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Riccardo Coltri

Riccardo Coltri

Non c'è mondo

Guru Meditation

Cerchio settimo

 

SCHEDA INFORMATIVA

 

Riccardo Coltri è nato a Bussolengo (Verona) nel 1973. Redattore di "Inchiostro", la rivista di racconti più letta e seguita in Italia, cura i siti internet "Weird Ink Online" e "Crislor 999", dedicati alla cultura fantastica. Organizzatore di corsi di scrittura (suo è il 1° in Italia dedicato a horror e SF, nel 2001) collabora inoltre con il mensile tedesco "Vivere - Italienische Lebensart". Finalista in varie edizioni dei premi Alien e Lovecraft, e in altri premi letterari, piuttosto attivo nel Fandom, ha pubblicato una cinquantina di racconti, fra pubblicazioni professionali e amatoriali, e le raccolte di racconti "Cerchio settimo" (GHoST, 2001) e "Sette vite" (e-book scaricabile gratuitamente dal sito Fantahorror.com). Ha curato l'antologia di fantascienza "Guru Meditation" (GHoST, 2001). Un'altra antologia da lui curata, che vedrà la presenza di importanti firme del Fantastico italiano, uscirà nelle librerie nel corso del 2003. Nel 2001 è uscito nelle librerie il suo romanzo rosa-horror "Non c'è mondo", basato sulla leggenda di Romeo e Giulietta (Bonaccorso Editore). Presentato alla fiera del libro di Torino, positivamente recensito sulle principali pubblicazioni italiane dedicate al Fantastico, "Non c'è mondo" è finalista al prestigioso premio "Scrivere per amore". Home page personale

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RICCARDO COLTRI


Intervista realizzata nell'agosto 2002

 

Quando hai scoperto di voler diventare uno scrittore?

Più o meno nel 1994. In realtà, si trattava di qualcosa che mi inseguiva da molto tempo, come un’ombra. Alla fine, ho provato a scrivere un racconto, e ho trovato la cosa stranamente divertente. Non ho più smesso.

 

Come nasce in te l'idea per un racconto?

In modi molto diversi. Solitamente, c’è un’immagine che compare all’improvviso, e allora non faccio altro che “bloccarla” e guardarla, proprio come si fa quando si preme PAUSE su un videoregistratore. Quindi, dalla descrizione, cioè dalla traduzione in parole di quell’immagine, nasce la storia. In altre occasioni, si è trattato di sogni. Molto spesso, poi, mi piace costruire un racconto partendo da una frase. Lo trovo molto divertente e stimolante. Penso a una frase, la prima che mi viene in mente, e attorno ci ricamo una storia. Non è necessario che si tratti di una frase fondamentale per la trama.

 

Alcuni affermano che per essere dei buoni scrittori bisogna innanzitutto essere di buoni lettori. Sei d'accordo?

Prima di cominciare a scrivere, sarebbe bene che la lettura fosse una cosa importante. In realtà è un discorso abbastanza complicato, perché non si tratta, comunque, di qualcosa di obbligatorio. Voglio dire, non occorre leggere cento libri. Ne bastano anche un paio, ma quello che è necessario è provare delle forti sensazioni.

 

La tua produzione letteraria è piuttosto equamente divisa tra horror e fantascienza. Quale genere ti appartiene di più?

Mi sento più legato all’horror. Ma direi che dipende dai periodi. Credo di avere scritto di tutto: anche fantasy (sword & sorcery), steampunk, rosa, western... Perfino qualche poesia. Mi piace buttarmi in generi che non sento veramente miei, e dare una mia interpretazione.

 

Sei uno dei redattori della rivista Inchiostro. Un'esperienza sicuramente importante, no? 

Molto importante, soprattutto all’inizio. La rivista pubblica racconti di scrittori esordienti, quindi è stato come andare in palestra: leggevo le cose degli altri e mi allenavo a trarne dei benefici, sia che si trattasse di ottimi racconti che di pessimi. “Inchiostro” è tutt’ora importante, per me.

 

Nel tuo primo romanzo, "Non c'è mondo", affronti la vicenda di Giulietta e Romeo in chiave horror. Ce ne vuoi parlare?

