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SCHEDA TECNICA

 

Titolo:

Zora la vampira
 

Regia:

Manetti Bros

 

Soggetto:

Tratto dal fumetto Zora

 

Sceneggiatura:

Manetti Bros

 

Produzione:

Carlo Verdone

Marco Scaffardi

per Virginia produzioni S.r.l.

 

Personaggi e interpreti:

Toni Bertorelli

Micaela Ramazzotti

Carlo Verdone

Lele Vannoni

 

Origine:

Italia-2000

 

Durata:

1h e 35' - colore

 

Casa di distribuzione:

Cecchi Gori

 

Voto:

6

 

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ZORA LA VAMPIRA


Prima produzione off di Carlo Verdone, underground solo nelle intenzioni. È vero, si parla di centri sociali e di eroinomani, ma siamo pur sempre in ambito Cecchi Gori, e quindi dalle parti di Virzì e soci. Tratto da un fumetto di culto (?), il film parte dalla Romania e si sposta a Roma, territorio coatti. L’inizio è divertente, con il conte Dracula, decaduto, che guarda in tv le ballerine della Carrà e già pregusta sangue sano e fresco. Zora è una writer che frequenta un locale dove si suona hip-hop dal vivo, e infatti appare anche Tormento dei Sottotono (fatto passare per un traditore che va in televisione, ma Sanremo ce ne ha restituito un’immagine ben diversa). Appena Dracula la vede se ne innamora, e giura a se stesso che mai e poi mai succhierà il sangue a una tale creatura, mai la trasformerà in un non-morto. Sarà costretto a rompere il giuramento quando il poliziotto Carlo Verdone, cacciatore di mostri, la ucciderà mentre sta per sposarlo. Detta così la storia è di una semplicità disarmante, roba da “Jolly blu”, ma il film è più complesso di quanto si pensi, almeno nelle intenzioni. Perché poi tutto si appiattisce nel monologo finale del conte romeno, sull’immigrazione e l’emarginazione, discorso sacrosanto ma che un buon film avrebbe dovuto saper esprimere con la storia e la forza espressiva. Che in “Zora la vampira” mancano di brutto, per dirla in stile rapper. Alcuni momenti sono divertenti, la figura del servo è azzeccata, il duetto tra i due tossici (con lei che mangia gli insetti) strappa un sorriso amaro, e la scena clou è quella di Verdone che dialoga col medico legale. Per il resto siamo alle solite: troppe pause, troppi dialoghi, atmosfera zero e il solito, nauseante retrogusto da fiction. Gli italiani proprio non sembrano più capaci di dirigere un film di genere senza scadere nella piattezza telefilmica (uniche, in tutti sensi, eccezioni: “Medley” e il solito Argento). Impalpabile il personaggio di Zora, ed è un errore imperdonabile, considerato che è il personaggio che dà il titolo al film, per di più interpretato da un attrice (la Ramazzotti) che sembra capitata sul set per caso. Avrebbe dovuto diventare un caso, il coraggioso tentativo di realizzare un horror ironico e politico, invece “Zora la vampira” s’è rivelato soltanto un flop; forse perché è troppo politico (e scontato), troppo ironico, e ben poco horror. Certe scene ricordano Landis, altre Vanzina (ed è un complimento). Se si pensa che in Italia non si producono quasi più film dell’orrore veri, e invece si produce roba del genere, viene da piangere. Ma i Manetti brothers hanno se non altro un merito: girano in maniera sobria, senza eccessi e ricercatezze stilistiche, non scopiazzano gli americani, e questo nonostante tutto fa ben sperare per il futuro, ammesso che qualche produttore dia loro una seconda possibilità.  Giudizio: fiacco.

 

a cura di Roberto Frini

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