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NAMELESS - ENTITA' NASCOSTA Recensire questo film si è rivelato oltremodo difficile; siamo di fronte ad una pellicola che, nonostante abbia ricevuto numerosi riconoscimenti (tra i quali miglior film al Fantafestival di Roma del 2000), ha riscosso ben pochi consensi da parte del pubblico. La trama si sviluppa dalla misteriosa telefonata alla madre di una ragazzina morta ben cinque anni prima; con l’aiuto di un detective e di un giornalista, la donna cercherà di scoprire la verità. Il primo tempo è abbastanza convincente: sarà per le tematiche trattate (riti sacrificali, sette religiose) o per la natura dark-industriale dei paesaggi che fanno da sfondo alla vicenda, l’inizio in particolare mi ha ricordato un triller di qualche anno fa, vale a dire “I fiumi di porpora”. Peccato che le similitudini con quel piccolo capolavoro si fermino qui; procedendo nella narrazione, le numerose lacune della sceneggiatura vengono inesorabilmente a galla. Innanzi tutto non convince la caratterizzazione dei personaggi: il poliziotto che si occupa delle indagini è (tanto per essere originali) appena stato espulso dalla polizia, e trascorre la sua esistenza tormentandosi col ricordo della moglie morta (ma dove le trovano certe perle?). L’ex (e due) amante della protagonista, invece, è la figura più inutile di tutto il film (ma che ci sta a fare?), mentre l’ambita palma del personaggio più demente spetta al professore pazzo rinchiuso in prigione: in una sequenza che si rifà a quella più celebre del “Silenzio degli innocenti”, il carismatico ergastolano non lesinerà i suoi bizzarri deliri facendoci rimpiangere il buon Hannibal Lecter. La stessa setta dei Senza Nome è quanto di più ridicolo la mente umana non abbia mai concepito: un gruppo di decerebrati che cerca di sconfiggere il male praticando il sadismo al fine di provare il dolore assoluto (contenti loro…). Stendiamo, infine, un velo pietoso sul finale, nel quale la bambina si uccide per far soffrire la madre, farneticando un delirante “Tornerò”. Inconsistenza della trama a parte, il regista svolge piuttosto bene il suo lavoro, ed i numerosi quanto improvvisi flash-back non risparmiano nessuno (qualche salto sulla poltrona l’ho fatto pure io); degna di nota è anche la parte sonora, con inquietanti rumori di sottofondo che accentuano la tensione nelle scene più salienti. Da dimenticare, invece, il pessimo doppiaggio degli attori (sentire per credere).
Conclusioni: se lo scopo dei Senza Nome era quello di indurre a provare il dolore assoluto, devo ammettere che un po’ ci sono riusciti, assistere a questo film mi ha procurato un dolore senza eguali, soprattutto se penso che ho pure pagato per vederlo. Il film (secondo il mio modesto parere) è stato enormemente sopravvalutato dalla critica, pertanto ne sconsiglio a tutti la visione… se invece siete curiosi e volete ugualmente vederlo, recatevi almeno in un cinema che abbia un decente impianto stereo, per apprezzarne i numerosi effetti sonori.
a cura di Stefano Roveron copyright by Stefano Roveron
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