dal passato difficile, si batte al fianco del suo amante Benny Shadway, un agente immobiliare reduce dal Vietnam (ove conobbe e fece radiare dall’esercito per condotta immorale il suddetto Sharp, che gliel’ha giurata). L’inseguimento alla belva primordiale che fu Leben sarà costellato di cadaveri più o meno innocenti ma alla fine, giunti tra i neon di Las Vegas dopo aver attraversato il deserto del Mojave, il Bene trionferà grazie all’intervento di due poliziotti dal cuore d’oro (Julio Verdad e Reese Hagerstrom) e del giovane sottoposto di Sharp, l’ambizioso ma corretto Jerry Peake. Per il neocannibale lussurioso Leben, a questo punto, non potrà esserci che un bel rogo purificatore… Un
gran bel romanzo, questo OMBRE DI FUOCO,
in perfetta linea col meglio dell’Autore e dedicato a Richard Laymon (che, se
si sta attenti a certi dettagli, occhieggia qua e là): purtroppo, avendolo
letto solo ora, molte cose ci paiono “risapute” ma non è così: ve lo
consiglio caldamente perché la commistione di horror e fantabiologia operata
qui da Koontz ha una rara forza espressiva. La trama è ricca e sfaccettata,
piena di personaggi a tutto tondo e di scene ad effetto, e la costruzione del
climax non lascia scampo. Un capolavoro, punto e basta. Sorta
di “Jekyll & Hyde” nel mondo degli animali geneticamente mutati, MOSTRI
prende invece le mosse dalla fuga di un cane e uno
spaventoso incrocio tra babbuino, cane e alligatore da un misterioso laboratorio
governativo. Il
cane, un golden retriever di straordinaria intelligenza, viene trovato in un
bosco da Travis Cornell, trentaseienne ex agente immobiliare di Santa Barbara in
piena crisi depressiva per la morte di tutti i suoi cari (genitori, fratello,
moglie e commilitoni della Delta Force). L’uomo è stravolto da ingiusti sensi
di colpa e l’amicizia col cane - presto battezzato Einstein - lo salva
letteralmente dal suicidio. Ora non è più solo, come presto non lo sarà più nemmeno Nora Devon, trentenne zitella (repressa e timorosa ma dotata di una straordinaria bellezza sia esteriore che interiore) che vive in totale isolamento nella vecchia e tenebrosa villa ereditata dalla crudele zia Violet. La donna viene circuita da un giovane maniaco di nome Art Streck e, se non fosse per l’intervento di Travis e Einstein (davvero una strana simbiosi mentale, la loro!), verrebbe da esso stuprata e, forse, anche uccisa. Tra i due scocca immediatamente l’amore e Travis scoprirà in Nora un’amante della lettura - come lui - e un’incredibile pittrice iperrealista. Presto,
dopo aver insegnato a leggere e a comunicare col linguaggio dei segni al cane, i
due si sposano a Las Vegas e scoprono la tragica realtà sulla genesi di
Einstein e del suo alter ego soprannominato Outsider. I due intelligentissimi
animali sono stati creati nei laboratori Banodyne di Orange County, ove si
svolgono folli esperimenti genetici per conto dell’esercito. Einstein,
infatti, è un prototipo di cane-spia dal pensiero quasi umano, mentre
l’Outsider è una mostruosa e letale arma bellica che odia se stesso, i suoi
creatori e il più fortunato cane. Incredibile a dirsi, questa macchina omicida
ha una coscienza torturata e soffre per ciò che rappresenta ma, al momento, il
suo scopo primario è trovare il cane per eliminarlo. Strada facendo,
ovviamente, semina morte e distruzione. Sulle
tracce di Nora, Travis ed Einstein non c’è però solo l’infernale bestione:
il giovane (natural born) killer prezzolato Vincent Nasco, colosso sul libro
paga dei russi, ha ucciso tutti gli scienziati - e, per divertimento personale,
anche le loro famiglie - responsabili del progetto e, una volta scoperto quel
che c’è sotto con l’aiuto della mafia, si è messo in mente di trovare il
cane e vendere poi le sue “scottanti” informazioni al miglior offerente.
Particolare curioso del soggetto: è convinto di assorbire l’energia vitale
delle sue vittime per raggiungere, poco a poco, l’immortalità... Oltre
a lui ci sono anche la polizia e l’FBI ma quando, alla fine, l’agente di
colore Lemuel Johnson troverà i coniugi Cornell - che si sono comprati
illegalmente una nuova identità - e il cane (scampato al cimurro grazie
all’aiuto del buon veterinario Jim Keene, che ha saputo mantenere il loro
segreto), chiuderà un occhio e li lascerà liberi di continuare a vivere
insieme con figli e cuccioli. Un
romanzo struggente e complesso, con personaggi buoni e tormentati che lottano
strenuamente contro il Male. Un Male però tutt’altro che assoluto:
l’Outsider, infatti, dopo aver lungamente braccato il cane, lo risparmia in un
anelito di bontà e muore rammaricandosi per la propria bruttezza. Il suo ultimo
pensiero, e qui ci si stringe il cuore, va ai cartoni animati di Paperino (unico
raggio di luce della sua sporca e dannata vitaccia)... I
veri mostri, come da sempre sostiene Koontz, sono certi scienziati che, tutti
tesi a sostituirsi arbitrariamente a Dio, infrangono le barriere della
conoscenza umana (i cosiddetti tabù) e violentano la Natura per piegarla ai
propri biechi voleri. Questo straordinario romanzo, purtroppo, è stato servito
malissimo dai due films che la produzione di Roger Corman ne ha ricavato,
davvero troppo schematici, manichei e, in ultima analisi, “infedeli” al
testo d’origine. Meglio leggersi il libro e riflettere sullo scottante
argomento che sviluppa. Su queste pagine Koontz è riuscito finalmente a
coniugare con maturità e in maniera definitiva horror,
fantascienza e avventura: bravo! Nello
stesso anno sono usciti anche i racconti “Hardshell”,
“Miss Attila the Hun” e “Twilight
of the Dawn” (tutti e tre in Night
Visions, antologia della Dark Harvest), “Ollie’s
Hands” (The Horror Show numero
estivo; versione riscritta dell’originale edito nel 1972) e “The
Interrogation” (The Horror Show
numero estivo). Nel
1988 è il turno di LAMPI
(Sperling & Kupfer Editori, Milano 1990), confusa e
tediosa storia di viaggi nel tempo che ruota attorno alla figura di Laura Shane.
