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TI PRENDERO', FANTOMAS! È
una delle esclamazioni che vengono pronunciate dal commissario Juve durante i
tre film della serie. Alla fine dei primi due, rabbiosamente, Juve urla a
Fantomas: “Ti ritroverò, Fantomas, e la
prossima volta non mi sfuggirai!” … “Ti prenderò, Fantomas, ti prenderò!”.
In realtà, Fantomas riuscirà sempre a sfuggire a Juve e al giornalista
Fandor, che si danno un gran daffare per acciuffare il mirabolante, diabolico
criminale. Ma
procediamo con ordine. Fantomas
70 (Fantômas) Regia:
André Hunebelle; soggetto: ispirato ai romanzi di Pierre Souvestre e Marcel
Allain; sceneggiatura: Jean Halain e Pierre Foucaud; dialoghi originali: Jean
Halain (versione italiana di Roberto De Leonardis); fotografia: Marcel Grignon;
musiche: Marcel Magne; architetto: Paul-Louis Boutie; montaggio: Jean Peyte;
effetti speciali: Gil Delamare e Gerald Cogan; produzione: Da.Ma. Film (una
coproduzione italo-francese P.C.M. Roma- P.A.C.-S.N.E.G. Parigi); origine:
Francia; anno di produzione: 1964; durata: 102’ Interpreti:
Jean Marais (Fantomas/Fandor), Louis De Funès (Commissario Juve), Mylène
Demongeot (Helene), Jacques Dynam (Ispettore Bertrand), Robert Dalban (direttore
del point du
jour), Cristian Toma (Ispettore), Marie-Hélène Arnaud (Lady Beltham),
Henry Attal, Michel Dupleix, Ann-Marie Peterson, Pierre Collet. Il
primo film della serie è “Fantômas”,
del 1964, in Italia uscito con il titolo “Fantomas 70”. La produzione è
francese, ma con aggiunta di capitali italiani, ed è chiaro l’obiettivo di
realizzare una risposta europea e immediata a “La Pantera rosa”, successo
hollywoodiano che lancia alla grande l’impassibile e imbranato ispettore
Closeau di Peter Sellers. La differenza sostanziale è che gli americani puntano
alla commedia sofisticata, e infatti il nemico di Closeau è un ladro gentiluomo
interpretato da David Niven, l’ambientazione una Cortina risplendente e tra i
personaggi vi è una splendida principessa che ha le fattezze di Claudia
Cardinale. Il regista, non a caso, è Blake Edwards, reduce dal successo del
mieloso “Colazione da Tiffany”. I
francesi, invece, s’ispirano ad una serie di romanzi polizieschi e neri di
grande successo scritti dalla coppia Pierre Souvestre e Marcel Allain, ma anche
alle avventure spionistiche di 007, che proprio in quegli anni diviene un caso,
e pur svoltando nel comico mantengono inalterata una certa atmosfera sulfurea,
cupa e paranoica. Paranoia che, sia detto tra parentesi, può essere frutto
della situazione politica internazionale di quegli anni: l’assassinio del
presidente americano Kennedy, la guerra fredda, il Vietnam, tutto può aver
contribuito a creare nei francesi (e non solo in loro) la sensazione di una
minaccia oscura, incombente, incarnata ed esorcizzata nella figura del criminale
mascherato. Non a caso, in “Fantomas contro Scotland Yard”, Fandor ad un
certo punto, scherzando, dirà: “Ma certo, è vero, sul giornale scriverò: il mostro di Lochness non
è altri che Fantomas!” La brutta abitudine di attribuire ad un cattivo,
ad un <mostro>, ad un capro espiatorio, la colpa di ogni nefandezza, e il
desiderio di salvarsi la coscienza annientandolo non è certo passata di moda;
anzi, è d’inquietante attualità. L’inizio
vede Fantomas con la maschera di Lord Shelton; egli, insieme alla sua complice
(e presumibilmente amante) Lady Beltham, acquista con un assegno truccato
(l’inchiostro scompare dopo pochi secondi) gioielli per un valore di cinque
milioni di franchi. La sua fama s’accresce, tanto che dagli schermi televisivi
il commissario Juve lo ammonisce, dicendo che ha i giorni contati. Per il
giornalista Fandor, invece, Fantomas non esiste, è un’invenzione della
polizia e di Juve in particolare. Secondo Fandor, l’uomo dai mille volti è
stato creato da Juve per nascondere la sua inettitudine. Nell’articolo, arriva
addirittura a trattare Fantomas come un buffone. Infine, si mette in testa di
creare lui stesso Fantomas; si fa fotografare dalla fidanzata Helene e correda
le foto con un’intervista. Fantomas s’arrabbia e prima mette una bomba nella
