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Gordiano Lupi

Lettere da lontano

Il gabbiano solitario

Il mistero di Incrucijada

Sangue tropicale

Ultima notte di sangue

Un numero de Il foglio letterario

SCHEDA INFORMATIVA

 

Gordiano Lupi è nato a Piombino nel 1960. Ha vinto molti premi letterari ma adesso non ci partecipa quasi più perché trova sia meglio dedicarsi a scrivere storie che possano interessare il pubblico piuttosto che le giurie dei concorsi. Ricordiamo le affermazioni al «Manara Valgimigli» di Coreglia nel 1998, «Janus Pannonius» di Ferrara nello stesso anno, «Polistil» di Savona, «Cittadella» di Piombino nel 1999. Ha fondato nell’estate del 1999, insieme ad Andrea Panerini e Maurizio Maggioni, la rivista IL FOGLIO LETTERARIO, nella quale riveste l’incarico di capo redattore. Collabora con molte riviste. Citiamo per tutte la senese PROSPEKTIVA, L’OSSERVATORIO LETTERARIO di Ferrara, INCHIOSTRO di Verona, NUOVA METROPOLIS di Novara. Nel settore fantastico scrive su: PLANET GHOST, SUBWAY, LORE, PETALI VIOLA e FUTURE SCHOCK.

Ha pubblicato una raccolta di racconti nel 1998 dal titolo Lettere da Lontano, che ha vinto il Premio «Agostini» di Sassetta e «Le retour» di Siena. Nel corso del 2000 ha pubblicato la novella per ragazzi Il Gabbiano Solitario, per i tipi dell’Osservatorio Letterario di Ferrara e Sangue Tropicale. Sangue Tropicale ha avuto tre edizioni. La prima a gennaio 2000 con le produzioni del Club Ghost di Torino. La seconda a luglio 2000 con le Edizioni Il Foglio e la terza a gennaio 2001 (sempre per le Edizioni Il Foglio) con l’aggiunta del racconto inedito La vecchia ceiba.

Sangue Tropicale è stato recensito in modo lusinghiero dalle riviste telematiche Delos, Il Corriere della Fantascienza, Inside Horror e Horror.It dai critici Marco Vallarino, Giuliano Fiocco e Alba Petrella.

A gennaio 2001 ha pubblicato per la Prospettiva Editrice di Civitavecchia il romanzo horror IL MISTERO DI INCRUCIJADA che è stato recensito in modo positivo dal Corriere dela Fantascienza (Marco Vallarino), Inside Horror (Alba Petrella) e Horror.it (Giuliano Fiocco)

A febbraio 2001 è uscito per la Effedue Edizioni di Piacenza il racconto lungo ULTIMA NOTTE DI SANGUE. A giugno 2001 con le Edizioni Il Foglio ha prodotto la raccolta di racconti per ragazzi L’età d’oro, contenente la ristampa de Il gabbiano solitario e di Storia di Marco e di un gabbiano e l’inedito Il ragazzo del Cobre.

Partecipa ai progetti antologici del Club Ghost di Torino e suoi racconti sono contenuti nelle antologie: Altrove, Paura, Le nozze alchemiche, 13 frammenti di mistero, Bizzarro Show.

Contatti: Gordiano Lupi

 

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GORDIANO LUPI


Intervista realizzata nel giugno 2001

 

Allora Gordiano, cominciamo con le tue primissime pubblicazioni professionali risalenti al 1998/99 ovvero Lettere da lontano e Il gabbiano solitario. Com’è nata l’idea per queste opere?

Lettere da lontano e Il gabbiano solitario sono due esperienze che non rinnego e che mi hanno fatto muovere i primi passi nel campo della narrativa. Sono racconti minimalisti, legati al tema della solitudine, alla difficoltà dei rapporti con gli altri, all’amore per i paesaggi marini e i vasti spazi liberi. A quel tempo non avevo ancora letto Carver ma rivedendoli oggi direi che sono storie molto carveriane. Il mio stile di scrittura si è trasformato da allora, adesso è più diretto e immediato. I due libri sono esauriti. In questi giorni sto ristampando (con le Edizioni il Foglio)  Il gabbiano solitario e Storia di Marco e di un gabbiano (uno dei racconti di Lettere da lontano) per un’antologia dedicata ai ragazzi delle locali scuole elementari e medie e devo dire che rileggendoli li ho praticamente riscritti…

 

Nel 1999 hai fondato insieme a Maurizio Maggioni e Andrea Panerini la rivista Il foglio letterario dove ora rivesti l’importante incarico di caporedattore. Vuoi parlarci un po’ di questo progetto tuttora attivo?

