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TOTO' NELLA LUNA Le
migliori parodie sono quelle che non sembrano affatto delle parodie, ma che
diventano dei film di genere a tutti gli effetti. Steno, maestro del cinema
italiano, in questo ci sapeva fare. Di parodie se ne intendeva e amava come
pochi altri le storie bislacche. Basta vedere piccoli gioielli come “Arriva
Dorellik”, “Tempi duri per i vampiri” o “Psycosissimo”, per rendersene
conto. “Totò
nella Luna” è uno dei tanti capolavori comici di Steno, sicuramente uno dei
più divertenti film interpretati da Totò, ma è anche un fantasy con i
fiocchi. Totò veste i panni dell’iracondo editore della rivista Soubrette,
mentre Tognazzi è un aspirante scrittore di fantascienza che si adatta a fare
il fattorino nella stessa rivista. Incredibili i duetti tra i due magnifici
attori, su cui Steno costruisce (con l’allievo Lucio Fulci) una vicenda che
lascia senza fiato per la sua bizzarria, con tanto di servizi segreti, onde
extraterrestri, duplicati tonti e arrapati, scienziati inetti, vamp in puro
stile anni cinquanta ed un viaggio sulla Luna fatto con tutti i crismi (almeno
per l’epoca). Gli enormi baccelli vengono da “L’invasione degli
ultracorpi”, ma vari sono i riferimenti ad altri famosi film di fantascienza.
Però ciò che fa di “Totò nella Luna” un grande film sono le battute del
comico napoletano, la maschera da <idiota> di Tognazzi, il magnifico
bianco e nero, le grazie non ancora felliniane di Sandra Milo, la bravura di
Salce, gli occhi degli Ufo. E il finale, dove Totò, perso sulla Luna, dice che
lui è un corpo, e dunque ha bisogno
di una corpa. La trasformazione del cosone
Tognazzi in una splendida fanciulla è surrealismo puro, arte visiva e
delirante, e anticipa persino i quadri macabri del Fulci a venire. Fondamentale.
a cura di Roberto Frini
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