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Claudio Calia

in occasione del progetto fumettistico Freak City


intervista

 

a cura di GHoST Community

data di pubblicazione: 04/02/2005 - copyright by Ferrara Edizioni

 
Presentati un po' ai lettori di GHoST Community.

Mi chiamo Claudio Calia, ho 28 anni, sono nato e cresciuto a Treviso per poi trasferirmi a Padova, dove stranamente non ho alcun interesse universitario. Collaboro con la redazione di Radio Sherwood e Global Project in progetti di informazione alternativa, oltre a tenere una finestra radiofonica sui fumetti, Metatag, in onda circa ogni lunedì ad ora di pranzo.

Faccio fumetti da sempre, producendoli e distribuendoli in proprio e attraverso il mio blog, http://nuvoleonline.splinder.com, nonché in saltuarie collaborazioni e coproduzioni con altri. Ho iniziato a pubblicare i miei "CominciAdesso - commenti periodici a fumetti da un mondo migliore possibile in costruzione..." sulle pagine del mensile da libreria Tribù Astratte, per poi continuare sul sito. Ho scritto diverse recensioni di fumetti per le riviste più disparate, fatto grafiche per cd musicali e cd rom, scritto e pubblicato un paio di racconti splatterpunk nelle antologie "Un trapano nel cervello" e "Passi nel delirio". Insegno fumetto per diversi enti, pubblici e privati, da scuole a gallerie d'arte tra le province di Padova, Venezia e Treviso.

 

Come è nato il tuo interesse per i fumetti, e come si è sviluppato?

Non si è mai sviluppato, nel senso che c'è sempre stato. E' senz'altro maturato con l'età, avvicinandomi ai generi più diversi... Sostanzialmente leggo fumetti da quando ero piccolo ed ho sempre trovato il fumetto giusto per l'età giusta, fino a non smettere più... Per assurdo più sono cresciuto più sono "arretrato" nei miei gusti: la mia passione del momento sono i fumetti di inizio '900!

 

Quali sono le tue maggiori influenze artistiche oltre il fumetto (Cinema, Musica, Letteratura, Arte in generale)?

Chiaramente non è una risposta semplice, sempre a rischio di esclusioni e ad esposizione degli entusiasmi del momento.
Per il cinema sono sempre attratto da David Lynch, sono uno sfegatato fan di Twin Peaks come i lettori di Freak City avranno modo di intuire, e del cinema di John Carpenter, per motivi probabilmente opposti: entrambi però toccano alcune corde tra le più intime dei miei interessi.
Per quanto riguarda la letteratura un nome su tutti, senz'altro determinato dalle mie letture di questo periodo, è quello di Joe R. Landsale: mi piace quasi tutto e credo che tocchi argomenti molto importanti ma con una capacità tutta sua di "intrattenere" il lettore. Consiglio a tutti l'antologia dei suoi racconti, "Maneggiare con cura". Per citare un autore italiano, Alda Teodorani è la scrittrice di cui ho sempre curiosità di leggere cose nuove, soprattutto perché dà l'opportunità a noi maschietti di avere una più chiara coscienza di quello che è il concetto di "orrore" dal punto di vista femminile.

 

E, specificatamente nel fumetto, quali sono i tuoi punti di riferimento?
Parlando di fumetti, diciamo che anche per quello che è significato nello sviluppo del mio stile di disegno, ma non solo, non posso non citare Josè Munoz: "Di fumetti fascisti ne abbiamo avuti in tutto il mondo, con efficacia e profusione. Specialmente in partenza dagli Stati Uniti. Si tratta di contrattaccare con le stesse armi". Io amo l'uomo che ha pronunciato queste parole!
Poi, ovviamente cito Grant Morrison, i suoi Invisibili sono un capolavoro assoluto, sia per quanto riguarda i contenuti che la forma, The Filth è interessantissimo, i suoi X-Men sono esplosivi. Altri nomi alla rinfusa? Alan Moore, David Mazzuchelli, Rich Veitch, Dave Sim, Chester Brown, Joe Matt, Seth, Jack Kirby, Go Nagai, Joe Sacco, Daniel Clowes, e ancora Igort, Horrocks, Eisner, ...sto esagerando? Chiudo qui, ma credo di avere dato l'idea sui miei gusti...

 

Come descriveresti la tua cifra stilistica?
Amo il fumetto come mezzo di comunicazione. Voglio produrre storie intelligenti, coinvolgenti e divertenti per un pubblico maturo.

