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THE OTHERS Sul finire della Seconda Guerra Mondiale, una donna si ritira a vivere in una grande villa circondata da di un immenso parco privato. Con lei i due figli, fotosensibili e quindi condannati ad una vita di candele e tende tirate, incapaci di resistere all’azione della luce del giorno. Grace, la loro madre, conduce una vita al limite dell’esaurimento nervoso, in attesa di notizie del marito impegnato sul fronte. Entrano in scena i nuovi domestici della casa, una tata ormai anziana ma ancora energica, una cameriera diventata muta in seguito ad uno shock ed un vecchio giardiniere; gli avvenimenti andranno complicandosi sia per il loro comportamento anomalo e misterioso sia per la figlia di Grace che insiste nell’affermare di vedere fantasmi nella casa. Ed effettivamente, procedendo nella narrazione, tutti i protagonisti cominciano ad accorgersi della presenza di questi esseri. Gli eventi precipiteranno irrimediabilmente con il ritorno del marito dalla guerra, pallida e depressa ombra di quello che era prima di partire. Il peso della situazione farà crollare Grace, fino al tragico e incredibile finale. Giudizio critico: Non si può, con tutta la buona volontà, evitare il confronto di questa pellicola con The Sixth Sense, vero capolavoro del genere che detterà modi e maniere anche negli anni a venire. Dal paragone The Others ne esce molto male, sotto tutti i punti di vista. L’ambientazione quasi vittoriana, gli innumerevoli rimandi a The Turn of the Screw, la nebbia onnipresente e pervasiva, i sussurri e le grida, lungi dal contribuire ad un crescendo di drammaticità affondano il film in una stanca piattezza generale. I comportamenti e gli eventi tendono a ripetersi, non accade infine nulla di rivelante o rilevante per l’intera durata della vicenda, e la sorpresa finale, attesa e scontata, non contribuisce a risollevare i fasti di questa produzione. Novello Carpenter nella sua voglia d’essere autore totale, il regista realizza anche sceneggiatura e musiche non riuscendo a distaccarsi dalla massa di film di genere degli ultimi anni. La Kidman, come era già accaduto in Eyes Wide Shut, si conferma donna bellissima ma incapace di recitare, goffa nelle movenze e con una gamma di espressioni limitata e stereotipata. Meglio piuttosto la piccola protagonista nel ruolo della figlia di Grace, unico elemento del cast in grado di donare qualche brivido. Rimangono da ammirare il parco e gli interni della villa, molto curati e d’effetto, ma insufficienti a salvare questa storia dalla mediocrità. Nota di merito anche per la fotografia e le scelte d’illuminazione, che sottolineano il tema della malattia dei due bambini.
Curiosità, errori e citazioni: Inevitabili rimandi a Il giro di vite di Henry James (ed al film che ne è stato tratto) sia per ambientazione che per altri particolari (i domestici in qualche modo percepiti come minaccia, il rapporto della madre coi figli). Fra i produttori figura anche l’ormai ex marito della Kidman, Tom Cruise. Nomination al regista per il Leone d’oro a Venezia.
a cura di Elvezio Sciallis
Seconda
guerra mondiale, una villa isolata in Inghilterra… Una madre vive con i suoi
due bambini fotosensibili e tre domestici… Forse non sono gli unici abitanti
in quella casa… Innanzitutto bisogna dire che THE OTHERS è realmente una pellicola fuori dal tempo, coraggiosa nel rinunciare a facili effetti puntando tutto sulla suspense, sul terrore psicologico e su una solida sceneggiatura che fino all’ultimo avvolge lo spettatore (giallo? ghost story?) proponendo diverse piste da seguire. La regia di Alejandro Amenabar (TESIS, APRI GLI OCCHI) è attenta a valorizzare gli elementi classici del terrore che una villa isolata e quasi completamente immersa nel buio può fornire ed è aiutato dalla grande interpretazione della Kidman, perfetta nel ruolo della madre gelida ma al tempo stesso dolcissima con i suoi figli, coraggiosa ma anche distrutta da una vita in solitudine aspettando il suo uomo. Un film che inizialmente non sembra molto originale causa una miriade di pellicole noir con un’ enorme casa abbandonata come co-protagonista (per esempio SUSPENSE/GIRO DI VITE, FIORI NELL’ATTICO e PRESENZE tanto per fare qualche esempio) ma che ha dalla sua una messa in scena di primissimo piano, un horror “classico” che in tempi di thriller ripetitivi affronta un argomento che in molti relegano solo al passato quando si producevano film basati sulle emozioni e sui sospiri, magari in un angolo al buio e gelido.
a cura di Stefano Bovi |
C I N E M A |
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