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Dario Argento

Alessandro Capone

Antonio Bido

Aristide Massaccesi

Luigi Cozzi

Lucio Fulci

Lamberto Bava

Mario Bava

Riccardo Freda

Michele Soavi

Pupi Avati

Fabrizio Laurenti

Sergio Stivaletti

Umberto Lenzi

Antonio Margheriti

Ruggero Deodato

Luigi Montefiori

Armando Crispino

Bruno Mattei

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I REGISTI ITALIANI DELL'ORRORE

 

Una guida completa ai registi italiani dell'orrore. Trentatré schede sintetiche scritte per l'occasione da Massimo Perissinotto. 

 

Dario Argento

Feroce e visionario, maestro indiscusso per talenti riconosciuti, quali: Carpenter, Cronenberg, Raimi, Barker, Friedkin.

Innovatore del Trilling negli anni 70, e pioniere del nuovo horror negli anni 80.

Notevole anche la sua carriera parallela di co-sceneggiatore e produttore (Zombi di Gorge Romero, Demoni e Demoni 2 di Lamberto Bava, La Chiesa e La Setta di Michele Soavi e M.D.C. – La maschera di cera di Sergio Stivaletti).

I suoi Profondo Rosso e Suspiria sono giustamente considerati dei capolavori della cinematografia mondiale.

 

Marcello Avallone

Da un ex aiuto di Freda e Fulci era lecito aspettarsi di più. I suoi horror, Spettri e il successivo, e costosissimo, Maya sono bruttissimi e noiosi.

Avallone è probabilmente l’unico regista italiano dell’orrore a non aver capito le regole fondamentali della suspence e dell’intrattenimento cinematografico.

Da evitare accuratamente.

 

Pupi Avati

Benché non ne vada particolarmente fiero, ha realizzato due dei più importanti e personali horror di tutti i tempi: La casa dalle finestre che ridono e Zeder, ammiratissimi e copiatissimi. Regista di commedie intime e autobiografiche, torna di tanto in tanto al thrilling (L’amico d’infanzia) e all’horror (L’arcano incantatore), sempre con risultati dignitosi. Ha prodotto anche il primo film di Lamberto Bava Macabro, il primo di Maurizio Zaccaro, Dove comincia la notte, e La stanza accanto di Fabrizio Laurenti; guarda caso tre horror.

 

Lamberto Bava

Figlio meno dotato, e degenere, del grande Mario Bava.

Grazie a Pupi Avati e Dario Argento, ha potuto contare su finanziamenti generosi per i films: Macabro, Demoni e Demoni 2. Il primo Demoni è l’unico film di Bava jr degno di qualche interesse, grazie soprattutto alla sceneggiatura di Argento & Sacchetti e agli effetti, davvero speciali, di Sergio Stivaletti.

 

Mario Bava

Maestro indiscusso del cinema horror, gotico – thrilling – splatter, non solo italiano. Autore di films immortali come: La maschera del demonio, I tre volti della paura, 6 donne per l’assassino, Reazione a catena e Shock, Mario Bava continua ad influenzare, a più di vent’anni dalla sua scomparsa, i maggiori talenti del cinema internazionale, tra cui Tim Burton, Joe Dante, Martin Scorsese, F. Ford Coppola, Michael Cimino e Quentin Tarantino.

 

Andrea Bianchi

Regista del passato glorioso, ha diretto infatti numerosi episodi della mitica serie televisiva americana Twilight Zone (Ai confini della realtà) e il kolossal L’isola del tesoro con Orson Welles, dirige in Italia lo zombistico/etrusco Le notti del terrore, il satanico/erotico Malabimba, e il bruttissimo Massacre, che segna il suo poco riuscito ritorno ai thrilling di stampo argentiano, decennio al quale aveva contribuito firmando alcuni films sotto pseudonimo. Apprezzato più all’estero che in patria, ha diretto, imitando lo stile off di Jesus Franco, l’efferato thriller politico Angel of Death, e lo psyco-killer di produzione francese Mania, entrambi inediti in Italia.

 

Antonio Bido

Sulla scia dei thrilling argentiani degli anni 70, ha diretto Il gatto dagli occhi di giada e Solamente Nero, personali rivisitazioni di stilemi non solo argentiani ma anche avatiani e fulciani.

Da riscoprire.

