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GAETANO MISTRETTA Intervista realizzata nel dicembre 2000
Allora Gaetano: finalmente, colgo l'occasione per fare quattro chiacchiere con te. Raccontaci un po' com'è nata la tua passione per il genere fantastico. È una storia molto lunga… ti dirò che tutto è iniziato nel 1982, allorché l'Italia vinse i Mondiali di calcio, io venni bocciato per la prima volta e acquistai una copia di Mostri & C., stupendo dizionario di film horror scritto da Dario Argento in persona. Fino ad allora ero stato uno spettatore un po' distratto ma da quel giorno, aiutato anche da una serie di fortunate coincidenze, riuscii in breve tempo a gustarmi capolavori quali La casa dalle finestre che ridono, Profondo rosso, La casa, La casa di Mary eccetera. Ricordo che, in quei giorni, a Brescia davano Lo squartatore di New York e Tenebre ma io non potevo entrare perché ero minorenne… Vidi però Poltergeist e mi consolai alla grande: non che prima non guardassi niente, sia chiaro… di film horror ne avevo visti parecchi, eccome, solo che grazie a quel libro mi si spalancò davanti un fantastico mondo tutto da esplorare… e, fino ad oggi, l'ho esplorato in tutte le sue sfaccettature, credimi! Sempre nell'82 scoprii Stephen King (Cujo) e il gioco fu fatto: cinema più libri uguale felicità.
So che hai iniziato a scrivere pubblicando alcuni numeri di Tommy Gun, un tuo fanzine punk/metal. Come andò quell'esperienza? Bene. All'epoca frequentavo la terza media ed eravamo quindi alla fine degli Anni 70, inizi Anni 80. I miei interessi, più che al cinema e alla letteratura, erano tutti legati alla musica fracassona e, anziché studiare, mi dedicavo tutti i pomeriggi all'ascolto di Ramones, Sex Pistols, Dead Kennedys, Sham 69 e compagnia bella nonché alla battitura dei testi del giornalino. Avevo anche due o tre collaboratori e ci dividevano un po' i compiti: recensioni di dischi e films musicali (tipo The Great Rock'n'Roll Swindle e Rock'n'Roll High School), reportages di concerti, monografie dei vari gruppi (ne facemmo una bellissima sui Ramones)… un'esperienza breve ma senz'altro formativa, di cui però non conservo neanche una copia. Peccati di gioventù che ormai vivono soltanto nel ricordo...
Molti dei tuoi primi racconti sono apparsi su Gli Occhi di Medusa, Diesel e Omega: com'è stato il rapporto con queste pubblicazioni? Gli Occhi di Medusa ha salutato, nell'agosto del 1990, il mio debutto ufficiale con il racconto La Notte dei Morti… bei tempi, quelli. Ero pieno di speranze e, quando il buon Paolo Di Maio mi pubblicò quel racconto, toccai quasi il cielo con un dito. La strada da percorrere era ancora tanta ma, almeno, mi ero messo in cammino! Io e Paolo, ci tengo a dirlo, siamo rimasti amici e, di tanto in tanto, collaboriamo a vari progetti. È un ottimo scrittore, sebbene ultimamente lo veda un po' defilato. Con Alberto Henriet e il suo Diesel, invece, i rapporti furono meno limpidi ma riuscii a dare in pasto ai lettori qualche altro racconto efferato e una manciata di articoletti sull'horror in attesa di tempi migliori. Omega, infine, fu una semplice "toccata e fuga" di cui dirò solo una cosa: il suo curatore Carmine Treanni ha da poco dato alle stampe un interessante volume intitolato Cult TV e scritto insieme a Giuseppe Cozzolino, altra mia vecchia conoscenza con cui, purtroppo, non si è mai concretizzato nulla. Son contento per loro.
Dopo esserti inserito nel fandom e aver acquisito così una certa notorietà, nel 1993 esce la tua prima antologia personale di racconti fantastici La Notte dei Morti. Com'è nata l'idea per questo tuo primo libro professionale? Poco a poco mi convinsi della bontà di ciò che stavo scrivendo e, quindi, mi affidai a un'agenzia letteraria che, in quattro e quattr'otto, mi trovò un editore pronto a farmi firmare un contratto. Risultato: dovetti sborsare una discreta sommetta, il libro venne stampato e, senza grossi clamori, l'editore nel giro di un paio d'anni fallì. Una manciata di critiche favorevoli, qualche centinaio di copie vendute e il rimpianto di aver sprecato (non per colpa mia) una bella occasione. In ogni caso un biglietto da visita che, ancora oggi, mi fa onore e al quale spero di dare presto un successore.
