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PERIODO 1981-2000

   

Continuando l’analisi dei romanzi di Koontz usciti in Italia incontriamo, nell’82, LA CASA DEL TUONO (Sonzogno, Milano 1989). Per certi versi simile a LADRI DI TEMPO (1972), questo deludente romanzo inizia come il racconto “Sometimes They Come Back” (“A volte ritornano”, 1974) di King e prosegue poi come un paranoico e tentacolare plot “à la” Philip K. Dick con tanto di malvagi replicanti e congiure governative. La trentaduenne scienziata Susan Thorton si risveglia in una stanza d’ospedale a Willawauk (Oregon) dopo 22 giorni di coma e non ricorda più nulla né del suo passato né del motivo per cui si trova lì. Poco a poco, con l’aiuto del giovane e fascinoso dottor Jeffrey McGee, affiorano i primi dettagli: vive a Newport Beach (California), lavora come fisico delle particelle elementari alla Milestone Corporation e ha avuto un brutto incidente stradale mentre si recava in vacanza. Presto, però, inizia l’incubo: i “fantasmi” del suo passato riaffiorano per ghermirla ed ecco allora la spiegazione del titolo. La Casa del Tuono è una grotta calcarea con cascata sotterranea in cui Susan, a 19 anni, assistette alla morte del suo boyfriend Jerry Stein, ucciso da quattro membri della confraternita studentesca alla quale voleva essere ammesso. Un rito d’iniziazione sfociato in tragedia che, dopo averle tormentato il sonno per anni, si muta in orribile realtà tra le pareti dell’ospedale e la spinge sull’orlo della follia. Grazie al suo spirito pragmatico e indipendente, però, Susan smaschera l’impostura e fugge in una notte di temporale. L’incredibile realtà è questa: la donna si trova in Russia da un anno (Willawauk è un avanzatissimo centro d’addestramento per agenti segreti da infiltrare negli Stati Uniti), ha subito un lavaggio del cervello e il KGB vuole - facendo leva sulle paure inconsce che “criptano” la sua mente - che lei riveli tutto ciò che sa sul programma bellico top secret al quale stava lavorando. McGee, invece, è una spia doppiogiochista (il suo vero nome è Dimitri Nicolnikov) e, col suo aiuto, la donna riuscirà infine a tornare a casa per sabotare i piani sovietici. Ennesima dimostrazione del talento visionario di Koontz che, per l’occasione, mescola - non senza forzature - in un’unica storia (che farebbe comunque un figurone negli X-Files di Chris Carter!) le carte dell’horror, della SF e dello spionaggio. Lo stile narrativo è, al solito, svelto, crudele e psicologicamente approfondito ma, purtroppo, i suoi schemi narrativi cominciano pericolosamente a ripetersi.

 

Dell’anno successivo è invece PHANTOMS! (Edgar Horror n. 2 / Interno Giallo Editore, Milano 1992) che, come già LA CASA DEL TUONO, si rivela purtroppo assai poco originale. Troppo forti, infatti, sono gli echi di QUANDO SCENDONO LE TENEBRE (la presunta cospirazione governativa e i freddi tecnicismi) e del film The Exorcist (L’esorcista, 1973) di William Friedkin.

Ma vediamo la trama: la trentunenne dottoressa Jennifer Paige ha appena perso la madre e, dopo le esequie, ha portato con sé la sorella quattordicenne Lisa. Nella placida e pittoresca località sciistica di Snowfield, però, c’è qualcosa che non va: le strade sono deserte, il silenzio è totale e, qua e là, vi sono cadaveri gonfi e tumefatti con orribili smorfie di terrore sul volto. Che fine hanno fatto gli 800 abitanti della cittadina? Perché radio e telefoni non funzionano? Dopo essere riuscita per miracolo a chiamare soccorsi a Santa Mira, Jennifer viene raggiunta dallo sceriffo Bryce Hammond e dall’avanzatissima unità di difesa civile del corpo medico militare comandata dal generale Galen Copperfield.

Presto Snowfield viene messa in quarantena e, scartate le prime ipotesi di esperimenti a base di gas nervino o invasioni aliene, la verità affiora in tutto il suo orrore: nella zona si è scatenato il Diavolo, abominevole “cosa” proteiforme che si nutre di ogni sostanza e nozione (lasciando dietro di sé solo pozze di acqua distillata), comunica via computer e, da milioni d’anni, ribolle nelle viscere della Terra. Di tanto in tanto risale in cerca di cibo e, per catturarla, viene chiamato anche Timothy Flythe, anziano scienziato londinese (o moderno esorcista?) che ha scritto un controverso libro sulle misteriose sparizioni di massa avvenute nel corso della Storia.

In un allucinante clima da Armageddon, le forze del Bene affronteranno il Maligno e i suoi accoliti: utilizzando tre spruzzatori ad aria compressa, i nostri eroi inonderanno le fogne di Biosan-4 (microorganismo - creato dal dottor Ananda Chakrabarty - capace di nutrirsi di ciò che costituisce il Diavolo, vale a dire gli idrocarburi del petrolio grezzo) e riusciranno a distruggere il suo “corpo” fino al cervello. L’impossibile, insomma, si è realizzato...

Complesso e malvagio fanta-horror “lovecraftiano” dai mille sapori (la cui somma è, purtroppo, vicina allo zero) alla fine del quale, come in una favola sciropposa, Bryce e Jennifer si sposano...

 

Nel 1985 sono usciti INCUBI (Sperling & Kupfer Editori, Milano 1991) e LÀ FUORI, NEL BUIO (Sonzogno, Milano 1995).

 

INCUBI prende le mosse da un massacro compiuto da ignoti nella casa dello psicologo comportamentale Dylan McCaffrey, picchiato a morte insieme al collega Wilhelm Hoffritz (fanatico del potere e del controllo mentale) e a un’altra persona. La bella Laura, psicologa infantile nonché moglie di Dylan (che non vede da quando, sei anni prima, fu radiato dall’UCLA e si portò via la figlioletta novenne Melanie), viene chiamata sul luogo del delitto dal tenente Dan Haldane (vero nome: James Detwiler - l’uomo è stato adottato...), poliziotto buono e idealista che, indagando sul caso, finirà per innamorarsi di lei. Nei pressi della casa, intanto, è stata trovata la piccola Melanie, nuda e ridotta in stato catatonico dagli inumani esperimenti paterni tenuti nel laboratorio ricavato in garage.

Messosi in testa di doverla proteggere da una misteriosa congiura, Haldane la affiderà all’investigatore privato Earl Benton ma, presto, non sarà più possibile nascondere l’inquietante verità: il misterioso killer è la stessa bimba (vittima e carnefice allo stesso tempo) che, riscuotendosi ogni tanto dal proprio autismo “autoprotettivo”, dà libero sfogo alla rabbia vendicativa che la dilania.

Sfruttando i terrificanti poteri sviluppati suo malgrado per eliminare dal primo all’ultimo i suoi aguzzini, al soldo del filantropo miliardario Palmer Boothe e “illuminati” dallo scrittore occultista Albert Uhlander, scopritore di una perfetta simbiosi tra scienza e paranormale. La squadra di psicologi capitanata da McCaffrey ha, insomma, creato un “mostro” con la “stanza grigia”, la cisterna per la privazione sensoriale, la sedia per l’elettroshock, le torture fisiche e psichiche e, dulcis in fundo, il paradosso della “porta di dicembre” che attiva la proiezione astrale (arma letale: un poltergeist che può colpire il bersaglio anche a distanza considerevole) e, adesso, ne paga il giusto fìo.

