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SCHEDA TECNICA

 

Titolo:

L'invasione degli ultracorpi

(Invasion of the Body

Snatchers)
 

Regia:

Don Siegel

 

Soggetto:

Tratto dal romanzo di

Jack Finney

 

Sceneggiatura:

Daniel Mainwaring

 

Direttore della fotografia:

Ellsworth Fredericks

 

Montaggio:

Robert S. Eisen

 

Scenografie:

Ted Haworth

 

Musica:

Carmen Dragon

 

Trucco:

Emile LaVigne

Mary Westmoreland 

 

Effetti speciali:

Milt Rice

 

Sonoro:

Ralph Butler
Del Harris
Jerry Irvin

 

Aiuto regia:

William Beaudine Jr.
Richard Maybery 

 

Direttore di produzione:

Allen K. Wood

  

Produzione:

Walter Wanger

 

Personaggi e interpreti:

Kevin McCarthy (Miles Bennell)
Dana Wynter (Becky Driscoll) 
Larry Gates (Dan Kauffman) 
King Donovan (Jack Belicec) 
Carolyn Jones (Theodora) 
Jean Willes (Nurse Withers) 

Virginia Christine (Wilma Lentz)

Kenneth Patterson (Stanley)
Eileen Stevens (Anne Grimaldi)
 

Origine:

Usa-1956

 

Durata:

1h e 20' - b/n

 

Casa di distribuzione:

Pantmedia

Univideo

  

Voto:

10

 

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L'INVASIONE DEGLI ULTRACORPI


Forse il più bel film fantastico della storia del cinema, tratto da un romanzo di Jack Finney (“The body snatchers”). Niente a che vedere con la fantascienza, anche se c’è un medico di mezzo. Niente astronavi, viaggi nello spazio, mostri verdognoli, ricerche diaboliche, scienziati pazzi. La trama è presto detta: il dottor Miles torna a Santa Mira, cittadina della costa californiana, e scopre che c’è qualcosa di strano. Un bambino sostiene che sua madre non è sua madre, una donna che suo zio non è più suo zio. Miles crede si tratti di una forma nervosa, sostenuto nella sua teoria da un amico psichiatra, secondo cui i casi sarebbero numerosi. Nel frattempo Miles ritrova Becky, la ragazza con cui era fidanzato ai tempi dell’università e alla quale aveva anche chiesto di sposarlo. Ora sono entrambi divorziati, ed essendo ancora innamorati uno dell’altra, riallacciano il rapporto. Ben presto scopriranno che a Santa Mira è cominciata un’invasione aliena. Baccelli ricreano alla perfezione le sembianze di ogni abitante, riproducendolo e assorbendone la mente mentre dorme. Prima che Miles e Becky possano avvertire le autorità, si ritrovano braccati da quelli che, fino al giorno prima, erano i loro migliori amici. Catturati, stanno per fare la stessa fine. Se si addormenteranno, diventeranno degli esseri totalmente privi d’umanità e di sentimenti. Riescono a fuggire ma la sensibilità di Becky li tradisce. Vengono inseguiti dall’intera popolazione di Santa Mira e mentre Miles scopre un deposito di baccelli destinati a invadere l’America, Becky s’addormenta. L’ultimo bacio fa capire a Miles che la donna che ama non è più umana. Scappa, mentre Becky grida agli altri di prenderlo. Miles raggiunge una strada di grande traffico, viene investito e condotto in un ospedale. Qua racconta l’allucinante vicenda di cui è stato testimone, cercando di convincere i suoi soccorritori che gli Stati Uniti e l’intero mondo verranno invasi. È preso per pazzo, finché arrivano due lettighieri con un ferito. Un incidente, dicono. Il camion su cui viaggiava caricava delle strane cose. Sembravano dei baccelli.  <Da dove veniva il camion?> chiede un medico. Da Santa Mira. Su “L’invasione degli ultracorpi” è stato scritto di tutto, interpretato in ogni maniera possibile, analizzato, psicanalizzato, politicizzato. Esistono anche i detrattori. John Carpenter,  non uno qualunque, a proposito di un possibile paragone tra il film di Siegel e il suo “La cosa” disse: <È un po’ azzardato (…) In Don Siegel gli invasori sono talmente umanizzati da non essere possibile un distinguo, sono delle imitazioni perfette. Questo dà al film un tono più freddo: non si comprende quello che succede, tutti si comportano in maniera abituale: dov’è il problema?> A parte che in quanto a freddezza (e non è una battuta), pochi film possono reggere il confronto con “La cosa”, il bello del film di Don Siegel sta proprio in quel <dov’è il problema?>. Gli ultracorpi sono in tutto e per tutto simili a noi, ma non provano amore né dolore né pietà. Sono il futuro dell’umanità, forse sono già arrivati e non ce ne siamo accorti. Non fanno paura, anzi esercitano un fascino sottile. Non a caso si diventa come loro attraverso il sonno, senza sentire dolore. Che sia la morte? Capostipite dei film-paranoia, “L’invasione degli ultracorpi” è anche (soprattutto) una storia d’amore di struggente e malinconica bellezza, che non può chiudersi con un lieto fine; è una metafora della paura di dover diventare come gli altri, della paura del futuro e di una società che annichilisce l’individuo e rende tutti uguali. Tema molto attuale, d’altra parte. E l’amore non vince su tutto: il primo piano di Becky (la splendida Dana Wynter) che guarda verso di noi con una luce diversa negli occhi, con uno sguardo improvvisamente divenuto freddo, è una inquadratura da vedere e rivedere. L’uomo che, spaurito, si trova dinanzi ai mostruosi mutamenti della società, ancora più mostruosi perché impercettibili, cerca di lottare e finisce sconfitto e reietto: probabilmente è questo il vero, seducente terrore. “L’invasione degli ultracorpi”, in effetti, avrebbe dovuto concludersi con il dottor Miles creduto pazzo ma la produzione volle un finale meno pessimista.  Anche così è un capolavoro, girato magistralmente, con un bianco e nero da favola, ambientazione e attori perfetti. Centinaia di registi ne sono rimasti influenzati, due (Kaufman e Ferrara) lo hanno rifatto con discreti risultati, altri lo hanno parodiato (Steno con il suo “Totò nella Luna”). Chiudiamo con le parole che Miles dice a Becky per invitarla a cena:  <È estate e c’è la luna piena e conosco un posto dove cresce il pino selvatico>. Servono commenti?

Giudizio: immenso.

 

a cura di Roberto Frini

 

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