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SCHEDA TECNICA

 

Titolo:

Le porte dell'inferno
 

Regia:

Umberto Lenzi

 

Soggetto e sceneggiatura:

Olga Pehar

 

Personaggi e interpreti:

Barbara Cupisti

Giacomo Rossi Stuart

Pietro Genuardi

 

Origine:

Italia-1988

 

Durata:

1h e 30' - colore

 

Voto:

5

 

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LE PORTE DELL'INFERNO


Non è certo facile da recuperare, questo film di Umberto Lenzi, sia in videocassetta che, tantomeno, in dvd; però è passato a tarda ora su un canale privato e sicuramente ne esisterà una versione giapponese, più costosa di un abito firmato, con duemila extra, puntualmente recensita da Nocturno. Scritto ancora una volta da Olga Pehar (come i pregevoli “Ghosthouse” e “Demoni 3”), che è poi la moglie di Lenzi, “Le porte dell’inferno” è sicuramente uno dei peggiori film diretti dal regista di “Spasmo”. Anche se l’idea non era male. Un gruppo di speleologi si addentra in una caverna alla ricerca di un collega scomparso, scoprendo che da quelle parti le viscere della terra sono infestate dagli spiritici vendicativi di sette monaci neri, condannati al rogo nel 1100 per i loro atti sacrileghi. Purtroppo l’ispirazione latita, al punto da citare <Il nome della rosa>, mostrando addirittura l’edizione tascabile Bompiani. Non sappiamo se la trovata sia stata dettata dal tentativo di sfruttare l’onda lunga del successo di Umberto Eco, o dare un alibi colto al film, comunque è una scelta pessima, che subito fa capire cosa ci troveremo di fronte. Un horror fiacco, povero di spunti e nemmeno tanto sanguinolento, chiaramente girato in fretta e furia per accodarsi ai buoni risultati, artistici e commerciali, de “La chiesa” di Michele Soavi (altro film partorito dal “Nome della rosa”). D’altronde, nel 1988 l’epoca d’oro del gore all’italiana stava tramontando, Fulci sparava le sue ultime cartucce, all’orizzonte s’intravedeva la dittatura televisiva e la morte del b-movie. Eppure Lenzi riesce a dare un’unghiata da maestro, con un bel finale che, pur non riscattando gli ottanta minuti precedenti, resta impresso. La protagonista si sveglia, scopre d’aver sognato tutto, poi terrorizzata ode le urla del collega sceso nella caverna. Il suo incubo era dunque una premonizione. Un finale sospeso sul volto dell’attrice, puro Lenzi-style. Tra gli attori, oltre a Barbara Cupisti, all’epoca reginetta del genere, ritroviamo Giacomo Rossi Stuart, vecchia gloria del cinema italiano che fu.

Giudizio: fiacco.

 

a cura di Roberto Frini

 

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