HOME | GHoST | CINEMA | NARRATIVA | MUSICA | ARTE | MISTERI | ARTICOLI | MULTIMEDIA | LINK | FORUM | NEWS

articoli

 Accesso limitato.

 

archivio

 

Andrea Meneghin

in occasione del progetto fumettistico Freak City


intervista

 

a cura di GHoST Community

data di pubblicazione: 04/02/2005 - copyright by Ferrara Edizioni

 
Presentati un po’ ai nostri lettori.

Mi chiamo Andrea Meneghin, dopo essermi diplomato geometra ho optato per la carriera artistica, laureandomi in pittura all’Accademia di Belle Arti di Venezia. Mi ritengo un bravo artista? Certamente!

 

Perché tra tanti media hai scelto il fumetto come campo della tua espressività?

Ho scelto il fumetto poiché lo considero l’ultima forma d’arte a rimanere pura e incorrotta. I generi artistici considerati maggiori (pittura, scultura, architettura, ecc…) hanno perso la loro identità forte e la capacità comunicativa che avevano un tempo. Mi riferisco in particolare alla pittura (…che mi rapì il cuore), la quale per restare al passo con i tempi si confonde con la fotografia, i video, la computer grafica… un pasticcio ibrido senza anima, distante dai gusti del pubblico. Il fumetto, invece, considerato a torto ”arte minore” e genere di nicchia, rispetta ancora dei canoni, non si erge mai a verbo e, soprattutto, ama il suo pubblico e lo abbraccia in modo materno, amorevole. Sarà pure un genere considerato popolare, però è autentico e genuino: nonostante le difficoltà va avanti con orgoglio e dignità. Il fumetto stimola la mia creatività e la voglia di narrare, di trovare l’inquadratura più spettacolare, di ricercare le espressioni del volto adatte alle diverse situazioni,di ricreare atmosfere e paesaggi che possono esistere solo sulle candide pagine di un foglio. Il piacere di tenere una matita in mano è una gioia infinita anche dopo molti anni. Il foglio bianco, inoltre, nasconde sempre nuove porte per accedere a mondi meravigliosi e affascinanti.

 

Quali sono le tue maggiori influenze artistiche oltre il fumetto (Cinema, Musica, Letteratura, Arte in generale)?

Mi piace molto il cinema, specialmente horror e d’azione. Questi due generi cinematografici, in particolare, stimolano molto la mia fantasia creativa, invece di impigrirla. Mi spiego. Quando guardo un film, non sono uno spettatore passivo che guarda solo per il gusto di intrattenersi. Quando vedo una scena che mi piace, una situazione particolare, un’atmosfera evocativa, ricevo uno spunto, l’input che fa scaturire dalla  mia fantasia nuove idee, nuovi stimoli, nuove emozioni da tradurre su carta. Oltre il fumetto, mi piace molto l’arte, quella con la A maiuscola. L’arte fatta dagli italiani, dal Trecento al Novecento. Siamo stati i migliori di tutti in assoluto: fantasiosi, creativi, imprevedibili, equilibrati… poi abbiamo perso fiducia nei nostri mezzi e nella nostra capacità di creare e siamo diventati una colonia. Nonostante ciò, abbiamo un bagaglio così vasto e variegato da essere irraggiungibile (e molto invidiato…). Nei miei fumetti aspiro al bello, ed essere italiano mi aiuta. L’arte è scritta nel nostro DNA, basta riportarla a galla (siamo dei privilegiati…).

 

E, specificatamente nel fumetto, quali sono i tuoi punti di riferimento?

Mi piacciono gli autori italiani, in particolare Giuseppe Palumbo (che considero un vero genio), capace di disegnare e integrarsi in qualsiasi storia. Mi ha impressionato il suo remake di DIABOLIK, è riuscito ad attualizzarlo senza stravolgerlo dandogli un taglio impeccabile. Non dimentichiamo poi che il grande Palumbo ha creato uno dei pochi supereroi made in Italy: Ramarro. Le sue tavole dipinte ad Ecoline sono semplicemente sensazionali. Altro disegnatore italiano che ammiro sin dagli esordi è Giuseppe Camuncoli, che ho avuto la fortuna di conoscere. Possiede uno stile personalissimo, facilmente riconoscibile (Ottimo il suo Bonerest!). Bellissima la caratterizzazione di Costantine su Hellblazer, ottima la prova offerta su Spiderman-Tangled Web. Non ho ancora visto i suoi Intimates, da indiscrezioni sul web, credo saranno formidabili… tra gli altri italiani devo dare tanto di cappello a Castellini con le sue monumentali anatomie, Gabriele dell’Otto con le sue magnifiche illustrazioni (personalmente lo ritengo superiore ad Alex Ross, ha un segno più fresco e dinamico) e a Luca Enoch e la sua Gea (disegni puliti, impeccabili). Tra gli stranieri, voglio nominare quello che ritengo personalmente  il miglior fumettista in assoluto: JIM LEE. Già mi piaceva la caratterizzazione di alcuni suoi personaggi Marvel, ma è con Superman e specialmente con Batman che sono rimasto folgorato, estasiato. Anatomie perfette, tavole costruite in maniera superba, giochi di chiaroscuri azzeccatissimi, caratterizzazione dei personaggi sublime. Che dire di più? E’ Il Maestro… punto e basta. Adoro anche Risso, per il suo tratto acido e corrosivo, poi Greg Capullo (Spawn, The Creech) e Angel Medina (Spawn, Kiss). Tra gli artisti orientali adoro soprattutto Kentaro Miura e il suo inarrivabile Berserk, Go Nagai (Devilman) e Tetsuo Hara (Ken il guerriero, Keiji, Cyber Blue).

