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SHOCK E VARI: RICHARD BURTON MATHESON
Richard Burton Matheson è nato il 20 Febbraio 1926 ad Allendale, nel New Jersey, da genitori norvegesi. Inizia così la breve biografia di Giuseppe Lippi curatore del numero 1775 di Urania, un numero oggi speciale per la sua difficile reperibilità, un cofanetto formato da quattro volumetti, una raccolta eccezionale di 52 racconti scritti da Matheson durante la sua straordinaria carriera di scrittore e sceneggiatore (creatore di una delle serie televisive più importanti della nostra infanzia: Ai Confini della Realtà e primo collaboratore di Steven Spielberg basti ricordare lo straordinario successo di “Duel”). Dicevo quindi Matheson ispiratore di King, più volte ricordato dallo stesso scrittore nel suo saggio Danse Macabre, in special modo proprio con i suoi racconti fulminanti ed agghiaccianti di cui “Shock” ne è l’apoteosi. Prima di soffermarci su questa straordinaria raccolta, è bene ricordare alcuni romanzi che nondimeno hanno lasciato un’impronta indelebile su Stephen King; primo tra tutti “Io sono leggenda” (I’m a Legend - I Vampiri - Longanesi 1957), straordinaria intuizione di Matheson che, spostando il punto di vista, è riuscito a scambiare normalità con diversità e a dare una decisa svolta al genere sempre amato ed affascinante del Vampiro. Un virus sconosciuto ha vampirizzato l’intera umanità, solo un uomo, Robert Neville ne è rimasto immune (ora il diverso tra la “normalità”) ed è costretto a vivere in un incubo in cui “i mostri costituiscono la norma e lui è diventato, paradossalmente, la chimera, la leggenda”. Altro grande capolavoro è invece “3 millimetri al giorno” (The Shrinking Man), uscito in Italia per Mondadori nel 1962. Racconta le incredibili avventure di Scott Carey, che, investito da onde radioattive comincia inesorabilmente a rimpicciolire, 3 millimetri al giorno, senza alcuna possibilità di fermare il processo che lo vede cambiare continuamente abitudini e trovarsi ogni giorno in un ambiente diverso sempre più ostile, una spirale d’incubo che lo spinge verso un terrore sempre più concreto di cancellazione, ma che un finale mirato porterà il lettore a cambiare radicalmente il proprio punto di vista. I lettori kinghiani più attenti a questo punto si saranno accorti, nonostante i brevi riassunti, della straordinaria similitudine con alcune opere dell’autore del New England o meglio della contaminazione letteraria che la produzione kinghiana ha assorbito da quella Mathesoniana. Pensiamo solamente al romanzo scritto da King sotto lo pseudonimo Richard Bachman, “l’occhio del male” (Thinner) in cui il protagonista, colpito dall’ anatema malefico di uno zingaro infuriato comincia a dimagrire inesorabilmente un tanto al giorno vivendo, secondo un punto di vista diverso, lo stesso incubo del povero Scott Carey e cioè la paura dell’ annientamento totale senza alcuna alternativa. Sono entrambe situazioni paranoiche. Una delle accuse che più i critici hanno mosso contro Matheson dopo l’uscita di Io sono leggenda, sarà proprio di “attitudine verso le trame paranoiche” che in qualche modo lo stesso autore giustificherà con “le incertezze di quel periodo sulla carriera di scrittore e le pressioni economiche connesse al mantenimento di una famiglia”. Un altro bel romanzo che Richard Matheson scrisse tra il 1956 e il 1958 è sicuramente “io sono Helen Driscoll” (Stir of Echoes - Mondadori 1959), storia che vede il protagonista Tom Wallace, alle prese con uno spettro di una misteriosa donna che lo invoca e lo perseguita a più riprese. Anche in questo romanzo Matheson porta il protagonista a sconvolgere i cardini e le convinzioni di tutta un’esistenza, “allo sgretolamento dei dogmi”, “in un mondo dove esistono gli spettri non si può più vivere alla vecchia maniera, non si può più far finta di niente” e trascina quasi con forza il lettore a cambiare ancora una volta il punto di vista, modificando quelle regole che cercano di dare una definizione alla realtà, di tracciare una linea di demarcazione tra quest’ultima e quella zona d’incubo più volte ripresa nella seria televisiva Twilight zone (ai confini della realtà). Altro ottimo romanzo di ambientazione paranormale è “La casa d’Inferno (Hell Hause - 1974 Rizzoli). La classica casa infestata avvolta e nascosta tra le nebbie del Maine sembra l’ennesimo e scontato romanzo di fantasmi caro alla produzione “ghost story” inglese, ma Matheson cambia la struttura classica cercando di spiegare scientificamente, coadiuvato dalla tecnologia e dalla ragione, i misteriosi fenomeni che avvengono nell’antica magione pseudo-infestata. (Da questo romanzo è certamente partita tutta una serie di produzioni cinematografiche quali “La Casa”, “Non aprite quella porta” e “Poltergeist”). Matheson è stato anche autore molto sensibile alle tematiche relative ai sentimenti umani, al rapporto uomo-donna, all’amore, alla paura legata alla perdita degli affetti, un autore completo quindi, paradossalmente snobbato in Italia dove alcuni dei suoi lavori restano ancor oggi inediti; per fortuna due romanzi a conferma di quanto detto, sono stati pubblicati recentemente (1997-1998): “Appuntamento nel tempo” (Bid time return - Urania classici) e “Al di là dei sogni” (What dreams may come - Oscar Mondadori), da quest’ultimo è stato recentemente tratto un film con Robin Williams. Brevemente le due trame direttamente dalle quarte di copertina:Appuntamento nel tempo - Innamorato di una donna vissuta molto tempo prima, il protagonista di questo libro straordinario comincia a studiarne i ritratti, la carriera, l’ambiente. Finché l’ossessione lo porta a tentare di raggiungere la misteriosa attrice...nel passato. Ma è solo l’inizio dell’ avventura. Da questo grande romanzo è stato tratto un film con Christopher Reeve. Al di là dei sogni - Chris Nielsen non riesce a rassegnarsi alla separazione dall’amata moglie Ann, neanche quando a dividerli è il più invalicabile dei confini, quello tra la vita e la morte. Per aiutare la donna che ama e per potersi ricongiungere con lei è disposto ad affrontare qualsiasi prova e qualsiasi “perdita”. La storia appassionante di un lungo e tenace percorso d’amore, che attraversa i territori della nostra esistenza e quelli della “vita oltre la vita”, per arrivare a una conclusione sorprendente. Prima di passare ad analizzare i racconti della raccolta Shock, volevo segnalarvi una curiosità riguardo a Matheson sceneggiatore. Il produttore Dan Curtis incaricò Matheson di adattare un manoscritto mai pubblicato da lui recentemente acquistato: “The Kolchak Tapes”. La storia narrava di un giornalista di Las Vegas, che nell’indagare su una serie di delitti scopriva che il loro autore era un vampiro. Il film sceneggiato da Matheson uscì nel Gennaio 1972 con il titolo “The Night Stalker”, un successo che diede il via ad una serie di seguiti con lo stesso protagonista. Trama ripresa senza ombra di dubbio più in là da King con il suo racconto “Il volatore notturno” (the night flyer), prova inconfutabile di quanto le opere di Matheson gli siano rimaste fissate nella mente e, perché no, anche nel cuore in maniera indelebile. Ebbene arriviamo finalmente ai racconti fulminanti raccolti in Shock, titolo emblematico che spinse Matheson a sottoscrivere una clausola in cui proibiva la pubblicazione dell’opera con titoli diversi. Chi ha avuto la fortuna e la possibilità di leggere questa raccolta, sicuramente comprenderà immancabilmente il legame profondo con la produzione kinghiana (romanzi e specialmente racconti), una realtà che, forse paradossalmente, rafforza la figura di entrambi gli scrittori americani.Ovviamente non starò ad opprimervi con il lungo elenco dei 52 racconti contenuti e divisi nei quattro volumi dell’opera, mi limiterò a segnalare quelli che più rimarcano il legame di cui parlavamo prima. Del primo volume ricordo molto bene “una chiamata da lontano” in cui un’ anziana signora costretta a letto da vari acciacchi ed assistita di giorno da una governante, si trova alle prese con un’interferenza telefonica, uno squillo la sveglia una notte e dall’altro capo della linea le giunge una voce agghiacciante, un pronto..., per favore...., che sembra venire direttamente dall’aldilà. “L’orlo”, invece racconta la storia di un impiegato che, sceso al bar per la colazione, viene raggiunto da un uomo che sembra conoscerlo talmente bene, fin nei particolari , ma che è sicuro di non aver mai incontrato ne conosciuto in vita sua. Nell’arco del breve incontro, il protagonista entra in un incubo che sfocerà in un finale sconvolgente; ancora una volta la forzatura delle famose regole di cui parlavo prima, procura lo stesso effetto già osservato in precedenza e puntualizza maggiormente la precaria condizione della ragione umana, affonda la lama nella piaga che è la realtà e ne dilata ed offusca i confini. Emblematico è poi l’ultimo racconto del primo volume “il dispensatore”. Theodore Gordon, il protagonista di questo racconto, assomiglia in maniera eclatante a qualcuno di nostra conoscenza, un certo Leland Gaunt, proprietario del negozio di antiquariato Cose Preziose. Gordon giunge un giorno in Sylmar Street ed in poco tempo simpatizza con le famiglie vicine alla sua abitazione. Nel giro di due mesi, con delle diaboliche trovate degne di Gaunt, Gordon riesce ad aizzare i tranquilli abitanti del quartiere l’uno contro l’altro, prima dando luogo a semplici scherzi di cattivo gusto, poi creando delle situazioni allarmanti che sfoceranno in un finale tragico. Prima di trasferirsi, il