Il succo della storia è questo: quando Melanie si addormenta e le sue difese consce vengono meno, il gelo prende il sopravvento e la tremenda esplosione di violenza invisibile viene convogliata verso l’obiettivo prescelto, un’accolita di dieci mostri senza cuore né coscienza. Assolutamente perversi e immorali, i dieci sono interessati solo a sperimentare nefandezze (anche sessuali) che possano garantire loro il potere assoluto e l’avvento dell’anarchia. Non sarà così e, alla fine, Haldane convincerà Melanie a risparmiarsi (la piccola presenta forti istinti suicidi), lottando con Laura per riportarla a una vita normale.

Potente romanzo fanta-horror che, pur riecheggiando QUANDO SCENDONO LE TENEBRE (ancora!) e L’INCENDIARIA di Stephen King, INCUBI vale anche (e soprattutto) come piccolo manuale di scrittura creativa. Koontz ha un enorme talento descrittivo e, anche se certi suoi romanzi non sono granché interessanti, la sua prosa è sempre di altissimo livello. Qui, ad esempio, l’inquietudine e il terrore serpeggiano che è una meraviglia.

 

LÀ FUORI, NEL BUIO, invece, è una fiacca storia fanta-horror narrata in prima persona e ambientata tra il 1963 e il 1964. Il diciassettenne Carl Stanfeuss uccide lo zio Denton, portatore di sventure nonché “dèmone”, ed è costretto a lasciare il natìo Oregon. Cambiato nome in Slim McKenzie, il ragazzo fugge in Pennsylvania e, come altri reietti prima di lui, si aggrega al Luna Park itinerante dei Sombra Brothers, il secondo per importanza in tutto il Paese.

Qui viene accolto a braccia aperte da tutti quanti e, nel tempo libero, sfrutta i suoi poteri ESP per individuare e uccidere i “dèmoni”, orride creature metà cani e metà maiali create dall’uomo come “armi da laboratorio” in una mitica era antecedente la Preistoria (conclusa da un olocausto nucleare di cui si è ormai perso il ricordo) che, celate dietro sembianze umane grazie al “gene metamorfico” che spiega così il fenomeno della licantropia, seminano lutti e distruzioni per puro piacere e nutrimento.

Slim si innamora del proprio “capo”, la bella ventunenne Rya Raines, concessionaria di varie attrazioni quali il gioco del Martello che, come lui, può vedere i “démoni” e fugge da un passato da incubo (il patrigno la violentava sui Monti Appalachi e, poi, finì in un orfanotrofio gestito da “dèmoni” da cui riuscì a fuggire all’età di 14 anni; la ragazza, tra le altre cose, può leggere nella memoria genetica dei “dèmoni” e scopre che hanno intenzione di soppiantare l’umanità sulla faccia della Terra) per certi versi simile al suo.

Con l’aiuto del gigantesco freak Joel Tuck (tanto brutto quanto intelligente e sensibile) e dell’arzillo vecchietto Horton Bluett (ex speleologo che riconosce i “dèmoni” dall’odore), i due intrepidi “cacciatori di dèmoni” riusciranno a evitare il sabotaggio della ruota panoramica nella cittadina mineraria di Yontsdown e, poi, a penetrare nelle antiche miniere di carbone in cui si trova il regno sotterraneo dei loro nemici per farlo saltare in aria. Purtroppo per loro ce ne sono altri: la guerra contro i “dèmoni” (vampiri psichici “à la” Robert A. Heinlein o Don Siegel che fremono d’odio per la nostra razza) continua e loro, nel frattempo, tireranno a campare “on the road” oppure in Florida, a Gibsonton (rifugio invernale dei giostrai)...

Non tra i romanzi migliori di Koontz, qui un po’ troppo logorroico e scarsamente incisivo. Ancora Luna Park e tematiche “old fashioned” ma, qua e là, si sbadiglia.

 

Nel 1986 abbiamo il monumentale e, francamente, noioso STRANGERS (Sonzogno, Milano 1992), romanzo corale sin troppo macchinoso e “diluito” nella sua fluviale narrazione. L’azione prende le mosse allorché alcuni personaggi - che non si conoscono - iniziano ad avere orribili incubi comuni la cui origine risale al 6 luglio di due anni prima: lo scrittore californiano Dominick Corvaisis, la giovane e bella cardiochirurga Ginger Weiss di Boston, Ernie Block (proprietario con la moglie Faye del Tranquility Motel a Elko County, Nevada), il prete gesuita Brendan Cronin di Chicago, il ladro professionista Jack Twist di New York, la piccola Marcie (figlia della ventisettenne cameriera Jorja Monatella di Las Vegas) e la fragile Sandy Sarver (gerente, col marito Ned, della tavola calda annessa al Tranquility Motel). Tutti si sentono attratti come calamite umane verso il motel di Ernie, ex marine che ha sviluppato una vera e propria fobia per la notte e, presto, scopriremo che due di essi (Dom e Brendan) hanno sviluppato strani poteri sovrannaturali che possono trasmettere anche ad altri. Ma cos’è successo di tanto cruciale nel loro passato a Elko County?

Koontz, sadicamente, ce lo rivelerà solo alla fine (a pagina 586 di 653...): 31 persone - un numero assai superiore a quello degli effettivi protagonisti - furono testimoni dell’atterraggio di un disco volante con a bordo otto alieni già morti di vecchiaia che, però, sono ugualmente riusciti a infondere i loro poteri salvifici a Dom e Brendan, saliti a bordo del velivolo insieme a Ginger.

L’esercito, manco a dirlo, cercò vigliaccamente di insabbiare l’intera faccenda con la connivenza di CIA ed FBI operando un lavaggio del cervello a tutti quanti ma, col tempo, alcuni blocchi mentali hanno iniziato a sgretolarsi e, nel deposito sotterraneo di Thunder Hill (Nevada), la storia - costellata di morti, suicidi, crisi personali, redenzioni e miracoli assortiti - avrà il suo “glorioso” epilogo nel nome della più pura comunione intergalattica. La razza umana, d’ora in poi, potrà finalmente “raggiungere le stelle”!

Anche qui tornano alcune delle “fisse” di Koontz: i complotti governativi pre X-Files, l’infanzia violata da adulti immorali e l’impotenza divina di fronte ai misteri del Cosmo.

 

Nello stesso anno sono usciti ben cinque racconti (dopo uno iato di ben dodici anni): “The Sinless Child” (Flame Tree Planet, antologia a cura di Roger Elwood), “Down in the Darkness” (The Horror Show numero estivo), “Weird World” (The Horror Show numero estivo), “Snatcher” (Night Cry numero autunnale”) e “The Black Pumpkin” (Twilight Zone di dicembre).

In Italia è stato tradotto solo “Snatcher”: “Il borsaiolo” è da noi reperibile nel volume del 1993 “The Ultimate Witch / 25 storie di magìa nera per adulti” (Arnoldo Mondadori Editore, Milano 1996). Finalmente un’efficace short story di puro horror in stile “Creepshow” o “I racconti della cripta” in cui un ladro professionista di nome Billy Neeks (di quelli duri e puri, per intenderci) vide scippando donne per la strada e ci gode un sacco. Fino a quando, un brutto giorno, ruba la borsa a una vecchia megera e viene divorato dal ripugnante demonietto che si nasconde nel suo tenebroso interno. Una storiella da brividi, scarna e crudele al punto giusto, in cui ogni parola serve a creare il giusto clima per la sorpresa finale. Bello davvero.

 

Del 1987 sono OMBRE DI FUOCO (Superbestseller n. 774 / Sperling & Kupfer Editori, Milano 2000) e MOSTRI (Sperling & Kupfer Editori, Milano 1989).

