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Liri Trevisanello
in occasione del progetto
fumettistico Freak City
intervista
a cura di GHoST Community
data di pubblicazione: 04/02/2005 -
copyright by Ferrara Edizioni
Presentati un po’ ai nostri lettori.
Ciao! Mi chiamo Liri Trevisanello sono nata a
Treviso 27 anni fa e qui, per il momento vivo e lavoro come sceneggiatrice.
Studio lettere a Venezia e insegno tecnica della sceneggiatura per alcune
associazioni ed enti della città.
Perché tra tanti media hai scelto il fumetto come
campo della tua espressività?
Leggevo fumetti sin da piccolina, in genere
quelli che mio padre teneva in casa, Asterix, Mafalda, Alan Ford e la mitica
Compagnia della Forca, nonché un numero illimitato di Vittorioso, Monello e
Almanacchi di Paperino a bizzeffe; il fumetto come lavoro è arrivato molto dopo,
dato che ho cominciato come scrittrice, grazie anche al Team GHoST che per primo
ha pubblicato i miei racconti horror. Poco dopo ho conosciuto “Sin City” di
Frank Miller e da li ho capito che il fumetto era esattamente ciò di cui avevo
bisogno per esprimermi, ovvero la sintesi perfetta tra la mia necessità di
scrivere e il mio, quasi morboso, amore per l’immagine.
Quali sono le tue maggiori influenze artistiche
oltre il fumetto (Cinema, Musica, Letteratura, Arte in generale)?
Potrei andare avanti per ore, ma direi che per il
cinema ho alcuni film assolutamente imperdibili come quelli di Tim Burton, poi
From Hell, Keoma di Castellari, i film di Tarantino, il secondo di Hellraiser
(che piace a pochissimi) Twin Peaks che all’epoca mi terrorizzava e mi
affascinava allo stesso tempo, avevo forse 12 o 13 anni. C’è poi la grande regia
di Sergio Leone alla quale spesso mi rendo conto di attingere… e moltissimi,
veramente moltissimi altri. I Miei gusti musicali variano anch’essi moltissimo:
musica classica, tantissima, soprattutto quando scrivo perché riesce a coprire
tutti, veramente tutti gli stati dell’animo umano, ma non ho mai abbandonato la
mia vena dark-apocalittica con i Coil, i Sopor Aeternus, i Raion D’Etre, Arcana
e molto metal… Per la letteratura oltre all’horror puro di Barker c’è
assolutamente Bulgakov con “Il Maestro e Margherita” , Lovecraft, Moorcook,
Gemmel, e la letteratura esoterica in generale. Amo invece Klimt, Dorè Dante
Gabriele Rossetti, Leonardo, l’arte medievale con i suoi terrificanti mostri e
tutti i suoi simboli e l’arte gotica con le sue guglie infinite…
E, specificatamente nel fumetto, quali sono i tuoi
punti di riferimento?
ALAN MOORE... non perché vada tanto di moda
ultimamente con tutti i film che hanno fatto, ma perché credo che sia
semplicemente un genio. Uno sceneggiatore secondo me deve conoscere
approfonditamente il suo modo di lavorare… credo sia il Michelangelo della
sceneggiatura o il Leonardo della struttura del Fumetto, senza dimenticare poi
Frank Miller. Eisner o Spiegelman, ma anche il fumetto francese (non tutto!!!)
ancora Breccia figlio (il padre è già una pietra miliare), Pratt, Tamburini e
Liberatore, Bisley, Munoz… e fumetti come “Marvels”, “L’Eternauta”, “From Hell”
o “La lega degli Straordinari Gentelman” e ancora autori come Semerano,
Francesco Mattioli e veramente tanti altri…
Come descriveresti la tua cifra stilistica?