Nata a Denver (Colorado) in una tremenda sera nevosa del 1955, Laura viene
visitata fin da subito da uno strano individuo alto, biondo e con gli occhi
azzurri che appare sempre in concomitanza con forti lampi di luce. Un angelo
custode che la tira (quasi) sempre fuori dai guai? No: semplicemente un
viaggiatore del tempo che, proveniente dalla Germania nazista del 1944, si è
innamorato per caso di lei nell’84 e ha deciso di dedicarsi a lei oltre che a
salvare il mondo dalla follia di Hitler, intenzionato a vincere la guerra
portando l’atomica e le informazioni sul futuro nella sua epoca. Dapprima
l’uomo aiuta Laura a nascere (sua madre invece muore in sala parto), salva lei
e suo padre - un droghiere - da un ladro tossicomane, pesta a scopo dissuasivo
l’inserviente pedofilo dell’orfanotrofio in cui è finita dopo la morte
dell’amato genitore, salva lei, suo marito Daniel Packard (agente di cambio
reduce del Vietnam) e suo figlio Chris da un tragico incidente stradale ed evita
in extremis che lei e lo stesso Chris (comunque armati fino ai denti e
combattivi oltre ogni dire) vengano abbattuti da una squadra di S.S. nell’89.
Unica pecca: Daniel viene lo stesso ucciso da Heinrich Kokoschka, crudele killer
della Gestapo. Nel
frattempo, comunque, l’esistenza di Laura - dopo i primi 17 anni di traversie
- è stata ricca di gioie e successi: come scrittrice è giunta al top (la sua
amica del cuore Thelma Ackerson, ragazza cinica e ribelle conosciuta
all’orfanotrofio, è invece diventata una diva del cinema, sposando uno dei
maggiori registi di Hollywood), ha trovato un marito fantastico e un figlio di
straordinario acume... tutto ciò, però, le verrebbe strappato senza il
provvidenziale intervento di Stefan che, a sua volta, rischia di morire
nell’impresa. La resa dei conti è iperbolica: Stefan, infatti, torna nel
’44 e convince Winston Churchill a bombardare Berlino e l’istituto in cui
c’è la macchina del tempo, ingannando poi il Führer riguardo allo sbarco in
Normandia: la Storia è salva, così come lo sono Laura, Chris e lui. Una nuova
famiglia per ricominciare, alla faccia del Destino (che lotta per riaffermare il
modello prestabilito)... Romanzo
strutturalmente troppo simile a MOSTRI
e un po’ lacunoso nel continuo intrico di paradossi e alterazioni della
realtà spesso poco chiare. Back
to the Future (Ritorno
al futuro, 1985) di Robert Zemeckis era molto più semplice e incisivo,
mentre The
Terminator (Terminator,
1984) di James Cameron infinitamente più spettacolare. Un libro inutile e
malriuscito, insomma, che ci fa “entrare” nella triste realtà
dell’orfanotrofio (peraltro già abbozzata in LÀ
FUORI, NEL BUIO) e ricicla l’idea dell’infanzia annientata e dello
scrittore di successo (come in SUSSURRI
- là era una sceneggiatrice - e STRANGERS)
che rischia di essere spazzato via dalla crudeltà della vita proprio nel
momento di massima gloria personale. Nello
stesso anno, per la cronaca, è uscito anche il racconto “Graveyard
Highway” (Tropical Chills,
antologia curata da Tim Sullivan). 1989:
ecco MEZZANOTTE
(Sperling & Kupfer Editori, Milano 1990), storia
di manipolazioni genetiche e orride metamorfosi che continua la nuova,
inessenziale “sbandata” di Koontz per la Fantascienza. A Moonlight Cove,
cittadina costiera della California settentrionale, il folle scienziato Thomas
Shaddack ha trovato il modo di unire, per mezzo di un biochip iniettato nelle
vene della popolazione, uomini e macchine in una rivoluzionaria simbiosi dagli
esiti inaspettati. Se da un lato la Nuova Gente è finalmente sana, longeva,
efficiente e libera da differenze sociali e pastoie emotive, dall’altro si
verificano preoccupanti involuzioni verso stadi primordiali che danno origine a
licantropi carnali e assetati di sangue che, come squadracce della morte,
seminano morte e distruzione in tutta la zona. I
continui massacri che avvengono in città attirano così l’attenzione
dell’FBI (nella figura dell’agente in incognito Sam Booker) e della sorella
di una delle vittime (l’intrepida documentarista Tessa Lockland). Alla loro
crociata contro il Male dilagante si uniscono l’undicenne Chrissie Foster
(fuggita dai genitori mutanti) e il reduce del Vietnam Harry Talbot che,
costretto a vivere su una sedia a rotelle, spia dall’alto del suo appartamento
i misteriosi traffici che si svolgono ogni notte nel locale obitorio. Gli
ultimi quattro individui “sani” rimasti a Moonlight Cove, alla fine, si