 

In OMBRE DI FUOCO il brillante genetista di Santa Ana (California) Eric Leben muore investito da un camion pochi minuti dopo essersi legalmente separato dalla giovane moglie Rachael e, nel giro di qualche ora, risorge in cerca di vendetta grazie al suo DNA ricombinato. Uomo dispotico e violento in vita, da morto si muta presto in orrido mostro cui daranno la caccia i suoi ex soci della Geneplan (pagati dal Pentagono per sviluppare il Progetto Wildcard da lui sperimentato su se stesso per evitare, in primis, di riunirsi allo zio incestuoso - che lui stesso accoltellò a 9 anni - tra le fiamme dell’Inferno e, poi, per creare una nuova élite di immortali) e gli agenti federali della DSA guidati dal gelido e spietato Anson Sharp.

Rachael, tipico personaggio “buono” di Koontz dal passato difficile, si batte al fianco del suo amante Benny Shadway, un agente immobiliare reduce dal Vietnam (ove conobbe e fece radiare dall’esercito per condotta immorale il suddetto Sharp, che gliel’ha giurata). L’inseguimento alla belva primordiale che fu Leben sarà costellato di cadaveri più o meno innocenti ma alla fine, giunti tra i neon di Las Vegas dopo aver attraversato il deserto del Mojave, il Bene trionferà grazie all’intervento di due poliziotti dal cuore d’oro (Julio Verdad e Reese Hagerstrom) e del giovane sottoposto di Sharp, l’ambizioso ma corretto Jerry Peake. Per il neocannibale lussurioso Leben, a questo punto, non potrà esserci che un bel rogo purificatore…

Un gran bel romanzo, questo OMBRE DI FUOCO, in perfetta linea col meglio dell’Autore e dedicato a Richard Laymon (che, se si sta attenti a certi dettagli, occhieggia qua e là): purtroppo, avendolo letto solo ora, molte cose ci paiono “risapute” ma non è così: ve lo consiglio caldamente perché la commistione di horror e fantabiologia operata qui da Koontz ha una rara forza espressiva. La trama è ricca e sfaccettata, piena di personaggi a tutto tondo e di scene ad effetto, e la costruzione del climax non lascia scampo. Un capolavoro, punto e basta.

 

Sorta di “Jekyll & Hyde” nel mondo degli animali geneticamente mutati, MOSTRI prende invece le mosse dalla fuga di un cane e uno spaventoso incrocio tra babbuino, cane e alligatore da un misterioso laboratorio governativo.

Il cane, un golden retriever di straordinaria intelligenza, viene trovato in un bosco da Travis Cornell, trentaseienne ex agente immobiliare di Santa Barbara in piena crisi depressiva per la morte di tutti i suoi cari (genitori, fratello, moglie e commilitoni della Delta Force). L’uomo è stravolto da ingiusti sensi di colpa e l’amicizia col cane - presto battezzato Einstein - lo salva letteralmente dal suicidio.

Ora non è più solo, come presto non lo sarà più nemmeno Nora Devon, trentenne zitella (repressa e timorosa ma dotata di una straordinaria bellezza sia esteriore che interiore) che vive in totale isolamento nella vecchia e tenebrosa villa ereditata dalla crudele zia Violet. La donna viene circuita da un giovane maniaco di nome Art Streck e, se non fosse per l’intervento di Travis e Einstein (davvero una strana simbiosi mentale, la loro!), verrebbe da esso stuprata e, forse, anche uccisa. Tra i due scocca immediatamente l’amore e Travis scoprirà in Nora un’amante della lettura - come lui - e un’incredibile pittrice iperrealista.

Presto, dopo aver insegnato a leggere e a comunicare col linguaggio dei segni al cane, i due si sposano a Las Vegas e scoprono la tragica realtà sulla genesi di Einstein e del suo alter ego soprannominato Outsider. I due intelligentissimi animali sono stati creati nei laboratori Banodyne di Orange County, ove si svolgono folli esperimenti genetici per conto dell’esercito. Einstein, infatti, è un prototipo di cane-spia dal pensiero quasi umano, mentre l’Outsider è una mostruosa e letale arma bellica che odia se stesso, i suoi creatori e il più fortunato cane. Incredibile a dirsi, questa macchina omicida ha una coscienza torturata e soffre per ciò che rappresenta ma, al momento, il suo scopo primario è trovare il cane per eliminarlo. Strada facendo, ovviamente, semina morte e distruzione.

Sulle tracce di Nora, Travis ed Einstein non c’è però solo l’infernale bestione: il giovane (natural born) killer prezzolato Vincent Nasco, colosso sul libro paga dei russi, ha ucciso tutti gli scienziati - e, per divertimento personale, anche le loro famiglie - responsabili del progetto e, una volta scoperto quel che c’è sotto con l’aiuto della mafia, si è messo in mente di trovare il cane e vendere poi le sue “scottanti” informazioni al miglior offerente. Particolare curioso del soggetto: è convinto di assorbire l’energia vitale delle sue vittime per raggiungere, poco a poco, l’immortalità...

Oltre a lui ci sono anche la polizia e l’FBI ma quando, alla fine, l’agente di colore Lemuel Johnson troverà i coniugi Cornell - che si sono comprati illegalmente una nuova identità - e il cane (scampato al cimurro grazie all’aiuto del buon veterinario Jim Keene, che ha saputo mantenere il loro segreto), chiuderà un occhio e li lascerà liberi di continuare a vivere insieme con figli e cuccioli.

Un romanzo struggente e complesso, con personaggi buoni e tormentati che lottano strenuamente contro il Male. Un Male però tutt’altro che assoluto: l’Outsider, infatti, dopo aver lungamente braccato il cane, lo risparmia in un anelito di bontà e muore rammaricandosi per la propria bruttezza. Il suo ultimo pensiero, e qui ci si stringe il cuore, va ai cartoni animati di Paperino (unico raggio di luce della sua sporca e dannata vitaccia)...

I veri mostri, come da sempre sostiene Koontz, sono certi scienziati che, tutti tesi a sostituirsi arbitrariamente a Dio, infrangono le barriere della conoscenza umana (i cosiddetti tabù) e violentano la Natura per piegarla ai propri biechi voleri. Questo straordinario romanzo, purtroppo, è stato servito malissimo dai due films che la produzione di Roger Corman ne ha ricavato, davvero troppo schematici, manichei e, in ultima analisi, “infedeli” al testo d’origine. Meglio leggersi il libro e riflettere sullo scottante argomento che sviluppa. Su queste pagine Koontz è riuscito finalmente a coniugare con maturità e in maniera definitiva horror, fantascienza e avventura: bravo!

 

Nello stesso anno sono usciti anche i racconti “Hardshell”, “Miss Attila the Hun” e “Twilight of the Dawn” (tutti e tre in Night Visions, antologia della Dark Harvest), “Ollie’s Hands” (The Horror Show numero estivo; versione riscritta dell’originale edito nel 1972) e “The Interrogation” (The Horror Show numero estivo).

 

Nel 1988 è il turno di LAMPI (Sperling & Kupfer Editori, Milano 1990), confusa e tediosa storia di viaggi nel tempo che ruota attorno alla figura di Laura Shane. Nata a Denver (Colorado) in una tremenda sera nevosa del 1955, Laura viene visitata fin da subito da uno strano individuo alto, biondo e con gli occhi azzurri che appare sempre in concomitanza con forti lampi di luce. Un angelo custode che la tira (quasi) sempre fuori dai guai? No: semplicemente un viaggiatore del tempo che, proveniente dalla Germania nazista del 1944, si è innamorato per caso di lei nell’84 e ha deciso di dedicarsi a lei oltre che a salvare il mondo dalla follia di Hitler, intenzionato a vincere la guerra portando l’atomica e le informazioni sul futuro nella sua epoca.

