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PIERO CANNATA


Intervista realizzata nel gennaio 2003

 

Come mai hai deciso di fare il regista?

Perché dirigere un film è il modo più efficace e stimolante per stravolgere la realtà e raccontarla dal tuo punto di vista.

 

Hai frequentato scuole di cinema o corsi? Cosa ne pensi?

Ho frequentato un corso di cinema nel 1996 e devo ammettere che si è rivelato utilissimo per conoscere più a fondo quelli che sono gli aspetti tecnici e linguistici del mezzo, ma, per quanto riguarda la passione e la voglia di raccontare il mondo per immagini, quella non te la insegna nessuno. Devi averla già dentro !

 

Ci puoi parlare dei tuoi primi esperimenti con la videocamera e dei tuoi primi corti?

I miei primi esperimenti con la videocamera risalgono al periodo compreso tra il 1991 e il 1996. Parliamo di corti brevissimi e piuttosto frammentati, ma sicuramente indispensabili per fare pratica. Il primo lavoro “serio” è stato invece Neuro, una folle e cinica parodia di PSYCHO, girata in pochi giorni, con attori non professionisti (tra cui spicca il mitico Daniele Marotta) e grandissima tenacia. Da quel momento in poi (visto il successo, di Neuro ho girato altri tre episodi), i corti sono diventati via via più complessi e più curati, fino a portare alla nascita di Spettri, un corto horror di cinque minuti, ricco di atmosfera e tutto giocato su un finale ad effetto.

 

Con gli ultimi lavori ti sei avvicinato molto di più al cinema horror e thriller. Quali sono i tuoi film preferiti? E quali i registi?

Nell’ ambito del cinema horror, i film che amo di più sono sicuramente “Scream” e “Nightmare – Nuovo incubo” del mitico Wes Craven, senza dimenticare  “Halloween” di Carpenter e “Psycho” di Hitchcock. Per quanto riguarda i registi, a parte quelli dei film appena citati, mi piacciono molto anche Brian De Palma e Tim Burton. Ma adoro anche  tanti altri generi cinematografici, come la commedia e il musical (i Neuro, in fondo, sono un po’ l’uno e un po’ l’altro). 

 

Parlaci della trilogia del Backstage, di come si è sviluppata l’idea e dei suoi contenuti.

Backstage è nato nel lontano 1998 da una passione bruciante per il metacinema e per tutte le tematiche ad esso legate (voyeurismo, tema del doppio, scambio di piani tra realtà e finzione) e da un impellente bisogno di misurarmi con lo slasher – movie, genere per il quale ho sempre nutrito un grandissimo interesse. Gli altri due capitoli (L’Altro Backstage e L’Ultimo Backstage), sono serviti ad approfondire i concetti affrontati nel capostipite, accompagnandoli ad una sottile critica al mondo della stampa e al potere distorto dei mezzi di comunicazione.

 

Ti piace lo splatter? Secondo te si può sposare con la tensione?

Nutro un grandissimo rispetto per lo Splatter, soprattutto se è utilizzato in chiave provocatoria e metaforica (vedi Peter Jackson e David Cronenberg), ma non accetto qualsiasi sua banalizzazione in vista del raggiungimento del facile effetto. Per quanto riguarda il suo rapporto con la tensione, dipende tutto da come i due elementi vengono dosati e concatenati all’interno di un film. A volte il risultato può essere sbalorditivo ed entrare giustamente nella storia, come dimostrano “Non aprite quella porta” di Tobe Hooper e “La Casa” di Sam Raimi.

 

I tuoi lavori sono carichi di ritmo sostenuto. Secondo te è un aspetto fondamentale per la riuscita di un film?

La presenza di ritmo, è, a mio avviso, l’elemento principale per la riuscita di un film (insieme ad una buona sceneggiatura e ad una forte idea di regia). Ma questo purché il ritmo venga inteso non solo come efficace orchestrazione delle sequenze d’azione, ma anche, e soprattutto, come perfetta alternanza e bilanciamento tra tutte quante le parti di un film, d’azione o d’introspezione che esse siano.

 

So che stai pensando di girare un quarto episodio del “Backstage”. Se ne può parlare o è top secret?

Certo che se ne può parlare, anche se non sono ancora sicuro di quando e come riuscirò a girarlo. La storia ruota ancora una volta intorno ad Anna, la protagonista della trilogia, e riparte esattamente da dove finiva “L’ Ultimo Backstage”. Dovrebbe essere un corto leggermente diverso dai precedenti, sicuramente più lungo e più complesso, dove la trama horror presto lascia spazio a più profonde riflessioni sul tema della solitudine, del cinismo e dell’elaborazione del lutto.

 

Con “Se la notte finisse” hai vinto il premio come miglior corto al Festival Fantahorror di Collesalvetti. Di cosa parla? In che modo è nata l’idea?

L’idea di “Se la notte finisse” è nata da un fortissimo desiderio di misurarmi, per una volta, con una storia che rinunciasse alla complessità dell’intreccio per lasciare più spazio alle emozioni. Così ho buttato giù un soggetto lineare, quasi classico, che, sotto la sua apparente semplicità, potesse scavare nell’inconscio dello spettatore, mettendolo di fronte a tutte le sue paure più ataviche e indistruttibili (come quelle del buio, del soprannaturale, della morte e dell’abbandono). Anche la fotografia e il sonoro sono stati realizzati in quest’ottica. Tutto doveva essere altamente disturbante, straniante, efficace nel riuscire a disturbare profondamente lo spettatore.

 

Noi come amanti dell’horror, ma anche del cinema in generale, riteniamo che la censura debba essere abolita. Tu cosa pensi?

Sono totalmente d’accordo con voi. Credo che qualsiasi artista sia libero di esprimersi come meglio crede, purché sia un artista!

 

 

Qual è la situazione, secondo te, del cinema italiano in generale? E di quello di genere?

Per quanto riguarda il cinema in generale, la situazione è sicuramente migliorata rispetto agli anni passati. Tutt’altro discorso si può fare a proposito del cinema di genere. Non ci sono idee, non c’è entusiasmo, non c’è collaborazione. E chi riesce a trovare un produttore, spesso e volentieri si perde in un bicchiere d’acqua. 

 

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Trovare un produttore!

 

a cura di Ivo Gazzarrini

copyright by Ivo Gazzarrini

 

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