sede del giornale, il point
du jour, poi rapisce Fandor e lo porta nel suo covo segreto. Impone
al giornalista di scrivere un nuovo articolo in cui gli renda giustizia,
altrimenti sarà peggio per lui. Quando Fandor si risveglia nel suo
appartamento, destato da Helene, crede d’aver sognato, ma la botta in testa e
la F che Fantomas gli ha impresso sul petto lo fanno ricredere. Juve lo arresta
e lo interroga, credendolo complice di Fantomas. Saputo dell’articolo che
Fandor dovrebbe scrivere, Juve ne fa pubblicare uno che ridicolizza ancora di più
Fantomas, quindi libera Fandor e lo tiene d’occhio, convinto così di poter
acciuffare il criminale. Ma Fantomas riesce a rapire una seconda volta il
giornalista sotto il naso di Juve. Ormai per Fandor non c’è più alcuna
possibilità di riabilitarsi agli occhi di Fantomas; egli vuole ucciderlo e
usare il suo cervello per un automa che sta creando. Ma prima getterà
discredito su Fandor, compiendo col suo volto crimini spettacolari. Ruba la
collezione dei gioielli di Parigi durante una grande sfilata, messa in piedi da
Juve come trappola per catturare Fantomas, e fa rapire Helene. Juve insegue il
criminale sui tetti e si rende conto che è proprio Fandor. Fantomas fugge a
bordo d’un elicottero. “Ti prenderò,
Fantomas, ti prenderò!” Fantomas vuole fare di Helene la sua amante, e a
tale scopo le somministra il siero della felicità, ma provoca così la gelosia
di Lady Beltham. Inoltre vuole screditare anche Juve, che lo infastidisce, e
compie dei crimini con il volto del commissario. Considerate le prove
schiaccianti, Juve viene arrestato dal suo assistente Bertrand. Intanto Lady
Beltham ha fatto fuggire Fandor ed Helene, sabotando però l’automobile. I due
si salvano miracolosamente, ma Fandor viene arrestato e imprigionato insieme a
Juve. Fantomas li fa fuggire travestendosi da secondino, poiché vuole ucciderli
ed utilizzare entrambi i cervelli, ma Fandor riesce a liberarsi. Comincia
l’inseguimento finale, con Fandor e Juve che tentano di tutto pur di
acciuffare Fantomas, dovendo infine arrendersi quando il criminale s’inabissa
a bordo di un sottomarino. “Fantomas
70”, essendo il primo della serie, ha la necessità di dare subito un ritratto
del malvagio protagonista. Egli è un criminale, uccide senza provare pietà, è
un ladro, un terrorista, vuole far saltare in aria il mondo, nutre un profondo
disprezzo per l’umanità; in un certo senso, è una versione demoniaca del
capitano Nemo di Verne. Ma è anche uno studioso, uno scienziato, probabilmente
un alchimista, insomma, un genio del male a tutto tondo. Non a caso ha inventato
un procedimento che gli permette di ricostruire la pelle umana, e di creare
delle maschere che riproducono alla perfezione i tratti somatici delle sue
vittime. Egli stesso indossa una maschera grigia, mefistofelica, e nessuno, mai,
vedrà il suo vero volto. Ha però anche un lato umano, e nutre un sentimento
profondo per Helene (lo confesserà apertamente in “Fantomas minaccia il
mondo”), tanto da aver creato un siero della felicità per far sì che la
bella fanciulla s’innamori di lui. “Dopo
i fiori del male, un fiore candido ha un certo fascino,” dice a un certo
punto Fantomas. L’alter-ego di Fantomas è il giornalista Fandor (non per
nulla interpretato, ambiguamente, dallo stesso attore). Costui è buono,
generoso, coraggioso, intraprendente e può contare sull’amore di Helene. È
un eroe, in un certo senso, anche se nemmeno lui riuscirà mai a catturare
Fantomas. Forse non ci riesce perché Fantomas rappresenta il suo lato oscuro,
il male che è insito in ognuno di noi. Terzo polo del film, ovviamente, il
commissario Juve. Nel primo film, pur dando vita a momenti comici irresistibili
(spesso in coppia con il suo vice Bertrand, l’ottimo Jacques Dynam), Louis De
Funes è un vero commissario, seppur fanfarone, nevrotico e inetto. Proprio
questa sua inettitudine lo rende ancor più desideroso di catturare Fantomas,
che rappresenterebbe il suo riscatto nei confronti di un mondo che non lo
riconosce. Già in “Fantomas 70”, e poi negli altri film, Juve viene preso
in giro per la sua incapacità, se non addirittura considerato un folle. Resta
