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VISIONA...

SCHEDA TECNICA

 

Titolo:

The Gift
 

Regia:

Sam Raimi

 

Soggettp e sceneggiatura:

Billy Bob Thornton

Tom Epperson

 

Fotografia:

Jamie Anderson

 

Montaggio:

Bob Murawski

Arthur Coburn

 

Scenografia:

Neil Spisak

 

Effetti speciali:

Illusion Arts Inc.

 

Musica:

Chris Young

 

Costumi:

Julie Weiss

 

Produzione:

James Jacks

Tom Rosenberg

Gary Lucchesi

 

Personaggi e interpreti:

Cate Blanchett (Annie Wilson)

Giovanni Ribisi (Buddy Cole)

Keanu Reeves (Donnie)

Greg Kinnear (Wayne Collins)

Hilary Swank (Valerie)

 

Origine:

Usa-2000

 

Durata:

1h e 52' - colore

 

Casa di distribuzione:

Medusa

 

Voto:

8

 

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THE GIFT


Nelle aree lacustri e paludose intorno a Savannah una giovane vedova, Annie, cerca di allevare tre figli fra mille difficoltà economiche e di altra natura (il più grande dei tre non ha ancora superato il trauma della morte del padre),  riuscendo a sbarcare il lunario con la lettura delle carte. Dotata del dono della preveggenza, la donna viene additata come strega e minacciata dal violento marito di una delle sue clienti, tale Donnie Barksdale. Quando la fidanzata del preside di una scuola locale scomparirà e Annie aiuterà la polizia a ritrovarne il corpo in uno stagno nella proprietà di Donnie gli eventi si complicheranno. Annie dovrà affrontare il crescente odio della comunità e i suoi personali dubbi sulla reale colpevolezza di Donnie…

  

Giudizio critico: Il dono della preveggenza ed in generale i poteri ESP sono sempre stati, nella storia del cinema, più una maledizione che un reale potere positivo ed anche questo caso non fa eccezione. Sam Raimi abbandona i toni sarcastici a lui cari (che avevano sempre fortemente caratterizzato i suoi film, anche i più splatter) per scendere nel profondo Sud degli states, a Savannah, già teatro di un precedente mistero in Il giardino del bene e del male ad opera di Clint Eastwood. Ci troviamo quindi di fronte al tanto decantato nuovo gotico o gotico del sud, un genere che il regista miscela saggiamente con gli elementi del giallo classico (il whodunit) e del film processuale, con le varie parti tenute saldamente insieme da un ottimo cast e dalla felice mano sia in sede di sceneggiatura (del fedele Thornton, membro aggiunto della famiglia Coel-Raimi) che nelle scelte di regia. Raimi rimane letteralmente affascinato dalle qualità peculiari del paesaggio circostante e non perde occasione per avvolgerci nel verde e nel blu di quelle terre acquitrinose, oppure per farci passare all’ombra di giganteschi alberi grondanti liane lanuginose, fino a scendere nel particolare delle diverse specie di piante e fiori tipici del luogo. Abbandonati certi “eccessi” delle opere precedenti, che in questo caso avrebbero rovinato il tono sommesso della narrazione, il regista somministra con parsimonia gli elementi soprannaturali, accrescendo così sia la sospensione dell’incredulità necessaria per storie di questo tipo, sia l’impatto delle scene più orrorifiche (si pensi ad esempio al violinista pazzo in mezzo alla palude, o alle visioni della protagonista). Il risultato finale, mi si scusi il paragone azzardato, può ricordare una via di mezzo fra Echi Mortali e Il buio oltre alla siepe. Cate Blanchett offre una prova strepitosa nel dipingere il ritratto di una donna così occupata ad avere premonizioni dei problemi degli altri dal non voler prendersi carico dei propri, e tutti gli altri attori regalano al pubblico caratterizzazioni di livello molto elevato, sebbene alcune figure risultino stereotipate. Keanu Reeves, pur non raggiungendo i fasti “ascetici” di The Matrix, si cala con vigore in un personaggio a prima vista fuori dalle sue capacità mentre l’unica a sfigurare  è purtroppo Hilary Swank, forse per un suo momento di stanchezza o per il ruolo inadatto. La fotografia si complementa armoniosamente con il paesaggio creando piacevoli giochi e rimandi sui colori blu e verde,  mentre gli effetti speciali, contenutissimi, destano genuino stupore/orrore. In sostanza una fortunata prova per Raimi che dimostra come non ci sia reale bisogno, per un regista horror, di evadere dai confini del genere per sfornare un ottimo film tout court. Si spera che questa lezione venga recepita da tutti quei maestri del terrore che, una volta raggiunta un po’ di fama, cercano di liberarsi dalle pastoie soprannaturali per fondersi nell’anonimità del sistema hollywoodiano (ogni frecciata ai tentativi falliti in questo senso da Wes Craven è puramente casuale…).

  

Curiosità, errori e citazioni: 5 nomination al Saturn Award.

 

a cura di Elvezio Sciallis

 

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