  

Alessandro Capone

Sceneggiatore e soggettista di Trauma di Gianni Martucci e Camping del terrore di Ruggero Deodato, ha esordito nel cinema della paura come autore (soggetto – sceneggiatura – regia) dell’ottimo, e purtroppo snobbato e sottovalutato, Streghe.

Il flop economico di Streghe ha impedito al regista, dalle indubbie capacità autorali e realizzative, di proseguire il suo personale cammino nel cinema dell’orrore, al quale avrebbe sicuramente dato molto.

 

Giuliano Carminio

Regista per tutte le stagioni, ha realizzato casualmente uno tra i più mitizzati thriller italiani degli anni 70: Perché quelle strane gocce di sangue sul corpo di Jennifer? Film citatissimo da alcuni dei massimi cineasti mondiali. Esplicite citazioni / omaggio compaiono in Vestito per uccidere di Brian De Palma, Il demone sotto la pelle e Brood di David Cronenmberg, Baby Killer di Larry Cohen, Tenebre e Phenomena di Dario Argento, e Demoni 2 – L’incubo ritorna di Lamberto Bava.

 

Luigi Cozzi

Scrittore, giornalista, sceneggiatore, e regista. Particolarmente attivo nel cinema di fantascienza (Starcrash è stato un grande successo internazionale), ha spesso contaminato il suo genere prediletto con l’horror e lo splatter, spesso con risultati interessanti (Contamination e De Profundis).

Il suo horror tout court, Paganini Horror, è tuttavia considerato tra i peggiori film italiani di genere mai realizzati.

 

Armando Crispino

Negli anni 70 scrisse e diresse due piccoli capolavori, di una modernità assoluta, premiati giustamente da un buon successo di critica e pubblico: L’etrusco uccide ancora e il formidabile e originalissimo Macchie Solari, che influenzò anche Dario Argento e, di riflesso, David Cronenberg.

Purtroppo i successivi lavori di Crispino si sono stemperati nella mediocrità produttiva tipica del cinema popolare italiano degli anni a seguire.

 

Alberto De Martino

Dotato di grande tecnica, ma di pochissima personalità, si segnala soprattutto per due horror satanici di grande successo commerciale: L’Anticristo e Holocaust 2000.

 

Ruggero Deodato

Famosissimo in tutto il mondo per i suoi cannibal-movies, ha diretto, con una certa personalità, anche gialli, thriller, horror, e fantasy. Il suo film più famoso è certamente il discusso Cannibal Holocaust, mentre il più riuscito è da considerarsi Inferno in diretta, capitolo conclusivo della sua trilogia cannibalistica, l’altra è di Umberto Lenzi, gioiello di suspence e azione, con un cast memorabile: Karen Black, Richard Lynch, Michael Berryman, e John Steiner.

 

Giorgio Ferroni

Pioniere con Freda e Bava (Mario) del cinema horror italiano, suoi i bellissimi e travolgenti Il mulino delle donne di pietra, e il copiatissimo (e recentemente rifatto in America) La notte dei diavoli.

 

Al Festa

Dopo un passato di musicista, talent scout, e regista di video clips, ha diretto nel 1990 il virtuosistico Gipsy Angel.

Passerà comunque alla storia del cinema italiano dell’orrore per il pasticcio-trash ad alto costo: Fatal Frames del 1996. Ultimo film per i grandi Donald Pleasence e David Warbeck, e, si spera, anche per il velleitario Al Festa.

 

Claudio Fragasso

Sceneggiatore di moltissimi horror italiani, tra cui: Virus e Rats di Bruno Mattei e Zombi 3 di Lucio Fulci. Come regista ha diretto, senza successo, i mediocri Monster-Dog, After Death, Non aprite quella porta 3 e il sorprendente ottimo La Casa 5. Il successo è arrivato, però, con il fiabesco Troll 2, l’impegnato Teste Rasate, e il poliziesco on the road Palermo Milano solo andata.

 

Riccardo Freda

Inventore, con I Vampiri del 1957, dell’horror all’italiana. Il suo L’orribile segreto del dr. Hichock è in tutto il mondo un riconosciuto capolavoro del cinema gotico.

Ottimi anche tutti gli altri suoi films, dai generi più disparati.

