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GORDIANO LUPI Intervista realizzata nel giugno 2001
Allora Gordiano, cominciamo con le tue primissime pubblicazioni professionali risalenti al 1998/99 ovvero Lettere da lontano e Il gabbiano solitario. Com’è nata l’idea per queste opere? Lettere da lontano e Il gabbiano solitario sono due esperienze che non rinnego e che mi hanno fatto muovere i primi passi nel campo della narrativa. Sono racconti minimalisti, legati al tema della solitudine, alla difficoltà dei rapporti con gli altri, all’amore per i paesaggi marini e i vasti spazi liberi. A quel tempo non avevo ancora letto Carver ma rivedendoli oggi direi che sono storie molto carveriane. Il mio stile di scrittura si è trasformato da allora, adesso è più diretto e immediato. I due libri sono esauriti. In questi giorni sto ristampando (con le Edizioni il Foglio) Il gabbiano solitario e Storia di Marco e di un gabbiano (uno dei racconti di Lettere da lontano) per un’antologia dedicata ai ragazzi delle locali scuole elementari e medie e devo dire che rileggendoli li ho praticamente riscritti… Nel
1999 hai fondato insieme a Maurizio Maggioni e Andrea Panerini la rivista Il
foglio letterario dove ora rivesti l’importante incarico di caporedattore.
Vuoi parlarci un po’ di questo progetto tuttora attivo? Il progetto del Foglio Letterario ci è cresciuto da solo tra le mani ed ha preso una strada che tre anni fa non pensavamo neppure. Era nato per dare spazio ad alcuni autori locali e poco più, come un foglio di otto smilze paginette formato A4 e adesso siamo arrivati a una rivista vera e propria registrata al Tribunale di Livorno, che conta 52 pagine spillate in formato A5 e raccoglie interventi di scrittori e poeti da tutta Italia (e anche dall’estero). Il progetto è interessante perché facciamo una selezione spietata e pubblichiamo solo cose in sintonia con il nostro modo di vedere la narrativa. Riserviamo un’attenzione particolare verso i generi come l’horror, il noir e il fantastico, in aperta polemica con i puristi che storcono il naso di fronte a questo tipo di narrativa. Nel numero di luglio ospiteremo due inediti di Ivo Scanner e Roberto Saporito. Accanto alla rivista è cresciuta una piccola casa editrice no profit (le Edizioni Il Foglio) che conta trenta titoli in catalogo e adesso ha pure un distributore che copre la Toscana e l’Umbria. Per chi vuol saperne di più il sito è: www.infol.it/ilfoglio e la e - mail:il foglio@infol.it. Non
c’è dubbio che in questi ultimi anni la narrativa fantastica ti ha
maggiormente influenzato. Molti, infatti, sono i racconti horror/thriller che
hai recentemente scritto. Come mai tanta passione per il genere fantastico? La passione per il fantastico me la porto dietro da sempre, non solo per aver letto i mostri sacri della narrativa di genere (Edgar Allan Poe, Lovecraft e in tempi recenti King e Barker) ma anche per una lunga frequentazione della fumettistica americana (su tutti quelli della Marvel). Diciamo che per un po’ di tempo questa passione è rimasta sopita, o che forse non mi ritenevo in grado di saper costruire un buon racconto fantastico. Serviva solo una spinta, una molla che scattasse al momento giusto per farmi cominciare. In ogni caso i miei racconti “di genere” hanno la caratteristica di non perdere mai di vista i problemi sociali o la psicologia dei personaggi. Nel
gennaio 2000 ho avuto l’occasione di leggere in anteprima Sangue Tropicale,
opera fantastica indelebile che ancora adesso reputo come una delle migliori
partorite. Di conseguenza, la pubblicazione da parte delle edizioni G.Ho.S.T. è
stata pressoché doverosa. Raccontaci un po’ com’è nata l’idea di questo
trascinante soggetto. Ecco, direi che la molla del ritorno al fantastico è stata Sangue Tropicale. Tutto è iniziato da lì. Volevo scrivere un racconto ambientato a Cuba che fosse diverso dal solito e non seguisse i canoni della narrativa tradizionale. Avevo già scritto racconti sentimentali o minimalisti inseriti in uno scenario caraibico che non mi soddisfacevano molto. Li trovavo retorici e scontati. L’idea del killer involontario, che si muove per le strade di una periferia avanera popolata da santeri e belle ragazze creole o mulatte, ha coinciso anche con un mio definitivo cambiamento di stile. La scrittura in Sangue Tropicale diventa rapida ed essenziale, senza i fronzoli dei primi tempi. In ogni caso la seconda edizione del racconto è migliore rispetto a quella pubblicata da G.Ho.S.T., dove c’era qualche imperfezione di troppo. E a voler essere pignoli ci sarebbe ancora da rimetterci le mani per tirarne fuori un romanzo vero e proprio. Il materiale non mancherebbe.