Il progetto del Foglio Letterario ci è cresciuto da solo tra le mani ed ha preso una strada che tre anni fa non pensavamo neppure. Era nato per dare spazio ad alcuni autori locali e poco più, come un foglio di otto smilze paginette formato A4 e adesso siamo arrivati a una rivista vera e propria registrata al Tribunale di Livorno, che conta 52 pagine spillate in formato A5 e raccoglie interventi di scrittori e poeti da tutta Italia (e anche dall’estero). Il progetto è interessante perché facciamo una selezione spietata e pubblichiamo solo cose in sintonia con il nostro modo di vedere la narrativa. Riserviamo un’attenzione particolare verso i generi come l’horror, il noir e il fantastico, in aperta polemica con i puristi che storcono il naso di fronte a questo tipo di narrativa. Nel numero di luglio ospiteremo due inediti di Ivo Scanner e Roberto Saporito. Accanto alla rivista è cresciuta una piccola casa editrice no profit (le Edizioni Il Foglio) che conta trenta titoli in catalogo e adesso ha pure un distributore che copre la Toscana e l’Umbria. Per chi vuol saperne di più il sito è: www.infol.it/ilfoglio e la e - mail:il foglio@infol.it.

  

Non c’è dubbio che in questi ultimi anni la narrativa fantastica ti ha maggiormente influenzato. Molti, infatti, sono i racconti horror/thriller che hai recentemente scritto. Come mai tanta passione per il genere fantastico?

La passione per il fantastico me la porto dietro da sempre, non solo per aver letto i mostri sacri della narrativa di genere (Edgar Allan Poe, Lovecraft e in tempi recenti King e Barker) ma anche per una lunga frequentazione della fumettistica americana (su tutti quelli della Marvel). Diciamo che per un po’ di tempo questa passione è rimasta sopita, o che forse non mi ritenevo in grado di saper costruire un buon racconto fantastico. Serviva solo una spinta, una molla che scattasse al momento giusto per farmi cominciare. In ogni caso i miei racconti “di genere” hanno la caratteristica di non perdere mai di vista i problemi sociali o la psicologia dei personaggi.

 

Nel gennaio 2000 ho avuto l’occasione di leggere in anteprima Sangue Tropicale, opera fantastica indelebile che ancora adesso reputo come una delle migliori partorite. Di conseguenza, la pubblicazione da parte delle edizioni G.Ho.S.T. è stata pressoché doverosa. Raccontaci un po’ com’è nata l’idea di questo trascinante soggetto.

Ecco, direi che la molla del ritorno al fantastico è stata Sangue Tropicale. Tutto è iniziato da lì. Volevo scrivere un racconto ambientato a Cuba che fosse diverso dal solito e non seguisse i canoni della narrativa tradizionale. Avevo già scritto racconti sentimentali o minimalisti inseriti in uno scenario caraibico che non mi soddisfacevano molto. Li trovavo retorici e scontati. L’idea del killer involontario, che si muove per le strade di una periferia avanera popolata da santeri e belle ragazze creole o mulatte, ha coinciso anche con un mio definitivo cambiamento di stile. La scrittura in Sangue Tropicale diventa rapida ed essenziale, senza i fronzoli dei primi tempi. In ogni caso la seconda edizione del racconto è migliore rispetto a quella pubblicata da G.Ho.S.T., dove c’era qualche imperfezione di troppo. E a voler essere pignoli ci sarebbe ancora da rimetterci le mani per tirarne fuori un romanzo vero e proprio. Il materiale non mancherebbe.

 

Spesso, i tuoi racconti hanno ambientazioni tropicali. So che Cuba è una terra a te molto cara e, guarda caso, anche territorio delle tue maggiori ispirazioni. Quanto è importante per te l’ambientazione in un favola horror?

In ogni tipo di narrazione l’ambientazione è fondamentale. La scena dove si svolge l’azione deve essere realistica e il lettore non deve sentirsi preso in giro da chi scrive (come è capitato a me recentemente leggendo Habana di Martin Cruz Smith). Cuba è importante per due motivi. In primo luogo perché la conosco a fondo e quindi riesco ad ambientare meglio le cose che scrivo. King dice che si deve scrivere solo quello che sappiamo e non c’è niente di più giusto, proprio per il rispetto nei confronti di chi legge. In secondo luogo Cuba per me è un luogo del cuore,  scrivere storie ambientate là è come fare un viaggio sulle ali della fantasia. E poi credo di essere l’unico scrittore italiano che ambienta romanzi e racconti di taglio noir e horror ai tropici. Quando si parla di Cuba  si pensa alle donne, alle spiagge, ai villaggi vacanze. Io ne parlo in modo diverso e credo, nel mio piccolo, di aver inventato un genere nuovo, una sorta di romanzo nero-sociale inserito in uno scenario esotico.

 

I tuoi racconti La vecchia ceiba e Ultima notte di sangue hanno avuto riscontri piuttosto positivi. Vuoi parlarcene un po’?