introdurranno nella scuola locale e, collegatisi alla rete informatica facente
capo a Sole, supercomputer della New Wave Microtechnology (la ditta del
megalomane e “predestinato” Shaddack, il cui sogno è quello di sottomettere
- controllandolo elettronicamente come una sorta di Grande Fratello o Dr. Moreau
che dir si voglia - il mondo intero ai suoi voleri), riescono a dare l’allarme
all’FBI e, con l’aiuto dello sceriffo Loman Watkins (ribellatosi, in un
rigurgito di umanità, ai piani del suo boss), sventeranno il progetto Falco
Notturno. Morto Shaddack, infatti, tutti i mostri proteiformi - tranne uno... -
periranno all’istante e, per i nostri eroi, ci saranno gloria e nuove
prospettive esistenziali in comune. Tutti e quattro (cinque contando anche il
buon labrador Moose di Talbot), infatti, hanno un brutto passato alle spalle e
sono oramai soli e bisognosi d’affetto. Questo
mieloso e indigesto happy end è
purtroppo tipico dell’ultimo Koontz e l’intero romanzo, di per sè, non
coinvolge più di tanto e si rivela uno sciapo mix di They
Live (Essi
vivono, 1988) di John Carpenter e Invasion
of the Body Snatchers (L’invasione
degli ultracorpi, 1956) di Don Siegel. Spiace vedere come l’Autore
tradisca spesso e volentieri l’horror per
tornare a quella Science Fiction che,
sin dagli Anni Sessanta, è stata il suo pane quotidiano. Per fortuna non va
sempre così, altrimenti sarebbe davvero una triste cosa... Dello
stesso anno è l’ultimo racconto breve scritto da Koontz fino a questo
momento: “Trapped” (Stalkers,
antologia curata da Ed Gorman & Martin H. Greenberg). Nel
1990 è la volta de IL
POSTO DEL BUIO (Sperling & Kupfer Editori,
Milano 1991) e si può tirare un respiro di sollievo. I coniugi Julie e Robert
Dakota sono detectives privati californiani specializzati in spionaggio
industriale ma, quando Frank Pollard chiede il loro aiuto, non esitano a
gettarsi nel caso più strano e rischioso della loro carriera. Il giovanotto -
braccato da un misterioso individuo che emette letali raggi azzurri dalle dita -
si è svegliato più volte con il viso graffiato, le mani insanguinate accanto a
borse piene di soldi, documenti falsi (appartenenti a uomini già deceduti),
stranissimi insetti giganti, manciate di sabbia nera e preziosissimi diamanti
rossi (“prodotti” dallo stesso tipo di insetto, sorta di aliena macchina
biologica). Che ha fatto in quelle notti? Dov’è stato? Ha forse ucciso
qualcuno? Frank
non ricorda nulla ma Julie e Robert, indagando con l’aiuto di un celebre
ipnotista, scopriranno l’orribile verità: il loro cliente è un matricida e
sta fuggendo dalla vendetta del fratello Jimmy (detto Candy), erculeo vampiro
che, come lui, può teletrasportarsi ovunque voglia in un travolgente zapping
esistenziale tra California, Hawaii e Giappone. Grazie alla testimonianza del
dottor Lawrence Fogarty, amorale medico della famiglia Pollard, i nostri eroi
apprendono con orrore la turpe storia che li riguarda: incesti, follia e droga
hanno provocato guasti genetici per cui la capofamiglia Joselle era un freak
ermafrodito che, inseminandosi da sé, ha partorito prima Frank (normale),
quindi Candy (asessuato con quattro testicoli che, non potendo sfogare nel
giusto modo la propria tempesta ormonale, è diventato un ferocissimo assassino
sessuofobo e dotato di poteri telepatici e telecinetici) e, infine, le spettrali
gemelle minorate Violet e Verbina, dedite al cannibalismo rituale e
psichicamente “sintonizzate” con gatti e falchi. La
colpa di Frank è “solo” quella di essersi voluto sottrarre al proprio
triste destino col risultato di trovarsi solo e reietto in un mondo che non è
il suo. La resa dei conti finale porterà i fratelli a concludere la propria
settennale faida ai confini della realtà, mentre i Dakota si godranno la
pensione anticipata con il patrimonio rubato nel tempo dai Pollard. Unico loro
dispiacere: Candy ha ucciso il fratello down di Julie (entrato pericolosamente
in contatto mentale con lui) e quasi tutti i dipendenti della loro agenzia. Ottimo
ritorno di Koontz all’horror puro
(sebbene mischiato alle solite tematiche fantasy
che però, fortunatamente, questa volta rimangono un po’ in sordina) in un
libro angosciante e disperato che torna a toccare le vette di depravazione di VISIONI
DI MORTE e SUSSURRI. Lo schema
narrativo sarà anche un po’ ripetitivo - viene in mente anche MOSTRI...