Dapprima l’uomo aiuta Laura a nascere (sua madre invece muore in sala parto), salva lei e suo padre - un droghiere - da un ladro tossicomane, pesta a scopo dissuasivo l’inserviente pedofilo dell’orfanotrofio in cui è finita dopo la morte dell’amato genitore, salva lei, suo marito Daniel Packard (agente di cambio reduce del Vietnam) e suo figlio Chris da un tragico incidente stradale ed evita in extremis che lei e lo stesso Chris (comunque armati fino ai denti e combattivi oltre ogni dire) vengano abbattuti da una squadra di S.S. nell’89. Unica pecca: Daniel viene lo stesso ucciso da Heinrich Kokoschka, crudele killer della Gestapo.

Nel frattempo, comunque, l’esistenza di Laura - dopo i primi 17 anni di traversie - è stata ricca di gioie e successi: come scrittrice è giunta al top (la sua amica del cuore Thelma Ackerson, ragazza cinica e ribelle conosciuta all’orfanotrofio, è invece diventata una diva del cinema, sposando uno dei maggiori registi di Hollywood), ha trovato un marito fantastico e un figlio di straordinario acume... tutto ciò, però, le verrebbe strappato senza il provvidenziale intervento di Stefan che, a sua volta, rischia di morire nell’impresa. La resa dei conti è iperbolica: Stefan, infatti, torna nel ’44 e convince Winston Churchill a bombardare Berlino e l’istituto in cui c’è la macchina del tempo, ingannando poi il Führer riguardo allo sbarco in Normandia: la Storia è salva, così come lo sono Laura, Chris e lui. Una nuova famiglia per ricominciare, alla faccia del Destino (che lotta per riaffermare il modello prestabilito)...

Romanzo strutturalmente troppo simile a MOSTRI e un po’ lacunoso nel continuo intrico di paradossi e alterazioni della realtà spesso poco chiare. Back to the Future (Ritorno al futuro, 1985) di Robert Zemeckis era molto più semplice e incisivo, mentre The Terminator (Terminator, 1984) di James Cameron infinitamente più spettacolare. Un libro inutile e malriuscito, insomma, che ci fa “entrare” nella triste realtà dell’orfanotrofio (peraltro già abbozzata in LÀ FUORI, NEL BUIO) e ricicla l’idea dell’infanzia annientata e dello scrittore di successo (come in SUSSURRI - là era una sceneggiatrice - e STRANGERS) che rischia di essere spazzato via dalla crudeltà della vita proprio nel momento di massima gloria personale.

 

Nello stesso anno, per la cronaca, è uscito anche il racconto “Graveyard Highway” (Tropical Chills, antologia curata da Tim Sullivan).

 

1989: ecco MEZZANOTTE (Sperling & Kupfer Editori, Milano 1990), storia di manipolazioni genetiche e orride metamorfosi che continua la nuova, inessenziale “sbandata” di Koontz per la Fantascienza. A Moonlight Cove, cittadina costiera della California settentrionale, il folle scienziato Thomas Shaddack ha trovato il modo di unire, per mezzo di un biochip iniettato nelle vene della popolazione, uomini e macchine in una rivoluzionaria simbiosi dagli esiti inaspettati. Se da un lato la Nuova Gente è finalmente sana, longeva, efficiente e libera da differenze sociali e pastoie emotive, dall’altro si verificano preoccupanti involuzioni verso stadi primordiali che danno origine a licantropi carnali e assetati di sangue che, come squadracce della morte, seminano morte e distruzione in tutta la zona.

I continui massacri che avvengono in città attirano così l’attenzione dell’FBI (nella figura dell’agente in incognito Sam Booker) e della sorella di una delle vittime (l’intrepida documentarista Tessa Lockland). Alla loro crociata contro il Male dilagante si uniscono l’undicenne Chrissie Foster (fuggita dai genitori mutanti) e il reduce del Vietnam Harry Talbot che, costretto a vivere su una sedia a rotelle, spia dall’alto del suo appartamento i misteriosi traffici che si svolgono ogni notte nel locale obitorio.

Gli ultimi quattro individui “sani” rimasti a Moonlight Cove, alla fine, si introdurranno nella scuola locale e, collegatisi alla rete informatica facente capo a Sole, supercomputer della New Wave Microtechnology (la ditta del megalomane e “predestinato” Shaddack, il cui sogno è quello di sottomettere - controllandolo elettronicamente come una sorta di Grande Fratello o Dr. Moreau che dir si voglia - il mondo intero ai suoi voleri), riescono a dare l’allarme all’FBI e, con l’aiuto dello sceriffo Loman Watkins (ribellatosi, in un rigurgito di umanità, ai piani del suo boss), sventeranno il progetto Falco Notturno. Morto Shaddack, infatti, tutti i mostri proteiformi - tranne uno... - periranno all’istante e, per i nostri eroi, ci saranno gloria e nuove prospettive esistenziali in comune. Tutti e quattro (cinque contando anche il buon labrador Moose di Talbot), infatti, hanno un brutto passato alle spalle e sono oramai soli e bisognosi d’affetto.

Questo mieloso e indigesto happy end è purtroppo tipico dell’ultimo Koontz e l’intero romanzo, di per sè, non coinvolge più di tanto e si rivela uno sciapo mix di They Live (Essi vivono, 1988) di John Carpenter e Invasion of the Body Snatchers (L’invasione degli ultracorpi, 1956) di Don Siegel. Spiace vedere come l’Autore tradisca spesso e volentieri l’horror per tornare a quella Science Fiction che, sin dagli Anni Sessanta, è stata il suo pane quotidiano. Per fortuna non va sempre così, altrimenti sarebbe davvero una triste cosa...

 

Dello stesso anno è l’ultimo racconto breve scritto da Koontz fino a questo momento: “Trapped” (Stalkers, antologia curata da Ed Gorman & Martin H. Greenberg).

 

Nel 1990 è la volta de IL POSTO DEL BUIO (Sperling & Kupfer Editori, Milano 1991) e si può tirare un respiro di sollievo. I coniugi Julie e Robert Dakota sono detectives privati californiani specializzati in spionaggio industriale ma, quando Frank Pollard chiede il loro aiuto, non esitano a gettarsi nel caso più strano e rischioso della loro carriera. Il giovanotto - braccato da un misterioso individuo che emette letali raggi azzurri dalle dita - si è svegliato più volte con il viso graffiato, le mani insanguinate accanto a borse piene di soldi, documenti falsi (appartenenti a uomini già deceduti), stranissimi insetti giganti, manciate di sabbia nera e preziosissimi diamanti rossi (“prodotti” dallo stesso tipo di insetto, sorta di aliena macchina biologica). Che ha fatto in quelle notti? Dov’è stato? Ha forse ucciso qualcuno?

Frank non ricorda nulla ma Julie e Robert, indagando con l’aiuto di un celebre ipnotista, scopriranno l’orribile verità: il loro cliente è un matricida e sta fuggendo dalla vendetta del fratello Jimmy (detto Candy), erculeo vampiro che, come lui, può teletrasportarsi ovunque voglia in un travolgente zapping esistenziale tra California, Hawaii e Giappone. Grazie alla testimonianza del dottor Lawrence Fogarty, amorale medico della famiglia Pollard, i nostri eroi apprendono con orrore la turpe storia che li riguarda: incesti, follia e droga hanno provocato guasti genetici per cui la capofamiglia Joselle era un freak ermafrodito che, inseminandosi da sé, ha partorito prima Frank (normale), quindi Candy (asessuato con quattro testicoli che, non potendo sfogare nel giusto modo la propria tempesta ormonale, è diventato un ferocissimo assassino sessuofobo e dotato di poteri telepatici e telecinetici) e, infine, le spettrali gemelle minorate Violet e Verbina, dedite al cannibalismo rituale e psichicamente “sintonizzate” con gatti e falchi.