Spesso,
i tuoi racconti hanno ambientazioni tropicali. So che Cuba è una terra a te
molto cara e, guarda caso, anche territorio delle tue maggiori ispirazioni.
Quanto è importante per te l’ambientazione in un favola horror? In
ogni tipo di narrazione l’ambientazione è fondamentale. La scena dove si
svolge l’azione deve essere realistica e il lettore non deve sentirsi preso in
giro da chi scrive (come è capitato a me recentemente leggendo Habana di
Martin Cruz Smith). Cuba è importante per due motivi. In primo luogo perché la
conosco a fondo e quindi riesco ad ambientare meglio le cose che scrivo. King
dice che si deve scrivere solo quello che sappiamo e non c’è niente di più
giusto, proprio per il rispetto nei confronti di chi legge. In secondo luogo
Cuba per me è un luogo del cuore, scrivere
storie ambientate là è come fare un viaggio sulle ali della fantasia.
E poi credo di essere l’unico scrittore italiano che ambienta romanzi e
racconti di taglio noir e horror ai tropici. Quando si parla di Cuba
si pensa alle donne, alle spiagge, ai villaggi vacanze. Io ne parlo in
modo diverso e credo, nel mio piccolo, di aver inventato un genere nuovo, una
sorta di romanzo nero-sociale inserito in uno scenario esotico. I
tuoi racconti La vecchia ceiba e Ultima notte di sangue hanno
avuto riscontri piuttosto positivi. Vuoi parlarcene un po’? La vecchia ceiba è una storia a metà tra l’horror e il soprannaturale. Un racconto di santeria e riti afro–cubani che indaga il culto della ceiba, la pianta sacra che custodisce gli spiriti dei morti e fa realizzare desideri e sogni. Lo trovate in appendice al Sangue Tropicale delle Edizioni Il Foglio e in 13 frammenti di mistero della G.Ho.S.T.. Nella elaborazione di queste trame devo dire che mi è di grande aiuto mia moglie Dargys che ha vissuto anni di atmosfere magiche e santere. Lei è anche la mia prima lettrice e la critica più spietata. Ultima notte di sangue è una pubblicazione recente per i tascabili della Effedue Edizioni di Piacenza. Si tratta di un racconto noir questa volta ambientato in Italia, è la storia di un serial killer che colpisce nelle notti d’estate e del suo rapporto di complicità con la moglie. Quest’anno
con i tipi di Prospettiva Editrice hai pubblicato il tuo primo romanzo breve Il
mistero di Incrucijada, una
storia fantastica, di ambientazione cubana, che narra le vicissitudini di una
adolescente legata ai ricordi del nonno e delle sue profonde paure. Com’è
nata l’idea per questa storia? So che il libro sta riscontrando un buon
successo, vero? Il
mistero di Incrucijada sta
andando molto bene. Ho trovato un piccolo editore come Prospettiva che ci ha
creduto e lo sta pubblicizzando in tutta Italia. Lo abbiamo presentato a Napoli,
Siena, Imperia (abbiamo fatto una serata in giallo dall’amico Marco
Vallarono), Pisa, Firenze e Piombino. A breve saremo anche a Milano e Roma.