- ma la cura per i personaggi (sia quelli maggiori che quelli minori) è
davvero notevole: nulla è lasciato al caso e tutto - anche il Male assoluto -
ha una sua giustificazione. Terribile! 1991:
FUOCO FREDDO
(Sperling & Kupfer Editori, Milano 1992). La
trentatreenne giornalista Holly Thorne è insoddisfatta di sé e della propria
carriera ma, un giorno, inciampa nello scoop
della sua vita: mentre si trova a Portland (Oregon) per un’intervista,
assiste al salvataggio di un bambino - quasi travolto da un autista ubriaco - da
parte di uno strano individuo che, dopo accurate indagini, risulterà chiamarsi
Jim Ironheart (trentacinquenne ex insegnante di Orange County che ha vinto sei
milioni di dollari alla lotteria!) ed essere tutt’altro che nuovo a certe
imprese al di qua e al di là dell’oceano. Che
fa Holly, a questo punto? Attratta come una calamita dal suo magnetismo e dalla
sua aura messianica, lo segue in una delle sue “missioni” (annunciate da
ondate gelide che irradiano dal centro del suo essere) e, dopo essere uscita
illesa da un tragico incidente aereo nello Iowa, molla la professione e diventa
l’amante e la compagna di Jim. Entrambi hanno lo stesso incubo ricorrente (un
mulino a vento e strani fenomeni che potrebbero essere di natura sia divina che
diabolica o aliena). Il mistero, poi, si infittisce: il mulino risulta trovarsi
nella fattoria dei nonni di Jim - rimasto orfano a dieci anni - nella Santa Ynez
Valley, ed è lì che avverrà l’incontro col fantomatico Nemico, o Amico che
dir si voglia. La
verità che viene a galla è sconvolgente: Jim è sempre stato un bambino
fornito di eccezionali doti psichiche ma, una volta sopravvissuto alla strage
che ha ucciso i suoi genitori, ne è uscito con l’anima lacerata. Per
ritrovare la pace con se stesso si è immerso nel mondo fantastico di un romanzo
di Fantascienza letto per caso, creandosi alla bisogna due personalità
antitetiche: l’Amico (che lo spinge a salvare il prossimo da omicidi e
incidenti per espiare la sua “colpa”: non aver fatto nulla per evitare la
morte dei suoi amati genitori) e il Nemico (materializzazione della sua furia,
del buio che ha dentro - per colpa di tale entità ha provocato la morte della
nonna nel mulino ed ora vuole suicidarsi scatenando su di sé un’orda di corvi
vendicatori). Per 25 anni ha accuratamente rimosso ogni ricordo ma, dopo il
suicidio di uno studente, non ce l’ha più fatta e ha dato il via alla sua
missione salvifica che, a causa della sua schizofrenia, pare destinata a finire
nel peggiore dei modi. L’intervento di Holly, però, lo salverà da se stesso:
con il suo amore e la sua insistenza, infatti, la donna lo aiuterà a
confrontarsi con i fantasmi del suo passato e a far pace con il nonno,
ricoverato in un ospizio per anziani. Alla fine rimarrà solo l’Amico e le sue
percezioni si faranno più chiare e precise. Come Superman (alias Clark Kent) e
Lois Lane, lui e Holly continueranno a salvare il prossimo in pericolo fino alla
fine dei loro (lieti) giorni. Ancora
un romanzo sospeso tra horror, fantascienza
e fantasy, con la solita “troppa
carne al fuoco” ma una struttura narrativa decisamente più lineare e, dunque,
più facile da seguire. Koontz continua a scherzare con Dio (Jim, a un certo
punto, si ritrova persino le stimmate di Cristo!) e rimesta fino alla nausea
nell’ormai abusato tema dell’infanzia. Per lui ogni fenomeno strano deriva
dai traumi del passato e questo, a lungo andare, potrebbe far pensare che da
piccolo Koontz, in un modo o nell’altro, se la sia vista davvero brutta. Per
lui tutto ciò sarà anche terapeutico ma, per noi lettori, inizia a puzzare di
marcio... 1992:
CUORE NERO (Sperling
& Kupfer Editori, Milano 1993). Un grave incidente stradale manda in coma un
uomo (il trentottenne antiquario Hatch Harrison) che però, grazie alle
avanzatissime tecniche del dottor Jonas Nyebern, viene riportato miracolosamente
in vita dopo ottanta minuti. Hatch si riprende alla perfezione con l’aiuto
della bella moglie Lindsey (una pittrice abbastanza quotata) e, per migliorare
ancora di più le cose, i due decidono di adottare una bambina (il loro
figlioletto è morto di cancro cinque anni prima, lasciando un terribile vuoto
nelle loro esistenze). Regina ha dieci anni e, nonostante gli handicaps
fisici - ha una gamba matta e una manina deforme - è dolce e
intelligentissima. Tutto
sembrerebbe procedere per il meglio, senonché Hatch inizia ad essere tormentato
da allucinanti visioni di morte e crede di essere diventato un feroce “serial
killer” (tra le vittime vi sono anche l’uomo che causò il suo incidente e
il critico d’arte che ha stroncato l’opera di Lindsey). La realtà, invece,
è tutt’altra: la sua mente è entrata in contatto con quella di un folle
indemoniato che, tornato anch’esso dall’Aldilà, minaccia seriamente lui, la
sua famigliola e chiunque osi farlo arrabbiare. Il
suo “nemico” telepatico si chiama Jeremy Nyebern (ventenne figlio di Jonas e
suo primo “resuscitato”: non l’avesse mai fatto!), un necrofilo impotente
che si è ribattezzato Vassago - un nome di dèmone... - e ha eletto come sua
nuova e definitiva dimora i labirintici sotterranei il Luna Park abbandonato
ove, otto anni prima, commise il primo di una lunga serie di omicidi (tra gli
altri anche la madre e la sorella). Nel “Tunnel della Morte”, il tetro
zombie tornato dal suicidio senza più alcuna umanità e con una vista notturna
degna di un pipistrello, ha realizzato il suo capolavoro: un’empia
composizione di cadaveri offerta a Satana affinché questi lo riaccolga tra le
sue Legioni: l’ultimo pezzo della sua “collezione” di body
art dev’essere Regina ma, purtroppo per lui, Hatch interviene (permeato
dall’essenza benigna dell’angelo Uriele) e lo ferma giusto in tempo
conficcandogli un crocefisso nel cranio. Straordinario
romanzo horror che, insieme a VISIONI
DI MORTE e SUSSURRI, rappresenta
senza dubbio il vertice della narrativa “di genere” del Nostro, come sempre