La colpa di Frank è “solo” quella di essersi voluto sottrarre al proprio triste destino col risultato di trovarsi solo e reietto in un mondo che non è il suo. La resa dei conti finale porterà i fratelli a concludere la propria settennale faida ai confini della realtà, mentre i Dakota si godranno la pensione anticipata con il patrimonio rubato nel tempo dai Pollard. Unico loro dispiacere: Candy ha ucciso il fratello down di Julie (entrato pericolosamente in contatto mentale con lui) e quasi tutti i dipendenti della loro agenzia.

Ottimo ritorno di Koontz all’horror puro (sebbene mischiato alle solite tematiche fantasy che però, fortunatamente, questa volta rimangono un po’ in sordina) in un libro angosciante e disperato che torna a toccare le vette di depravazione di VISIONI DI MORTE e SUSSURRI. Lo schema narrativo sarà anche un po’ ripetitivo - viene in mente anche MOSTRI... - ma la cura per i personaggi (sia quelli maggiori che quelli minori) è davvero notevole: nulla è lasciato al caso e tutto - anche il Male assoluto - ha una sua giustificazione. Terribile!

 

1991: FUOCO FREDDO (Sperling & Kupfer Editori, Milano 1992). La trentatreenne giornalista Holly Thorne è insoddisfatta di sé e della propria carriera ma, un giorno, inciampa nello scoop della sua vita: mentre si trova a Portland (Oregon) per un’intervista, assiste al salvataggio di un bambino - quasi travolto da un autista ubriaco - da parte di uno strano individuo che, dopo accurate indagini, risulterà chiamarsi Jim Ironheart (trentacinquenne ex insegnante di Orange County che ha vinto sei milioni di dollari alla lotteria!) ed essere tutt’altro che nuovo a certe imprese al di qua e al di là dell’oceano.

Che fa Holly, a questo punto? Attratta come una calamita dal suo magnetismo e dalla sua aura messianica, lo segue in una delle sue “missioni” (annunciate da ondate gelide che irradiano dal centro del suo essere) e, dopo essere uscita illesa da un tragico incidente aereo nello Iowa, molla la professione e diventa l’amante e la compagna di Jim. Entrambi hanno lo stesso incubo ricorrente (un mulino a vento e strani fenomeni che potrebbero essere di natura sia divina che diabolica o aliena). Il mistero, poi, si infittisce: il mulino risulta trovarsi nella fattoria dei nonni di Jim - rimasto orfano a dieci anni - nella Santa Ynez Valley, ed è lì che avverrà l’incontro col fantomatico Nemico, o Amico che dir si voglia.

La verità che viene a galla è sconvolgente: Jim è sempre stato un bambino fornito di eccezionali doti psichiche ma, una volta sopravvissuto alla strage che ha ucciso i suoi genitori, ne è uscito con l’anima lacerata. Per ritrovare la pace con se stesso si è immerso nel mondo fantastico di un romanzo di Fantascienza letto per caso, creandosi alla bisogna due personalità antitetiche: l’Amico (che lo spinge a salvare il prossimo da omicidi e incidenti per espiare la sua “colpa”: non aver fatto nulla per evitare la morte dei suoi amati genitori) e il Nemico (materializzazione della sua furia, del buio che ha dentro - per colpa di tale entità ha provocato la morte della nonna nel mulino ed ora vuole suicidarsi scatenando su di sé un’orda di corvi vendicatori). Per 25 anni ha accuratamente rimosso ogni ricordo ma, dopo il suicidio di uno studente, non ce l’ha più fatta e ha dato il via alla sua missione salvifica che, a causa della sua schizofrenia, pare destinata a finire nel peggiore dei modi. L’intervento di Holly, però, lo salverà da se stesso: con il suo amore e la sua insistenza, infatti, la donna lo aiuterà a confrontarsi con i fantasmi del suo passato e a far pace con il nonno, ricoverato in un ospizio per anziani. Alla fine rimarrà solo l’Amico e le sue percezioni si faranno più chiare e precise. Come Superman (alias Clark Kent) e Lois Lane, lui e Holly continueranno a salvare il prossimo in pericolo fino alla fine dei loro (lieti) giorni.

Ancora un romanzo sospeso tra horror, fantascienza e fantasy, con la solita “troppa carne al fuoco” ma una struttura narrativa decisamente più lineare e, dunque, più facile da seguire. Koontz continua a scherzare con Dio (Jim, a un certo punto, si ritrova persino le stimmate di Cristo!) e rimesta fino alla nausea nell’ormai abusato tema dell’infanzia. Per lui ogni fenomeno strano deriva dai traumi del passato e questo, a lungo andare, potrebbe far pensare che da piccolo Koontz, in un modo o nell’altro, se la sia vista davvero brutta. Per lui tutto ciò sarà anche terapeutico ma, per noi lettori, inizia a puzzare di marcio...

 

1992: CUORE NERO (Sperling & Kupfer Editori, Milano 1993). Un grave incidente stradale manda in coma un uomo (il trentottenne antiquario Hatch Harrison) che però, grazie alle avanzatissime tecniche del dottor Jonas Nyebern, viene riportato miracolosamente in vita dopo ottanta minuti. Hatch si riprende alla perfezione con l’aiuto della bella moglie Lindsey (una pittrice abbastanza quotata) e, per migliorare ancora di più le cose, i due decidono di adottare una bambina (il loro figlioletto è morto di cancro cinque anni prima, lasciando un terribile vuoto nelle loro esistenze). Regina ha dieci anni e, nonostante gli handicaps fisici - ha una gamba matta e una manina deforme - è dolce e intelligentissima.

Tutto sembrerebbe procedere per il meglio, senonché Hatch inizia ad essere tormentato da allucinanti visioni di morte e crede di essere diventato un feroce “serial killer” (tra le vittime vi sono anche l’uomo che causò il suo incidente e il critico d’arte che ha stroncato l’opera di Lindsey). La realtà, invece, è tutt’altra: la sua mente è entrata in contatto con quella di un folle indemoniato che, tornato anch’esso dall’Aldilà, minaccia seriamente lui, la sua famigliola e chiunque osi farlo arrabbiare.

Il suo “nemico” telepatico si chiama Jeremy Nyebern (ventenne figlio di Jonas e suo primo “resuscitato”: non l’avesse mai fatto!), un necrofilo impotente che si è ribattezzato Vassago - un nome di dèmone... - e ha eletto come sua nuova e definitiva dimora i labirintici sotterranei il Luna Park abbandonato ove, otto anni prima, commise il primo di una lunga serie di omicidi (tra gli altri anche la madre e la sorella). Nel “Tunnel della Morte”, il tetro zombie tornato dal suicidio senza più alcuna umanità e con una vista notturna degna di un pipistrello, ha realizzato il suo capolavoro: un’empia composizione di cadaveri offerta a Satana affinché questi lo riaccolga tra le sue Legioni: l’ultimo pezzo della sua “collezione” di body art dev’essere Regina ma, purtroppo per lui, Hatch interviene (permeato dall’essenza benigna dell’angelo Uriele) e lo ferma giusto in tempo conficcandogli un crocefisso nel cranio.

Straordinario romanzo horror che, insieme a VISIONI DI MORTE e SUSSURRI, rappresenta senza dubbio il vertice della narrativa “di genere” del Nostro, come sempre affascinato dai Luna Park come luoghi sinistri e pieni di oscuri segreti. Un immane capolavoro che, purtroppo, nella versione cinematografica è stato vergognosamente banalizzato (certi films basta non guardarli ed è come se non esistessero!).