L'esperienza di collaboratore con le pregevoli riviste L'Eternauta, Urania e Dark Star come si è sviluppata? Cosa ci puoi dire di quelle esperienze? Beh, con Dark Star ho mosso i primi passi in assoluto e sono cresciuto professionalmente, quindi non posso dirne che bene. Nell'86 conobbi il romano Giorgio Cianfanelli, di qualche anno più vecchio di me, grazie a un annuncio su Ciak e, sull'onda della sua innata passione per il cinema fantastico, due anni dopo mise in piedi questo coraggioso fanzine che, nel giro di un paio di numeri, divenne una rivista vera e propria distribuita nelle edicole. Io, essendo suo amico e condividendone i gusti, divenni fin da subito uno dei redattori fissi e, grazie a Dark Star, potei intervistare Lucio Fulci e Umberto Lenzi (che avrebbe voluto girare un film tratto dal mio racconto Frank ma poi rinunciò), gettando le basi per quello che poi sarebbe diventato Spaghetti Nightmares. Di Urania c'è da dire che è stato un bellissimo sogno durato purtroppo meno di quanto avrei voluto: il buon Marzio Tosello mi ha pubblicato (pagandole bene) le filmografie di Frankenstein, Uomo Lupo e Zombies sulla scorta dei miei suggerimenti relativi a quella da lui curata su Dracula. Poi, purtroppo, è andato in pensione… L'Eternauta, infine, mi ha offerto la ghiotta possibilità di veder pubblicato un altro mio racconto (La vendetta) in versione patinata nelle edicole di tutta Italia. Un ringraziamento al suo curatore Gianfranco De Turris, dunque.
Dopo più di trenta racconti fanta-horror scritti, qual'è a tuo avviso la formula ideale per scrivere un buon racconto dell'orrore? Non credo vi siano formule prefissate: è tutta questione di viscere e istinto, secondo me. Ti viene in mente un'idea, la trasformi in una storia che stia in piedi e poi la metti su carta nella maniera più suggestiva possibile. L'importante è che ci sia l'idea forte alla base dell'intero processo creativo: poi ognuno la sviluppa secondo la propria sensibilità. Nessuno può insegnartelo: o ce l'hai dentro o non c'è verso…
So che hai collaborato anche come aiuto montaggio al film In viaggio verso Est di Beppe Cino: come andò? Un'esperienza positiva? Sì e no. Intervistai Beppe per Spaghetti Nightmares e, siccome era impegnato su un altro progetto, mi chiese se volevo scrivergli il soggetto per un thriller che voleva girare al più presto in Bulgaria. Ovviamente accettai con piacere e nel 1991, durante un incontro a Livorno dove lui presentava Diceria dell'untore, concordammo un plot che parlava di icone, fantasmi vendicativi e crollo degli ideali comunisti. Quando, un mese più tardi, lesse il mio trattamento iniziò a mugugnare e levò tutta la parte fantastica dicendo: "Con questa faremo un altro film, che è meglio. Per ora girerò solo il soggetto sul comunismo." Cosa che puntualmente fece, mentre il thriller non l'ha mai girato. E io, detto senza acredine, s'intende, mi ritrovai accreditato solo come aiuto montaggio per non spezzare la sacra triarchia: "scritto, prodotto e diretto" da Beppe Cino. Cose che capitano...
