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Freak City: città senza confini
fumetti
testi a cura di GHoST Community
data di pubblicazione: 17/02/2005 -
copyright by Ferrara Edizioni
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Freak City tour: programma presentazioni del
fumetto.
C’erano
una volta le storie, non fraintendeteci: ci sono ancora, ma una volta, proprio
l’altro ieri ad essere onesti, erano, per l’appunto, più “storie”.
Ci stiamo infognando di brutto? Ricominciamo da
capo? Okay… dunque: “le storie queste sconosciute”…No, eh?
Come possiamo dire che le storie che ci piacevano
avevano sempre un sapore di precarietà e di mistero, al tempo stesso arcaico e
moderno?
Non lo possiamo dire? E non possiamo dire neppure
che i “perdenti” dei fumetti che troviamo oggi in edicola e in fumetteria sono,
quasi, sempre, in fondo in fondo, dei vincenti, perché è così che si vuole oggi
il fumetto? Più simile alla tv che funziona che non a quella che vivacchia solo
in terza o quarta serata, e che non vede nessuno?
E’ contorto il concetto, non c’è dubbio, ma questa é
Freak City non Disneyland!
E sta proprio qui il nocciolo della questione.
Freak City è la Metropolis dei super eroi sfigati,
pezzenti, tossici, depressi, ma eroi!
Eroi veri che fanno di tutto per “sfangarla”, che ci
credono e che non hanno i piedi d’argilla ma NELL’argilla.
Non sono perdenti che si fingono eroi o viceversa:
SONO e basta, e quanto basta.
Vivono tutti nella stessa megalopoli (ma non
chiamatela Megalopolis!), che se non ci stai attento mentre ci passeggi puoi
saltare dal far west al medioevo, dall’inferno al paradiso, dalle stelle alle
stalle…
Freak City è il paradiso perduto delle storie che
non racconta più nessuno E’ l’anti omologazione fatta fumetto (anche se si parla
di supereroi, gente che vola, si trasforma, sputa fuoco dalle gonadi…).
Super Eroi vestiti di nero plastica di sacchetti
delta mondezza, quando va bene, e ignudi (di un’identità segreta) nella restante
maggioranza.
Però, ad essere seri per forza, Freak City è la
proiezione sinaptica di un manipolo di folli che scrivono e disegnano, ed è
questo il loro super potere, perché a Freak City uno su mille ce lì ha i super
poteri, e mica si può essere da meno.
Anche noi come loro ce la mettiamo tutta per
sfangarla, e ci crediamo, ci rischiamo, ci sgobbiamo. E anche noi siamo Freaks
in qualche modo, anzi in tutti i modi e ve ne accorgerete appena girato l’angolo
della pagina.
Dalle porte del paradiso perduto ci introdurremo in
regni abitati da divinità disilluse, scopriremo il lato torbido (nero seppia)
delle vie più oscure della metropoli, verremo accompagnati nei suoi quartieri
periferici, dove il fiume sembra scorrere tranquillo.
Ed ancora saremo testimoni di disumani tornei svolti
in attesa della redenzione finale, capiremo la natura dei “draghi mannari” fino
a giungere nel cimitero senza fine della città, dove interi regni si nascondono
tra le lapidi. Un occhio all’oppio dei popoli, per salutarci in compagna di una
originale troupe televisiva.
Già la copertina, i nomi dei personaggi, i titoli
delle storie, questa prefazione, sono tutto un
programma... figuratevi il resto!
E noi che sottofirmiamo siamo pure i “maturi”
ideatori e curatori del tutto.
Quando si dice “le cattive compagnie…”
Claudio Calia e Massimo Perissinotto
dalla prefazione di Freak City - Il paradiso perduto
FREAK CITY: LA SCATOLA NERA
Reportage della creazione di Freak City: segreti e
retroscena
a cura di Massimo
Perissinotto - 10 Febbraio 2005
Tutto
ebbe inizio, non ricordo quanti anni orsono, dal progetto di una rivista, poi
abortita, che doveva chiamarsi “Mabuse”...
