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SCHEDA TECNICA

 

Titolo:

L'esperimento del dottor K

(The Flay)
 

Regia:

Kurt Neumann

 

Soggetto e sceneggiatura:

George Langelaan

James Clavell

 

Fotografia:

Karl Struss

 

Montaggio:

Merrill G. White

 

Architetto scenografo:

Theobold Holsopple
Lyle R. Wheeler

 

Arredatore:

Eli Benneche
Walter M. Scott

 

Costumi:

Adele Balkan

 

Trucco:

Ben Nye
Helen Turpin

 

Sonoro:

Eugene Grossman
Harry M. Leonard

  

Effetti speciali:

L.B. Abbott
James B. Gordon

 

Produzione:

Kurt Neumann

 

Personaggi e interpreti:

David Hedison (Andre Delambre)
Patricia Owens (Helene Delambre)
Vincent Price (François Delambre) 
Herbert Marshall (Charas) 
Kathleen Freeman (Emma) 
Betty Lou Gerson (Nurse Andersone) 
Charles Herbert (Philippe Delambre)

 

Origine:

Usa-1958

 

Durata:

1h e 30' - b/n

 

Voto:

10

 


L'ESPERIMENTO DEL DOTTOR K


Uno scienziato, Andre Delambre, crea un apparecchio che permette di disintegrare i corpi e reintegrarli a distanza. Dopo vari tentativi, alcuni coronati dal successo altri meno, e dopo essersi convinto della positività del suo esperimento, lo scienziato prova l’apparecchio su se stesso. Una mosca entra però nella cabina proprio un istante prima che l’esperimento abbia inizio. Gli atomi dei due corpi si fondono, cosicché dalla seconda cabina escono due creature mostruose: lo scienziato con la testa e una zampa della mosca, l’insetto con un braccio e la testa umana. Coperto da un cappuccio, l’uomo rivela alla moglie Helene ciò che è successo, pregandola di trovare la mosca. Rifacendo l’esperimento, lo scienziato spera di poter assumere nuovamente le sembianze umane. Ma la mosca sfugge ai tentativi di cattura, e Andre chiede alla moglie di ucciderlo. Per cancellare ogni prova, si fa schiacciare sotto una pressa. Ovviamente l’ispettore di polizia Charas, che conduce le indagini, non crede al racconto della donna, e fa spiccare contro di lei un mandato d’arresto. Helene viene condannata a morte. La salverà il cognato Francois, che ne è innamorato, ritrovando la mosca con la testa umana. “L’esperimento del dottor K” è considerato uno dei capolavori della science-fiction cinematografica. Eppure possiamo a tutti gli effetti ritenerlo un precursore del sottogenere fantahorror che esploderà sul finire degli anni 70, con film come “Alien” o “Saturn 3”. Film dove l’elemento scientifico o fantastico si fonde con l’orrore delle situazioni. E non v’è dubbio che alcuni momenti di “L’esperimento del dottor K” siano realmente terrorizzanti (quantomeno se proviamo a metterci nei panni di uno spettatore dell’epoca): lo schiacciamento dello scienziato sotto la pressa, il ritrovamento del corpo da parte del guardiano, la visione della mosca con la testa umana e la vocina che chiede aiuto, il lamentoso miagolio del gatto disintegrato. L’insieme è di sicuro inquietante e, d’altra parte, non avrebbe potuto ispirare Cronenberg (che realizzò il remake nel 1987, ma limitandosi ad estremizzare ciò che Neumann aveva preferito suggerire) se non fosse stato un film che propone tematiche forti. In una scena del film si toccano addirittura i vertici del dialogo filosofico. <Più cose scopro più mi sento una nullità> dice Andre. I limiti della ricerca scientifica raggiungono l’apice dell’orrore espressivo, grazie ad una splendida fotografia dai toni fiammeggianti, ad una regia mai così ispirata (il tedesco Kurt Neumann ha diretto varie avventure di Tarzan, con risultati appena discreti) e ad un gruppo di interpreti d’incredibile aderenza, come se ne trovano solo nei b-movie. Su tutti Patricia Owen, attrice dalla carriera breve e non eccelsa (meglio così: ve le immaginate, che ne so, Bette Davis o Marilyn Monroe al suo posto?), che riesce a esprimere il disgusto, la paura e la pietà come poche. La scena in cui Helene schiaccia il marito sotto la pressa è indimenticabile. Costretta com’è, la poveretta, a sistemare il braccio del già cadavere Andre per maciullarlo meglio e far scomparire ogni traccia dell’esperimento. In fondo agli occhi della donna brilla, seppur per un solo attimo, una luce crudele che la rende più cattiva di tante finte bad-girls attuali. Metafora degli orrori del matrimonio e delle fantasie omicide femminili, in un certo senso messa in scena d’un delitto perfetto come nel bellissimo racconto di Asimov “Necrologio” (non è forse il marito un poco tiranneggiante nei confronti della bella e giovane moglie?), “The fly” è uno dei tanti gioielli fantasy della cinematografia americana che, a quell’epoca, ne sfornava tre al giorno; del resto Spielberg e soci erano di là da venire e i produttori non dovevano ancora spendere budget miliardari per accontentare registi megalomani e soddisfare un pubblico privo d’immaginazione. Perché si sa, troppi soldi atrofizzano la materia grigia e riducono il cinema a pochi film costosissimi. La differenza salta agli occhi soprattutto nei dialoghi: vogliamo mettere la bellezza di certe frasi sentite ne “L’esperimento del dottor K” con le stronzate a ripetizione che pronunciano i protagonisti (tanto per fare un esempio) di “L’uomo senza ombra”? Ogni paragone è inutile.

 

a cura di Roberto Frini

copyright by Roberto Frini

 

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