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Renato Stevanato
in occasione del progetto
fumettistico Freak City
intervista
a cura di GHoST Community
data di pubblicazione: 04/02/2005 -
copyright by Ferrara Edizioni
Presentati
un po’ ai nostri lettori.
Mi chiamo Renato Stevanato dopo avere frequentato l‘istituto d’Arte di Venezia
mi sono dedicato alla grafica ed all’illustrazione collaborando con varie
aziende e privati, dopo essere entrato in possesso di un computer sono entrato
nel magico mondo del digitale e finalmente sono riuscito, in parte, a capire
come delle cose belle che credevo impossibili erano alla portata di mouse.
Perché tra tanti media hai scelto il fumetto come campo della tua
espressività?
Onestamente per esprimere le mie idee non uso solamente il campo del fumetto,
qualsiasi cosa che vedo disegni, animazione, pittura (in questo progetto
specifico le chine di Sinnot e Royer) ho sempre cercato di imitare per
apprendere la tecnica per poi usarla per le mie idee. Il fumetto, anche a causa
dell’influenza dell’amico con cui condivido questo progetto è sempre rimasto
presente ed ha riempito la mia casa di quantitativi di carta che nessuno mi
ricomprerà più (perlomeno ad un prezzo accettabile!).
Quali sono le tue maggiori influenze artistiche oltre il fumetto (cinema,
musica, letteratura, arte in generale)?
Il cinema e l’animazione 2D/3D.
E, specificatamente nel fumetto, quali sono i tuoi punti di riferimento?
Non ci sono dei punti precisi, in tutti i fumetti che ho l’opportunità di
leggere cerco di imparare, ma se proprio devo fare dei nomi, quelli che stimo
incondizionatamente per innumerevoli ragioni sono John Buscema, Alan Davis ed
Alex Ross per lo stile che non riuscirò mai a raggiungere e Jack Kirby e Moebius
per la loro potenza immaginifica.
Come è stato lavorare al primo volume di freak city, un progetto dalla lunga
gestazione (più di un anno), che ha coinvolto numerosi disegnatori e
sceneggiatori dalle esperienze più disparate?
Per la parte che mi riguardava (chine, rifiniture e retini della storia
Reliquia) tutto bene, aspetto di vedere la stampa finale per vedere se si può
migliorare qualche cosa.
Come vedi l’attuale mercato dell’“intrattenimento”?
Affascinante e confusionario per la molteplicità delle offerte, deludente per la
ripetitività che a volte rischia di ucciderlo.
Di cosa ti stai occupando, parallelamente a Freak City?
Animazione tridimensionale, colorazione digitale, e due storie iniziate e mai
finite (nel senso che dovrei ricalcarle, rifinirle, inchiostrarle e forse
retinarle) che forse un giorno mi prenderò la briga di terminare.
Scegli (motivandoli) un libro, un fumetto, un disco, un film, da salvare da
un’ipotetica catastrofe.
Il film è "Matrix", perché è l’ unico film che non mi stanco a guardarlo e a
riguardarlo, un piccolo gioiello che tutti gli amanti della fantascienza (e non
solo) dovrebbero vedere.
Il libro: "Insciallah" di Oriana Fallaci perché la mia memoria RAM lo ricorda
come uno di quelli che gli ha lasciato dentro qualcosa (eppoi sono 800 pagine,
anche se non piace possono sempre servire a qualcos’ altro!).
Il disco: Qualsiasi colonna sonora di Morricone o Vangelis, perché li trovo
evocativi.
Il fumetto: Marvels, perché è l’ ultimo fumetto che mi ha procurato la gioia di
sfogliarlo, rivederlo, capire la tecnica, comprarmi la versione paperback e poi
ricomprarlo recentemente nell’allegato ad un quotidiano, ma soprattutto ad
“odiare” l’autore (tutto quel talento in una sola persona mi sembra uno spreco
divino!).
E infine, parlaci della tua storia per Freak City, e perché l’hai voluta
realizzare così.
Non essendo io il creatore della storia, posso solo dire di avere cercato di
rendere giustizia a delle ottime matite cercando di non rovinarle, ed
arricchendole con una retinatura presa in prestito dall’OMAC di Byrne, e dal
NATHAN NEVER GIGANTE di De Angelis.
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