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THE HOLE Quattro studenti ricchi ed annoiati di un collegio inglese, per evitare una gita si nascondono in un rifugio atomico in disuso. I tre giorni previsti all’interno del bunker si prolungheranno spiacevolmente quando i ragazzi non troveranno più la chiave che apre il pesante portello. Fame, sete, stress psicologico e conflitti fra i quattro raggiungeranno presto il punto di non ritorno. Solo una ragazza riuscirà infine a sopravvivere e ad avvertire le autorità, accusando un quinto studente. Cominceremo quindi a dubitare delle varie versioni raccontate alla polizia, e non potremo più fidarci di nessuno...
Giudizio critico: Film che inizia come un videoclip MTV-style ma recupera ben presto terreno nei confronti dello spettatore, esponendo un ritratto assai corrosivo e cinico degli
attuali teen ager americani. Dominati dall’apparenza e dal consumo sfrenato, carini, benvestiti e simpatici, se costretti in una situazione di forte stress sono pronti a divorarsi l’un l’altro. E’ questa un’opera che più di molte altre cerca di combattere lo strapotere dilagante dei vari cloni di Scream, con ancora più
coraggio se si pensa che accetta lo scontro proprio sul campo preferito da Craven, Williamson e nefandi imitatori, ovverosia quello di un microverso chiuso, ove in piccolo si replicano i comportamenti spietati dell’intera società adulta occidentale. Si tratta in sostanza di un’amara lezione sul concetto stesso di desiderio e possesso e su ciò che siamo disposti a fare e sacrificare per soddisfare questo
bisogno, con conseguenze spesso devastanti. Ottimo cast di attori giovani, cosa assai inusitata per un campus movie, buona la sceneggiatura condotta sul filo di continui flashback da molteplici punti di vista, mentre lo stile di regia, pur non risultando originalissimo si adatta assai bene al ritmo della narrazione. Thora Birch si distingue fra il resto del cast e, visto il livello attuale delle attrici sue coetanee, non dovrebbe faticare a scavarsi una nicchia di successo nel panorama hollywoodiano. Altro elemento che distingue la pellicola dal resto del parco di slasher movie per ragazzini è una voluta inversione psicologica nei caratteri dei protagonisti, con i due ragazzi prigionieri del buco che assumono a tutti gli effetti comportamenti solitamente riservati alla bionda-bellona-stupidona di turno. Inevitabili i paragoni con The Blair Witch Project, sia per certe soluzioni tecniche (fotografia, tipo di riprese, momenti di scarsa illuminazione o buio totale...) che per l’interesse verso le interrelazioni possibili in un ristretto numero di persone poste in condizioni limite. Occorre infine sottolineare che la sceneggiatura presenta gravi lacune logiche, alcune tremende ed irrimediabili, che, pur non guastando l’andamento della storia, ci lasciano con l’amaro in bocca. Inevitabile quindi pensare che i meriti vadano più allo scrittore del romanzo originale che allo sceneggiatore. Curiosità, errori e citazioni: Girato in tre diverse scuole inglesi: Beneden Girl School, Downside School e Reading Blue Coat School. Da manuale la scena iniziale, con quella che
forse è la telefonata più allucinante della storia del cinema.
a cura di Elvezio Sciallis |
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