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MAGIA NERA VUDU' CONTRO BLACULA
La letteratura e le arti visive parlano spesso dei vampiri fin dall’antichità classica (Filostrato, Apuleio, Flegone Tralliano e S.Agostino) [1], ma è con Bram
Stoker che Dracula tocca il culmine della notorietà. In genere si parla sempre di vampiri (nosferatu) di razza bianca suscitati dai démoni, ma esistono anche infernali non-morti di colore (black undeads): ricordo il Tikoloshe africano nonché i Mazanga e le suzettes del folklore haitiano. Anche il cinema parla di vampiri neri per la prima volta nel 1972 con Blacula (The Black Dracula). Il film Blacula di William Crain, sceneggiato da Joan Torres & Raimond Koenig, è una storia di vampiri interpretata completamente da un cast di colore e rivolta ad un pubblico afro-americano, anche se venne presentato in Italia dall’American International Pictures (AIP). Si racconta con un flash-back la vicenda del principe africano
Mamuwalde (William Marshall) che nel 1815 va in Transilvania, assieme alla moglie Luva, per chiedere aiuto al conte Dracula (Charles Macaulay) per bloccare la tratta degli schiavi dalla sua terra all’Europa. Dracula naturalmente si beffa dì lui, lo vampirizza trasformandolo nell’undead Blacula ed imprigiona pure Luva, che morirà di fame e di stenti. Poi Dracula rinchiude Mamuwalde in una bara, negandogli il
sangue umano, di cui Blacula ha urgentemente bisogno. Con un salto temporale di 150 anni la storia si sposta negli USA del 1965. Due antiquari omosessuali americani comprano gli arredamenti del castello transilvano di Dracula e li portano a Los Angeles. Fra questi arriva anche la bara contenente il corpo di Blacula il quale si risveglia e, assetato di sangue, si scatena provocando l’orribile morte di sei persone.
Il Dracula nero scopre anche un nuovo amore, Tina (Vonetta McGhee), immagine esatta di Luva (anzi la sua reincarnazione afro-americana), ma la polizia è sulle loro tracce. Quando allora Tina sta per morire impalata da un agente, Blacula la trasforma in vampira, come una Grace Jones ante-litteram (cfr. Vamp di Richard Wenk, 1986). Quando poi Tina è distrutta, anche Blacula,
in preda alla disperazione, si lascia a sua volta distruggere dai raggi del sole [2]. Nel 1983 comunque Blacula risorge nel sequel Scream, Blacula, Scream diretto da Bob Kelljan (già regista dei film del conte Yorga il Vampiro nel 1970-1971). Questo film è importante dal punto di vista esoterico perché mi consente di parlare in breve di alcuni aspetti della tecnologia sacra del Woodoo franco-haitiano e dell’Hoodoo della Louisiana (come non ricordare i sinistri riti hoodoo in cui s’imbatte il detective privato Mickey Rourke in Angel Heart). Infatti, questa volta Blacula è fatto risorgere dalle sue stesse ossa in un rituale sub-lunare vudù e finisce per innamorarsi di una sacerdotessa dello stesso culto afro-haitiano, la bella negra Lisa (Pam Grier). Adesso Blacula cerca però un mezzo per liberarsi dal suo tenebroso vampirismo compulsivo, vissuto come una maledizione, ma viene sempre inseguito dalla
polizia. Alla fine viene distrutto (ma insieme, effettivamente, liberato) con una nuova metodologia occulta tipica della “brujeria” (cfr.il film The Believers di John Schlesinger, 1986): la mambo Lisa, anziché impalare Blacula con il classico paletto di frassino alla Van Helsing, impala, con uno spillone nero sul busto, una bambola vudù (feticcio antropomorfo) che
rappresenta il vampiro. L’uso di queste bambole di pezza o “fétiches” a forma umana (una pratica secondaria del Vudù per Alfred Métraux [3]) come Wanga, per scopi esoterici aggressivi o protettivi, è l’arma magica suprema del Woodoo.
Anche la Gnosi di Papus, la Magia cerimoniale ed il Satanismo conoscono l’uso del Volt mentre Pascal Beverly Randolph parla di “statue viventi”. La bambola viene caricata in modo preciso e mirato di energia magica che sarà liberata dal Wanga verso il soggetto cui si desidera inviare questo fluido di energia. La bambola rappresenta la persona oggetto dell’energia magica diretta (positiva o negativa). Nei
rituali di vendetta e di morte (come nel caso di Blacula) la bambola Woodoo deve essere colorata di nero, mentre nelle altre situazioni si impiegano vari colori (rosso per l’amore, verde per la ricchezza, bianco per la guarigione e giallo per il successo), ognuno dei quali rappresenta l’energia occulta che si desidera proiettare sul soggetto predestinato. Il mago può quindi utilizzare la bambola sia in senso
positivo-protettivo (nella magia angelica) che negativo-distruttivo (nella magia satanica). La bambola di stoffa colorata con i segni bianchi degli occhi, del naso, della bocca e la “X” per il cuore della persona, deve essere svuotata internamente (tipo sacchetto) per contenere i “testimoni” (oggetti, saliva, sangue, sperma, capelli o unghie del soggetto che rappresenta). Senza i “testimoni” si può
ugualmente personificare la bambola legandola magicamente al soggetto da rappresentare. Il mago poi mette la bambola, preparata e cucita da lui stesso, sul pé (altare vudù), tra quattro candele (=Quattro Elementi tradizionali), il bastone Poteau-mitan (o una candela nera), una tazza d’acqua (=vascello di Erzulie), una croce (=il trivio di Legba Carrefour) ed il sigillo del Tridente (=Trinità Woodoo); quindi
recita le formule di rito (formula di Legba, formule delle croci di luce dei punti cardinali e salmi biblici) e buca il feticcio con spilli colorati. N 0 T E [1] Cfr. Erberto PETOIA, “Vampiri e lupi mannari. Le origini, la storia, le leggende di due tra le più inquietanti figure demoniache dall’antichità classica ai nostri
giorni”, Newton Compton, Roma 1991. [2] Cfr. Dario ARGENTO, “Mostri & Co.”, Anthropos, Roma 1982. [3] Cr. il capîtolo sui Wanga di Alfred METRAUX, “Il vodu haitiano”, Einaudi, Torino 1971. copyright by Maurizio Maggioni
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