Nel 1996 esce l'eccezionale volume Spaghetti Nightmares (giunto alla quarta edizione, con oltre 2000 copie vendute) contenente una ricchissima collezione di autorevoli interviste a illustri personaggi del mondo del cinema fantastico. Raccontaci un po' questa tua esperienza portata a termine assieme a Luca Palmerini dopo quattro anni di intenso lavoro. Intensissimo… divorante, totale e spesso frustrante. Come finire in un tritasassi (ride). Un gran bel libro, non c'è che dire, ma per amore della mia salute psicofisica non mi imbarcherò mai più in simili progetti! Dopo di allora, tuttavia, mi sono gettato in un'impresa ancora più ambiziosa (Fantasmi di luce) e adesso, giunto al termine di dieci anni di massacrante lavoro critico, posso dire: BASTA CON I LIBRI DI CINEMA! Per il futuro mi limiterò alla sola narrativa, che è meglio. Scrivere saggi cinematografici è più utile per chi li legge che non per chi li mette insieme. Certo, ti fai un nome… ma a che prezzo? Nessuna somma al mondo potrebbe mai ripagare gli sforzi sostenuti, credimi! E poi scrivere un libro come Spaghetti Nightmares in quelle condizioni è stata un'esperienza simile a quella vissuta da Klaus Kinski in Fitzcarraldo… titanica, disumana, vampiresca. Se ci ripenso mi vengono gli incubi: quattro anni di calvario che forse, un giorno o l'altro, mi deciderò a rendere pubblico. Se sono arrivato alla fine è stato solo perché avevo la PASSIONE a sostenermi. Ma credimi: è stata dura, anzi… durissima. E quello che è venuto dopo è stato anche peggio! (ride)
Di quale regista italiano (horror-fantascienza) hai più stima? Globalmente di Dario Argento, nel bene e nel male. Il primo amore non si scorda mai, no? Di lui ho adorato tutto fino a Phenomena, poi ha iniziato a non entusiasmarmi più… ciò che ha fatto prima, però, è sublime. Con una spiccata preferenza per Profondo rosso e Suspiria, due immortali classici. Sembrerò banale, lo so, ma è così. Dopo mi piacciono La casa dalle finestre che ridono di Pupi Avati, Deliria di Michele Soavi, Cannibal Holocaust di Ruggero Deodato, qualche opera di Fulci (sebbene ogni suo film, anche il migliore, sia in qualche modo rovinato da qualcosa) e di Bava padre, ma dopo il massacrante Spaghetti Nightmares mi sono un po' disamorato della nostra produzione nazionale… ne ho sentito troppe, di cazzate, per crederci ancora!
E quello straniero? Beh, questo è tutto un altro discorso! L'elenco completo sarebbe troppo lungo, comunque ti dirò che impazzisco per Maniac di William Lustig, Santa Sangre di Jodorowsky, L'esorcista di Friedkin, ogni metro di pellicola impressionata da Kubrick, Riflessi sulla pelle di Philip Ridley, La vita è meravigliosa di Frank Capra, Psycho e La donna che visse due volte di Hitchcock, Platoon e Nato il quattro luglio di Oliver Stone, Intervista col vampiro di Neil Jordan, poi l'intero "ciclo Poe" di Corman, Polanski (un genio immenso dell'horror più cupo e deviante), Craven, Romero, Lynch, Carpenter, Cronenberg, Tarantino, Cameron, Seven, Billy Wilder, Tim Burton, i fratelli Coen e mille altri. Sono uno spettatore onnivoro e, tra un film e l'altro, guardo anche cose televisive tipo X-Files, Millennium e E.R. (Medici in prima linea), che spesso sono più cinematografiche di tanta roba che passa in sala.
C'è qualche pellicola in particolare che ti ha maggiormente turbato e, per così dire, "cambiato la vita"? Certo. A costo di ripetermi ti elenco qualche titolo: Profondo rosso, Suspiria, L'esorcista, La casa, Poltergeist, La casa dalle finestre che ridono, Nightmare (Dal profondo della notte), Maniac, Santa Sangre, Shining, Arancia meccanica e Le iene.
Secondo te qual è il film horror più riuscito del 2000? Non saprei… forse Stigmate, in virtù della tesi rivoluzionaria che sostiene: un Cristianesimo alternativo che la Chiesa tiene nascosto alla gente per non perdere la propria egemonia. Davvero una bella trovata, inquietante e suggestiva, che rende il film ancora più bello e stimolante.