 

Nel 1993 abbiamo ben due titoli da analizzare: LE LACRIME DEL DRAGO (Sperling & Kupfer Editori, Milano 1994) e LA NOTTE DEL KILLER (Sperling & Kupfer Editori, Milano 1997).

 

Ne LE LACRIME DEL DRAGO ci sono due giovani poliziotti californiani di Orange County (l’ordinato e razionale Harry Lyon e la cinica e confusionaria Connie Gulliver: l’ennesimo risultato di un’adolescenza “à la” Koontz, vale a dire difficile e colma di dolore) i quali, dopo aver ucciso un pazzo omicida (tale James Ordegard, stimato ingegnere che, armato fino ai denti, ha compiuto una strage in un ristorante declamando i titoli delle canzoni di Elvis Presley tra una raffica di piombo e l’altra), si trovano a dover affrontare una minaccia ben più grave e “ultraterrena”.

Un ventenne psicopatico e asociale di nome Bryan Drackman, infatti, si è autoproclamato “Nuovo Dio” e, grazie ai suoi devastanti poteri paranormali, riesce a creare dei Golem di fango per eliminare - dopo averli spaventati a puntino e aver cavato loro gli occhi - i derelitti e gli ammalati (“sfoltire il gregge”, come dice lui) mentre evolve verso il suo stadio definitivo. Un capriccioso e sessuofobo Dio dell’Apocalisse, insomma, capace anche di scagliare fulmini dalle dita e di fermare il tempo a piacimento per operare al mondo tutti i cambiamenti che vuole. 

Harry il Pistolero è entrato nel suo mirino dopo averlo sgarbato per strada e, una volta persa la casa e il suo migliore amico Ricky Estefan (un ex collega congedato a causa delle gravi menomazioni riportate in uno scontro a fuoco), viene aiutato da Connie e dagli altri bersagli di Tic Tac - così è soprannominato il mostruoso e proteiforme Golem giustiziere - a raggiungere il folle Bryan. Paradossalmente sarà proprio la madre del ragazzo (un’ex tossicomane - da qui i poteri... - che, dopo averlo partorito, si è subito accorta della sua vera natura e si è cavata gli occhi per non vederlo) a indirizzarli verso il suo sancta sanctorum, un’allucinante casa sulla scogliera piena di specchi per guardarsi e di occhi (estirpati alle sue vittime umane e animali) per essere guardato o, meglio ancora, adorato.

Harry, ben coadiuvato da Connie (i due, ora, si amano e, per la ragazza, si schiude un futuro pieno di rosee aspettative: ha infatti appena scoperto di avere una nipotina di cui ignorava l’esistenza!) e dal cane sensitivo Woofer, riuscirà infine a uccidere il Signore del Caos disintegrandogli la testa, liberando così il mondo dalla minaccia incombente che rappresentava. E vissero tutti felici e contenti...

Ottimo romanzo horror che rappresenta un po’ la summa di tutto ciò che Koontz ha sempre voluto dire sulla nuova Deità di fine millennio. Il libro è straordinariamente denso e ricco di pagine memorabili, quali la fuga dal Golem a tempo fermo - con una costante sfida a tutte i principi della Fisica - tra i congelati partecipanti a un rave party organizzato in un capannone abbandonato. Autentica magìa visionaria! Il titolo, invece, deriva da un antico proverbio cinese: “Talvolta la vita può essere amara come le lacrime del drago, ma se le lacrime del drago sono amare o dolci dipende esclusivamente da come ogni uomo ne percepisce il sapore”. Vero, Connie?

 

LA NOTTE DEL KILLER, dal canto suo, è un romanzo meno complesso ma altrettanto vibrante: cinque anni fa il popolare scrittore di gialli Martin Stillwater (33 anni) di Mission Viejo, California del Sud, ha rischiato di perdere la figlia Charlotte a causa di una rara malattia ematica e, nel tentativo di salvarla, si è fatto prelevare un po’ di midollo spinale. Ora la bimba sta bene ma, per un errore dell’ospedale, il suo midollo è finito nelle mani di una bieca e tentacolare organizzazione governativa (il Network, gruppo di estremisti intenzionati a sottomettere il pianeta uccidendo tutti gli oppositori retrogradi) che l’ha utilizzato per clonare un prototipo di mercenario perfetto: una macchina da guerra dal prodigioso metabolismo (può rigenerarsi da ogni tipo di ferita - unici punti deboli: il cuore e il cervello) chiamata Alfie che un bel giorno, sfruttando i propri poteri telepatici, diserta e si mette alla ricerca del suo gemello. Per Alfie, Marty è un impostore che gli ha rubato la famiglia (la bella moglie Paige, psicologa infantile dal canonico passato colmo di tragedie, e le due figlie: Charlotte di nove anni ed Emily di sette) e, quindi, il suo nuovo target è proprio lui.

Inizia così una serratissima - e forse, narrativamente parlando, un po’ troppo tirata per le lunghe - partita tra due facce della stessa medaglia (Bene e Male) in cui Marty si batte come un leone per salvare se stesso e i propri cari, mentre alla fine si arriva persino a provare una certa compassione per Alfie, povera cavia emarginata e paranoica, vogliosa solo di dare un senso (leggi: riempire un vuoto) alla propria squallida esistenza di letale robot senza cuore che, una volta scoperto il sesso attraverso la TV, si è mutato in un sanguinario assassino di donne. Le due parti, insomma, continueranno ad attirarsi come magneti psichici finchè, in una chiesa di montagna abbandonata (un tempo sede di una setta capeggiata da un prete pedofilo...), Alfie e il suo creatore Drew Oslett - molto, ma molto meno umano di lui - verranno abbattuti da Marty e da Karl Clocker, agente del Network amante di Star Trek - passione sulla quale Koontz ironizza in maniera a dir poco becera: che sia per caso invidioso? - e affetto da un sano pentitismo che regalerà agli Stillwater una nuova e serena esistenza nel Wyoming con nomi e identità fasulli (caso mai il Network, fatto saltare dalle loro accuse spifferate alla stampa, dovesse riformarsi).

L’ennesima storia di un esperimento scientifico nel quale qualcosa è andato storto? Verissimo, ma - come sempre in Koontz - c’è anche ben altro. Riecheggiando il suo vecchio QUANDO SCENDONO LE TENEBRE (per via del condizionamento mentale) e il superclassico e già citato L’invasione degli ultracorpi (l’invasione di “alieni” talmente simili a noi da sostituirci in tutto e per tutto), il Nostro annega le sue affascinanti tessiture psico-sociali da SF in un bagno di sangue che rende il libro anche un ottimo horror.

Koontz è un Autore ormai maturo e sicuro di sé: pur continuando a scrivere praticamente lo stesso romanzo da anni, è indubbio che il Nostro sappia sempre come farlo in modo “originale” e, diciamolo, significativo. Il suo stile, in altre parole, è inconfondibile. Cristallino e ossessionante.

 

IL FIUME NERO DELL’ANIMA (Sperling & Kupfer Editori, Milano 1995) è IL romanzo del 1994. In soldoni è la storia di una fuga disperata, un estenuante inseguimento e varie ossessioni. Chi fugge sono Spencer Grant e Valerie Keene, chi insegue è Roy Miro e le ossessioni sono quelle di Spencer, suo padre Steve, Roy e la sua amante Eve Marie. Ma andiamo con ordine, dato che la storia è densa, articolata e alquanto complessa.