comunque il fatto che la commistione di noir e comicità riesce benissimo al
regista Andre Hunebelle, e i momenti divertenti s’alternano al terrore, seppur
sfumato, di certe situazioni. La prima apparizione di Fantomas è oscura e
misteriosa, sottolineata dalla splendida colonna sonora di Marcel Magne. Molto
di questo terrore è volutamente ellittico, ma c’è, esiste: i terribili
esperimenti di Fantomas non hanno nulla da invidiare ai film dell’orrore, e il
rituale della maschera è un’immagine inquietante che s’imprime nella
memoria. Fantomas
minaccia il mondo (Fantômas
se déchaîne) Regia:
André Hunebelle; soggetto: dai romanzi di Pierre Souvestre e Marcel Allain;
sceneggiatura: Jean Halain e Pierre Foucaud (con l’approvazione di Marcel
Allain); dialoghi: Jean Halain; fotografia: Raymond Lemoigne; musiche: Marcel
Magne; scenografia: Max Dovy; montaggio: Jean Feyte; effetti speciali: Gil
Delamare, Gerald Cogan e Francois Sune; produzione Da.Ma. Film
(una coproduzione italo francese Factory Film- Roma- P.A.C.- S.N.E.G.
Parigi); origine: Francia; anno di produzione: 1965; durata: 94’ Interpreti:
Jean Marais (Fantomas/Fandor/Professor Lefevre), Louis De Funès (commissario
Juve), Mylène Demongeot (Helene), Jacques Dynam (Ispettore Bertrand), Olivier
De Funès (Michaux), Cristian Toma (Ispettore), Robert Dalban (direttore del point
du jour), Albert Dagnant (Professor Marchand), Olivier De Funès (Michou),
Dominique Zardi (uomo di Fantomas), Michel Dupreix, Pietro Tordi, Eric Vasberg,
Florence Blot, Mino Doro, Antoine Baud, André Cagnard, Arturo Dominici. Nel
1965, dopo il successo del primo film della serie, la medesima produzione e gli
stessi protagonisti tornano sul set per realizzare “Fantomas minaccia il
mondo”. Il regista Hunebelle non ripete però pedissequamente il copione di
“Fantomas 70”, pur mantenendone la struttura. Il film svolta decisamente nel
fantasy, con un occhio all’avventura stile James Bond. Il ritmo è se
possibile ancora più svelto, la fotografia più luminosa, il carattere ludico,
brioso, comico della narrazione prende decisamente il sopravvento
sull’atmosfera noir del prototipo. Tanto
è vero che la vicenda inizia questa volta con il commissario Juve protagonista.
Egli viene decorato dal sindaco per i suoi meriti eccezionali, per la lotta
senza quartiere contro Fantomas, e per averlo sconfitto. Ma la sua gloria ha
breve durata. Proprio durante la cerimonia Juve riceve un biglietto, ed è un
biglietto firmato Fantomas. “A bien tout,” v’è scritto. Infatti Fantomas entra in azione
rapendo il professor Marchand che, insieme al professor Lefevre, sta compiendo
un importante esperimento sulla mente umana. L’unico che crede al ritorno del
criminale è Fandor, che infatti lo scrive sul suo giornale, suscitando la
reazione di Juve. Il commissario, durante una trasmissione televisiva, sostiene
che Fantomas non c’entra nulla con il rapimento di Marchand, e che si tratta
soltanto di un’invenzione giornalistica. La trasmissione viene però
interrotta, e sullo schermo compare Fantomas. Egli spiega che utilizzando la
scoperta dei due scienziati, e realizzando un raggio capace di piegare la volontà
degli uomini, intende diventare il padrone del mondo. Juve subisce il rimprovero
del sindaco, che lo esorta ad agire per sconfiggere il nemico. Fandor, intanto,
sicuro che prima o poi Fantomas cercherà di rapire il professor Lefevre, si
sostituisce a lui. Helene mette al corrente l’ispettore Bertrand del piano di
Fandor, ma non avverte Juve, temendo che rovini tutto. L’azione si sposta
quindi sul treno Parigi-Roma, dove Lefevre/Fandor si reca per partecipare ad un
importante convegno. Sul treno c’è anche Juve che, travestito da controllore,
sorveglia Lefevre. Nel corso del viaggio prima scopre Helene e Lefevre/Fandor
che si baciano poi, quando Fandor si toglie il travestimento per andare a cena,
entra nella cabina del professore e, non trovandolo, crede che sia stato rapito
da Fantomas. Siccome sa che Fandor viaggia nella cabina accanto, si convince che
Fandor è in realtà Fantomas. Invano Bertrand cerca di spiegargli la verità.