affascinato dai Luna Park come luoghi sinistri e pieni di oscuri segreti. Un
immane capolavoro che, purtroppo, nella versione cinematografica è stato
vergognosamente banalizzato (certi films basta non guardarli ed è come se non
esistessero!). Nel
1993 abbiamo ben due titoli da analizzare: LE
LACRIME DEL DRAGO (Sperling & Kupfer
Editori, Milano 1994) e LA
NOTTE DEL KILLER (Sperling
& Kupfer Editori, Milano 1997). Ne
LE LACRIME DEL
DRAGO ci sono due giovani poliziotti
californiani di Orange County (l’ordinato e razionale Harry Lyon e la cinica e
confusionaria Connie Gulliver: l’ennesimo risultato di un’adolescenza “à
la” Koontz, vale a dire difficile e colma di dolore) i quali, dopo aver ucciso
un pazzo omicida (tale James Ordegard, stimato ingegnere che, armato fino ai
denti, ha compiuto una strage in un ristorante declamando i titoli delle canzoni
di Elvis Presley tra una raffica di piombo e l’altra), si trovano a dover
affrontare una minaccia ben più grave e “ultraterrena”. Un
ventenne psicopatico e asociale di nome Bryan Drackman, infatti, si è
autoproclamato “Nuovo Dio” e, grazie ai suoi devastanti poteri paranormali,
riesce a creare dei Golem di fango per eliminare - dopo averli spaventati a
puntino e aver cavato loro gli occhi - i derelitti e gli ammalati (“sfoltire
il gregge”, come dice lui) mentre evolve verso il suo stadio definitivo. Un
capriccioso e sessuofobo Dio dell’Apocalisse, insomma, capace anche di
scagliare fulmini dalle dita e di fermare il tempo a piacimento per operare al
mondo tutti i cambiamenti che vuole. Harry
il Pistolero è entrato nel suo mirino dopo averlo sgarbato per strada e, una
volta persa la casa e il suo migliore amico Ricky Estefan (un ex collega
congedato a causa delle gravi menomazioni riportate in uno scontro a fuoco),
viene aiutato da Connie e dagli altri bersagli di Tic Tac - così è
soprannominato il mostruoso e proteiforme Golem giustiziere - a raggiungere il
folle Bryan. Paradossalmente sarà proprio la madre del ragazzo (un’ex
tossicomane - da qui i poteri... - che, dopo averlo partorito, si è subito
accorta della sua vera natura e si è cavata gli occhi per non vederlo) a
indirizzarli verso il suo sancta
sanctorum, un’allucinante casa sulla scogliera piena di specchi per
guardarsi e di occhi (estirpati alle sue vittime umane e animali) per essere
guardato o, meglio ancora, adorato. Harry,
ben coadiuvato da Connie (i due, ora, si amano e, per la ragazza, si schiude un
futuro pieno di rosee aspettative: ha infatti appena scoperto di avere una
nipotina di cui ignorava l’esistenza!) e dal cane sensitivo Woofer, riuscirà
infine a uccidere il Signore del Caos disintegrandogli la testa, liberando così
il mondo dalla minaccia incombente che rappresentava. E vissero tutti felici e
contenti... Ottimo
romanzo horror che rappresenta un
po’ la summa di tutto ciò che Koontz ha sempre voluto dire sulla nuova Deità
di fine millennio. Il libro è straordinariamente denso e ricco di pagine
memorabili, quali la fuga dal Golem a tempo fermo - con una costante sfida a
tutte i principi della Fisica - tra i congelati partecipanti a un rave
party organizzato in un capannone abbandonato. Autentica magìa visionaria!
Il titolo, invece, deriva da un antico proverbio cinese: “Talvolta la vita
può essere amara come le lacrime del drago, ma se le lacrime del drago sono
amare o dolci dipende esclusivamente da come ogni uomo ne percepisce il
sapore”. Vero, Connie? LA
NOTTE DEL KILLER,
dal canto suo, è un romanzo meno complesso ma altrettanto vibrante: cinque anni
fa il popolare scrittore di gialli Martin Stillwater (33 anni) di Mission Viejo,
California del Sud, ha rischiato di perdere la figlia Charlotte a causa di una
rara malattia ematica e, nel tentativo di salvarla, si è fatto prelevare un
po’ di midollo spinale. Ora la bimba sta bene ma, per un errore
dell’ospedale, il suo midollo è finito nelle mani di una bieca e tentacolare
organizzazione governativa (il Network, gruppo di estremisti intenzionati a
sottomettere il pianeta uccidendo tutti gli oppositori retrogradi) che l’ha
utilizzato per clonare un prototipo di mercenario perfetto: una macchina da
guerra dal prodigioso metabolismo (può rigenerarsi da ogni tipo di ferita -
unici punti deboli: il cuore e il cervello) chiamata Alfie che un bel giorno,
sfruttando i propri poteri telepatici, diserta e si mette alla ricerca del suo
gemello. Per Alfie, Marty è un impostore che gli ha rubato la famiglia (la
bella moglie Paige, psicologa infantile dal canonico passato colmo di tragedie,
e le due figlie: Charlotte di nove anni ed Emily di sette) e, quindi, il suo
nuovo target è proprio lui. Inizia
così una serratissima - e forse, narrativamente parlando, un po’ troppo
tirata per le lunghe - partita tra due facce della stessa medaglia (Bene e Male)
in cui Marty si batte come un leone per salvare se stesso e i propri cari,
mentre alla fine si arriva persino a provare una certa compassione per Alfie,
povera cavia emarginata e paranoica, vogliosa solo di dare un senso (leggi:
riempire un vuoto) alla propria squallida esistenza di letale robot senza cuore
che, una volta scoperto il sesso attraverso la TV, si è mutato in un
sanguinario assassino di donne. Le due parti, insomma, continueranno ad
attirarsi come magneti psichici finchè, in una chiesa di montagna abbandonata
(un tempo sede di una setta capeggiata da un prete pedofilo...), Alfie e il suo
creatore Drew Oslett - molto, ma molto meno umano di lui - verranno abbattuti da
Marty e da Karl Clocker, agente del Network amante di Star
Trek - passione sulla quale Koontz ironizza in maniera a dir poco
becera: che sia per caso invidioso? - e affetto da un sano pentitismo che
regalerà agli Stillwater una nuova e serena esistenza nel Wyoming con nomi e
identità fasulli (caso mai il Network, fatto saltare dalle loro accuse
spifferate alla stampa, dovesse riformarsi). L’ennesima
storia di un esperimento scientifico nel quale qualcosa è andato storto?