La vecchia ceiba è una storia a metà tra l’horror e il soprannaturale. Un racconto di santeria e riti afro–cubani che indaga il culto della ceiba, la pianta sacra che custodisce gli spiriti dei morti e fa realizzare desideri e sogni. Lo trovate in appendice al Sangue Tropicale delle Edizioni Il Foglio e in 13 frammenti di mistero della G.Ho.S.T.. Nella elaborazione di queste trame devo dire che mi è di grande aiuto mia moglie Dargys che ha vissuto anni di atmosfere magiche e santere. Lei è anche la mia prima lettrice e la critica più spietata. Ultima notte di sangue è una pubblicazione recente per i tascabili della Effedue Edizioni di Piacenza. Si tratta di un racconto noir questa volta ambientato in Italia, è la storia di un serial killer che colpisce nelle notti d’estate e del suo rapporto di complicità con la moglie.

 

Quest’anno con i tipi di Prospettiva Editrice hai pubblicato il tuo primo romanzo breve Il mistero di Incrucijada, una storia fantastica, di ambientazione cubana, che narra le vicissitudini di una adolescente legata ai ricordi del nonno e delle sue profonde paure.

Com’è nata l’idea per questa storia? So che il libro sta riscontrando un buon successo, vero?

Il mistero di Incrucijada sta andando molto bene. Ho trovato un piccolo editore come Prospettiva che ci ha creduto e lo sta pubblicizzando in tutta Italia. Lo abbiamo presentato a Napoli, Siena, Imperia (abbiamo fatto una serata in giallo dall’amico Marco Vallarono), Pisa, Firenze e Piombino. A breve saremo anche a Milano e Roma. Siamo giunti alla terza edizione in sei mesi. L’idea della storia mi è venuta a Cuba, visitando Cavagna e Incrucijada, due località di campagna alla periferia dell’Avana. Là mi hanno raccontato la leggenda della strega Isabel, bella e tenebrosa, che viveva nella casa in mezzo al bosco, tra le mangrovie e il fiume, dove non arrivava neppure la corrente elettrica. Ne è venuta fuori questa storia horror che (stando alle recensioni e al parere di chi l’ha letta) fa stare sulle spine sino in fondo, ma al tempo stesso non rinuncia ad analizzare con precisione aspetti della vita quotidiana a Cuba.

 

Molti dei tuoi racconti sono apparsi su Inchiostro, Nuova Metropolis, Future Schock, Lore, Subway e Petali Viola. Com’è stato il rapporto con queste pubblicazioni?

Nuova Metropolis purtroppo ha cessato le pubblicazioni, aveva un progetto ambizioso e una qualità di stampa davvero professionale. Era una rivista da edicola vera e propria. Anche Subway ha chiuso i battenti. Su Inchiostro ho pubblicato un racconto (Un paradiso perduto) e spero di continuare a collaborare con loro perché la rivista è ben fatta e la redazione sceglie con cura i collaboratori. Lore, Petali Viola e Future Shock sono delle buone fanzines, curate da gente in gamba come la Beccamorti, Di Maio (che ha pubblicato un bel libro di racconti con le Edizioni il Foglio) e Antonio Scacco. Adesso però il poco tempo libero me lo assorbe il progetto del Foglio Letterario e poi mi dedico sempre più ai romanzi e meno ai racconti che riserbo per le antologie o cose che mi sembrano di una certa importanza.

  

Secondo te qual è la formula ideale per scrivere un buon racconto dell’orrore?

I miei racconti non sono definibili come horror puro, sono a metà strada tra l’horror e il tradizionale. Curo molto la parte relativa all’ambientazione e ai problemi psicologici e  sociali.

Chi vuole trovare solo horror e sangue non deve leggere i miei racconti. Trovo che sia riduttivo e facile scrivere solo di scannamenti e poi la moda dello splatter e dei cannibali (perché di moda si trattava) è passata da tempo. Io cerco di curare le mie storie e di fare cose leggibili per tutti.

Per questo non ti so dare una ricetta che vada al di là di questo. Un buon racconto horror deve contenere la giusta dose di tensione che induca il lettore a non staccare gli occhi dalla pagina per arrivare alla parola fine prima possibile.

 

Cosa leggi maggiormente? Quale autore stimi di più?

Sono un lettore onnivoro e questa domanda mi mette sempre in crisi. Ho attraversato vari periodi nei quali mi sono innamorato degli autori e dei generi più disparati. A sedici anni mi sono letto tutto Pavese e Cassola. Poi sono passato a Pasolini, Moravia, Rimbaud, Baudelaire, Sartre, Hemingway… l’elenco non è esaustivo. Nel fantastico ho letto quasi tutto Lovecraft e Poe e più recentemente King, Koontz, Barker. Tra gli italiani contemporanei apprezzo molto Eraldo Baldini, Giuseppe Culicchia, Niccolò Ammaniti, Carlo Coccioli e Ivo Scanner. Tra i sudamericani: Pedro Juan Gutierrez, Sepulveda e Coelho. Non sopporto autori come Covacich, Ballestra, Santacroce, Brizzi. Non capisco di cosa parlano. Mi fermo qui ma dimentico sicuramente qualcuno. Ho una biblioteca alle spalle di almeno un migliaio di titoli.