 

Come descriveresti la tua cifra stilistica?

La definirei a metà strada tra il giapponese e l’americano. Mi spiego. Adoro la sana follia delle produzioni giapponesi, il loro strano approccio con le anatomie e soprattutto l’incredibile dinamismo delle tavole e dei corpi in movimento. Forse non saranno perfetti, però funzionano… eccome se funzionano! Di loro amo soprattutto una cosa: i dialoghi ridotti all’osso, ma efficaci. Ciò che non dicono le parole lo raccontano le immagini. Degli americani adoro il rigore, la precisione nei dettagli e il rispetto che nutrono per i loro personaggi, vere e proprie icone di carta.

 

Come è stato lavorare al primo volume di Freak City, un progetto dalla lunga gestazione (più di un anno), che ha coinvolto numerosi disegnatori e sceneggiatori dalle esperienze più disparate?

Semplicemente appagante. L’idea di base del duo Perissinotto-Calia è molto coinvolgente ed accattivante, il team di disegnatori e sceneggiatori è molto serio e responsabile. Tutti noi abbiamo lavorato in simbiosi per creare un microcosmo credibile ed affascinante, che immergerà il lettore all’interno di questa nuova realtà fino all’ultima pagina.

 

Come vedi l’attuale mercato dell’ “intrattenimento”?

Innanzitutto dico che il fumetto è vivo e vegeto e non morirà mai. Il narrare per immagini è insito nell’uomo da sempre, a partire dalle pitture rupestri. Tra le pagine di un fumetto, in uno schizzo, in un disegno, si muovono le idee, la base di ogni processo creativo. Da grande appassionato di videogame non posso non evidenziare l’immediata presa sul pubblico, la capacità di immergere totalmente il videogiocatore in un mondo virtuale. Direi che come intrattenimento, negli ultimi anni, ha superato anche il cinema. L’importante è riuscire a sopravvivere al tempo, al cambio delle mode, ai costumi…

 

Di cosa ti stai occupando, parallelamente a Freak City?

Sto lavorando ad un progetto per l’infanzia in cui credo molto, inoltre mi sto dedicando a due progetti a fumetti molto ambiziosi e proseguo la mia attività di pittore e decoratore.

 

Scegli (motivandoli) un libro, un fumetto, un disco, un film, da salvare da un’ipotetica catastrofe.

Scegliere un libro non è un impresa facile, poiché ognuno di loro è un tassello che forma la cultura personale di ognuno. Se proprio dovessi salvare da un’ipotetica catastrofe un libro sceglierei un classico: la Divina Commedia. Nello specifico, L’inferno, per l’incredibile visionarietà dell’insieme. Lo lessi per la prima volta da bambino, ammirando le stupende illustrazioni di Dorè: rimasi affascinato. A distanza di molti anni rileggo ancora con gioia questo capolavoro, tagliente, corrosivo, geniale, divino. Se dovessi scegliere un disco… sceglierei i Kiss (Creatures of the Night), la loro immagine unita alle loro canzoni rappresenta un qualcosa di genuino, un’icona destinata a durare per sempre. A molti potranno sembrare dei pagliacci o degli esibizionisti, io dirò solamente che hanno stregato generazioni e continuano a farlo tuttora. Le loro musiche unite alle graffianti voci dei cantanti Paul Stanley e Gene Simmons sono il risultato del professionismo e della dedizione totale al proprio lavoro. Se dovessi salvare un film, salverei… Lo chiamavano Trinità. Ebbene sì, potrei citare Arancia Meccanica, Shining, Blade Runner, Alien, Terminator, Rambo, L’esorcista, Il gladiatore, Pulp Fiction, Matrix, Il signore degli anelli, Non aprite quella porta, Il silenzio degli innocenti, La tigre e il dragone, Guerre Stellari, Spiderman… e invece no. Lo chiamavano Trinità è delizioso, genuino, incorrotto, resiste alle insidie del tempo poiché conserva una sana ingenuità, un’originale comicità e umorismo. American Pie, Scary movie, La nave fantasma… la biografia di Costantino, 100 colpi di spazzola, Zelig… I Blue, I Linkin Park, Eminem????????? Sono loro la vera catastrofe!!!!

  

E infine, parlaci della tua storia per Freak City, e perché l’hai voluta realizzare così.

Il neofita (questo è il nome della mia storia) è una storia molto avvincente e riserverà molte sorprese, il personaggio evolverà, muterà, le sorprese e i colpi di scena non mancheranno… Devo dire che nel realizzarla ho avuto da subito un ottimo feeling con la sceneggiatrice Liri Trevisanello. La sua storia era perfetta per i miei disegni, e i miei disegni erano perfetti per raccontare la sua storia. E’ uscito tutto naturale, senza intoppi, senza ritardi. Cari lettori, io e Liri vi stupiremo con il Neofita!! Vi aspettiamo sulle pagine di Freak City assieme alle altre meravigliose storie!!

 

 

archivio

 

HOME | GHoST | CINEMA | NARRATIVA | MUSICA | ARTE | MISTERI | ARTICOLI | MULTIMEDIA | LINK | FORUM | NEWS

 

© Club GHoST Community