dispensatore, aprirà il suo grosso registro a pagina 700 per annotarvi con mera soddisfazione gli eventi scaturiti dal suo passaggio. Dire che Cose Preziose di Stephen King non si è ispirato a questo bel racconto di Matheson sarebbe negare l’evidenza, ciò non togliendo nulla alla genialità e alla ricchezza di stile espressa dallo scrittore del Maine nel suo lungo romanzo. Nel secondo volume spiccano “I vampiri non esistono”, storia vampiresca molto particolare ed intrigante, “Discesa”, racconto molto bello seppur amaro che narra le ultime ore di vita in superficie di due famiglie che si apprestano, come l’intera umanità, a trasferirsi per sempre nei tunnel del sottosuolo per scampare alla distruzione di un attacco nucleare ormai irreversibile, “Lazzaro II” un omaggio al mito di Frankenstain con dei chiari presupposti morali tuttora attuali, “Grilli”, agghiacciante ed improbabile storia che vede per protagonisti i piccoli e simpatici insetti. Anche nel terzo volume le storie si abbattono sul lettore come manrovesci mozzafiato, a memoria: “La macchina del Jazz” riesce a tradurre in sentimenti le note arrabbiate e struggenti di uno jazzista negro, “Slaughter House”, ancora sulle magioni stregate e precursore del famoso “Shining” di Kinghiana memoria, l’agghiacciante e terribile “Primo Anniversario”, dopo averlo letto faticherete ad addormentarvi a fianco della vostra donna, moglie o fidanzata (ovviamente per tutti i maschietti), il folle concorso interplanetario di bellezza in “Miss Stardust” ed infine sicuramente da segnalare “Incubo a 6000 metri” da cui fu tratto il famoso episodio di “Ai confini della realtà” dove l’ignaro passeggero di un DC-7 pensa di avere le allucinazioni quando vede sull’ala un essere mostruoso che sta mettendo fuori uso il motore sghignazzando come un matto e fissando il protagonista come a sfidarlo se credere o no a questa nuova realtà che gli piomba tra capo e collo in pochissimi istanti (ancora una volta Shock è l’unico termine per descrivere la fragilità della ragione umana a cui fa capo l’intera nostra esistenza). Infine il quarto e ultimo volume della raccolta si apre con un vero e proprio thriller “Una visita a Babbo Natale”, prosegue poi con un altro “schiaffo” improvviso in “Deus ex machina”, dove il protagonista scopre di colpo di non essere quello che è stato per una vita intera, da segnalare ancora “un sorso d’acqua” dove il titolo è già tutto un programma (che direste se una concomitanza di semplici circostanze vi negasse un semplice e rituale bicchier d’acqua in una torrida serata estiva?), “Therese”, racconto che gioca ancora una volta sulla doppia personalità, “Preda”, altro racconto da cui è stata tratta una riduzione cinematografica ad episodi, chi non ricorda il malefico feticcio di legno, spirito di un antico guerriero, che rincorre per tutto l’appartamento la ragazza terrorizzata con un affilato coltello da cucina stretto nella sua buffa mano?, in “Venite ombre, venite simulacri”, ancora il contatto con l’aldilà e la visione della famosa Aura colorata che circonda ogni individuo e ne caratterizza i sentimenti ed il destino (vi ricordate l' Insomnia di kinghiana memoria?) ed infine a concludere la raccolta ancora un vero e proprio thriller mozzafiato, “Tocco Finale”. Accidenti, solo ora mi accorgo che, completamente rapito dall'universo di Richard Matheson, perso tra i meandri della sua produzione, ho sforato di parecchio l'articolo. Dovevo parlarvi di Shock, inizialmente, poi non me la sono sentita di trascurare tutto il resto della sua straordinaria opera ed eccomi ora a scusarmi per essermi così dilungato senza aver trattato in modo più preciso la raccolta in questione. Spero però che la mia superficiale recensione delle maggiori opere di Richard Matheson, possa avervi dato l'opportunità di conoscere un autore fuori dal comune e ancor più di avervi fatto comprendere i legami evidentissimi con il suo naturale erede Stephen King. Ora non mi resta, come degna conclusione a questo omaggio verso Richard Matheson, che citare un passo della nota finale di Giuseppe Lippi a Shock e ringraziarvi per l'attenzione e la pazienza:
Da Shock Exit a cura di Giuseppe Lippi:
Matheson, come altri autori drammatici, ritiene che le corde più vibranti della tastiera umana siano la paura e l'amore: la paura deprime e devitalizza l'essere, gli procura i pallori e le pulsazioni di cui parla il dizionario: l'amore dà sicurezza e quindi esercita l'azione opposta, ma non esclude la prima: le è complementare. Matheson nei suoi racconti, associa sempre amore e paura: è raro trovare la seconda senza il primo, e il primo senza la morsa della seconda.
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cura di Walter Giordani
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