|
Andrea Longhi
in occasione del progetto
fumettistico Freak City
intervista
a cura di GHoST Community
data di pubblicazione: 04/02/2005 -
copyright by Ferrara Edizioni
Presentati un po’
ai nostri lettori di GHoST Community.
Ciao a tutti! Sono Andrea Longhi, nato 26 anni fa a
Treviso, dove tutt’ora vivo.
A dire la verità non sono sempre stato a TV, per tre
anni ho vissuto a Milano per frequentare la “Scuola del Fumetto”. Dopo la scuola
ho passato due anni chiuso nel mio studio a cercare la mia strada.
Ed ora eccomi qua.
Perché tra tanti media hai scelto il fumetto come
campo della tua espressività?
Mi è sempre piaciuto perdermi nell’immaginario, per
un periodo sono stato pure un giocatore di ruolo, questo mi dava l’opportunità
di inventare storie e personaggi, sfortunatamente non sono un grande scrittore
ma ci sono altri modi per raccontare, ed il fumetto è un mezzo rapido ed
efficace. In una vignetta con un colpo d’occhio puoi capire cosa accade, stati
d’animo, percepire uno spazio e molto altro, solo il cinema è più veloce e
ricco.
Quali sono le tue maggiori influenze artistiche
oltre il fumetto (Cinema, Musica, Letteratura, Arte in generale)?
Di sicuro il cinema! Quando non disegno è probabile
che mi trovate attaccato al mio lettore dvd a vedere uno dei miei film
preferiti, i film li riguardo decine e decine di volte (ho smesso di contare
Guerre Stellari dopo la 78esima volta, di altri non ne ho mai tenuto il conto…).
Il cinema è il parente più stretto che il fumetto ha, perciò molte regole che
segue sono compatibili, è un’ottima palestra per fare fumetti.
E, specificatamente nel fumetto, quali sono i tuoi
punti di riferimento?
Da poco più di tre anni sono affascinato dal
mercato francese, per la varietà e la cura dei loro albi. Perciò sono un fan di
Marini (Rapaci, Scorpione, Gipsy) Pedrosa (Ring Circus, non si trova in Italia
purtroppo…) Guarnido (Blacksad) e la lista
sarebbe lunga ma non voglio diventare noioso.
Ah! Ovviamente come tutti penso, guardo con
ammirazione ad un colosso del fumetto, nel mio caso Hergè (padre di Tin Tin). Ma
se scavo nel passato trovo pure un pezzo d’America con Frank Miller, Mignola e…
il mio scheletro nell’armadio: Spawn... e forse si intravede nella copertina.
Come descriveresti la tua cifra stilistica?
Sono un pignolo, amo il dettaglio e la descrizione
precisa degli elementi presenti nella scena.
Tutto dev’essere giustificato, ogni oggetto
personaggio o inquadratura, se c’è, ha un perché: avrà un’ombra, una parte in
luce e una funzione narrativa.
Questo mio modo di vedere le cose può sembrare un
sistema freddo e troppo razionale, di conseguenza poco artistico, beh innanzi
tutto devo dire che non mi sento un artista ma uno che vuole raccontare
semplicemente delle storie perciò questo sistema mi permette di risolvere i
problemi in modo “scientifico” e di “esprimermi chiaramente”, senza lasciare
dubbi.
Come è stato lavorare al primo volume di Freak City,
un progetto dalla lunga gestazione (più di un anno), che ha coinvolto numerosi
disegnatori e sceneggiatori dalle esperienze più disparate?
Beh per me è stato semplicissimo: il personaggio era
già stato inventato, una birra e quattro chiacchiere al bar col papà di Nero
Seppia, due o tre scarabocchi e poi direttamente la copertina.
Mi sono divertito a trovarmi coi vari autori (ogni
tanto facciamo delle riunioni per aggiornarci, mostrarci i lavori o
semplicemente per ritrovarsi tra “colleghi”) molte teste diverse, un valido
banco di prova per sostenere le proprie idee visto che veniamo da realtà più o
meno distanti dal punto di vista stilistico e non solo.
Come vedi l’attuale mercato dell’ “intrattenimento”?
