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BLADE II Di fronte ai film dell'orrore, uno dei pochi generi ancora prolifici e riconoscibili della cinematografia, ci si trova sempre di fronte ad un dilemma. Cosa devo guardare? La sceneggiatura? La tecnica? Il rapporto innovazione/tradizione nei confronti del genere? In quest'ultimo caso Blade II č un film piuttosto interessante, ma non lontano da altri scenari che lo hanno preceduto: il vampirismo come elemento settario, il riferimento alla mutazione genetica, il tutto mescolato in un classico plot basato sul complotto. Un film fatto per vendere, con molte scene d'azione, alcune battute "grossolanamente" pilotate, alcuni personaggi riconoscibili ed affascinanti: un film per ragazzi insomma. E dire che gli elementi di fascino non mancano: un eccezionale apparato iconografico, l'affascinante perversitą del chiaroscuro, le luci fioche. Il tutto colato in una struttura senza capo ne coda che stenta a decollare con 10 minuti iniziali di puro action movie hongkonghiano. Quando la trama inizia a macinare emozioni, queste non sembrano all'altezza della situazione, i personaggi sono solo abbozzati e "il branco" č troppo numeroso per potersi concentrare sulla singolaritą di ciascuno. Manco a farlo apposta ci si mette anche la regia di Del Toro a complicare le cose con un vorticosa serie di inquadrature sprecate, incapace di focalizzare la propria attenzione su alcuni elementi ma saltellando nervosamente da uno sguardo ad un pugno, da un gnigno ad una spada: se narrare č la capacitą di sintetizzare Blade II č solo vorticosa giustapposizione. Blade II č dunque l'ultimo esempio di manicheismo filmico. O si vede o si racconta, si deve prendere posizione. Del Toro si schiera dalla parte dei "grafittari": studiati decor, luci che trascolorano, effetti geniali, come in un fumetto. Ma per farne cosa? Per mostrarli, come ad una fiera. Il cinema sta qui, certo, ma soprattutto altrove.
a cura di Marcello Meinero copyright by Marcello Meinero
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