Roy Miro è un killer e lavora per un’organizzazione governativa segreta parafascista che, alle dipendenze del primo viceministro della Giustizia, vuole creare un nuovo mondo a immagine e somiglianza del Potere che tutto corrompe e travolge (ne sa qualcosa Harris Descoteaux, capitano della polizia di Los Angeles che, per non aver denunciato l’amico Grant, si è visti confiscare tutti i beni e ha dovuto “sparire” dalla circolazione per evitare il carcere). Roy è anche un utopista che, benché grassoccio e d’aspetto mite, si diverte a uccidere tutte le persone tristi e a suo vedere “imperfette” (le sue vittime sono già centinaia e, di alcune, ha conservato le parti anatomiche migliori!) per salutare il trionfo della “perfezione” e della felicità. Un pazzo furioso e feticista, insomma. Pericolosissimo.

Valerie (29 anni - vero nome: Eleanor), nuora del suddetto viceministro Thomas Summerton, è invece un genio del computer che - per puro caso - ha scoperto tutte le storture del Sistema e, dunque, è costretta a fuggire dopo la strage della sua famiglia, nascondendosi dietro una lunga serie di pseudonimi e attività. Una hacker agguerritissima e abbastanza scaltra da mettere più volte in ginocchio Roy e i suoi scagnozzi.

E veniamo a Spencer, la cui ossessione amorosa per Valerie (cameriera conosciuta una sera in un bar) dà il via alle danze. Sfregiato e depresso, questo ex poliziotto di 30 anni è stato anche dirigente dell’Unità Operativa Anticrimine Informatico e, a sua volta, fa il pirata informatico ma a fin di bene e non risulta in alcuna banca dati pubblica. Un “fantasma” moderno che vive con un cane vigliacco ma intelligentissimo di nome Rocky e inciampa nella “grana” di Valerie con esiti del tutto imprevedibili.

Purtroppo per Roy, il passato violento di Spencer (vero nome: Michael Ackblom) gli farà perdere una battaglia che sembrava già vinta in partenza: a 8 anni perse la madre e, a 14, scoprì che il padre Steven - noto pittore iperrealista - era un “serial killer” che, nelle “catacombe” sotto il capannone della loro fattoria di Vail, Colorado, torturò e uccise 41 donne (moglie compresa) per farne statue di sofferenza trasfigurata in estrema bellezza. Una “scena primaria” davvero terribile che, a Spencer, darà nuove energie mentre a Roy - grande fan del perverso Steven - procurerà solo guai.

Spencer e Valerie, infatti, potranno fuggire dalla trappola tesa loro a Vail con l’ausilio di un satellite giapponese che spara laser dallo Spazio, mentre Roy - ferito quasi a morte da Spencer - si consolerà con la bionda tutta-sesso (ma un sesso decisamente “alieno”, senza contatto fisico né scambio di fluidi: leggere per credere!) Eve Marie Jammer, immorale addetta alle intercettazioni dell’Organizzazione a Las Vegas che, col ricatto, si è arricchita ed è giunta fino alla Casa Bianca.

Ora che il Potere è in mano alle belve che spiano ogni mossa della gente grazie ai satelliti, per i nostri due eroi (veri e propri maghi dell’elusione, sempre più cinici e diffidenti) non resta che unirsi alla Resistenza...

Un gran bel romanzo “multisapore” a carburazione lenta, con personaggi (resi) forti (dalle difficoltà della vita) e ben caratterizzati. Un viaggio a ritroso negli incubi più neri attraverso città, deserti, parchi divertimenti, bibliche tempeste e supermercati ma anche una sorta di ipertecnologico “videogame satellitare” che denuncia le storture del Sistema in un inquietantissimo presente che somiglia pericolosamente al futuro di Orwell e Dick. Certo, molti ingredienti sono stati già usati da Koontz (il cane sensitivo di MOSTRI, il furgone nel fiume in piena e il folle “artista” visionario di CUORE NERO, il “killer dell’infelicità” di LE LACRIME DEL DRAGO, l’agenzia “deviata” di INCUBI e LA NOTTE DEL KILLER e via dicendo) ma, qui, sono tutti amplificati e miscelati con diabolica oculatezza.

 

Nel 1995 irrompe l’indimenticabile INTENSITY (Sperling & Kupfer Editori, Milano 1996), nuovo picco nel genere thriller dopo il mastodontico SUSSURRI. Un romanzo di una semplicità agghiacciante (un po’ come IN UN INCUBO DI FOLLIA) che parte come una soap opera e finisce all’Inferno (e ritorno). Ma vediamo un po’ di che parla...

La protagonista si chiama Chyna Shepherd, ha 26 anni e, per mantenersi all’università (studia psicologia), lavora come cameriera a San Francisco. Una ragazza seria e responsabile, dunque, che si reca in campagna con l’amica Laura Templeton per trascorrere il weekend con la famiglia di quest’ultima (dei ricchi viticoltori). Ma, a Napa Valley (vi sovviene qualcosa? Ripensate un po’ a SUSSURRI!), accade qualcosa che muterà per sempre il corso della sua vita: i Templeton vengono tutti massacrati da uno spietato “serial killer” e lei ha la malaugurata idea di intrufolarsi sul suo camper per vendicarli come una sorta di Nemesi.

Una missione rischiosissima, la sua, che - per colmo di sfiga - si tingerà ulteriormente di sangue allorché Edgler Foreman Vess (così si chiama il folle individuo) abbatte anche i due commessi di un minimarket. Chyna, a questo punto, scopre che Vess da un anno tiene prigioniera nella cantina di casa sua una sedicenne di nome Ariel e, sebbene la ragione le ordini di squagliarsela, non può proprio farlo. Deve assolutamente liberare la poveretta dall’orco cattivo!

Dopo un’esistenza di paura e vigliaccheria per colpa della madre drogata e dei suoi amici criminali (niente padre), Chyna trova il coraggio come per incanto e, dunque, la partita tra il Bene e il Male ha inizio. Sorvolando sul tormentato - ma anche foriero di mistici presagi, tipo gli alci apparsi nottetempo in una foresta di sequoie - viaggio d’avvicinamento alla “tana della bestia” (un’isolata villetta tra i boschi dell’Oregon presidiata da quattro feroci dobermann), diremo che Chyna si farà scoprire e finirà anch’essa prigioniera di Vess.

Ma lei è una che sopravvive (l’ha sempre fatto) e, quando il suo - e di Ariel - aguzzino se ne va al lavoro (rivelazione: è uno sceriffo!), riesce miracolosamente a liberarsi sfruttando tutta la rabbia accumulata in precedenza e, con l’aiuto della sua catatonica protetta, prepara una sorpresina coi fiocchi al perverso “serial killer”. Uno a zero per i buoni che, da agnelli sacrificali, all’occorrenza si trasformano in lupi: il Diavolo perde anche stavolta... Come e quando, lo scoprirete leggendo il libro: 378 magistrali pagine fitte di pathos e tensione (soprattutto nel disperato finale) che sapranno conquistarvi con la vigorosa stretta di una morsa d’acciaio alle palle. Non avrete scampo... quando Koontz scrive così non ce n’è per nessuno!

INTENSITY è un grande gioco a “gatto e topo”, una situazione limite vissuta in “presa diretta” in cui i buoni meritano tutto il bene del mondo (Ariel, dal canto suo, è un angelo dalle ali spezzate: Vess, oltre a rubarle l’innocenza, le ha anche ucciso la famiglia...) e il cattivo è un atletico e rassicurante figlio di puttana che, sin dalla tenera età di nove anni, ha ucciso genitori e nonna. Un maniaco di ordine e pulizia che, quando gli gira, ingoia ragni vivi come il Renfield di stokeriana memoria, porta a spasso i cadaveri delle sue vittime (ai quali cuce occhi e bocca) e possiede sensi più acuti di quelli dei comuni mortali. Tutto questo, però, non gli basterà perché sta scritto che Chyna e Ariel devono restare “inviolate e vive”.

