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BELFAGOR - IL FANTASMA DEL LOUVRE Leggendo
le stroncature quasi unanimi dei critici, sorge il sospetto che certi giudizi
siano strategicamente manovrati da produttori potenti. Paranoia? Sarà, comunque
gettiamo il seme del sospetto: forse le Major hollywoodiane sono infastidite
perché qualcuno in Europa tenta di far loro concorrenza. Il feroce partito
degli anti-Besson sarebbe una prova a carico. Sia quel che sia, “Belfagor”
è di sicuro meno brutto di come l’hanno dipinto. È stato ovviamente tirato
in ballo il vecchio sceneggiato in bianco e nero (tra l’altro omaggiato in
maniera brillante dal regista) con i soliti, inutili paragoni. Perché è ovvio
che un film del Duemila potrà avere ben poco a che fare con un prodotto
televisivo degli anni 60. Eppure fa sorridere la contraddizione della critica,
che rimpiange il passato e non s’accorge (o finge di non accorgersi) del
tentativo genuino di recuperare certe ingenuità del cinema che fu. Lontano anni
luce dalla pomposa retorica e arroganza di certi kolossal a stelle e strisce,
“Belfagor” trasuda di quell’atmosfera particolare, di quella sottile magia
che soltanto i film sbagliati, ma vitali, possono conservare. Certo ha parecchi
difetti, una sceneggiatura scricchiolante, personaggi senza spessore (è davvero
un difetto?) e una sequenza nel Louvre nuovo di zecca, con il fantasma che
risorge e fa impazzire i circuiti elettrici, che affloscia subito la tensione.
Però vanta un pregio che colma ogni pecca: non è di sicuro un’operazione
studiata freddamente a tavolino (stile “Moulin rouge” o “Il pianeta delle
scimmie”, tanto per fare due esempi). Non è spocchioso né patinato, usa con
la parsimonia di un film povero gli effetti speciali, diverte anche senza
volerlo, mantiene un’aria da cinema europeo e, last but non least, fa
risplendere Parigi e il talento di Sophie Marceau, una delle poche attrici di
cui si può dire che è bella, brava e coraggiosa. E poi c’è Michel Serrault,
una garanzia anche e soprattutto quando dice: <… e questa volta lo
acchiapperò, Belfagor!>. Indimenticabile. (Al film era abbinato il corto “Kilokalorie”. Il regista è con ogni probabilità della factory dei Manetti Brothers, che infatti compaiono in un cameo. Pregevole lavoro, divertente e con una giovane protagonista che buca lo schermo. Peccato che la morale di fondo sembri un consiglio di Donna Moderna e lasci sul palato un retrogusto acido all’Almodovar) Giudizio:
sottovalutato
a cura di Roberto Frini
Re-interpretazione
del classico di A. Bernède e dello sceneggiato televisivo ad esso ispirato, il
film narra della ricomparsa di uno spettro nelle museo del Louvre. Durante la
notte l’antico spirito di un sacerdote egizio si aggira inquieto per le sale
deserte, seminando morte fra gli incauti guardiani che appaiono del tutto
impotenti di fronte all’apparizione. Fantasma o essere in carne ed ossa? Il
mistero verrà svelato nel finale. Giudizio critico: Non avendo avuto occasione di vedere lo sceneggiato televisivo anni ’60 di cui tanto si parla, non posso operare un confronto fra i due prodotti, e dovrò quindi giudicare il film esclusivamente sulla base della visione dello stesso. La pellicola si candida come uno dei più sgangherati, brutti e noiosi eventi di questa stagione: recitazione da principianti, sceneggiatura colabrodo, regia incerta sono fra i principali difetti di questo Belfagor. Sophie Marceau è chiaramente fuori parte e le sue già limitate capacità recitative vengono peggiorate da un ruolo privo di caratterizzazione o personalità mentre il resto del cast affronta la vicenda come se si trattasse di una commedia umoristica, con risultati sospesi fra i due generi, lungi dall’essere incisivi od efficaci. La regia e il montaggio non offrono un singolo brivido o un’inquadratura che rimanga impressa nella memoria, gli effetti speciali sono scarsi e ripetitivi fino alla nausea, musica e fotografia non si elevano sopra la media. In definitiva l’unico punto di forza di questo lungometraggio è rappresentato dalle scenografie, spesso suggestive, offerte dai saloni del Louvre, e dal costume del fantasma, ma si tratta di elementi comunque di contorno, insufficienti a salvare la vicenda dal disastro. Risparmiate il prezzo del biglietto per un futuro viaggio a Parigi con visita al museo, vi eviterete un’ora e mezza soporifera!
a
cura di Elvezio Sciallis
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C I N E M A |
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