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FABIO GIOVANNINI Intervista realizzata nel dicembre 2000
Allora Fabio, come mai tanto interesse per quello che è il genere fantastico? Perché mi piace l'immaginazione, la capacità di inventare storie che superano il reale. Ma non come fuga dalla realtà: proprio per capire meglio il reale, occorre esasperarne certi aspetti, come fa il fantastico e al suo interno l'horror in particolare. Preferisco il fantastico capace di farci riflettere, che colpisce non solo lo stomaco ma anche la testa.
Raccontaci un po' lo sviluppo del tuo splendido libro: Dario Argento: il brivido, il sangue, il thrilling (Dedalo, 1986). Com'è stato il rapporto con Argento durante la stesura di questo progetto? Ho un buon ricordo del lavoro per il libro. All'epoca Argento era ancora considerato un regista di serie B, maltrattato dalla critica e accusato di puntare solo su "effettacci" sanguinari. Così, per provocazione, ho scelto di dedicare ad Argento una specie di "ode" entusiastica, volutamente partigiana, un'esaltazione di un cinema estremo e incompreso. Oggi, Argento viene considerato un "autore" anche da chi in passato lo avrebbe relegato in un ghetto. Paradossalmente (ma non troppo) questa legittimazione di Argento avviene proprio quando la creatività del regista (almeno a mio parere) sta subendo una fase di stanchezza, a giudicare dagli ultimi film. Però ricordo con gioia la preparazione del libro, insieme ad Argento, con le lunghe conversazioni in casa sua, dove si aggiravano due bambine (Asia e Fiore), in un'atmosfera allietata dalla gentilezza e dall'affabilità del nostro. Mantengo tuttora un buon rapporto con Argento, al quale il mio libro piacque molto.
Nel 1992 per la Datanews esce il volume Cyberpunk e Splatterpunk. Cosa puoi dirci di questa opera? Come andò? Era
il periodo in cui i due movimenti letterari cyber e splatter si stavano
affermando, all'estero e anche in Italia.
L'anno successivo invece è la volta de I vampiri sono tra noi! (Stampa alternativa, 1993), che prosegue il tuo grande interesse per quello che riguarda il tema del vampiro, iniziato nel 1985 con Il libro dei vampiri (Dedalo). Come mai tanta passione per queste affascinanti creature della notte? Credo di avere la collezione di libri, video e materiali sui vampiri più estesa d'Italia... La collezione occupa un'intera stanza (ribattezzata "la stanza dei vampiri"), ma naturalmente non è e non sarà mai "completa", perché i vampiri, dopo il successo del Dracula di Coppola, hanno invaso sempre di più le librerie di tutto il mondo, oltre ai cinema e alle videoteche: fino al 1991 riuscivo a procurarmi quasi tutti i testi che uscivano in America, Inghilterra, Francia e Italia, oggi questo sarebbe umanamente impossibile. Il motivo della mia passione per i vampiri sta nella convinzione che queste figure dell'immaginario siano le più dense di significati, capaci di rimandare a temi eterni della nostra esistenza (la morte, l'eros) e in grado di suscitare ancora brividi ed emozioni nonostante Dracula sia diventato una maschera da carnevale, sia stato demitizzato, ecc.
Nel '94 esce invece (sempre per la Datanews) il volume: Serial Killer: I grandi assassini nella storia del cinema. Cosa ne pensi del problema reale dei serial killer, questi veri mostri che si nascondono nella loro apparente normalità? Il serial killer è la figura più significativa del nostro tempo, proprio perché è anonimo, imprendibile, immotivato nelle sue azioni criminose. I serial killer della realtà, però, sono molto meno affascinanti (per fortuna...) di quelli dell'immaginario, a riprova che la fantasia di scrittori e registi può rendere seducente quello che nella realtà è solo brutale e persino squallido. Non c'è nessun Hannibal Lecter tra i veri serial killer.
Per la Castelvecchi nel '98 escono Necrocultura e Mostri. Che cosa puoi dirci di questi due lavori? Il primo documenta il dilagare di un immaginario macabro, in cui la morte è centrale, dopo essere stata a lungo solo un tabù. Mostri, invece, condensa in un solo volume gli studi che nel corso degli anni ho dedicato alle varie figure del mostruoso, soprattutto cinematografico.