 

Il 1997 ci porta due romanzi: SOPRAVVISSUTO (Sperling & Kupfer Editori, Milano 2000) e L’UOMO CHE AMAVA LE TENEBRE (Sperling & Kupfer Editori, Milano 1998).

 

SOPRAVVISSUTO è l’ennesima prova del talento del Nostro quando è in forma. E qui lo è. Bambino creato in laboratorio e senza nome che vive in una tomba d’acciaio e si sposta come un fantasma predatore nel nostro mondo viene usato come “arma mentale” per eliminare una scienziata e una messianica bambina che, insieme, possono rovinare i folli piani dei suoi creatori, un’organizzazione paramilitare ramificata ai più alti livelli della società americana. Risultato: un aereo precipitato al suolo e 330 vittime innocenti. L’ex cronista di nera Joe Carpenter, che nella tragedia ha perso moglie e figliolette, indaga tra commissioni d’inchiesta e famiglie di altre vittime ma la verità la apprenderà solo parlando con la dottoressa Rose Tucker, unica superstite all’incidente insieme alla piccola guaritrice che le ha permesso di scoprire la beatitudine che ci attende oltre la morte. Solo allora Joe potrà darsi pace ma, prima, dovrà lottare duramente per salvare la pelle dai continui attacchi dei suoi nemici.

La potenza evocativa della prosa di Koontz (un autore che meriterebbe un maggior rispetto critico) non teme confronti: cristallina, smagliante, inesorabile. Volete un esempio della sua ironia? In una scena c’è una donna che fa harahiri con un coltello da cucina e, qualche ora dopo, viene trovata dal giardiniere che di nome fa Takashi… Mishima! Grande idea, vero? Questo è Koontz.

 

L’UOMO CHE AMAVA LE TENEBRE è, invece, un romanzo molto meno riuscito dei precedenti. Purtroppo. Il protagonista, il ventottenne scrittore Christopher Snow, soffre di una rarissima malattia genetica (lo xeroderma pigmentoso) che, detta in parole povere, è una fortissima allergia alla luce. Condannato così a vivere solo di notte, il giovanotto ha appena perso il padre, stroncato da un tumore dopo che, solo due anni prima, la madre se n’era andata per un incidente stradale.

Per caso, a questo punto, Christopher scopre che un fitto e terribile mistero circonda la sua esistenza e quella di Moonlight Bay, la cittadina californiana in cui vive. Con l’aiuto del suo cane sensitivo Orson (un incrocio di labrador) e dei fedeli amici Sasha Goodall (deejay della radio locale KBAY nonché sua fidanzata) e Bobby Halloway (surfista filosofo che vive in un villino sull’oceano), Christopher scoprirà che dietro al complotto che coinvolge le pompe funebri, il parroco, la polizia, l’FBI e l’esercito ci sono gli esperimenti tenuti da sua madre - una scienziata - nei laboratori della vicina base militare di Fort Wyvern. Esperimenti atti a curare geneticamente i mali del secolo come l’AIDS (e lo xeroderma pigmentoso...) e a potenziare l’intelligenza degli animali per farne spie perfette. Risultato? Un dilagante retrovirus mutageno che ha reso aggressivi un branco di scimmie resus e alcuni individui dal DNA ricombinato che, ora, vanno uccisi prima che sia troppo tardi. Sparatoria finale e vibrante timore per il “nuovo mondo” così delineato (il CAOS). Della serie: buone intenzioni andate a male, un po’ come gli esiti artistici di un libro troppo annacquato e ripetitivo (come non sbuffare leggendo le solite, noiose descrizioni di fiori, vegetazione e arredi?) che ricorda troppo altri romanzi del Nostro tipo MEZZANOTTE - un vizio, questo, che ultimamente gli sta prendendo la mano in maniera preoccupante - e films quali Doctor Dolittle (Il favoloso Dottor Dolittle, 1967) di Richard Fleischer [c’è un tizio che parla con gli animali!], Outbreak (Virus letale, 1995) di Wolfgang Petersen, Dead and Buried (Morti e sepolti, 1981) di Gary A. Sherman e Night of the Living Dead (La notte dei morti viventi, 1968) di George A. Romero. Il libro, scritto, in prima persona, ha già avuto un sequel: idea strana, questa della saga, per uno come Koontz...

 

Ed eccoci infine al 1998, dolente capolinea del nostro lungo e dettagliatissimo excursus: TRACCE NEL BUIO (Sperling & Kupfer Editori, Milano 1999) è l’inessenziale sequel dell’appena citato L’UOMO CHE AMAVA LE TENEBRE. Qui l’inquieto Chris deve recuperare quattro bambini e il suo cane, inghiottiti nei tenebrosi sotterranei di Fort Wyvern da qualcuno, o qualcosa, di letale e misterioso. Ad aiutarlo accorrono Bobby, Sasha, il suo erculeo collega Doogie Sassman, Roosevelt Frost e il suo magico gatto Mungojerrie: una strana combriccola che dovrà scontrarsi con la polizia collusa guidata da Manuel Ramirez (ex amico di Chris), con animali mutati alla Dr. Moreau (le scimmie, i serpenti, gli uccelli, le cornacchie, i coyotes, gli insetti e persino qualche umano), con il tempo impazzito a causa di un folle esperimento e con il crudelissimo John Joseph Randolph, “serial killer” da ben 44 anni nonché uomo di scienza votato all’Apocalisse. Davvero un immane pasticcio, questo librazzo, in cui convive tutto il ciarpame narrativo del Nostro senza che via sia il benché minimo guizzo di genialità o inventiva. Tutto già letto, visto e dimenticato. Il ritmo è lento all’eccesso, con uno sviluppo narrativo tirato per le lunghe come un odioso elastico. La noia regna sovrana e le descrizioni di ogni singolo oggetto presente sulla scena potrebbero uccidere. Koontz, anche in questa occasione, non sa andare al dunque con la necessaria rapidità e, quindi, la storia non prende. Se l’avete letto dimenticatelo subito, altrimenti evitatelo come la peste. Nel ricco carnet del Nostro c’è di mooolto meglio!

 

È ormai tempo di chiudere, cari lettori. Ma prima vi faccio una rivelazione: i libri preferiti di questo sosia di Burt Reynolds (guardatelo bene e ditemi se sbaglio...), tra quelli da lui scritti, sono MOSTRI e INTENSITY, seguiti a ruota da LA NOTTE DEL KILLER e IL FIUME NERO DELL’ANIMA. Sostanzialmente concordo, seppure a questa lista aggiungerei d’ufficio SUSSURRI, IN UN INCUBO DI FOLLIA, VISIONI DI MORTE, IL TUNNEL DELL’ORRORE, OMBRE DI FUOCO, IL POSTO DEL BUIO, CUORE NERO, LE LACRIME DEL DRAGO e SOPRAVVISSUTO.

Dean Koontz, un sicuro maestro nell’horror, nella fantascienza, nella fantapolitica e nei suoi potenti ritratti di “serial killers” che, spesso, assumono contorni sovrumani. Non avrà il tocco magico di King ma, comunque, Koontz si eleva di una buona spanna sul resto dei pretendenti al trono (Barker compreso, checché ne dicano i più).

Il Nostro, infatti, sfonda (quasi) sempre al botteghino, ha un suo stile, delle tematiche ben precise e oliate nel corso dei decenni e, soprattutto, non vuole imitare nessuno. È Dean Koontz e tanto basta. Leggetelo. Parecchi suoi romanzi vi deluderanno (lo dico col cuore in mano: basti pensare ai due con Christopher “Uomo delle Nevi” Snow) ma i tredici - e sono imprescindibili - sopra citati vi conquisteranno senza alcun dubbio. Che state aspettando? Di corsa in libreria, che Koontz vi aspetta!

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