Juve aggredisce Fandor tentando di smascherarlo, ma viene colpito con una
bottigliata da Helene. A
Roma, dopo essersi spiegati con la polizia locale, Fandor e Juve finalmente si
alleano e preparano una trappola per Fantomas, presentandosi al convegno nei
panni di Lefevre e del suo assistente. Fantomas, infatti, progetta di rapire il
professore e di prenderne il posto, di modo che nessuno si accorga della sua
scomparsa; si traveste perciò egli stesso. Giunto al convegno, cerca di mettere
in atto il suo piano, ma Fandor/Lefevre si ribella e lotta con gli sgherri di
Fantomas. Quando arriva Juve, però, il vero Fantomas riesce a fuggire facendo
credere che Fandor/Lefevre sia Fantomas. Intanto da Parigi è giunto il vero
professore, deciso a difendere la propria reputazione. Durante il parapiglia,
viene acciuffato dagli uomini di Fantomas, che rapisce anche Helene e il suo
fratellino Michaux. Juve invece viene arrestato per la seconda volta e portato
in una clinica psichiatrica, dove cerca di spiegare con lucidità ciò che è
accaduto. Ma viene ritenuto pazzo e rinchiuso. Soltanto l’intervento di
Bertrand permetterà che sia liberato. Fantomas
conduce Helene nella sua villa e le dice che dovrà fare ciò che le chiede lui,
se ci tiene alla vita di suo fratello. Soprattutto, non dovrà parlare con
nessuno del loro accordo. Tornata in albergo, trova un invito per un ballo in
maschera e le viene recapitato un vestito. Juve e Bertrand la spiano attraverso
un microfono installato nella camera, udendo perciò il litigio tra lei e Fandor.
Helene se ne va e Fandor, Juve e Bertrand trovano l’invito e capiscono che
c’è di mezzo Fantomas. Si recano perciò al ballo, ignari che si tratta di
una trappola, e vengono catturati e portati nel covo segreto di Fantomas, che si
trova nelle profondità di un vulcano. Il suo scopo è quello di attuare sui tre
uomini un terribile esperimento (separare la testa dal corpo), con il forzato
aiuto di Marchand e Lefevre. A Helene però svela che salverà loro la vita se
lei diventerà la sua compagna. “Dalla
scomparsa di Lady Beltham mi sento molto solo,” dice. I nostri eroi
riescono a liberarsi e inseguono Fantomas con l’arma creata da lui stesso, che
emana un raggio capace di assoggettare la mente umana. Prima in auto e poi con
un aeroplano. Juve però cade dall’aereo senza il paracadute e Fandor si getta
in suo aiuto. Appeso a Fandor, Juve urla a Fantomas, che vola via: “Ti
ritroverò, Fantomas.
Ti ritroverò, e la prossima volta non mi sfuggirai!”.
Come
dicevamo, le differenze rispetto a “Fantomas 70” sono parecchie. “Fantomas
minaccia il mondo” è quasi un film
di fantascienza, tutta la parte finale, ambientata nel covo segreto di Fantomas,
ha un look scenografico che ricorda la science-fiction di quegli anni e
ovviamente le vicende del capitano Nemo trasposte sullo schermo. L’esperimento
che vuole tentare il criminale, separare la testa dal corpo per registrarne le
sensazioni, è orrendamente fantasy e anticipa la svolta gotica del terzo film.
