VISIONA...

home  cinema  narrativa  musica  arte  misteri  articoli  interviste  link  archivioghost  news  forum  album  produzioni  info

VISIONA...

VISIONA...

VISIONA...

 

SCHEDA TECNICA

 

Titolo:

Fog

(The Fog)
 

Regia:

John Carpenter

 

Soggetto e sceneggiatura:

John Carpenter

Debra Hill

 

Fotografia:

Dean Cundey

 

Montaggio:

Charles Bornstein

Tommy Lee Wallace

 

Scenografia:

Tommy Lee Wallace

 

Costumi:

Stephen Loomis

Bill Whittens

 

Musica:

John Carpenter

 

Trucco:

Rob Bottin

Tina Cassady

Steve Johnson (IV)

Dante Palmiere

Edward Ternes

Erica Ulland

 

Effetti speciali:

Richard Albain

 

Effetti speciali fotografici:

James F. Liles

 

Sonoro:

Craig Felburg

Ron Horwitz

Frank Serafine

William L. Stevenson

Elliot Tyson

 

Direttore di produzione:

Don Behrns

 

Produzione:

Debra Hill

 

Personaggi e interpreti:

Adrienne Barbeau (Stevie)
Jamie Lee Curtis (Elizabeth) 
Janet Leigh (Kathy Williams) 
John Houseman (Mr. Machen) 
Tom Atkins (Nick Castle) 
James Canning (Dick Baxter) 
Charles (Dan O'Bannon)

Nancy Kyes (Sandy Fadel)

Ty Mitchell (Andy Wayne) 
Hal Holbrook (Padre Malone) 
John F. Goff (Al Williams) 
George (Tommy Wallace) 

 

Origine:

Usa-1980

 

Durata:

1h e 27' - colore

 

Casa di distribuzione:

Avco Embassy Pictures

(Domovideo)

  

Voto:

10

 


FOG


"Dietro la nebbia, la paura". Questa la frase di lancio di un piccolo film dell’orrore, diretto da un John Carpenter che non era ancora considerato un maestro del genere, nonostante avesse già diretto un capolavoro (“Distretto 13”), due ottimi film (“Dark star” e “Halloween”) e un pregevole thriller per la televisione (“Pericolo in agguato”). 1980. Altri tempi. Trionfavano gli slasher movie, l’iperrealismo situazionista di Tobe Hooper e Wes Craven, l’horror organico di Cronenberg, gli incontri ravvicinati. Carpenter volle staccarsi dallo stile dell’epoca e da Michael Myers, che rischiava d’ingabbiarlo, recuperando la paura vera, le atmosfere anni 50 e le storie di fantasmi (ma anche l’assassino protagonista de “La notte delle streghe” era un fantasma, o quasi). In un’intervista a l’écran fantastique del 1981, Fulci dirà: <Ci servirebbe  (in Italia) una produzione di 30 film fantastici all’anno per vedere apparire un giovane genio come John Carpenter.> In effetti Fulci fu sicuramente influenzato da “Fog”, dalle splendide riprese della cittadina silente, dal sovrannaturale, dal misticismo, quando poi girò l’ultra-gore e terrificante “Paura nella città dei morti viventi”. <Tenete d’occhio il mare stanotte,> dice l’intrattenitrice radiofonica Adrienne Barbeau, che trasmette da un faro. In effetti al seguito di squali, piovre e affini, dall’oceano giungono stavolta gli spiriti vendicatori di una colonia di lebbrosi, sterminati a causa di un prezioso carico d’oro e che dopo cent’anni tornano e, muovendosi in un’avvolgente coltre di nebbia, uccidono a colpi d’uncino gli abitanti di Antonio Bay. A parte la bellezza e l’intelligenza della storia, degna di una novella classica (e infatti la vicenda è raccontata da un vecchio marinaio a un gruppo di ragazzini, in riva al mare), del film colpì soprattutto lo stile di Carpenter, le sue inquadrature così speciali, così splendidamente panoramiche, capaci di fissare la suspense come pochi altri, di rendere espressivi i silenzi e i rumori e i paesaggi, tanto da far sentire davvero la presenza della nebbia come una minaccia incombente. Nel cinema niente nasce per caso, tutto deriva da tutto. Carpenter amava i western e Howard Hawks e ha diretto dei bellissimi film dell’orrore, continuando fino ad oggi (tra alti e bassi, per la verità, passando attraverso King, le leggende cinesi, gli incontri con extraterrestri, l’uomo invisibile, la follia, il sottovalutato remake di un classico della science-fiction, un sequel fiacco e persino i vampiri in salsa noir e tarantiniana) con ammirevole e anacronistica coerenza. Perché il cinema, dagli esordi di Carpenter, è mutato in maniera esponenziale e il mondo pure. Il tema centrale dei suoi film (l’uomo dinanzi al Male) è e sarà sempre d’attualità, ma certe rudezze sin troppo manichee rischiano di far apparire i nuovi film dei video-game stilisticamente splendidi (“Fantasmi da Marte”) ma, nella sostanza, innocui. Vanificando tutto ciò che di buono Carpenter ha fatto negli anni 70 e 80, a cominciare proprio da “Fog”. Ma sono i registi come lui a non saper più provocare nello spettatore il brivido sottile del terrore sovrannaturale, oppure noi spettatori, avendo visto ormai tutto (ed essendo, dunque, precocemente invecchiati), siamo diventati impermeabili a certe sensazioni? Segue dibattito.

Giudizio: maestoso

 

a cura di Roberto Frini

 

C

I

N

E

M

A

home  cinema  narrativa  musica  arte  misteri  articoli  interviste  link  archivioghost  news  forum  album  produzioni  info