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THE TIME MACHINE Vari motivi possono spingere un appassionato del genere a vedere “The Time Machine”. Il fatto che sia tratto dal celebre capolavoro di Herbert Wells è uno di essi. Il paragone con il bellissimo film di George Pal “L’uomo che visse nel futuro” un altro. E poi la curiosità per il nome di uno dei due registi, Simon Wells (l’altro, non accreditato, è Gore Verbinski), nientemeno che pronipote del grande scrittore e l’interesse per una pellicola arrivata da noi senza strepiti. La vicenda, rispetto al film del 1960, ha subito varie modifiche. Il protagonista, il professor Alexander Hartdegen, è spinto a viaggiare nel tempo dopo la morte della donna amata, uccisa da un rapinatore. Tornando nel passato, spera di riuscire a modificare gli eventi. La donna, però, muore ancora. Disperato, Hartdegen decide di viaggiare nel futuro per capire perché non si possa cambiare il passato. Dopo varie soste infruttuose, si ferma in un epoca lontanissima, in cui l’umanità s’è divisa in due razze: gli Eloi, che vivono in superficie, e i Morlock, che invece hanno scelto il sottosuolo. I Morlock si cibano degli Eloi, che non fanno nulla per modificare la loro terribile condizione. Lo scienziato li aiuta a combattere e a sconfiggere i Morlock, risucchiandoli nel tempo, e trova anche l’amore di una donna. La parte finale è, nella sostanza, simile a quella del film di George Pal, anche se in questo remake viene inserita la figura di un capo (interpretato da Jeremy Irons), tanto per non tradire il bisogno di un <cattivo> che ha il cinema americano. Anche a livello scenografico (la casa dello scienziato piena di orologi, il sottosuolo dove vivono i Morlock) vi sono molte somiglianze, e la presenza dell’anziana donna di servizio e dell’amico fidato sono iconograficamente e narrativamente quasi identiche. “The Time Machine” è un buon film, con un bravo protagonista ossessionato dal tempo (Guy Pearce), un’attrice da ricordare (Sienna Guillory), belle ambientazioni, anche affascinante in alcuni momenti, sintetico e con una colonna sonora intrigante, però spinge ad alcune riflessioni. È mai possibile che a Hollywood non riescano più a realizzare fantascienza adulta? È sempre necessaria la presenza di un bambino, con tutte le conseguenze che comporta? La maggior parte dei film prodotti in questi anni ha sempre un sapore fiabesco, moraleggiante, sostanzialmente puerile. Evidentemente la nostra epoca è meno interessata al lato politico e sociale (almeno nella fantascienza) e più a quello teologico/educativo. Un tema come la contrapposizione del Bene e del Male interessa di più di quella tra chi sta sopra e chi sta sotto.
a cura di Roberto Frini copyright by Roberto Frini
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