L’avevo pensata un bel po’ di anni fa, a Roma con
Daniela Più ( all’epoca scrittrice e oggi sceneggiatrice e regista
cinematografica e televisiva), doveva essere, nelle intenzioni, la rivista
horror definitiva e coinvolgere il meglio del meglio della letteratura e del
fumetto. Ci credette soltanto Massimo Semerano (il famoso autore di “Dottor
Cifra”, “Inferno 1999” e “Rosa di Strada” N.d.R.) che fece una bellissima storia
che poi per fortuna riuscì a riciclare una paio di volte, evitandole così un
triste destino da raccata-polvere dentro un cassetto.
Poi un susseguirsi di altre idee... con Paolo Di
Orazio ( noto per “Primi delitti” e “Madre Mostro” N.d.R), Alberto Corradi (noto
per “Bimbi” e “Cronache di Apatolandia” N.d.R.), Andrea Mozzato ( noto per
“Video Inferno” e “Grief” N.d.R.)...
Tutte rigorosamente morte sul nascere.
Poi, un giorno, Liri Trevisanello mi parla della sua
idea di “tradurre” in sceneggiature per fumetti alcuni suoi racconti
fanta-horror precedentemente pubblicati... Qualcosa comincia a ribollirmi in
testa, ma ancora non so cosa: imbastiamo insieme un altro progetto che chiamiamo
“Street Comics” e che affondiamo dopo una fugace apparizione a “Trevisocomics
2002”.
Liri si imbarca in un mastodontico (tuttora in
corso) serial heroic-horror-fantasy a fumetti per il mercato francese... non oso
chiederle, per il momento, altro.
Passa un annetto... e Massimo Ferrara, per il quale
avevo già gioiosamente lavorato ai tempi mitici di “Planet Ghost” e di non so
più quante antologie di horror estremo, mi contatta per “arruolarmi” nella sua
folle e coraggiosissima impresa editoriale. Parliamo di varie cose, vari
progetti, uno di questi è già l’embrione di “Freak City” (il cui titolo rievoca
una mia vecchia storia del lontanissimo 1991, “Miti e leggende di Freak City”, e
pubblicata un anno dopo nel n.135 del mensile “Frigidaire”).
Fare l’horror a fumetti non mi interessa più
tanto... ho in mente una sorta di ibrido, di contaminazione con vari generi: i
supereroi, il fantasy, il western, la fantascienza... ma anche la politica, il
sesso, le ossessioni, la vita vera!
Ne parlo con Claudio Calia, un talento autentico e
completo, che conosco da tanti anni e di cui mi fido ciecamente.
Gli chiedo più o meno: <<Ti va di fare una serie di
volumi, a fumetti, antologici di super eroi horror?>>
E lui, più o meno mi risponde: <<Si, ci sto>>.
Ci
incontriamo, ne discutiamo, ma (oltre a noi due) i bravissimi autori che ci
hanno dato la loro adesione: Stefano Pavan (famoso per le sue collaborazioni
alla rivista americana “Jack Kirby Collector”), Giuliano Piccininno (decano del
fumetto italiano: da “Alan Ford” a “Dampyr”) e Andrea Longhi (collaboratore
della serie francese “Wonder City”), al quale abbiamo chiesto di essere il
nostro copertinista ufficiale, non bastano per le oltre cento pagine, a numero,
che abbiamo in mente.
Io, Liri (che è alla ricerca di due disegnatori per
le sue sceneggiature) e Andrea Longhi, cominciamo a moniterare i vari corsi,
mostre e scuole del fumetto in giro per l’Italia.
Liri, a “TorinoComics”, sdogana per il suo “Strobo”
un autore con un libro alle spalle e la professione di illustratore: Francesco
Graziani (che scopriamo essere venetissimo, come noi), mentre io, alla “Scuola
del Fumetto della Comunità Europea”, ripesco una mia vecchia conoscenza: Alberto
da Brilli, che nel frattempo ha fatto passi da gigante e si è guadagnato una
certa reputazione disegnando copertine di romanzi ed esponendo in importanti
mostre.