Negli anni 70 si è cimentato, rivelando una grande modernità, nel thriller argentiano; con il violentissimo L’iguana dalla lingua di fuoco e lo slasher sincopato Murder Obsession, suo ultimo film. Il regista, recentemente scomparso, è stato omaggiato dal suo fan Martin Scorsese che ne ha incluso i film nel suo documentario I Capolavori del 900.

 

Lucio Fulci

Grandissimo regista, considerato un vero genio in Francia, Inghilterra, Giappone e Stati Uniti.

Tra il 1979 e il 1982 ha realizzato 5 immortali capolavori: Zombi 2, Paura nella città dei morti viventi, L’aldilà, Quella villa accanto al cimitero e Lo Squartatore di New York. Precedentemente si era messo in luce con una interessante trilogia giallo/thriller: Una sull’altra, Una lucertola con la pelle di donna e Non si sevizia un paperino e con il giallo esoterico di matrice poeana Sette note in nero. Scomparso recentemente alla vigilia del suo ritorno alla regia, con M.D.C., film propostogli dal rivale/ammiratore Dario Argento. Il film scritto da Fulci e Argento, e da quest’ultimo prodotto, è stato infine diretto da Sergio Stivaletti. Registi come Robert Rodriguez, Clive Barker, Tobe Hooper, Paul Verhoeven, Richard Stanley, David Fincher e l’immancabile Quentin Tarantino, lo annoverano tra le loro maggiori influenze.

 

Marino Girolami

Presente in tutti i filoni commerciali, compresi quelli più deleteri, ha diretto, sull'onda del successo di Zombi 2 di Fulci e Cannibal Holocaust di Deodato, il derivativo e atroce, ma estremamente gradito all’estero tra gli amanti dello splatter estremo, Zombi Holocaust.

 

Fabrizio Laurenti

Moderno e preparato, dove aver diretto in America il suo primo film The Immigrant, entra a far parte della “factory” di Joe D’Amato, per la quale dirigerà i competitivi La Casa 4 e Contamination Point. Il successo di critica e di pubblico lo fa notare da Pupi Avati che gli produce, con molto meno successo, l’intellettualoide e farraginoso La stanza accanto.

 

Umberto Lenzi

Attivo in tutti i generi cinematografici, ha lavorato con i più importanti attori e produttori internazionali.

Nel cinema dell’orrore italiano si è ritagliato un posto di tutto rispetto con il thriller Spasmo, lo splatter Incubo sulla città contaminata, e con la sua trilogia cannibalistica, genere da lui inventato e poi proseguito da altri, Il paese del sesso selvaggio, Mangiati vivi, Cannibal Ferox

Il suo ciclo poliziesco degli anni 70 è considerato dalla critica francese, e dai registi Joel & Ethan Coen e Anthony Hickox, tra i migliori mai realizzati.

 

Ugo Liberatore

Grandissimo autore, purtroppo sottovalutato, ha sceneggiato diversi films, tutti importanti, tra cui il cult Il mulino delle donne di pietra di Giorgio Ferroni. Come autore completo ha realizzato, dopo diversi films drammatici, il suo unico e bellissimo horror: Nero veneziano, moderna e originalissima riscrittura del vangelo dalla parte del diavolo.

 

Antonio Margheriti

Regista famoso soprattutto per i suoi films di fantascienza e avventura. Ha diretto tuttavia diversi interessanti gotici, tra cui spiccano Danza Macabra, e il remake a colori Nella stretta morsa del ragno. Sull'onda del filone cannibalistico, ha diretto il malatissimo e cruento Apocalypse Domani, diventato un piccolo cult un po’ in tutto il mondo.

 

Sergio Martino

Onesto mestierante, si è accodato più o meno a tutti i filoni, qualche volta con esiti interessanti, come il thriller Lo strano vizio della signora Wardh, e il cannibalico La montagna del dio cannibale.

 

Aristide Massaccesi

Con una dozzina e più di pseudonimi, è in assoluto il regista più prolifico della storia del cinema. Attraversando tutti i generi è spesso incappato nell’horror e nel thriller.

I suoi Buio Omega, Antropophagus, e Rosso Sangue, sono dei capisaldi del cinema malsano e splatter. Come produttore, attraverso la sua casa di produzione Filmirage, ha prodotto diversi horror, sia di veterani come Fulci e Lenzi, che di esordienti, tra cui Michele Soavi, Luigi Montefiori, e Fabrizio Laurenti.