Per non parlare del raggio che soggioga le menti, e dei vari gadget da 007
sparsi per il film. L’automobile esplosiva iniziale, un gioiello di pura
visionarietà sixties, il braccio finto (ispirato, ovviamente, al dottor
Stranamore), il sigaro-pistola, l’arma che emana il raggio, la Citroen che
diventa un aeroplano. È d’altronde lo stesso Juve, illustrando le nuove armi
e sostenendo che la polizia francese deve aggiornare i propri metodi, a citare
Bond e a dire che non possono farsi fregare da uno 007 qualunque. Se l’ultima
parte è fantasy, la prima è un travestimento continuo, tanto che ad un certo
punto vi sono tre professor Lefevre, e persino Juve cambia spesso identità:
prima è un italiano stile mafia, poi un controllore,
il fattorino di un hotel e un sacerdote. Questa schizofrenia latente e
semantica (a cui la personalità nevrotica di un De Funes in forma smagliante
aderisce perfettamente), non a caso, lo condurrà dritto in una clinica
psichiatrica. E poi c’è il momento-clou del ballo in maschera, apoteosi
ovviamente del travestimento e della perdita di identità. Del film vanno però
sottolineate due differenze sostanziali con il primo. Musica e fotografia sono
diverse. La colonna sonora di Marce Magne ha più variazioni e un bellissimo
tema secondario, che oserei definire malinconico. Può sembrare assurdo parlare
di malinconia in un film comico d’avventura, eppure vi è in “Fantomas
minaccia il mondo” una sfumatura triste, che si intravede in certi passaggi:
nel dialogo tra Bertrand e Helene (lui vorrebbe dirle qualcosa, ma non trova il
coraggio, e poi è sposato), quando Fantomas confessa alla ragazza la propria
solitudine, in una frase di Helene: “Perché
tutto questo male?”. E nel memorabile finale, con Juve che quasi disperato
grida a Fantomas che lo ritroverà, e intanto cade verso la terra reggendosi a
Fandor, il tutto sottolineato dall’amalgama musicale di Magne. Poche colonne
sonore sono riuscite a esprimere la divertita, cupa solo a tratti, eterna lotta
tra il bene e il male, con il bene che esce sempre sconfitto, perché il male è
un osso duro. D’altra parte, come dice ad un certo punto Fantomas: “Cos’è il bene? E cos’è il male?” Va anche rilevato che
nella colonna sonora di “Fantomas minaccia il mondo” sono scomparse le
differenze musicali che accompagnavano la presenza comica di Louis de Funes, a
dimostrazione della compattezza di un film che, esempio più unico che raro, è
riuscito a creare un miracolo impasto di avventura, comicità, malvagità e
fantasy. Per quel che riguarda la fotografia, è cambiato il mago delle luci (Lemoigne
al posto di Grignon, che non a caso tornerà nel terzo episodio, più
tenebroso), e l’illuminazione, come detto, è chiara, solare, più
fantascientifica che noir. Splendida, ad esempio, la sequenza ambientata a Roma
in cui Juve e Bertrand sono travestiti da sacerdoti, persino abbagliante nella
simbiosi tra ambientazione e luce, ma anche il rapimento di Marchand e tutto
l’inseguimento finale sono luccicanti e memorabili. Mai caduta col paracadute
è apparsa più espressiva, mai un cielo è sembrato così luminoso. Mai un uomo
ha potuto volare incontro alla morte, urlando e tremando, pur sapendo che nel
cinema, come nei sogni, la morte non esiste, e nello stesso tempo guardare in
alto non verso il paradiso ma verso la pura, inafferrabile incarnazione del male
che ancora una volta gli sfugge.
Fantomas
contro Scotland Yard (Fantômas
contre Scotland Yard) Regia:
André Hunebelle; soggetto e sceneggiatura: Jean Halain (con l’approvazione di
Marcel Allain); adattamento: J. Halain e Pierre Foucaud; fotografia: Marcel
Grignon; musiche: Marcel Magne; scenografia: Max Dovy; montaggio: Pierre
Gillette; effetti speciali: Gerald Cogan; produzione Da.Ma. Film (una
coproduzione italo-francese Fair Film- Roma- P.A.C.-S.N.E.G. Parigi); origine:
Francia; anno di produzione: 1966; durata: 92’ Interpreti:
Jean Marais (Fantomas/Fandor), Louis De Funès (Commissario Juve), Mylène
Demongeot (Helene), Jacques Dynam (Bertrand), Jean-Roger Caussimon (Lord
McRashley), Francois Cristophe (Lady McRashley), Robert Dalban (Il direttore del
giornale), Andre Dumas (Tom Smith), Jean Ozene (Albert), Max Montavon (Alexandre),
Henry Attal (Godfrey), Henry Serre (Andre Bertier). Rita Renoir (la soubrette),
Antoine Baud (William), Guy Delorme (Il capo dei gangster), Dominique Zardi (il
pilota). Se
“Fantomas 70” è un film improntato al noir, e “Fantomas minaccia il
mondo” tende più alla fantascienza, il terzo e (purtroppo) ultimo film della
serie prende con decisione e un surplus d’ironia la strada del gotico e del
soprannaturale. La
vicenda ha inizio con l’arrivo dell’assicuratore Sir Walter Brown al
castello del suo vecchio amico Lord McRashley. Quest’ultimo intende stipulare
un’assicurazione sulla vita ma scopre che Brown è in realtà Fantomas. Il
criminale ha intenzione di mettere una tassa sulla vita umana. Lo slogan (“Troppo
abusato dai demagoghi”) è: far
pagare i ricchi. Lord McRashley dovrà sborsare entro un mese 5 milioni di
dollari. Se non lo farà, la tassa verrà maggiorata, e se non pagherà neppure
questa, riceverà un ultimo avviso prima dell’esecuzione. Inoltre, non dovrà
far parola con nessuno del ricatto, altrimenti l’esecuzione sarà immediata.