Cinematografica. Amo il cinema come mezzo di
espressione completo , ma il fumetto è un media che incita alla sfida tra te, la
comunicazione e il lettore. Nel cinema si hanno elementi che in qualche modo e
per forza di cose portano all’immedesimazione, la musica ad esempio, i
movimenti dell’immagine, la fisicità dei personaggi, in fondo sono attori, gente
in carne ed ossa che comunica con qualcuno come loro… nel fumetto questa
fisicità non è così palpabile ed è per questo che credo che la comunicazione
attraverso immagini quasi cinematografiche sia senz’altro più difficile ma
molto, molto più intrigante. Mi piace pensare che qualcuno riconosca in una mia
inquadratura un momento alla Sergio Leone o un’atmosfera alla Lynch o, una
sequenza assurda e incessante alla Tarantino… forse sono un po’ megalomane…
Come è stato lavorare al primo volume di Freak City,
un progetto dalla lunga gestazione (più di un anno), che ha coinvolto numerosi
disegnatori e sceneggiatori dalle esperienze più disparate?
E’ stato faticoso quanto divertente, dato che vedere
un progetto che nasce e cresce sotto i propri occhi è sempre una bella
soddisfazione. Probabilmente io sono quella che ha sofferto meno, perché ho
avuto la fortuna di avere un disegnatore pronto a fare la storia con un
entusiasmo mai visto e con una velocità da supereroe, e supervisori come
Massimo Perissinotto e Claudio Calia che hanno creduto in questo team.
Come vedi l’attuale mercato dell’ “intrattenimento”?
In Coma? Spero sia un coma non irreversibile e spero che
questo risveglio possa venire anche da Freak City, che vuole essere un prodotto
per un’utenza di ragazzi dai 15 a i 20 anni circa e poi anche per chi, senza
limiti di età, ama il genere che noi proponiamo.
Di cosa ti stai occupando, parallelamente a Freak
City?
Sto lavorando a diversi progetti per la Francia con
Alberto Dal Lago e Andrea Longhi, che di Freak City ha fatto la copertina. In
più sto progettando diverse storie per albi all’americana e un lavoro con il
simpaticissimo e bravissimo Niccolò Storai per ora un po’ top secret. Comunque
porto avanti anche la mia attività di scrittrice e più che altro saggista
horror.
Scegli (motivandoli) un libro, un fumetto, un disco,
un film, da salvare da un’ipotetica catastrofe.
“Il Maestro e Margherita” di Bulgakov, perché
contiene tutti gli argomenti da me prediletti che l’autore ha saputo mescolare
con estrema acutezza dando un quadro perfetto della condizione umana anche dei
nostri tempi.
Forse l’opera omnia di Quino e della sua piccola
Mafalda, ogni volta che lo leggo muoio dal ridere e allo stesso tempo mi rendo
conto quanto poco ha imparato l’uomo dai suoi passati errori; Mafaldita ci dice
tutto questo, sempre con il gusto per una sana risata.
Come film sicuramente “Big Fish” di Tim Burton,
perché è la storia di ogni narratore e di ciò che vorrebbe essere: qualcuno che
rende i sogni di ognuno reali…
Il disco…uno dei cd che spesso assemblo che contenga
la “mia musica” da Bach ai Dream Theater...
E infine, parlaci della tua storia per Freak City, e
perché l’hai voluta realizzare così.
Era molto tempo che desideravo realizzare una storia
tratta da un mio racconto, ho chiesto a Massimo Perissinotto cosa ne pensava e
lui, che il racconto ben lo conosceva visto che la GHoST lo aveva già
pubblicato, ha dato il suo consenso assieme a Calia. Il racconto è nato da un
sogno che avevo fatto, quindi cosa di meglio per uno sceneggiatore dare vita
realmente al proprio sogno? Per fortuna Andrea Meneghin ha saputo cogliere
perfettamente ciò che volevo da questa storia e insieme, cambiato anche molte
cose della sceneggiatura originale abbiamo creato questo nuovo mostro… spero
piaccia a tutti… anche se so che qualche polemica ci sarà, ma in fondo il mio
lavoro è quello di comunicare e quindi cosa c’è di meglio di un bel dibattito?
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