Verissimo, ma - come sempre in Koontz - c’è anche ben altro. Riecheggiando il
suo vecchio QUANDO SCENDONO LE TENEBRE
(per via del condizionamento mentale) e il superclassico e già citato L’invasione
degli ultracorpi (l’invasione di “alieni” talmente simili a noi da
sostituirci in tutto e per tutto), il Nostro annega le sue affascinanti
tessiture psico-sociali da SF in un
bagno di sangue che rende il libro anche un ottimo horror. Koontz
è un Autore ormai maturo e sicuro di sé: pur continuando a scrivere
praticamente lo stesso romanzo da anni, è indubbio che il Nostro sappia sempre
come farlo in modo “originale” e, diciamolo, significativo. Il suo stile, in
altre parole, è inconfondibile. Cristallino e ossessionante. IL
FIUME NERO DELL’ANIMA (Sperling
& Kupfer Editori, Milano 1995) è IL romanzo del 1994. In soldoni è la
storia di una fuga disperata, un estenuante inseguimento e varie ossessioni. Chi
fugge sono Spencer Grant e Valerie Keene, chi insegue è Roy Miro e le
ossessioni sono quelle di Spencer, suo padre Steve, Roy e la sua amante Eve
Marie. Ma andiamo con ordine, dato che la storia è densa, articolata e alquanto
complessa. Roy
Miro è un killer e lavora per un’organizzazione governativa segreta
parafascista che, alle dipendenze del primo viceministro della Giustizia, vuole
creare un nuovo mondo a immagine e somiglianza del Potere che tutto corrompe e
travolge (ne sa qualcosa Harris Descoteaux, capitano della polizia di Los
Angeles che, per non aver denunciato l’amico Grant, si è visti confiscare
tutti i beni e ha dovuto “sparire” dalla circolazione per evitare il
carcere). Roy è anche un utopista che, benché grassoccio e d’aspetto mite,
si diverte a uccidere tutte le persone tristi e a suo vedere “imperfette”
(le sue vittime sono già centinaia e, di alcune, ha conservato le parti
anatomiche migliori!) per salutare il trionfo della “perfezione” e della
felicità. Un pazzo furioso e feticista, insomma. Pericolosissimo. Valerie
(29 anni - vero nome: Eleanor), nuora del suddetto viceministro Thomas
Summerton, è invece un genio del computer che - per puro caso - ha scoperto
tutte le storture del Sistema e, dunque, è costretta a fuggire dopo la strage
della sua famiglia, nascondendosi dietro una lunga serie di pseudonimi e
attività. Una hacker agguerritissima
e abbastanza scaltra da mettere più volte in ginocchio Roy e i suoi scagnozzi. E
veniamo a Spencer, la cui ossessione amorosa per Valerie (cameriera conosciuta
una sera in un bar) dà il via alle danze. Sfregiato e depresso, questo ex
poliziotto di 30 anni è stato anche dirigente dell’Unità Operativa
Anticrimine Informatico e, a sua volta, fa il pirata informatico ma a fin di
bene e non risulta in alcuna banca dati pubblica. Un “fantasma” moderno che
vive con un cane vigliacco ma intelligentissimo di nome Rocky e inciampa nella
“grana” di Valerie con esiti del tutto imprevedibili. Purtroppo
per Roy, il passato violento di Spencer (vero nome: Michael Ackblom) gli farà
perdere una battaglia che sembrava già vinta in partenza: a 8 anni perse la
madre e, a 14, scoprì che il padre Steven - noto pittore iperrealista - era un
“serial killer” che, nelle “catacombe” sotto il capannone della loro
fattoria di Vail, Colorado, torturò e uccise 41 donne (moglie compresa) per
farne statue di sofferenza trasfigurata in estrema bellezza. Una “scena
primaria” davvero terribile che, a Spencer, darà nuove energie mentre a Roy -
grande fan del perverso Steven - procurerà solo guai. Spencer
e Valerie, infatti, potranno fuggire dalla trappola tesa loro a Vail con
l’ausilio di un satellite giapponese che spara laser dallo Spazio, mentre Roy
- ferito quasi a morte da Spencer - si consolerà con la bionda tutta-sesso (ma
un sesso decisamente “alieno”, senza contatto fisico né scambio di fluidi:
leggere per credere!) Eve Marie Jammer, immorale addetta alle intercettazioni
dell’Organizzazione a Las Vegas che, col ricatto, si è arricchita ed è
giunta fino alla Casa Bianca. Ora
che il Potere è in mano alle belve che spiano ogni mossa della gente grazie ai
satelliti, per i nostri due eroi (veri e propri maghi dell’elusione, sempre
più cinici e diffidenti) non resta che unirsi alla Resistenza... Un
gran bel romanzo “multisapore” a carburazione lenta, con personaggi (resi)
forti (dalle difficoltà della vita) e ben caratterizzati. Un viaggio a ritroso
negli incubi più neri attraverso città, deserti, parchi divertimenti, bibliche
tempeste e supermercati ma anche una sorta di ipertecnologico “videogame
satellitare” che denuncia le storture del Sistema in un inquietantissimo
presente che somiglia pericolosamente al futuro di Orwell e Dick. Certo, molti
ingredienti sono stati già usati da Koontz (il cane sensitivo di MOSTRI,
il furgone nel fiume in piena e il folle “artista” visionario di CUORE
NERO, il “killer dell’infelicità” di LE
LACRIME DEL DRAGO, l’agenzia “deviata” di INCUBI
e LA NOTTE DEL KILLER e via dicendo)
ma, qui, sono tutti amplificati e miscelati con diabolica oculatezza. Nel
1995 irrompe l’indimenticabile INTENSITY
(Sperling & Kupfer Editori, Milano 1996), nuovo picco
nel genere thriller dopo il
mastodontico SUSSURRI. Un romanzo di
una semplicità agghiacciante (un po’ come IN
UN INCUBO DI FOLLIA) che parte come una soap
opera e finisce all’Inferno (e ritorno). Ma vediamo un po’ di che
parla... La
protagonista si chiama Chyna Shepherd, ha 26 anni e, per mantenersi
all’università (studia psicologia), lavora come cameriera a San Francisco.