Per la narrativa invece, cosa leggi maggiormente? Oh, ecco un'altra domanda che presupporrebbe una risposta fiume… una volta leggevo Poe, Lovecraft, Matheson, Bloch, Bradbury, Leiber, Bukowski. Come tutti, insomma. Un passaggio obbligato. Poi sono passato a King (che mi ha cambiato la vita… sul serio!), a Barker (che invece mi lascia del tutto indifferente), a Koontz, a Laymon, a Straub, a Dick, a John Fante… e infine mi sono dato al noir, imbattendomi nell'autore che, dopo King, ha maggiormente plasmato il mio immaginario già corrotto: James Ellroy. Come uscire indenni dalla lettura dei suoi Dalia Nera e Il grande nulla? Ebbene, quei due romanzi mi hanno scosso fin nel profondo e, da allora, non riesco più a provare emozioni leggendo storie di vampiri o fantasmi. Vedi, il fatto è che i veri mostri, quelli che fanno più paura, si trovano annidati nelle pieghe della realtà. Da loro non puoi scappare, li trovi dietro ogni angolo: sono OVUNQUE. Folli assassini, biechi pedofili, narcotrafficanti, necrofili, invertiti… questo è l'orrore del 2000, benché Ellroy ambienti le sue storie in un passato ritenuto dai più ormai "inoffensivo" in quanto storicizzato. Però i suoi libri fanno un male bestia. Cazzo, se fanno male! Come pure quelli di Joe R. Lansdale, o gli italiani Lucarelli, Nerozzi, Baldini (il suo mortifero Mal'aria dovreste studiarlo tutti a memoria!), Evangelisti, Massaron, Fois, Vinci… ecco, da qualche anno a questa parte leggo con piacere un sacco di libri scritti da autori italiani, e di molti autori sono diventato amico. Oltre ai suddetti ci tengo a segnalarvi anche Nicola Lombardi e Paolo Di Orazio: lo "zoccolo duro" del fanta-horror made in Italy.
La tua più grande passione, oltre al cinema e alla letteratura "di genere", è la musica heavy più estrema, tanto da scriverci anche due romanzi: Black Metal e Deathcrush. Come sei arrivato a questo genere di musica e quali sono i gruppi che maggiormente ascolti? È verissimo: questa è L'ALTRA mia grande passione, e ci sono arrivato come un naturale sviluppo dopo l'ubriacatura punk di cui ti dicevo. All'inizio ascoltato gruppi tipo Judas Priest, Iron Maiden, Black Sabbath, Kiss, WASP, Venom, Motörhead e tutti gli altri mostri sacri del cosiddetto "rock duro", mentre poi c'è stata l'escalation verso la violenza sonora pura di Mercyful Fate, Slayer, Death, Obituary e… i norvegesi! Gentaglia assatanata tipo MayheM, Immortal, Satyricon, Emperor, Burzum, Darkthrone e Dimmu Borgir. Tutta roba violentissima, rabbiosa e sparata via alla velocità della luce (anche se è fatta di pura tenebra). Io, per la cronaca, scrivo ascoltando black o death metal, che mi crediate o no. E poi ho un'insana passione anche il pesantissimo doom di Cathedral e Candlemass: due bands immense, soprattutto agli inizi!
Black Metal e Deathcrush: due romanzi di grande impatto visivo. Come è nata l'idea di queste due storie? Puoi anticipare qualcosa ai nostri lettori? Certo
che posso. L'idea di Black Metal mi è venuta già nell'85, vale a
dire proprio agli inizi della mia carriera, solo che non l'ho mai veramente
scritto fino al 1998… mi limitavo ad abbozzarne delle parti, a coccolarmi le
scene più splatter sceneggiandole con estrema cura e prevedendone anche la
colonna sonora per un ipotetico film (che venderei l'anima per far dirigere a
William Lustig, a mio avviso l'unico uomo sulla Terra in grado di cogliere in
pieno il marciume del mio mondo ideale fatto di pornografia, solitudine, horror
estremo e musica iperviolenta). E poi, nel 1998, l'incontro con i grandiosi
Cultus Sanguine, gruppo milanese di black-doom-death-gothic metal. Un CD
acquistato dopo aver letto qualche critica entusiastica (Shadows'
Blood) sulle riviste di settore, una lettera scritta al loro cantante
Ferghieph (al secolo Giuseppe Ferraro), l'incontro a un concerto e la nascita di
una forte amicizia che potremmo anche chiamare "fratellanza
spirituale". Ecco: dopo Mostri & C. e Stephen King questa è
stata la terza stazione della mia personale Via Crucis al contrario sulla via
della dannazione (ride).
Cosa ne pensi del panorama heavy metal italiano di questi ultimi anni? Mi piace un sacco! Oltre ai suddetti Cultus Sanguine, che non mi stancherò mai di spingere con tutti i miei interlocutori, ascolto con immenso piacere anche gli Opera IX, i Necrodeath, i Death S.S., i Graveworm, gli Evol, i Mortuary Drape, i Necromass, i MonumentuM, i Macbeth e i Rhapsody (in grado di prendere a calci nel culo i già epicissimi Manowar!). Ecco, qui in Italia siamo arretrati in tante cose ma nel metal no: i nostri gruppi fanno scuola e all'estero sono rispettati da tutti. Motivo in più per esserne orgogliosi, no? Sono bravissimi e tengono alto il nome di una nazione peraltro spesso derisa. Che dire, ad esempio, del mitico Schumacher quando scimmiotta l'Inno di Mameli? Dovrebbe provare a scimmiottare Flame of Malignance dei Necrodeath! Sai come gli andrebbero in pappa le sue braccia ultramiliardarie (ride)...