Lord McRashley non può far altro che accettare, e Fantomas lascia il castello a
bordo del suo elicottero, non prima però d’aver gettato di sotto il cadavere
del vero Sir Brown. Il mondo della finanza internazionale è in subbuglio, il
ricatto di Fantomas non può essere accettato. Così Lord McRashley ordisce un
piano. Invita al castello il commissario Juve e il suo assistente Bertrand;
insieme a loro Fandor e la fidanzata Helene. Senza dire loro nulla del ricatto
di Fantomas. In tal modo, Lord McRashley è sicuro di poter far uscire allo
scoperto il <mostro>, che vorrà vendicarsi dei suoi acerrimi nemici. I
quattro arrivano, e subiscono subito un attentato: un albero per poco non cade
sulla loro automobile. Fantomas è già in azione. Non contento, il criminale si
traveste da gangster e scopre il piano della malavita: ucciderlo e sostituirsi a
lui nel ricattare i ricchi. Fantomas si rivela e li minaccia: anche voi dovrete
pagare, o farete la stessa fine degli altri. Intanto,
al castello Juve e gli altri fanno la conoscenza di Lady McRashley, appassionata
di spiritismo e tarocchi. La sera stessa, durante un ricevimento, la signora
decide di fare una seduta spiritica e di evocare il fantasma del povero Walter
Brown. Juve dice di non credere ai fantasmi e si ritira in camera sua, dove
trova il cadavere di un impiccato. Su di esso un messaggio: ultimo avviso prima
dell’esecuzione, firmato Fantomas. Juve corre ad avvertire gli altri, ma
tornati in camera, l’impiccato non c’è più. Chiaro lo scopo di Fantomas:
da una parte mandare un ultimatum a McRashley, dall’altra far passare Juve per
un mentecatto. In un secondo momento, infatti, Fantomas assume l’identità del
Lord, e si fa trovare sul letto di Juve, morto. Quando il commissario chiama a
raccolta gli altri, il cadavere non c’è più. Con questo stratagemma,
Fantomas riesce ad uccidere McRashley e a prendere il suo posto senza che
nessuno se ne accorga. Quando Helene suggerisce al commissario di usare la sua
macchina fotografica per immortalare il cadavere, uno degli uomini di Fantomas
sostituisce la macchina fotografica. Juve si sveglia e vede McRashley impiccato.
Corre ad avvertire gli altri, ma il cadavere anche questa volta è sparito, e
sulla fotografia non c’è nulla. Tutti credono che Juve sia mezzo matto,
mentre lui comincia a credere ai fantasmi. Intanto i gangster propongono a
McRashley un’allenza per catturare Fantomas, senza sapere che McRashley è
Fantomas. Teatro della cattura dovrebbe essere la grande caccia alla volpe.
Durante il quale il segretario del Lord, Andre Bertier, anche lui ignaro della
vera identità del suo padrone e da tempo amante della moglie, vorrebbe uccidere
McRashley. La caccia ha inizio. Fantomas ne approfitta cercando di fiaccare la
resistenza delle sue vittime, e fa rapire uno dei ricattati, utilizzando come
esca un cane, Hartaban, camuffato da volpe. Il secondo rapimento non va però a
buon fine per l’intervento di Juve e Bertrand.