Una ragazza seria e responsabile, dunque, che si reca in campagna con l’amica
Laura Templeton per trascorrere il weekend
con la famiglia di quest’ultima (dei ricchi viticoltori). Ma, a Napa
Valley (vi sovviene qualcosa? Ripensate un po’ a SUSSURRI!),
accade qualcosa che muterà per sempre il corso della sua vita: i Templeton
vengono tutti massacrati da uno spietato “serial killer” e lei ha la
malaugurata idea di intrufolarsi sul suo camper per vendicarli come una sorta di
Nemesi. Una
missione rischiosissima, la sua, che - per colmo di sfiga - si tingerà
ulteriormente di sangue allorché Edgler Foreman Vess (così si chiama il folle
individuo) abbatte anche i due commessi di un minimarket. Chyna, a questo punto,
scopre che Vess da un anno tiene prigioniera nella cantina di casa sua una
sedicenne di nome Ariel e, sebbene la ragione le ordini di squagliarsela, non
può proprio farlo. Deve assolutamente liberare la poveretta dall’orco
cattivo! Dopo
un’esistenza di paura e vigliaccheria per colpa della madre drogata e dei suoi
amici criminali (niente padre), Chyna trova il coraggio come per incanto e,
dunque, la partita tra il Bene e il Male ha inizio. Sorvolando sul tormentato -
ma anche foriero di mistici presagi, tipo gli alci apparsi nottetempo in una
foresta di sequoie - viaggio d’avvicinamento alla “tana della bestia”
(un’isolata villetta tra i boschi dell’Oregon presidiata da quattro feroci
dobermann), diremo che Chyna si farà scoprire e finirà anch’essa prigioniera
di Vess. Ma
lei è una che sopravvive (l’ha sempre fatto) e, quando il suo - e di Ariel -
aguzzino se ne va al lavoro (rivelazione: è uno sceriffo!), riesce
miracolosamente a liberarsi sfruttando tutta la rabbia accumulata in precedenza
e, con l’aiuto della sua catatonica protetta, prepara una sorpresina coi
fiocchi al perverso “serial killer”. Uno a zero per i buoni che, da agnelli
sacrificali, all’occorrenza si trasformano in lupi: il Diavolo perde anche
stavolta... Come e quando, lo scoprirete leggendo il libro: 378 magistrali
pagine fitte di pathos e tensione (soprattutto nel disperato finale) che
sapranno conquistarvi con la vigorosa stretta di una morsa d’acciaio alle
palle. Non avrete scampo... quando Koontz scrive così non ce n’è per
nessuno! INTENSITY
è un grande gioco a “gatto e topo”, una situazione limite vissuta in
“presa diretta” in cui i buoni meritano tutto il bene del mondo (Ariel, dal
canto suo, è un angelo dalle ali spezzate: Vess, oltre a rubarle l’innocenza,
le ha anche ucciso la famiglia...) e il cattivo è un atletico e rassicurante
figlio di puttana che, sin dalla tenera età di nove anni, ha ucciso genitori e
nonna. Un maniaco di ordine e pulizia che, quando gli gira, ingoia ragni vivi
come il Renfield di stokeriana memoria,
porta a spasso i cadaveri delle sue vittime (ai quali cuce occhi e bocca) e
possiede sensi più acuti di quelli dei comuni mortali. Tutto questo, però, non
gli basterà perché sta scritto che Chyna e Ariel devono restare “inviolate e
vive”. Il
1997 ci porta due romanzi: SOPRAVVISSUTO
(Sperling & Kupfer Editori, Milano 2000) e
L’UOMO CHE
AMAVA LE TENEBRE (Sperling & Kupfer
Editori, Milano 1998). SOPRAVVISSUTO è l’ennesima prova del talento del Nostro quando è in forma. E qui lo è. Bambino creato in laboratorio e senza nome che vive in una tomba d’acciaio e si sposta come un fantasma predatore nel nostro mondo viene usato come “arma mentale” per eliminare una scienziata e una messianica bambina che, insieme, possono rovinare i folli piani dei suoi creatori, un’organizzazione paramilitare ramificata ai più alti livelli della società americana. Risultato: un aereo precipitato al suolo e 330 vittime innocenti. L’ex cronista di nera Joe Carpenter, che nella tragedia ha perso moglie e figliolette, indaga tra commissioni d’inchiesta e famiglie di altre vittime ma la verità la apprenderà solo parlando con la dottoressa Rose Tucker, unica superstite all’incidente insieme alla piccola guaritrice che le ha permesso di scoprire la beatitudine che ci attende oltre la morte. Solo allora Joe potrà darsi pace ma, prima, dovrà lottare duramente per salvare la pelle dai continui attacchi dei suoi nemici. La
potenza evocativa della prosa di Koontz (un autore che meriterebbe un maggior
rispetto critico) non teme confronti: cristallina, smagliante, inesorabile.
