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Massimo Perissinotto

in occasione del progetto fumettistico Freak City


intervista

 

a cura di GHoST Community

data di pubblicazione: 04/02/2005 - copyright by Ferrara Edizioni

 
Presentati un po’ ai nostri lettori.
Mi chiamo Massimo Perissinotto, tra pochi giorni compirò 39 anni e da più di 20 mi occupo di fumetti, narrativa, fantastico in generale. Ho pubblicato in giro per l’Europa, ma soprattutto in Italia, alternando fumetti, illustrazioni, racconti, articoli, saggi, recensioni, interviste... Dal 1990 insegno ed organizzo corsi di tecnica del fumetto nella mia provincia e nel nord Italia in generale, collaboro a diversi siti e allestisco mostre e fiere del fumetto un po’ dappertutto... dove capita.

 
Perché tra tanti media hai scelto il fumetto come campo della tua espressività?
Perché mi viene naturale, nel senso che non ne posso fare a meno... Però adoro anche scrivere, e non trovo ci siano grandi differenze tra le due discipline.

 
Quali sono le tue maggiori influenze artistiche oltre il fumetto (cinema, musica, letteratura, arte in generale)?
Il cinema sicuramente, mi considero addirittura un esperto! Colleziono films muti e tutto ciò che ha a che fare col “fantastique” e il “noir”; ma amo anche la letteratura: da Salgari a Lansdale, passando per Mc Carthy a Figueroa. Della pittura mi piace Otto Dix, Francis Bacon, Frans Masereel... E poi i preraffealiti, i surrealisti, i futuristi... Sono invece un ignorante totale in scultura e musica classica: per me la musica inizia con Elvis!

 
E, specificatamente nel fumetto, quali sono i tuoi punti di riferimento?
Ho imparato a leggere sugli albi di super eroi della Marvel nei primi anni 70... Gli autori di allora: Ditko, Kirby, Wood, Steranko, Colan, Ploog... sono ancora dentro di me. Ovviamente non mi sono fermato. Cito alla rinfusa, e per motivi diversissimi: Breccia (padre e figlio), Magnus, Scozzari, Bonadimani, Giolitti, De Luca, Ongaro, De La Fuente, Ortiz, Miller, Nagai, Tezuka, Druillet, Semerano, Torres, Munoz, Igort, Talbot, Burns, Veitch... (lista pressoché infinita!). Ultimamente mi hanno molto colpito: Carmine Di Giandomenico, Walter Taborda, Igor Kordey, Tim Sale, e Lee Bermejo.

 
Come descriveresti la tua cifra stilistica?
Un magma di ribollenti ossessioni.

 
Come è stato lavorare al primo volume di freak city, un progetto dalla lunga gestazione (più di un anno), che ha coinvolto numerosi disegnatori e sceneggiatori dalle esperienze più disparate?
Lavorare con 11 personalità “deviate” non è stata una passeggiata di salute! Ma alla fine abbiamo tutti imparato qualcosa. Il risultato mi soddisfa, e questa -per me- è la cosa più importante.

 
Come vedi l’attuale mercato dell’“intrattenimento”?
Debole, confuso... poco propositivo. Confido molto nell’editoria indipendente.

 
Di cosa ti stai occupando, parallelamente a Freak City?
Ho iniziato a collaborare con Underground Press e con editori francesi e tedeschi. Ho avuto una proposta interessante da una casa editrice inglese... E poi il solito: un po’ di tutto, perché è così che mi piace!

Naturalmente conto di subissare di proposte la Ferrara Edizioni!

 
Scegli (motivandoli) un libro, un fumetto, un disco, un film, da salvare da un’ipotetica catastrofe.
In ordine: “Il re delle iguane” di Alberto Vaquez Figueroa: perché anche i mostri hanno un cuore (e ormoni!).
“Maximortal” di Rick Veitch: supereroi, storia alternativa, fanta (mica tanto) politica, mitologia moderna, splatter, e uno stile di disegno meraviglioso, che non si vergogna del suo passato underground! “Children” dei Mission: perché è quello che sto ascoltando adesso, ma con vent’anni di ritardo! “Zombi” di George Romero: perché il futuro (e i vivi morenti/morti viventi) siamo noi!

 
E infine, parlaci della tua storia per Freak City, e perché l’hai voluta realizzare così.
Volevo realizzare una storia di supereroi zeppa di “scarti” narrativi: splatter, erotismo, comicità, in un contesto serissimo e attuale. Spero di esserci riuscito.

 

 

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