Fantomas, irritato per la piega presa dagli avvenimenti, sta per tornare
al castello ma viene aggredito dal segretario che, nel tentativo di ucciderlo,
lo smaschera. Fantomas non può far altro che ucciderlo, scagliandolo giù nel
burrone. Helene assiste alla scena e fugge a cavallo; il <mostro> ordina
ai suoi sgherri di prenderla e farla sparire. Alle grida di Helene, Fandor
accorre. Riesce a raggiungere l’aereo che sta portandola via e a mettere fuori
combattimento il pilota. Salvatisi e nascosti in una cascina, i due fanno
credere a Fantomas d’essere morti, così da poter agire indisturbati per
catturarlo. Juve e Bertrand vengono portati dal criminale nel suo covo segreto,
dove li informa che saranno loro a raccogliere la tassa sotto forma di gioielli.
Juve accetta, ma escogita un piano per catturarlo, che però rivela a McRashley/Fantomas.
Fandor e Helene, ignari, piombano su Fantomas per smascherarlo e costui chiama
Juve, che blocca Fandor credendolo Fantomas. Il vero criminale fugge dal
castello a bordo di un razzo, che viene abbattuto dalla flotta aerea inglese.
Giubilo di Juve e compagni. “Fantomas
s’è disintegrato. Non sentiremo mai più parlare di lui!” grida il
commissario. Invece non è così: Fantomas è riuscito a gettarsi dal razzo
prima dell’esplosione, e abbandona la campagna scozzese a bordo della sua
automobile. Purtroppo, però, non ci sarà un quarto episodio. “Fantomas
contro Scotland Yard” si differenzia dai film precedenti per un fatto evidente
(l’ambientazione scozzese) e per uno che salta meno agli occhi ma che è
altrettanto importante: l'elevato numero di omicidi perpetrati da Fantomas. La
vis comica dell’intera vicenda finisce per porli in secondo piano, e lo
spettatore forse non si rende ben conto del lato violento e macabro della
pellicola. Il primo omicidio è quello di Walter Brown. Non vediamo Fantomas
mentre lo commette, ma lo vediamo gettare il cadavere dall’elicottero, avvolto
in una coperta. Hunebelle usa una sorta di ralenti, una tecnica già usata nei
film precedenti, per riprendere il momento in cui Lord McRashley scopre il corpo
senza vita dell’amico. Poi Fantomas uccide il capo dei gangster, Giuseppe, e
anche in questo caso non assistiamo all’omicidio ma al ritrovamento del
cadavere, nascosto dietro una porta. Stavolta il regista usa il ralenti per
mostrare il cadavere che cade. Ha un coltello nella schiena. Il terzo ad essere
ucciso è uno dei finanzieri, il cui cadavere impiccato viene usato come avviso
per McRashley. Il quarto morto ammazzato è proprio Lord McRashley, e il suo
omicidio passa ancora più in sott’ordine per due motivi. Primo, perché
avviene all’interno della gag reiterata del ritrovamento da parte di Juve di
un cadavere nella propria camera. E poi perché McRashley viene subito
sostituito da Fantomas: lo spettatore, al contrario dei protagonisti, sa che
quello non è più lord McRashley, ma sta al gioco, e non sente più di tanto la
mancanza dell’originale; tuttavia è agghiacciante la malvagità con cui
Fantomas dice ai suoi uomini di gettare il cadavere nel Lochness. L’ultimo
delitto commesso da Fantomas è anche l’unico a cui assistiamo direttamente, e
attraverso gli occhi di Helene. Il segretario di McRashley viene gettato da
Fantomas giù dal burrone con un pugno. Ovviamente vediamo il corpo cadere nel
vuoto, non lo vediamo sfracellarsi, ma l’ellissi non dovrebbe far dimenticare
l’orrore della situazione, che invece viene subito archiviata dallo
spettatore, coinvolto dalla fuga di Helene e dall’eroismo di Fandor. Il
mistero e l’orrore sono presenti, seppur in maniera sfumata e farsesca, in
quasi tutto il film. Il viaggio in macchina verso il castello è scandito dalle
parole del segretario; egli dice a Juve e compagni che la strada che stanno
percorrendo viene evitata dagli abitanti del luogo, spaventati dalla leggenda
secondo cui anni addietro tre viandanti sarebbero stati trovati impiccati. Dopo
il crollo dell’albero, il gruppetto viene condotto al castello dal matto del
luogo, guardato con un certo sospetto da Juve, mentre la nebbia della brughiera
s’addensa intorno a loro. La scena crea un’atmosfera gotica e spassosa al
tempo stesso. La sera, durante il ricevimento, Lady Beltham comincia a parlare
di fantasmi, delle forze del bene e del male, dell’aldilà, di potenze
malefiche, suscitando non poche perplessità in Juve. La donna invita gli ospiti
a partecipare a una seduta spiritica attraverso la quale verrà evocato lo
spirito di Sir Brown, proprio la vittima di Fantomas. Durante la seduta, si ode
persino un cane ululare lontano, poi lo spirito di Walter comunica che nel
gruppo v’è un refrattario, il quale ovviamente è Juve. Il commissario,
confuso e irritato, si ritira in camera sua, e incontra il maggiordomo; in un
primo momento, ancora suggestionato dalla seduta spiritica, crede che sia Walter
Brown. Il maggiordomo è una figura divertente dal tipico aplomb britannico, che
racconta a Juve delle vicende terrificanti e misteriose accadute nel castello.