Volete un esempio della sua ironia? In una scena c’è una donna che fa
harahiri con un coltello da cucina e, qualche ora dopo, viene trovata dal
giardiniere che di nome fa Takashi… Mishima! Grande idea, vero? Questo è
Koontz. L’UOMO
CHE AMAVA LE TENEBRE è,
invece, un romanzo molto meno riuscito dei precedenti. Purtroppo. Il
protagonista, il ventottenne scrittore Christopher Snow, soffre di una rarissima
malattia genetica (lo xeroderma pigmentoso) che, detta in parole povere, è una
fortissima allergia alla luce. Condannato così a vivere solo di notte, il
giovanotto ha appena perso il padre, stroncato da un tumore dopo che, solo due
anni prima, la madre se n’era andata per un incidente stradale. Per
caso, a questo punto, Christopher scopre che un fitto e terribile mistero
circonda la sua esistenza e quella di Moonlight Bay, la cittadina californiana
in cui vive. Con l’aiuto del suo cane sensitivo Orson (un incrocio di
labrador) e dei fedeli amici Sasha Goodall (deejay
della radio locale KBAY nonché sua fidanzata) e Bobby Halloway (surfista
filosofo che vive in un villino sull’oceano), Christopher scoprirà che dietro
al complotto che coinvolge le pompe funebri, il parroco, la polizia, l’FBI e
l’esercito ci sono gli esperimenti tenuti da sua madre - una scienziata - nei
laboratori della vicina base militare di Fort Wyvern. Esperimenti atti a curare
geneticamente i mali del secolo come l’AIDS (e lo xeroderma pigmentoso...) e a
potenziare l’intelligenza degli animali per farne spie perfette. Risultato? Un
dilagante retrovirus mutageno che ha reso aggressivi un branco di scimmie resus
e alcuni individui dal DNA ricombinato che, ora, vanno uccisi prima che sia
troppo tardi. Sparatoria finale e vibrante timore per il “nuovo mondo” così
delineato (il CAOS). Della serie: buone intenzioni andate a male, un po’ come
gli esiti artistici di un libro troppo annacquato e ripetitivo (come non
sbuffare leggendo le solite, noiose descrizioni di fiori, vegetazione e arredi?)
che ricorda troppo altri romanzi del Nostro tipo MEZZANOTTE
- un vizio, questo, che ultimamente gli sta prendendo la mano in maniera
preoccupante - e films quali Doctor
Dolittle (Il
favoloso Dottor Dolittle, 1967) di Richard Fleischer [c’è un tizio
che parla con gli animali!], Outbreak
(Virus
letale, 1995) di Wolfgang Petersen, Dead
and Buried (Morti
e sepolti, 1981) di Gary A. Sherman e Night
of the Living Dead (La
notte dei morti viventi, 1968) di George A. Romero. Il libro, scritto,
in prima persona, ha già avuto un sequel:
idea strana, questa della saga, per uno come Koontz... Ed
eccoci infine al 1998, dolente capolinea del nostro lungo e dettagliatissimo
excursus: TRACCE
NEL BUIO (Sperling & Kupfer Editori, Milano
1999) è l’inessenziale sequel
dell’appena citato L’UOMO CHE AMAVA
LE TENEBRE. Qui l’inquieto Chris deve recuperare quattro bambini e il suo
cane, inghiottiti nei tenebrosi sotterranei di Fort Wyvern da qualcuno, o
qualcosa, di letale e misterioso. Ad aiutarlo accorrono Bobby, Sasha, il suo
erculeo collega Doogie Sassman, Roosevelt Frost e il suo magico gatto
Mungojerrie: una strana combriccola che dovrà scontrarsi con la polizia collusa
guidata da Manuel Ramirez (ex amico di Chris), con animali mutati alla Dr.
Moreau (le scimmie, i serpenti, gli uccelli, le cornacchie, i coyotes, gli
insetti e persino qualche umano), con il tempo impazzito a causa di un folle
esperimento e con il crudelissimo John Joseph Randolph, “serial killer” da
ben 44 anni nonché uomo di scienza votato all’Apocalisse. Davvero un immane
pasticcio, questo librazzo, in cui convive tutto il ciarpame narrativo del
Nostro senza che via sia il benché minimo guizzo di genialità o inventiva.
Tutto già letto, visto e dimenticato. Il ritmo è lento all’eccesso, con uno
sviluppo narrativo tirato per le lunghe come un odioso elastico. La noia regna
sovrana e le descrizioni di ogni singolo oggetto presente sulla scena potrebbero
uccidere. Koontz, anche in questa occasione, non sa andare al dunque con la
necessaria rapidità e, quindi, la storia non prende. Se l’avete letto
dimenticatelo subito, altrimenti evitatelo come la peste. Nel ricco carnet del
Nostro c’è di mooolto meglio! È
ormai tempo di chiudere, cari lettori. Ma prima vi faccio una rivelazione: i
libri preferiti di questo sosia di Burt Reynolds (guardatelo bene e ditemi se
sbaglio...), tra quelli da lui scritti, sono MOSTRI
e INTENSITY, seguiti a ruota da LA
NOTTE DEL KILLER e IL FIUME NERO
DELL’ANIMA. Sostanzialmente concordo, seppure a questa lista aggiungerei
d’ufficio SUSSURRI, IN
UN INCUBO DI FOLLIA, VISIONI DI
MORTE, IL TUNNEL DELL’ORRORE, OMBRE
DI FUOCO, IL POSTO DEL BUIO, CUORE
NERO, LE LACRIME DEL DRAGO e SOPRAVVISSUTO. Dean
Koontz, un sicuro maestro nell’horror,
nella fantascienza, nella fantapolitica e nei suoi potenti ritratti di “serial
killers” che, spesso, assumono contorni sovrumani. Non avrà il tocco magico
di King ma, comunque, Koontz si eleva di una buona spanna sul resto dei
pretendenti al trono (Barker compreso, checché ne dicano i più). Il Nostro, infatti, sfonda (quasi) sempre al botteghino, ha un suo stile, delle tematiche ben precise e oliate nel corso dei decenni e, soprattutto, non vuole imitare nessuno. È Dean Koontz e tanto basta. Leggetelo. Parecchi suoi romanzi vi deluderanno (lo dico col cuore in mano: basti pensare ai due con Christopher “Uomo delle Nevi” Snow) ma i tredici - e sono imprescindibili - sopra citati vi conquisteranno senza alcun dubbio. Che state aspettando? Di corsa in libreria, che Koontz vi aspetta! |
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