Tra non molto uscirà finalmente il fatidico volume Fantasmi di luce, corposo dizionario di tutti i films fanta-horror distribuiti in Italia dal 1929 ad oggi scritto con la collaborazione di Riccardo Esposito, Massimo Monteleone e altri. Raccontaci com'è nato questo progetto e i suoi sviluppi. Sì, e posso sottolineare una cosa? FINALMENTE!!! Il progetto, di un'ambizione smodata, è nato nell'ultimo anno di Spaghetti Nightmares, quando le cose stagnavano e l'ansia mi divorava. Da anni schedavo i films di genere che vedevo, documentandomi su tutto ciò che li riguardava e, siccome in Italia non esistevano dizionari completi sul fanta-horror (in America sì, e bellissimi pure!), ho pensato di cimentarmici io. Dato che certe produzioni mi erano aliene, tipo Giappone, Russia, Europa dell'Est e Sudamerica, mi sono affidato a esperti tipo Esposito e Monteleone e il gioco è stato fatto: altri anni e anni di lavoro indefesso (anche la domenica e niente vacanze estive) per un risultato di tutto rispetto. 4500 schede complete più tutto o quasi ciò che è passato in TV o in video a partire dal muto, compresi gli hardcore. Nel 1997 riuscii addirittura a vendere il libro a Mondadori ma si vede che non era destino: dopo un anno ruppero il contratto e mi affidai allora ad altri editori, senza tuttavia che il risultato cambiasse. Ora è subentrato Profondo Rosso nella persona di Luigi Cozzi e il libro uscirà a breve. Non mi sembra vero e, infatti, mi fermo qui. Non vorrei che la sfiga tornasse a perseguitarmi (ride)!
Cosa puoi dirci del progetto Italian Psycho? Beh, questo è il titolo definitivo di Deathcrush. Me l'ha consigliato Massimo Perissinotto dopo averlo letto e trovo che rappresenti meglio l'anima del libro. Siccome ho odiato il libro di Easton Ellis (poco splatter e troppe stronzate da yuppies) e volevo dimostrare a Ferghieph come si scrive un vero inno alla negatività del serial killer è nato questo seguito ufficiale di Black Metal. Spero tanto di riuscire a pubblicarli entrambi nonostante l'estremismo che li pervade e, nel frattempo, ho scritto un noir rurale intitolato Dormono sempre e sto preparando la conclusione della trilogia "metallica": Love Kills. Gli argomenti di questi romanzi, per la cronaca, sono satanismo, poteri paranormali, necrofilia, delitti a catena, alienazione, droga, pedofilia e amore malato. In una sola parola: il male di vivere del 2000.
Mi pare di aver capito che anche tu, come me, sei ossessionato dai serial killers, soprattutto il Mostro di Firenze… Cosa hai provato a quell'epoca e cosa pensi di questi mostri "veri"? Hai ragione: sono un maniaco dei serial killers! Soprattutto Jack the Ripper e il Mostro di Firenze. All'epoca del primo non c'ero (ma salterei subito sulla macchina del tempo per spiarne le gesta!), mentre quando impazzava il secondo collezionavo tutti gli articoli che parlavano di Lui e delle sue vittime. Che dire? Trovo che siano quasi entità astratte, deità vendicative che si incarnano in esseri umani per santificare il Male assoluto. Ciò che fanno è terribile e non vorrei mai incrociare i loro passi, però hanno un fascino innegabile. Sono i mostri più credibili e, soprattutto, si annidano OVUNQUE. Nessuno può ignorarne la presenza e noi scrittori ci andiamo a nozze! Che male facciamo a scrivere di loro? Più di quello che fanno loro con pistole e coltelli… noi siamo come i cronisti: scriviamo e basta. Al resto ci pensano loro...