 

Camillo Mastrocinque

Il regista preferito da Totò, e autore di tanti film di Maciste, ha diretto, sull’onda Frediana e Baviana, l’incantevole gotico: La cripta e l’incubo, ispirandosi al “classico” Carmilla di Le Fanu, capolavoro della letteratura vampiresca.

 

Bruno Mattei

Esponente di spicco di un cinema volgare, gratuito, e approssimativo, è riuscito “miracolosamente” a dirigere due film passibili: Virus, della serie “zombi de noartri”, e Rats, entrambi scritti da Claudio Fragasso.

 

Luigi Montefiori

Con un passato di pittore e di attore alle spalle, è passato con grande scioltezza e successo alla sceneggiatura e alla regia, cinematografica e televisiva.

Il suo primo film “ufficiale” da autore completo, è l’interessante e impegnativo horror genetico D.N.A - Formula letale.

 

Emilio P. Miraglia

Con soli due film: La notte che Evelyn uscì dalla tomba e La dama rossa uccide sette volte, sfornati uno di seguito all’altro, lo scaltro regista riuscì, impastando un sinistro goticismo necrofilo, dalle atmosfere sadiane, con gli stilemi tipici dei romanzi gialli di Edgard Wallace (scrittore tedesco particolarmente in voga negli anni 60/70), ad aprire un piccolo sottofilone nell’imperante stagione (oltre un decennio) argentiana degli anni 70.

La commistione dei generi, pur essendo un’idea innovativa per quei tempi, non viene però giustamente valorizzata dalla regia e dalla messinscena scenografica, svilendone così le potenzialità linguistiche e inaridendone di colpo gli sviluppi. Dopo una manciata di imitazioni, anche straniere, il sotto filone inaugurato da Miraglia si spense nell’indifferenza più totale.

 

Michele Soavi

Ultimo grande regista italiano del cinema dell’orrore.

Il suo film d’esordio, Deliria, ha vinto il primo premio al Festival di Avoriaz nel 1987, ed è stato un grande successo in tutto il mondo. Sono stati dei successi anche i successivi La chiesa e La setta prodotti da Dario Argento, e Dellamorte Dellamore, tratto da un romanzo di Tiziano Sclavi.

 

Sergio Stivaletti

Dopo una lunga e appagante gavetta come pittore e scultore, approda al cinema, collaborando alla riuscita degli effetti speciali per alcuni film minori di Avati e Margheriti.

La svolta gliela offre Dario Argento che lo chiama a realizzare i difficili effetti in diretta di Phenomena.

Stivaletti diviene improvvisamente l’effettista più richiesto in Italia e collaborerà di seguito a numerosi progetti, tra cui Demoni, Demoni 2, Spettri, La chiesa, La setta, La sindrome di Stendhal, Il fantasma dell’opera.

Nel 1996 diventa regista, subentrando allo scomparso Lucio Fulci, con M.D.C, La maschera di cera, prodotto dal suo mentore Dario Argento. Nonostante le stroncature da parte della critica ufficiale, e relativo flop, il film di Stivaletti è da considerarsi opera interessante e personale, soprattutto per le originalissime ed inaspettate bordate cyborg, che lo collocano in un nuovo genere, già presente in letteratura, lo Steampunk.

 

Tonino Valerii

Assistente di Blasetti e Leone, è passato alla regia specializzandosi in film d’avventura, tra cui Il mio nome è nessuno, scritto e prodotto da Sergio Leone. Ma è con Mio caro assassino che entra di diritto nella storia del cinema thriller italiano: come il più realistico, e per questo più crudo e spaventoso, tra gli epigoni della stagione argentiana degli anni 70.

 

Maurizio Zaccaro

Esordisce con un horror scritto e prodotto da Pupi Avati, Dove comincia la notte, di discreta fattura ma senza mirabolanti guizzi. La restante cinematografia di Zaccaro è andata purtroppo ad ingrossare le fila di un cinema italiano soporifero e pretenzioso, visibile come meteore estive nei vari festival cinematografici del cosiddetto cinema che conta, ma che però mai nessuno, giustamente, va a vedere o distribuisce.

 

a cura di Massimo Perissinotto

  

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