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ZORA LA VAMPIRA Prima
produzione off di Carlo Verdone, underground solo nelle intenzioni. È vero, si
parla di centri sociali e di eroinomani, ma siamo pur sempre in ambito Cecchi
Gori, e quindi dalle parti di Virzì e soci. Tratto da un fumetto di culto (?),
il film parte dalla Romania e si sposta a Roma, territorio coatti. L’inizio è
divertente, con il conte Dracula, decaduto, che guarda in tv le ballerine della
Carrà e già pregusta sangue sano e fresco. Zora è una writer che frequenta un
locale dove si suona hip-hop dal vivo, e infatti appare anche Tormento dei
Sottotono (fatto passare per un traditore che va in televisione, ma Sanremo ce
ne ha restituito un’immagine ben diversa). Appena Dracula la vede se ne
innamora, e giura a se stesso che mai e poi mai succhierà il sangue a una tale
creatura, mai la trasformerà in un non-morto. Sarà costretto a rompere il
giuramento quando il poliziotto Carlo Verdone, cacciatore di mostri, la ucciderà
mentre sta per sposarlo. Detta così la storia è di una semplicità disarmante,
roba da “Jolly blu”, ma il film è più complesso di quanto si pensi, almeno
nelle intenzioni. Perché poi tutto si appiattisce nel monologo finale del conte
romeno, sull’immigrazione e l’emarginazione, discorso sacrosanto ma che un
buon film avrebbe dovuto saper esprimere con la storia e la forza espressiva.
Che in “Zora la vampira” mancano di brutto, per dirla in stile rapper.
Alcuni momenti sono divertenti, la figura del servo è azzeccata, il duetto tra
i due tossici (con lei che mangia gli insetti) strappa un sorriso amaro, e la
scena clou è quella di Verdone che dialoga col medico legale. Per il resto
siamo alle solite: troppe pause, troppi dialoghi, atmosfera zero e il solito,
nauseante retrogusto da fiction. Gli italiani proprio non sembrano più capaci
di dirigere un film di genere senza scadere nella piattezza telefilmica (uniche,
in tutti sensi, eccezioni: “Medley” e il solito Argento). Impalpabile il
personaggio di Zora, ed è un errore imperdonabile, considerato che è il
personaggio che dà il titolo al film, per di più interpretato da un attrice
(la Ramazzotti) che sembra capitata sul set per caso. Avrebbe dovuto diventare
un caso, il coraggioso tentativo di realizzare un horror ironico e politico,
invece “Zora la vampira” s’è rivelato soltanto un flop; forse perché è
troppo politico (e scontato), troppo ironico, e ben poco horror. Certe scene
ricordano Landis, altre Vanzina (ed è un complimento). Se si pensa che in
Italia non si producono quasi più film dell’orrore veri, e invece si produce
roba del genere, viene da piangere. Ma i Manetti brothers hanno se non altro un
merito: girano in maniera sobria, senza eccessi e ricercatezze stilistiche, non
scopiazzano gli americani, e questo nonostante tutto fa ben sperare per il
futuro, ammesso che qualche produttore dia loro una seconda possibilità.
Giudizio: fiacco.
a cura di Roberto Frini |
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