Negli anni novanta, insieme a Antonio Tentori e altri hai dato il via al progetto Neo-Noir dove sono state partorite innumerevoli antologie e dove tra l'altro si sono affermati autori come Lombardi, Di Orazio e Teodorani. Com'è nata questa iniziativa e come mai vi siete affidati sempre alla piccola editoria lavorando per case editrici indipendenti? Tutto
è cominciato con una chiacchierata in una birreria di Trastevere con Dario e
Asia Argento. Ci siamo resi conto che, a partire da Roma, c'erano molti autori
con dei tratti comuni, vicini alla sensibilità "argentiana".
La censura, specie nel "nostro" genere, ha cercato sempre di abbattere gli ideali di alcuni brillanti autori controversi. Cosa ne pensi di questo reale problema? C'è
anche una censura indiretta, proprio quella delle grandi case editrici di cui
parlavo prima. Per i grandi editori il genere horror sembra avere ospitalità
solo se è straniero (americano in particolare), mentre agli autori italiani è
concesso solo fare la parodia o mettere in ridicolo il genere. Gioventù
cannibale, del resto, salvo qualche eccezione conteneva soprattutto
racconti in stile "demenziale" e ironico: una storia horror cruda,
"seria" e davvero "di genere" non sembra essere accettata
dall'editoria dominante. Come autori "neo-noir" abbiamo avuto chiara
questa sensazione, ed è anche per questo che lo spazio maggiore ci è stato
dato dalla piccola editoria. Abbiamo anche subito un sequestro che in qualche
misura si ricollega al tema della censura.
Di quale regista italiano (horror-fantascienza) hai più stima? Ovviamente di Dario Argento, nonostante, come dicevo, le sue ultime pellicole non mi abbiano convinto.
E quello straniero? Tra gli scomparsi, Terence Fisher, al quale dedicai nel lontano 1980 l'unico studio italiano, in un fascicolo del Fantafestival di Roma. Tra i viventi, Romero, Cronenberg, Burton. Ma sono un fan di due registi misconosciuti, Gordon Hessler, attivo soprattutto negli anni Settanta, e Albert Pyun, che considero un vero poeta del cyborg e del cinema d'azione (con sfumature horror, vedi Post-mortem) a basso costo.
Quale film horror ti ha maggiormente turbato? Il film cui sono più affezionato è Dracula il vampiro (1958). Quello che mi ha turbato di più forse resta La notte dei morti viventi di Romero. Ma aggiungerei uno "pseudo-horror", L'inquilino del terzo piano di Polanski.
Per la fantascienza invece quale pellicola ti ha conquistato? Senza dubbio la serie sul Pianeta delle scimmie.
Nella narrativa quali sono i tuoi autori preferiti? Moltissimi. Mi limito a citare Edgar Allan Poe e Stephen King. E fuori dall'horror, ma sempre nei generi letterari, Ian Fleming.
Come definiresti la paura nel nostro genere? Mi attrae soprattutto la paura che proviene da situazioni normali, da cose e persone quotidiane che nascondono o rivelano improvvisamente la loro pericolosità: un vecchio tema del fantastico sempre valido.
Cosa ne pensi del progetto G.Ho.S.T.? Concordi sul fatto di essere considerati lo "zoccolo duro del fandom"? Il progetto mi piace molto. Sta a voi mantenere la promessa di essere "lo zoccolo duro del fandom"... L'importante è conservare l'approccio aperto, plurale e indipendente di oggi.
Progetti per il futuro? Ho
appena pubblicato Guida ai cimiteri d'Europa (Stampa Alternativa)
che potrebbe essere utile agli amici di G.Ho.S.T. durante qualche macabro
viaggio... Poi sta per uscire il Millelire Grande Macello, dove
sono raccolti alcuni dei racconti inviati sul sito zap.to/neonoir, dedicato a
storie estreme, sanguinarie e terribili ispirate alla trasmissione Grande
Fratello: il sito ha avuto un successo superiore alle nostre aspettative, ora lo
vedremo alla prova anche su carta. a cura di Massimo Ferrara
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