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FROM HELL Whitechapel, nella Londra del 1888, non è certo quartiere dove stare allegri. Mary Kelly e un gruppo di sue amiche, tutte prostitute, conducono una vita ai limiti della miseria più nera. Gang di malviventi che pretendono somme
impossibili per lasciarle tranquille, alcool scadente, malattie e fame dettano il ritmo delle loro notti, avvicinandole sempre più al baratro della morte. Quando una di loro viene rapita misteriosamente e le restanti cominciano a morire per mano dell’efferato Jack lo Squartatore, Mary Kelly si decide a chiedere l’aiuto di un ispettore di polizia dai metodi inusuali, assuefatto all’oppio e al laudano,
dipendente da sogni allucinati per svolgere le sue mansioni. L’indagine rivelerà un intrigo impenetrabile, un groviglio composto da membri della famiglia reale, massoneria e strani rituali. Riuscirà Mary a salvarsi dalla spietata caccia che il misterioso maniaco sembra attuare nei suoi confronti? Cercare di comprimere in due ore di pellicola le implicazioni e le atmosfere suggerite da Alan Moore nel suo fumetto sarebbe impresa ardua se non impossibile per qualsiasi regista. I fratelli Hughes non fanno eccezione,
girando un mediocre lungometraggio sospeso fra la commedia in costume e il thriller alla Se7en. Tutte le sfumature contenute nel testo di partenza, in particolar modo quelle inerenti i rituali magici e le relazioni con certo esoterismo, vengono eliminate fornendo allo spettatore un plot lineare, nel quale la caccia al misterioso Jack lo Squartatore si alterna a spaccati di vita quotidiana nella Londra di fine
ottocento, inserendo perfino l’obbligatoria (secondo i canoni hollywoodiani) storia d’amore fra i due protagonisti. Dove Moore osava l’inimmaginabile (Jack, durante i suoi crimini, ha vere e proprie esperienze di trip mentale con visioni di telefonini cellulari e uffici con computer) sceneggiatori e registi si rifugiano nel déjà vu, insistendo su scenografia, assenza d’illuminazione e colore per dipingere
una Londra malata e moribonda. Questo lato, inizialmente punto di pregio del film, diventa alla lunga noioso e di maniera. I momenti di maggiore violenza e le aggressioni di Jack sono resi con un montaggio sincopato di buona efficacia, ma anche in questo caso sono inevitabili i rimandi a precedenti pellicole (in certe scene i deliri/omicidi dell’assassino ricordano molto da vicino le sequenze che ritraevano il
killer in Summer of Sam di Spike Lee…). Una parola riguardo la recitazione: non si riesce a comprendere perché molti professionisti, se messi nei panni di personaggi storici, sentano l’obbligo di appesantire ed alterare i normali gesti e la consueta recitazione, risultando artefatti. Persino un protagonista strabiliante
come Johnny Deep (si pensi a Paura e delirio a Las Vegas…) non sembra particolarmente a suo agio, mentre dobbiamo spendere le consuete lodi per Katrin Cartlidge, qui nel ruolo di una prostituta del gruppo di Mary Kelly, un’attrice poco sfruttata dal cinema odierno, che ci ha abituato a prove sempre convincenti. In definitiva ci troviamo di fronte ad un’opera di buon intrattenimento e poco più, un prodotto che predilige la cornice e la confezione rispetto ai contenuti, estremamente abile nel rappresentare la superficie degli avvenimenti ma incapace di indagare sulla sostanza e motivazioni
degli stessi. Alle persone realmente interessate a sperimentare uno straordinario viaggio nell’allucinazione di quei tremendi giorni non rimane altro da fare che recuperare i quattro volumi a fumetti, opera di Alan Moore ed Eddie Campbell, recentemente usciti in Italia per conto della Magic Press in prestigiose edizioni cartonate, reperibili nelle migliori fumetterie. Curiosità, errori e citazioni: Una nomination al Golden Satellite Awards per i costumi. Breve apparizione di John Merrick, L’Uomo Elefante, qui ospite
durante una raccolta di fondi nei salotti della borghesia benestante. Ottima ricerca del dettaglio, in particolar modo per certi oggetti d’uso quotidiano quali bottiglie, bicchieri ecc. ecc. a cura di Elvezio Sciallis copyright by Elvezio Sciallis
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