Come definiresti la paura nel nostro genere? Un ingrediente importante ma certo non l'unico. Mica siamo più nell'800… ora, per convincere il lettore a finire un libro occorrono anche il sesso, il ribrezzo, l'ironia, il cinismo, il RITMO NARRATIVO. Se ti limiti a fargli paura otterrai un solo risultato: quello tornerà a rifugiarsi nel cinema o nei telegiornali, dove l'orrore ha mille gusti e retrogusti. E poi siamo sinceri: di che si può aver paura oggigiorno? Beh, forse qualcosa da temere ci è rimasto: la morte, l'AIDS, la miseria, il menefreghismo della società, la stupidità dei politici che ci governano… e i serial killers, certo. Chi sarà il prossimo a cadere sotto i loro colpi (ride)?
La censura, specie nel "nostro" genere, ha cercato sempre di abbattere gli ideali di alcuni brillanti autori controversi. Cosa ne pensi di questo reale problema? Si fotta la censura! Trovo che sia qualcosa di ripugnante, immorale e sacrilego. Poi magari chi taglia i film o i libri è il primo a farsi le seghe con le riviste porno, oppure si inchiappetta i bambini… no, guarda: io non mi pongo nemmeno il problema. Siamo nel 2001 e, dunque, scrivo ciò che voglio e come voglio e me ne frego altamente della censura che puzza di cadavere lontano un miglio marino. Siamo ancora in un mondo libero, fino a prova contraria (ringhia)!
Nel 1998, dopo l'uscita della fanzine Planet Ghost 7, Massimo Perissinotto coglie l'occasione di presentarmi a te e dal '99 in poi, con il salto professionale avvenuto in PG8, collabori senza sosta alle produzioni G.Ho.S.T. Perché tanto interesse per questo progetto amatoriale? Semplice: perché siete gli unici reali sostenitori del fanta-horror che credono in una libera e sincera propagazione delle idee di chi scrive. Chi si rivolge a voi riceve sempre l'attenzione che merita e poi, siamo sinceri, dove la trovi una rivista così ben confezionata e distribuita? Se Massimo Ferrara ti pubblica un'opera troverai 2000 persone pronte a leggerti, e non sono persone qualsiasi. Sono amanti dello stesso genere letterario che ami tu e questo è fondamentale. Magari fossero tutti così corretti e open minded! Purtroppo, nell'ambiente, si incontrano troppa ipocrisia e cialtroneria… gente che se la tira con la kultura ma non saprebbe distinguere un buon racconto o un buon romanzo da una cacca di cane lasciata a seccare sul marciapiede! E allora lunga vita al Club G.Ho.S.T. e ai suoi adepti (ManaX, Perissi, Lombardi, Ferrarese, Corradi, Beccamorti, Lupi, Joy and so on)!
Quali sono le pubblicazioni Ghost di cui sei rimasto maggiormente soddisfatto? Ma perché mi chiedi queste cose?! Tutto ciò che pubblicate è degno del massimo rispetto perché è tutto frutto di autentico amore per il genere. E gli atti d'amore, come dovresti ben sapere, sciolgono sempre il cuore. Anche i più duri...
Cosa pensi di Internet e delle sue possibilità della divulgazione del genere fantastico? Ne sono entusiasta, anche se dietro ogni grande scoperta c'è sempre qualcosa che la rende rischiosa. Nel nostro caso i virus, che sono sempre in agguato (ride)! In ogni caso, per le mie ricerche, la Rete è stata determinante. Non potrei più tornare indietro, davvero. Lo Scibile umano è tutto lì e, più si andrà avanti, meno si potrà prescinderne.
Per concludere rivelaci la tua più bramosa ambizione e magari anticipaci qualcosa per i tuoi progetti futuri. La
mia più bramosa ambizione la si può trovare nella quarta di copertina de La
Notte dei Morti: diventare lo Stephen King italiano! Ti sembra bramosa
abbastanza o devo rincarare la dose (ride)? Per il resto continuerò a scrivere,
magari cercando di alternare romanzi estremi ad altri più normali. Anch'io,
infatti, vorrei essere pubblicato da editori importanti… che credi? Le cose
che ho scritto finora, purtroppo, li fanno scappare con le gonne sollevate… e
io gli corro dietro
come un lupo mannaro (ride)! No, dai… scherzi a parte: già con Dormono
sempre, il mio terzo romanzo, mi sono dato una calmata. Non più horror
dal retrogusto noir ma, bensì, un noir dal retrogusto horror senza però gli
estremismi dei primi due. Non voglio autoghettizzarmi come "autore
indesiderato": si può far male anche in maniera più sottile, no? E io ci
sto lavorando: i risultati si vedranno più avanti… per ora grazie mille
dell'attenzione e continuate così, che siete forti.
a cura di Massimo Ferrara
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