Siamo giunti alla terza edizione in sei mesi. L’idea della storia mi è venuta
a Cuba, visitando Cavagna e Incrucijada, due località di campagna alla
periferia dell’Avana. Là mi hanno raccontato la leggenda della strega Isabel,
bella e tenebrosa, che viveva nella casa in mezzo al bosco, tra le mangrovie e
il fiume, dove non arrivava neppure la corrente elettrica. Ne è venuta fuori
questa storia horror che (stando alle recensioni e al parere di chi l’ha
letta) fa stare sulle spine sino in fondo, ma al tempo stesso non rinuncia ad
analizzare con precisione aspetti della vita quotidiana a Cuba. Molti
dei tuoi racconti sono apparsi su Inchiostro, Nuova Metropolis, Future
Schock, Lore, Subway e Petali Viola. Com’è stato il
rapporto con queste pubblicazioni? Nuova
Metropolis purtroppo ha
cessato le pubblicazioni, aveva un progetto ambizioso e una qualità di stampa
davvero professionale. Era una rivista da edicola vera e propria. Anche Subway
ha chiuso i battenti. Su Inchiostro ho pubblicato un racconto (Un
paradiso perduto) e spero di continuare a collaborare con loro perché la
rivista è ben fatta e la redazione sceglie con cura i collaboratori. Lore,
Petali Viola e Future Shock sono delle buone fanzines, curate da
gente in gamba come la Beccamorti, Di Maio (che ha pubblicato un bel libro di
racconti con le Edizioni il Foglio) e Antonio Scacco. Adesso però il poco tempo
libero me lo assorbe il progetto del Foglio Letterario e poi mi dedico sempre più
ai romanzi e meno ai racconti che riserbo per le antologie o cose che mi
sembrano di una certa importanza. Secondo
te qual è la formula ideale per scrivere un buon racconto dell’orrore? I
miei racconti non sono definibili come horror puro, sono a metà strada tra
l’horror e il tradizionale. Curo molto la parte relativa all’ambientazione e
ai problemi psicologici e sociali. Chi
vuole trovare solo horror e sangue non deve leggere i miei racconti. Trovo che
sia riduttivo e facile scrivere solo di scannamenti e poi la moda dello splatter
e dei cannibali (perché di moda si trattava) è passata da tempo. Io cerco di
curare le mie storie e di fare cose leggibili per tutti. Per
questo non ti so dare una ricetta che vada al di là di questo. Un buon racconto
horror deve contenere la giusta dose di tensione che induca il lettore a non
staccare gli occhi dalla pagina per arrivare alla parola fine prima possibile. Cosa
leggi maggiormente? Quale autore stimi di più? Sono
un lettore onnivoro e questa domanda mi mette sempre in crisi. Ho attraversato
vari periodi nei quali mi sono innamorato degli autori e dei generi più
disparati. A sedici anni mi sono letto tutto Pavese e Cassola. Poi sono passato
a Pasolini, Moravia, Rimbaud, Baudelaire, Sartre, Hemingway… l’elenco non è
esaustivo. Nel fantastico ho letto quasi tutto Lovecraft e Poe e più
recentemente King, Koontz, Barker. Tra gli italiani contemporanei apprezzo molto
Eraldo Baldini, Giuseppe Culicchia, Niccolò Ammaniti, Carlo Coccioli e Ivo
Scanner. Tra i sudamericani: Pedro Juan Gutierrez, Sepulveda e Coelho. Non
sopporto autori come Covacich, Ballestra, Santacroce, Brizzi. Non capisco di
cosa parlano. Mi fermo qui ma dimentico sicuramente qualcuno. Ho una biblioteca
alle spalle di almeno un migliaio di titoli. Quale
film horror ti ha maggiormente turbato? Ricordo
ancora la paura che mi fece a suo tempo L’Esorcista, ma anche Profondo Rosso
di Dario Argento. Rapportato all’età che avevo (quattordici anni) furono due
esperienze piuttosto dure. Avevo un amico che mi portava sempre a vedere i film
horror e mi ha trasmesso la passione. I
primi tempi però ricordo ancora che non li potevo guardare in casa da solo. Cosa
ne pensi della superstizione? Secondo te esiste? A
Cuba mi sono fatto una cultura di superstizioni. Non c’è popolo più
superstizioso del cubano. Credono
che mettere il coltello sul letto porti dei guai e che un’amica seduta sul
letto matrimoniale porterà via con sé il marito. Il trentuno dicembre credono
che tutti gli spiriti maligni siano liberi per
le strade e dopo la mezzanotte è sconsigliato uscire. A me piace
conoscere tutte le superstizioni e ho assistito volentieri ai riti della
santeria, ma solo per brama di conoscenza, per avere materiale da utilizzare in
futuro. Riti
satanici, possessioni, macumbe, stregonerie, fatture e magie, secondo te, sono
solo elementi immaginari portatrici di leggende o c’è anche qualcosa di vero?