Usa e getta se parliamo dell’intrattenimento in
genere (cinema videogiochi…) un po’ più triste se parliamo del fumetto… mi
spiego meglio: spesso la gente che trovate al cinema (ancor peggio se si tratta
di un multisala) vanno la solo per ammazzare un venerdì sera e la scelta del
film è secondaria, ne deduco che l’attenzione prestata al film (frutto di
scrittori, sceneggiatori, registi, tecnici delle luci, attori, costumisti…) è
minima. Forse c’è troppa offerta o forse la gente non sa quanto lavoro ci sia
dietro la pellicola.
Per il fumetto è la stessa cosa, la gente sfoglia
dieci pagine in venti secondi ma non sanno che chi le ha disegnate ha impiegato
un mese (se è stato veloce) ma questo è il minimo!
Il vero problema è che il fumetto è considerato un
mezzo di intrattenimento obsoleto e per ragazzini, e se li leggi dopo i
diciassette anni vieni considerato un disadattato sociale (se sanno che li
disegni spesso passi nella categoria “falliti”). Però se andiamo in una libreria
o una biblioteca francese troviamo scaffali interi di fumetti e di tutti i
generi e per tutte le età. Allora mi chiedo perché in Italia non è così?
Perché comprare l’Uomo ragno a 26 anni è da scemi ma
tutti ti chiedono se hai il fumetto dopo che è uscito il film?
Il fumetto è una forma di comunicazione eccezionale
ma non essendo ne pittura ne parola scritta non è identificabile ai più e quindi
maltrattata.
Di cosa ti stai occupando, parallelamente a Freak
City?
Ci sono un po’ di cose che bollono in pentola: sono
tornato da poco dalla fiera del fumetto di Angouleme (Francia) dove assieme a
Liri Trevisanello abbiamo presentato tre progetti (forse ce ne sarà pure un
quarto) e c’è qualche casa editrice con cui potrei avere a che fare… incrociamo
le dita!
Inoltre sto facendo delle illustrazioni per un gioco
di ruolo che dovrebbe uscire in Italia a giugno ma si parla pure di America se
ho capito bene.
Non posso dirvi di più perché sono appena state
mischiate le carte, magari tra un paio di mesi potrò essere più chiaro.
Scegli (motivandoli) un libro, un fumetto, un disco,
un film, da salvare da un’ipotetica catastrofe.
Il libro: "Nessun Dove" di Gaiman, dopo qualche
pagina Gaiman ti trascina in un altro mondo, o meglio, ti fa vedere lo stesso
mondo che conosciamo noi con occhi nuovi, dove tutto diventa magico e nulla è
scontato, pur essendo una storia molto classica. Tra i libri che ho letto è uno
di quelli che mi è rimasto più impresso, fa venir voglia di andare a visitare le
fogne di Londra, se lo leggerete capirete il perché.
Il fumetto: "100 Anime" edito dalla BD perché è uno
dei fumetti più belli che ho visto ultimamente, è tutto italiano e poi, ad
essere sinceri, gli autori sono miei amici…
Il disco: questa è difficile, mi giro, guardo il mio
porta cd e mi sorridono tutti… Ma, visto che stiamo facendo un’ipotesi direi
“Somewhere Far Beyond” dei Blind Guardian per la canzone “The Bard’s Song” ed in
particolare per la frase:
“Tomorrow will take us away
far from home
noone will ever know our names
but the bard’s songs will
remain….”
Il film: qui datemi pure del banale ma “Il Signore
degli Anelli” perché così salvo tre film al prezzo di uno, è un film
tecnicamente impeccabile ma soprattutto perché è ricco di significati.
“Le fiabe dicono più che la verità. E non solo
perché raccontano che i draghi esistono, ma perché affermano che si possono
sconfiggere” G.K. CHESTERTON
E infine, parlaci della tua storia per Freak City, e
perché l’hai voluta realizzare così.
Quando mi hanno chiesto di fare la copertina era un
po’ dubbioso, il tipo di progetto, il tipo di storie e di disegnatori, mi
sentivo fuori posto, in quel periodo stavo progettando una storia per bambini!
Poi Massimo con tono di scherno se ne viene fuori
con questa frase: “La tua vena metallara è morta?”
Non potevo lasciar correre…
|