Salendo, i due vedono un fantasma; secondo il maggiordomo sarebbe quello di un
avo di Lord McRashley, morto tragicamente. In seguito, come dicevamo, v’è la
lunga gag dei cadaveri. Ovviamente non stiamo parlando di un horror, tuttavia vi
è un momento che non ha nulla da invidiare alla scena di un film dell’orrore,
e che deve avere addirittura ispirato (ne siamo sicuri) Dario Argento per il suo
“Profondo rosso”. Lady Beltham sta interpretando le carte e dice: “Mio
Dio, non capisco, il mio gioco s’è oscurato. Sento su di me una presenza
malefica.” Ricordate
l’inizio del capolavoro di Dario Argento, con la sensitiva interpretata da
Macha Meril che sente vicino a lei la presenza dell’assassino? Se
non sapessimo che stiamo assistendo a un film comico e d’avventura, potremmo
davvero spaventarci. Ma è un film comico, e le scene divertenti non mancano di
certo, grazie al genio di Louis de Funès e alla sua spalla, l’ottimo Jacques
Dynam. Tra esse, almeno una va citata per intero, ed è la gag del cavallo e del
merlo. Eccola: Juve
è caduto da cavallo, lui e Bertrand cercano di recuperare il cavallo che però
sembra deciso a non farsi prendere. Ad un certo punto, Bertrand richiama
l’attenzione di Juve, dicendogli: “Guardi,
il cavallo!” “Dove?” “La!” “Ma
è un merlo.” “Sotto
il merlo.” “Non
c’è niente sotto il merlo. Non c’è neanche il merlo.” “Lo
vede il cavallo?” “Sì.” “Sopra.” “Ah,
è vero. C’è un merlo.” Poi
possiamo ricordare la confusione mentale provocata nel già nevrotico Juve
dall’apparizione e sparizione dei cadaveri (“Il
fantasma che ho impiccato, cioè, l’impiccato che ho fant…”), o la
scena in
cui Bertrand perde la pistola nel letto di Juve o, ancora, l’incontro
reiterato tra Juve e il cameriere ottuso. Ma l’elenco sarebbe troppo lungo. V’è
anche un’altra scena, in “Fantomas contro S.Y.”, estremamente
significativa. Quella nella quale Fandor dice a Juve che l’unica spiegazione
è che stia sognando. “Ma se sto
sognando,” replica Juve, “Allora
voi non ci siete.” L’intera vicenda riletta come il sogno di Juve è
un’ipotesi intrigante, e avvalorerebbe la tesi secondo cui la serie di
Fantomas sarebbe un lungo incubo di Juve, che ha creato nella sua mente il
<mostro> per potersi prendere una rivincita, almeno in sogno, contro una
vita frustrante, da misero impiegato senza talento (come lo descrive il sindaco
all’inizio di “Fantomas minaccia il mondo”). Trattasi di ipotesi
interpretative, comunque, e nulla più. Lasciando
perdere le elucubrazioni, in sostanza, “Fantomas contro Scotland Yard” è,
come e forse più dei precedenti film della serie, una miracolosa, calibrata
commistione d’atmosfere gotiche e nebbiose alla Conan Doyle (una per tutte,
l’avventura di Sherlock Holmes nel “Mastino dei Baskerville”),
d’avventura brillante senza pause e di farsa d’alto livello. Hunebelle,
regista poco considerato e specialista di spy-story e film in costume, realizza
probabilmente il suo capolavoro, e di sicuro lega il suo nome a una delle serie
cinematografiche più coerenti e, al contempo, disarmoniche, complesse,
misurate, affascinanti di tutta la storia del cinema. a cura di Roberto Frini (copyright
2001)
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