Con Longhi e Liri, scopro e assoldo al “Corso di
Fumetto di Paolo Ongaro” (il corso di fumetti con più iscritti d’Italia!): Mirko
Benotto e Dario Bizzotto, principianti assoluti, ma dalle belle speranze; e, in
un altro “corsino” della provincia di Treviso, Luca Mattiazzi che non ha mai
fatto un fumetto in vita sua ma che realizza affascinanti pin up e intriganti
soggetti supereroistici.
La titolare della libreria “Suzaku” mi caldeggia un
tal Mauro Mason, lo conosco, è bravo e si è fatto le ossa alla scuola di “Fabrica”:
arruolato sul campo.
Ora che gli autori ci sono tutti (manca solo il
disegnatore per “Il Neofita” scritto da Liri, la quale decide di rimandare la
sua serie una volta trovato il disegnatore giusto), mi ritrovo con Claudio Calia
nella sua casa padovana per stendere nero su bianco le coordinate che ci
porteranno a “Freak City”.
Iniziamo mettendo sul tavolo i nostri rispettivi
punti di riferimento.
Per la dimensione multitemporale di Freak City,
porto in esempio un paio di fumetti che ritengo dei capolavori: “L’immortale” di
Paolo Ongaro (pubblicato a puntate su Corrier Boy nel 1977-79) e “La Città” di
Barreriro e Gimenez (pubblicato a puntate su Lanciostory nel 1982). Suggerisco
inoltre un luce “ferina” da cinema espressionista tedesco alla Fritz Lang, e in
particolare il ciclo de “Il Dottor Mabuse” e “M. Il mostro di Dusseldorf”.
Immetto altre idee, filtrate da “Freaks” di Tod Browning e da “Cabal” di Clive
Barker... ma anche di letteratura “alta” come “Il re delle iguane” di Figueroa e
tutto Bukowsky.
Claudio
Calia pensa a “Twin Peaks” di David Lynch, “The Invisibles” di Grant Morrison,
“Crash” di James Ballard, “Luther Arkwright” di Brian Talbot, “Il quarto mondo”
di Jack Kirby, tutto Carpenter e Lansdale...
Ma anche molto altro: filosofia, politica,
estetica... Il tutto con un atteggiamento spudoratamente splatterpunk e
underground (nella migliore accezione: Spain Rodriguez, Corben, Burns, Greg
Irons...)
E un magma incandescente che chiede di essere
raffreddato, razionalizzato, filtrato, personalizzato.
Stappando una lattina di birra dopo l’altra, in due
giorni, 48 ore filate, stendiamo il plot di tutto Freak City.
E’ il 6 gennaio 2004.
La “gestazione” si presenta subito difficoltosa:
Giuliano Piccininno e Luca Mattiazzi abbandonano il progetto, il primo perché
occupatissimo a disegnare l’impegnativo “Dampyr” per Bonelli (ma ha promesso di
tornare come guest star in uno dei prossimi numeri!), il secondo perché,
nonostante abbia scritto un ottimo soggetto, ancora non se la sente di
affrontare una lunga storia a puntate.
Urge trovare almeno UN sostituto.
Alberto Da Brilli mi presenta Roberto Elia durante
la consegna dei diplomi della “Scuola del Fumetto della Comunità Europea”. Elia,
che ha già qualche esperienza professionale alle spalle, mi mostra un
sorprendente portfolio e quattro tavole di
una storia supereroistica che intende continuare. Gli invio il “dossier”
preparato per tutti gli autori da me e da Claudio e lo invito a collaborare.
Elia accetta e si mette subito al lavoro.
Nel frattempo si è aggiunto Renato Stevanato a
coadiuvare, con le chine, le splendide matite di Stefano Pavan.

Tutto sembra finalmente filare liscio come l’olio,
le prime due anteprime “work in progress” vengono ospitate in diversi importanti
siti di fumetti, e nel Settembre 2004 veniamo invitati ad esporre le tavole di
“Freak City” alla manifestazione “Fumetti in Tv”, dove, parallelamente, i nostri
Pavan e Stevanato si esibiscono in una personale dedicata al maestro Jack Kirby
nel decennale della sua scomparsa.