Alla base, c’è il tentativo di trasformare quella che è la storia d’amore per eccellenza, e cioè la leggenda di Romeo e Giulietta, in una specie di noir neogotico. Ma non volevo riscrivere l’intera vicenda, mi interessavano solo alcune scene, come quella, famosa, del balcone, con Giulietta Capuleti che sospira: “Perché sei Romeo?”… Quindi, ho aggiunto altri personaggi, e il filo conduttore, le sensazioni di tutti i protagonisti, dovevano essere simili. “Non c’è mondo” vuol essere un romanzo su un particolare stato d’animo, e cioè la consapevolezza di dover lasciare una persona. Da qui, la disperazione, la ribellione; la rassegnazione, a prescindere dal fatto che sia o meno giusto. Infine, la certezza. E cioè che, qualunque cosa succeda, non vi potranno mai essere delle vere barriere. Nemmeno fra la vita e la morte.

 

So che hai organizzato un corso di scrittura creativa. Com'è andata?

Be’, direi molto bene. E’ stata una cosa un po’ particolare: un corso di scrittura “fantastica”: il primo in Italia, e gli insegnanti erano fuoriclasse del calibro di Franco Forte, Gianfranco Nerozzi e Enrico Rulli. Trattandosi di horror e fantascienza, non c’erano decine e decine di iscritti, come capita per gli altri corsi di “Inchiostro” ma, in fondo, la cosa simpatica è stata questa. Era un bel gruppo affiatato, ci siamo divertiti, e le discussioni continuavano anche in pizzeria!

 

Quali sono gli scrittori che ti hanno maggiormente influenzato?

All’inizio c’è stato Jules Verne. Anni più tardi è arrivato Edgar Allan Poe, e credevo di aver trovato il massimo. Poi, un libro di King mi è letteralmente esploso nel cervello: “Ossessione”. I primi libri di King erano favolosi, poi mi sembra che il nostro si sia un po’ perso... Infine, ho conosciuto le opere di Richard Matheson, Clive Barker e Richard Laymon.

 

Il tuo stile colpisce per la capacità di creare immagini suggestive. Quanta importanza hanno avuto il cinema e i fumetti nella tua formazione?

Molto, moltissimo i fumetti. Sono cresciuto a pane e Walt Disney per un bel po’, e mi piaceva leggere anche Lupo Alberto e quei pazzi scatenati delle Sturmtruppen. Ebbene sì, poi non so cosa mi ha spinto verso l’horror. Credo il primo libro di King di cui parlavo prima, appunto. Anche il cinema è stato abbastanza importante, ma non in egual misura.

 

Da tempo si dice che il Fantastico in Italia gode di scarsa considerazione. Qual è la spiegazione, secondo te?

Eh… Le risposte che sono state date sono tante. La “solarità” dei popoli mediterranei, il bigottismo, la mancanza di questo e di quello. Non lo so, credo che i motivi siano diversi. Ad ogni modo, credo anche che, a questo punto, sia inutile continuare a guardare indietro. Oggi il Fantastico italiano è cresciuto e continua a crescere. E se qualcuno non è d’accordo… (avete presente il gesto che fa quel personaggio di “Zelig” mentre indica l’uscita?).

 

Tu sei anche disegnatore e illustratore, se non sbaglio. Essere uno scrittore che sa <visualizzare> la propria immaginazione aiuta?

Il disegno è sempre stato un hobby, anche se a dire il vero ora ho un po’ perso l’abitudine. Sì, è importante visualizzare la propria immaginazione, direi fondamentale. Dirò di più: a volte è necessario viverle, certe situazioni…

 

Mi pare di capire che la tecnologia abbia per te una certa importanza. E' così? 

E’ importante, non lo nego. Mi piacciono i cellulari, le e-mail, le stampanti e tutte queste belle cosette qui. Ma non vivo di questo. Mi piace scrivere, e quando lo faccio mi piace avere il mio portatile e il mio programma di scrittura e tutto il resto. Se però fossi su un’isola deserta e avessi solo un bloc notes e una matita, o una macchina per scrivere e non potessi digitare una lettera come quel personaggio di “Misery”, la magia della scrittura sarebbe la stessa.

 

C'è un mistero che ti affascina in maniera particolare? 

A parte le donne, l’altro mistero che mi affascina tantissimo è… l’universo. Mi piacerebbe sapere dove diavolo va a finire! Non è una cosa che turba i miei sonni, ma non sarebbe male sapere se lassù c’è davvero vita, da qualche parte, ma vita vera, non stupidi batteri che non gliene frega niente nessuno. Voglio dire, chissà come sono le marziane, o le donne venusiane. Non molto diverse dalle nostre, credo…

 

a cura di Roberto Frini

copyright by Roberto Frini

 

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