Chi
può dirlo? In ogni caso è interessante scoprire sempre cose nuove, lasciando
aperta la porta a ogni possibilità. Il desiderio di conoscenza è la molla che
muove ogni azione e per scrivere bisogna leggere molto, studiare, ma soprattutto
vivere nuove esperienze. Come
definiresti la paura nel “nostro genere”? Far
sentire nel lettore il terrore attraverso le parole che hai scritto. Per noi non
è facile, non abbiamo il mezzo tecnico degli effetti speciali. Però per
“prendere” il lettore bisogna dispensare la giusta dose di tensione ad ogni
pagina. Qual
è il pensiero più immediato al progetto G.Ho.S.T. e a tutte le sue produzioni? Penso
che fate un gran lavoro nel campo del fantastico e che le vostre produzioni non
hanno niente da invidiare a quelle “professionali”. Potreste anche tentare
la strada della rivista da edicola o da libreria, prima o poi, perché ne avete
le capacità e l’esperienza. Per
il futuro cosa hai in programma? Il
futuro è già oggi e di cose in programma ce ne sono tantissime. A
parte un paio di romanzi pronti da tempo che aspettano solo un editore. Uno è
un noir cubano intitolato Il giustiziere del Malecòn ambientato nel
mondo della prostituzione per turisti. Un altro è un horror-fantastico che si
svolge nell’oriente di Cuba ed ha per titolo Nella coda del Caimano. Adesso
sto ultimando un’altra storia di santeria e riti magici intitolata Scambio
di teste incentrata sulla figura di un killer posseduto. Ho appena finito di
scrivere un saggio sulla vita quotidiana a Cuba nel periodo speciale intitolato Vedere
Cuba dalla parte dei cubani e sto dandomi da fare per pubblicarlo. E’ una
cosa che ho fatto insieme a Maurizio Maggioni e a un giovane narratore cubano di
nome Alejandro Torreguitart Ruiz. Per conto della Effedue Edizioni di Piacenza
ho curato la realizzazione di un’antologia di narratori horror–pulp che verrà
pubblicata a ottobre. Poi c’è Il Foglio Letterario con le sue produzioni che
mi impegna molto. A giorni uscirà L’età d’oro, una raccolta di
racconti per ragazzi che contiene un inedito ambientato tra le favelas del
Brasile (Il ragazzo del Cobre) e la ristampa riveduta e corretta
de Il gabbiano solitario e di Storia di Marco e di un gabbiano.
Una cosa fatta per le scuole elementari e medie locali, di taglio molto
classico. A settembre uscirà Nero Internazionale, una raccolta di racconti noir
curata da Marco Vallarono, che contiene racconti di autori del calibro di
Scanner, Cappi, Saporito e Minicangeli. Di
carne al fuoco ce n’è tanta e a volte mi sorprendo anch’io di tutte le cose
che riesco a portare avanti. Per fortuna Il Foglio Letterario ha una redazione
di gente in gamba che lavora sodo, primi tra tutti Andrea Panerini, Lisa Mugnai,
Maurizio Maggioni, Fabrizio Manini e Daniela Monreale. Senza
di loro non saprei come fare.
a cura di Massimo Ferrara
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