La mostra di “Freak City” ha un successo notevole,
tanto da attirare l’attenzione di diversi professionisti del settore, che,
entusiasti del progetto, offrono la loro collaborazione per i numeri futuri.
“Freak City” si aggiudica anche un servizio Rai 3
regionale, che a nostra insaputa e con grande sorpresa, viene trasmesso anche
nell’edizione nazionale.
Alla
consegna delle tavole per l’esposizione, però, io e Claudio Calia ci accorgiamo
che la storia di Roberto Elia, pur essendo scritta e disegnata superbamente, è
in netta contraddizione con la linea del progetto.
Ne parlo con il diretto interessato e ne nasce,
purtroppo, un insanabile contrasto(anche umano).
Le tavole vengono ugualmente esposte, ma Roberto
Elia esce ufficialmente da Freak City a fine mostra.
Probabilmente era destino, perché, durante la mostra
mercato di “Fumetti in Tv”, Aberto Polita di “Indy Press” mi presenta Andrea
Meneghin, il disegnatore di una versione manga di Diabolik pubblicata sulla
rivista “Fame”, il cui portfolio mi strabilia a dir poco. Uscito di scena Elia,
penso a Meneghin non tanto come suo sostituto, quanto come il disegnatore
ideale, invano tanto cercato, de “Il Neofita” scritto da Liri Trevisanello e
rimasto in panchina.
Metto in contatto i due, che in brevissimo tempo
partoriscono 15 pagine perfette... sublimi, da applauso!
A Novembre, io, Liri, Longhi, e Calia scorrazziamo
per “LuccaComics 2004” con il nostro “feto” di “Freak City”. Lo mostriamo in
giro, a disegnatori, giornalisti, librai, critici... il consenso, pressoché
unanime, ci rallegra e ci conforta.
Nel gennaio 2005, ad un anno esatto dal
concepimento, “Freak City” è praticamente finito, le storie ci sono tutte, e mi
ritrovo nella casa padovana di Claudio Calia (che già si e sobbarcato la grafica
e il lettering) per gli ultimi ritocchi e per la prefazione.
L’editore Massimo Ferrara, con la lungimiranza e il
coraggio che lo contraddistingue, lo accetta con entusiasmo.
Questa è più o meno tutta la storia, o meglio
l’inizio della storia, perché Freak City è solo al suo primo vagito e ha ancora
tanta strada davanti, e nuovi autori fin dal prossimo numero.
Un lungo e avventuroso cammino... che vi invitiamo a
fare con noi.

Materiale esclusivo per i nostri visitatori:
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Nero Seppia eseguito per l'occasione da Andrea
Meneghin. [visiona...]
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Schizzo preparatorio della storia di Niccolò Storai per i prossimi numeri di Freak City. [visiona...]
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Altri bozzetti di Storai 1 per i prossimi numeri di Freak City. [visiona...]
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Altri bozzetti di Storai 2 per i prossimi numeri di Freak City. [visiona...]
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Omaggio di Niccolò Storai alla mitica Vampirella. [visiona...]
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Disegno a colori di Calia del personaggio di Jesus's
River. [visiona...]
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Copertina integrale per Freak City - Il paradiso
perduto realizzata da Andrea Longhi [visiona...]
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Fotomontaggio di Stevanato (in seguito alla
manifestazione "Fumetti in TV", che vede Stefano Pavan (in centro nella foto),
con i comuni amici e complici di Rai 3, posare in un'improbabile identità
segreta... [visiona...]
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Foto di gruppo: Massimo Perissinotto (a destra) in compagnia di
Andrea Longhi e Alberto Da Brilli. [visiona...]
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Foto di gruppo: Liri Trevisanello e Massimo Semerano
(Angoulemme 2005 - Francia). [visiona...]
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Liri Trevisanello 1 (Angoulemme 2005 - Francia). [visiona...]
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Liri Trevisanello 2. [visiona...]
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Francesco Graziani 1. [visiona...]
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Francesco Graziani 2. [visiona...]
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Animazioni grafiche per la storia "La Reliquia" di
Stefano Pavan & Renato Stevanato. [download...]
Interviste con gli autori di Freak
City, il paradiso perduto:
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