 

Come è stato lavorare al primo volume di Freak City, un progetto dalla lunga gestazione (più di un anno), che ha coinvolto numerosi disegnatori e sceneggiatori dalle esperienze più disparate?
Un incubo! Non tanto per disegnare la mia storia, o scrivere il prologo a fumetti, ma proprio per l’impaginazione del libro! Lo stesso Massimo Ferrara (l’editore, ndr) sa quanto abbiamo dovuto penare per conformare il tutto alle norme richieste dalla tipografia… Insomma, contando che quando mi sono arrivate in mano le tavole Freak City non era altro che un mucchio di fogli senza lettering, e vedendo il faticoso risultato finale, non posso che dirmi soddisfatto!

 

Come vedi l’attuale mercato dell’ “intrattenimento”?

Per quanto riguarda i fumetti noto che manca qualcosa, qualcosa che almeno in parte con Freak City vorrei contribuire a colmare. Mi spiego: sento la presenza di un “vuoto” da riempire per i lettori che vanno dai quattordici ai vent’anni, vuoto che a mio avviso condiziona poi il fatto che la gente abbandoni i fumetti come lettura per dirigersi verso lidi ritenuti più “autorevoli”. Se a quattordici anni leggi “Monster Allergy” prima o poi ti stufi, e tranne quintalate di manga o fumetti americani, o comunque stranieri, il mercato autoctono non propone grandi cose per l’età in cui il pubblico si forma e forma i suoi gusti per il futuro. Secondo me Freak City si muove in questa direzione: intrattenimento maturo per giovani lettori. Una fascia di mercato da riempire assolutamente per evitare che il fumetto si trasformi in roba da collezionisti nostalgici.

 

Di cosa ti stai occupando, parallelamente a Freak City?

Fumetti! Fumetti! Fumetti! A parte gli scherzi, parallelamente a Freak City ho realizzato una storia breve, “L’uso terapeutico dell’aceto”, per la rivista “Nonzi” delle edizioni Interculturali. Inoltre sto realizzando un Self Comics scritto appositamente per me dal bravo Luca Vanzella, parteciperò a NapoliComicon nell’ambito dell’esposizione per giovani proposte “Futuro Anteriore”, ed infine mi metterò al lavoro per disegnare un mio albo per la collana “I Minimi” dello Sciacallo Elettronico. Inoltre continuo a tenere corsi di fumetto tra le province di Padova, Treviso e Venezia, per conto di vari enti. Ovviamente, insieme ad Emiliano  Rabuiti siamo già al lavoro per il secondo “Sherwood Comix Festival” dopo il successo del primo, tenutosi nel luglio 2004 nell’ambito dello storico Sherwood Festival di Padova.

 

Scegli (motivandoli) un libro, un fumetto, un disco, un film, da salvare da un’ipotetica catastrofe.

Come libro senza dubbio “Maneggiare con cura” di Joe R. Landsdale, antologia dei suoi racconti. Landsdale mi piace sempre: a parte il suo primo libro, “Atto d’amore”, che mi ha lasciato un po’ freddino, il resto della sua scoppiettante opera mi affascina. Come fumetto l’intero ciclo degli “Invisibili” di Grant Morrison e Aa. Vv.: sento molta affinità tra quello che scrive Morrison, ed il come lo scrive, e le tematiche che accompagnano la mia vita… Tanto per dire, io collaboro attivamente agli “Sportelli degli Invisibili” che sono sorti a nordest per dare delle risposte ai nuovi problemi della precarietà, dell’immigrazione, della mancanza di case pubbliche. E spesso questo vuole dire attuare pratiche di lotta per aprire trattative per i diritti… Non è proprio come essere King Mob ma molti dei riferimenti culturali sono gli stessi.
Al posto di un film posso scegliere un serial? Andrei di “Twin Peaks”: il cofanetto di Dvd con la prima serie è il fiore all’occhiello della mia collezione! Per quanto riguarda la musica,  mi porterei via “Banditi” degli Assalti Frontali, per motivi ovviamente molto distanti dal semplice “gusto musicale”. E’ un cd che ha fatto da colonna sonora della mia vita molto spesso, dalle manifestazioni in piazza all’ascolto solitario nel mio salotto.

 

E infine, parlaci della tua storia per Freak City, e perché l’hai voluta realizzare così.

Quale delle due? "Il paradiso perduto" è il primo dei prologhi a fumetti che accompagneranno i volumi di Freak City. E' un racconto che introdurrà poco a poco il lettore nel contesto comune a tutte le storie, suggerendo i segreti dell'originale "universo" alternativo che abbiamo creato. I disegni sono del bravo Mauro Mason.

Jesus's River è la "mia" storia: ho cercato di riversarci dentro tutto ciò che più mi piace, da un certo modo "frammentario" di raccontare fino al fumetto di super eroi, dall'underground allo splatterpunk, da un certo tipo di strisce sindacate al moderno concetto di "graphic novel".

Un sottile "filo rosso" unisce la storia raccontata in Freak City al mio "I Baccanti - Volume primo", di cui "Jesus's River" può considerarsi un vero e proprio "Volume secondo".

 

 

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