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Francesco Graziani

in occasione del progetto fumettistico Freak City


intervista

 

a cura di GHoST Community

data di pubblicazione: 04/02/2005 - copyright by Ferrara Edizioni

 
Presentati un po’ ai nostri lettori.
Mi chiamo Francesco Graziani, Cimo per gli amici. Vivo a Sarcedo, un paesino della provincia di Vicenza, dal quale mi sono staccato per quattro anni quando, dopo aver conseguito la maturità artistica sperimentale, ho frequentato l'Istituto Superiore per le Industrie Artistiche ad Urbino, laureandomi in progettazione grafica. Nonostante gli studi la mia vera passione è sempre stato il disegno, illustrativo e fumettistico, anche se la convinzione vera di voler fare fumetti è iniziata solo con la scoperta dei manga, e in particolare di Tsutomu Nihei e Kentaro Miura,  per l'originalità e la "diversità" che caratterizzavano quei fumetti. Lavoro come graphic designer per un'agenzia di grafica pubblicitaria. Mi piacciono le rosse.

 

Perché tra tanti media hai scelto il fumetto come campo della tua espressività?
Da sempre sono stato affascinato dall'illustrazione e dal fumetto come strumenti per narrare qualcosa, o meglio, per cercare di far vedere a coloro che avevo attorno quello che immaginavo nello stesso modo in cui faceva capolino nei meandri della mia mente. Un fumetto può essere di tanti tipi, eppure niente ti permette di raccontare una storia anche ricca di azione, di effetti speciali, di aspetti strani ed inverosimili come il fumetto. Certo, anche l'illustrazione te lo permette, ma ti obbliga ad accentrare i significati in pochissime immagini, avvalendosi inoltre anche soltanto dell'aspetto stilistico e compositivo della singola scena. Il fumetto no, deve anche saper dire qualcosa, deve raccontare una storia.

 

Quali sono le tue maggiori influenze artistiche oltre il fumetto (cinema, musica, letteratura, arte in generale)?
Il cinema sicuramente può ispirarmi, specie quelli di maestri come Lynch o Gillian, ma soprattutto gli anime giapponesi e le illustrazioni di grandi maestri. Io poi leggo molto, anche se non prediligo generi particolari. Penso che ogni tipo di scritto possa influire a farci avere delle visioni più originali e colorite del mondo. Dell'arte che dire: adoro il surrealismo di Dalì e Magritte, ma non dimentico maestri dell'uso della luce come Caravaggio, o della creazione fantastica come Bosh.

 

E, specificatamente nel fumetto, quali sono i tuoi punti di riferimento?
Sicuramente Tanino Liberatore, Bilal, Simon Bisley, Alex Orlandelli, Danijel Zezelj, nonché Katsuhiro Otomo, Tsutomu Nihei e Kentaro Miura.

 

Come descriveresti la tua cifra stilistica?
Tendo un po' a Liberatore in Ranxerox, anche se a volte con influenze più da manga nella trattazione delle tavole e nell'espressività di certi volti femminili. Per Freak City invece mi sono più avvicinato ad uno stile bisleiano, soprattutto nelle anatomie ipertrofiche e nell'uso dell'acrilico, con delle influenze ala Bolton.

 

Come è stato lavorare al primo volume di freak city, un progetto dalla lunga gestazione (più di un anno), che ha coinvolto numerosi disegnatori e sceneggiatori dalle esperienze più disparate?
Interessante, anche se ho dovuto rifare le tavole tre volte. Più che altro è stato stimolante il fatto di essere potuto entrare in  contatto con gente diversa dalle più disparate espressività artistiche, con gusti e modi di vedere le cose ben diversi da una "popolare" cultura del fumetto.

 

Come vedi l’attuale mercato dell’“intrattenimento”?
Vario e variopinto, anche se non sono il tipo da chiudermi in casa davanti alla playstation. Più che altro mi pare che se i tuoi gusti appartengono al filone che va per la maggiore non hai problemi a trovare di che divertirti, ma se non appartieni a quella larga fascia di persone, beh, allora l'intrattenimento te lo devi creare da solo.

 

Di cosa ti stai occupando, parallelamente a Freak City?
Beh, lavoro come grafico in uno studio di grafica pubblicitaria e parallelamente partecipo ad iniziative di illustrazione e fumetto, ritrattistica, caricature per papiri di laurea (che da noi si fanno). Adesso sto valutando un paio di proposte su delle sceneggiature che mi sono state proposte di disegnare. si vedrà.

 

Scegli (motivandoli) un libro, un fumetto, un disco, un film, da salvare da un’ipotetica catastrofe.
Un libro - Nudi maschili (_________): perché mi ha permesso di vedere il concetto di bellezza e di unicità sotto aspetti completamente nuovi, anche se però consiglio a chi volesse leggerlo di leggersi prima "Il ritratto di Dorian Gray" di Wilde; un film - The Rocky Horror Picture Show - perché è semplicemente delirante; un album - A dir la verità ogni momento della mia vita ha un sottofondo musicale diverso. Scegliere è troppo discriminante...

 

E infine, parlaci della tua storia per Freak City, e perché l’hai voluta realizzare così.
La sceneggiatura non era mia, però il personaggio lo sentivo bene, era entrato a far parte di me. Pertanto una volta iniziato a disegnarlo il suo carattere veniva fuori da solo, senza sforzi da parte mia. Forse Strobo lo farei ancora più bastardo.

 

 

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