 

Quale film horror ti ha maggiormente turbato?

Ricordo ancora la paura che mi fece a suo tempo L’Esorcista, ma anche Profondo Rosso di Dario Argento. Rapportato all’età che avevo (quattordici anni) furono due esperienze piuttosto dure. Avevo un amico che mi portava sempre a vedere i film horror e mi ha trasmesso la passione.

I primi tempi però ricordo ancora che non li potevo guardare in casa da solo.

 

Cosa ne pensi della superstizione? Secondo te esiste?

A Cuba mi sono fatto una cultura di superstizioni. Non c’è popolo più superstizioso del cubano.

Credono che mettere il coltello sul letto porti dei guai e che un’amica seduta sul letto matrimoniale porterà via con sé il marito. Il trentuno dicembre credono che tutti gli spiriti maligni siano liberi per  le strade e dopo la mezzanotte è sconsigliato uscire. A me piace conoscere tutte le superstizioni e ho assistito volentieri ai riti della santeria, ma solo per brama di conoscenza, per avere materiale da utilizzare in futuro.

 

Riti satanici, possessioni, macumbe, stregonerie, fatture e magie, secondo te, sono solo elementi immaginari portatrici di leggende o c’è anche qualcosa di vero? 

Chi può dirlo? In ogni caso è interessante scoprire sempre cose nuove, lasciando aperta la porta a ogni possibilità. Il desiderio di conoscenza è la molla che muove ogni azione e per scrivere bisogna leggere molto, studiare, ma soprattutto vivere nuove esperienze.

 

Come definiresti la paura nel “nostro genere”?

Far sentire nel lettore il terrore attraverso le parole che hai scritto. Per noi non è facile, non abbiamo il mezzo tecnico degli effetti speciali. Però per “prendere” il lettore bisogna dispensare la giusta dose di tensione ad ogni pagina.

 

Qual è il pensiero più immediato al progetto G.Ho.S.T. e a tutte le sue produzioni?

Penso che fate un gran lavoro nel campo del fantastico e che le vostre produzioni non hanno niente da invidiare a quelle “professionali”. Potreste anche tentare la strada della rivista da edicola o da libreria, prima o poi, perché ne avete le capacità e l’esperienza.

  

Per il futuro cosa hai in programma?

Il futuro è già oggi e di cose in programma ce ne sono tantissime.

A parte un paio di romanzi pronti da tempo che aspettano solo un editore. Uno è un noir cubano intitolato Il giustiziere del Malecòn ambientato nel mondo della prostituzione per turisti. Un altro è un horror-fantastico che si svolge nell’oriente di Cuba ed ha per titolo Nella coda del Caimano.

Adesso sto ultimando un’altra storia di santeria e riti magici intitolata Scambio di teste incentrata sulla figura di un killer posseduto. Ho appena finito di scrivere un saggio sulla vita quotidiana a Cuba nel periodo speciale intitolato Vedere Cuba dalla parte dei cubani e sto dandomi da fare per pubblicarlo. E’ una cosa che ho fatto insieme a Maurizio Maggioni e a un giovane narratore cubano di nome Alejandro Torreguitart Ruiz. Per conto della Effedue Edizioni di Piacenza ho curato la realizzazione di un’antologia di narratori horror–pulp che verrà pubblicata a ottobre. Poi c’è Il Foglio Letterario con le sue produzioni che mi impegna molto. A giorni uscirà L’età d’oro, una raccolta di racconti per ragazzi che contiene un inedito ambientato tra le favelas del Brasile (Il ragazzo del Cobre) e la ristampa riveduta e corretta de Il gabbiano solitario e di Storia di Marco e di un gabbiano. Una cosa fatta per le scuole elementari e medie locali, di taglio molto classico. A settembre uscirà Nero Internazionale, una raccolta di racconti noir curata da Marco Vallarono, che contiene racconti di autori del calibro di Scanner, Cappi, Saporito e Minicangeli.

Di carne al fuoco ce n’è tanta e a volte mi sorprendo anch’io di tutte le cose che riesco a portare avanti. Per fortuna Il Foglio Letterario ha una redazione di gente in gamba che lavora sodo, primi tra tutti Andrea Panerini, Lisa Mugnai, Maurizio Maggioni, Fabrizio Manini e Daniela Monreale.

Senza di loro non saprei come fare.

 

a cura di Massimo Ferrara

 

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