|
|
|
home cinema narrativa musica arte misteri articoli interviste link archivioghost news forum album produzioni info |
|
|
L'INVASIONE DEGLI ULTRACORPI Forse
il più bel film fantastico della storia del cinema, tratto da un romanzo di
Jack Finney (“The body snatchers”). Niente a che vedere con la fantascienza,
anche se c’è un medico di mezzo. Niente astronavi, viaggi nello spazio,
mostri verdognoli, ricerche diaboliche, scienziati pazzi. La trama è presto
detta: il dottor Miles torna a Santa Mira, cittadina della costa californiana, e
scopre che c’è qualcosa di strano. Un bambino sostiene che sua madre non è
sua madre, una donna che suo zio non è più
suo zio. Miles crede si tratti di una forma nervosa, sostenuto nella sua teoria
da un amico psichiatra, secondo cui i casi sarebbero numerosi. Nel frattempo
Miles ritrova Becky, la ragazza con cui era fidanzato ai tempi dell’università
e alla quale aveva anche chiesto di sposarlo. Ora sono entrambi divorziati, ed
essendo ancora innamorati uno dell’altra, riallacciano il rapporto. Ben presto
scopriranno che a Santa Mira è cominciata un’invasione aliena. Baccelli
ricreano alla perfezione le sembianze di ogni abitante, riproducendolo e
assorbendone la mente mentre dorme. Prima che Miles e Becky possano avvertire le
autorità, si ritrovano braccati da quelli che, fino al giorno prima, erano i
loro migliori amici. Catturati, stanno per fare la stessa fine. Se si
addormenteranno, diventeranno degli esseri totalmente privi d’umanità e di
sentimenti. Riescono a fuggire ma la sensibilità di Becky li tradisce. Vengono
inseguiti dall’intera popolazione di Santa Mira e mentre Miles scopre un
deposito di baccelli destinati a invadere l’America, Becky s’addormenta.
L’ultimo bacio fa capire a Miles che la donna che ama non è più umana.
Scappa, mentre Becky grida agli altri di prenderlo. Miles raggiunge una strada
di grande traffico, viene investito e condotto in un ospedale. Qua racconta
l’allucinante vicenda di cui è stato testimone, cercando di convincere i suoi
soccorritori che gli Stati Uniti e l’intero mondo verranno invasi. È preso
per pazzo, finché arrivano due lettighieri con un ferito. Un incidente, dicono.
Il camion su cui viaggiava caricava delle strane cose. Sembravano dei baccelli.
<Da dove veniva il camion?> chiede un medico. Da Santa Mira. Su
“L’invasione degli ultracorpi” è stato scritto di tutto, interpretato in
ogni maniera possibile, analizzato, psicanalizzato, politicizzato. Esistono
anche i detrattori. John Carpenter, non
uno qualunque, a proposito di un possibile paragone tra il film di Siegel e il
suo “La cosa” disse: <È un po’ azzardato (…) In Don Siegel gli
invasori sono talmente umanizzati da non essere possibile un distinguo, sono
delle imitazioni perfette. Questo dà al film un tono più freddo: non si
comprende quello che succede, tutti si comportano in maniera abituale: dov’è
il problema?> A parte che in quanto a freddezza (e non è una battuta), pochi
film possono reggere il confronto con “La cosa”, il bello del film di Don
Siegel sta proprio in quel <dov’è il problema?>. Gli ultracorpi sono in tutto e per
tutto simili a noi, ma non provano amore né dolore né pietà. Sono il futuro
dell’umanità, forse sono già arrivati e non ce ne siamo accorti. Non fanno
paura, anzi esercitano un fascino sottile. Non a caso si diventa come loro
attraverso il sonno, senza sentire dolore. Che sia la morte? Capostipite dei
film-paranoia, “L’invasione degli ultracorpi” è anche (soprattutto) una
storia d’amore di struggente e malinconica bellezza, che non può chiudersi
con un lieto fine; è una metafora della paura di dover diventare come gli
altri, della paura del futuro e di una società che annichilisce l’individuo e
rende tutti uguali. Tema molto attuale, d’altra parte. E l’amore non vince
su tutto: il primo piano di Becky (la splendida Dana Wynter) che guarda verso di
noi con una luce diversa negli occhi, con uno sguardo improvvisamente divenuto
freddo, è una inquadratura da vedere e rivedere. L’uomo che, spaurito, si
trova dinanzi ai mostruosi mutamenti della società, ancora più mostruosi perché
impercettibili, cerca di lottare e finisce sconfitto e reietto: probabilmente è
questo il vero, seducente terrore. “L’invasione degli ultracorpi”, in
effetti, avrebbe dovuto concludersi con il dottor Miles creduto pazzo ma la
produzione volle un finale meno pessimista.
Anche così è un capolavoro, girato magistralmente, con un bianco e nero
da favola, ambientazione e attori perfetti. Centinaia di registi ne sono rimasti
influenzati, due (Kaufman e Ferrara) lo hanno rifatto con discreti risultati,
altri lo hanno parodiato (Steno con il suo “Totò nella Luna”). Chiudiamo
con le parole che Miles dice a Becky per invitarla a cena: <È estate e c’è la luna piena e conosco un posto dove
cresce il pino selvatico>. Servono commenti? Giudizio: immenso.
a cura di Roberto Frini
|
C I N E M A |
|
home cinema narrativa musica arte misteri articoli interviste link archivioghost news forum album produzioni info |