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SCHEDA INFORMATIVA

 

Massimo Perissinotto è nato a Treviso nel 1966. Fumettaro, scrittore, saggista e sceneggiatore, ha iniziato scrivendo e disegnando storie a fumetti per diverse fanzine prima di compiere il salto professionale nel 1989 con la "storica" rivista Frigidaire, a cui sono seguite Bzz, Snuff, Jam City, El Vibra (Spagna), Babel (Grecia) e Stripburger (Slovenia).
Con Matt Fucile ha curato l'antologia di racconti splatter-punk Un trapano nel cervello per la Musa Edizioni, dove ha esordito come scrittore.
Ha partecipato a innumerevoli antologie (Pustole, Le nostre tenebre, Horror Theme, Extreme, Nebulosa, Veneficium, Passi nel delirio) e per la Black Velvet edizioni ha curato insieme all'amico Corradi un racconto a fumetti pubblicato nel volume Frontiera.

 

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MASSIMO PERISSINOTTO


Intervista realizzata nel novembre 2000

 

Allora Massimo, raccontaci un po' com'è nata la tua passione per il genere fantastico.

Per me il fantastico è reale. Non l'ho mai considerato un genere. Non l'ho mai vissuto come una fuga dalla realtà, ma come qualcosa di appartenente ad essa, e quindi non al "mio" mondo, bensì a quello di tutti.

Sinbad, L'uomo lupo, Gesù cristo, Dracula, Batman, appartengono all'immaginario collettivo, quindi esistono, anche se soltanto nella nostra mente…

...Ma la nostra mente è reale?

 

Tu hai iniziato a scrivere e disegnare storie a fumetti per diverse fanzine. Come nacque tale collaborazione e cosa puoi dirci di quell'esperienza

Odiavo la scuola, odiavo lo sport... A 14 anni, con due miei amici di 13 (Omar Martini e Luca Bernardi, attualmente a capo delle edizioni Black Velvet), fondai la fanzine I signori delle stelle. Da allora di anni ne sono passati 20, e la mia voglia di sguazzare nel mare del fandom non è mai venuta a meno!

 

Nel 1989 compi il salto professionale con le riviste Frigidaire, Bzz, Snuff, Jam City, El Vibra (Spagna), Babel (Grecia) e Stripburger (Slovenia): com'è stato il rapporto con queste pubblicazioni?

In realtà lo avevo già compiuto prima, lavorando come "ragazzo di bottega" per alcuni affermati disegnatori di fumetti, e pubblicando a mio nome su orribili  settimanali cattolici e quotidiani regionali. Giuseppe Palumbo, autore di Ramarro (personaggio di punta del fumetto italiano della seconda metà degli anni 80), rimase favorevolmente colpito dal mio lavoro e mi propose di entrare nella famiglia di Frigidaire, che allora pubblicava autori del calibro di Pazienza, Scozzari, Liberatore...

Entusiasta, accettai. Riguardo Bzz, Snuff e Jam City, c'è da dire che erano progetti a dir poco sperimentali e che nonostante le ottime recensioni, e in alcuni casi (Bzz) ottime vendite, il loro destino era quello dei fuochi di paglia. Snuff era anche co-edito dal sottoscritto, che ci rimise un mucchio, dico un mucchio, di soldi, quasi da rimanere in mutande! Tant'è vero che per rimediare mi trasferii per tre anni a Bologna in cerca di fortuna.

Le riviste straniere, invece, non fecero altro che comprare e tradurre le storie sfornate per Frigidaire dal 1989 al 1996.

 

Dopo diverse pubblicazioni amatoriali in Argentina e Stati Uniti nel 1996 con Matt Fucile hai curato l'antologia di racconti splatter-punk Un trapano nel cervello (Musa Edizioni), dove hai esordito come scrittore. Com'è nata l'idea per questa "cattivissima" e stupenda raccolta? Quante copie sono state piazzate?

L'idea è nata dopo che Oddone Ricci (alias Matt Fucile) ed io rimanemmo folgorati dall'antologia Splatterpunk di Paul M. Sammon e dal Libro dei morti viventi di Skipp & Spector È nata, quindi, come certi films italiani dell'orrore, con l'intento di scopiazzare i modelli americani, ma si sa... gli italiani lo fanno meglio!!

C'è da dire, però, che quasi nessuno dei partecipanti all'antologia era al corrente dell'esistenza delle due antologie americane sopra citate.

Il titolo, invece, è un chiaro e doveroso omaggio al mai troppo compianto Lucio Fulci, morto mentre ultimavamo l'antologia, che originariamente aveva un altro titolo, ma non ricordo quale.

A sentire l'editore (Musa), il libro fu un fiasco, per i distributori (chiaramente meno coinvolti nella causa per la nostra retribuzione e relativi diritti d'autore) si trattò, invece, di un successo, con conseguente esaurimento della tiratura: 3.000 copie secondo l'editore, 7.000 secondo i distributori.

 

Dopo innumerevoli racconti fanta-horror, da te scritti, pubblicati in varie fanzine e diverse antologie, qual'è a tuo avviso la formula ideale per scrivere un buon racconto dell'orrore?

Davvero non lo so. Forse scrivere per esigenza e non per egocentrismo o per sogni di gloria o per il guadagno, che potrebbe non arrivare mai.

 

Cosa puoi dirci delle tue ultime importanti collaborazioni con Black Velvet, Whip Comix e Akromedia?

Con Whip Comix e Akromedia mi sono limitato a piccole collaborazioni di carattere divulgativo: un cd-rom sul fumetto underground internazionale, e un libercolo su Go Nagai. Per Black Velvet ho scritto un capitolo del romanzo a fumetti Frontiera, ed è stata un'esperienza esaltante, perché mi sono trovato a lavorare gomito a gomito con gli autori del mondo del fumetto che stimo di più.

 

So che insieme ad Alberto Corradi hai disegnato una storia a fumetti pubblicata su Frontiera per conto della Black Velvet. Com'è andata?

Si tratta di una sceneggiatura che l'ottimo Corradi ha visualizzato benissimo, essendo uno dei migliori cartoonist presenti sulla piazza, nonché un mio carissimo amico ormai da, più o meno, una decina d'anni.

 

Di quale regista italiano (horror-fantascienza) hai più stima?

Sono indeciso tra Mario Bava, Lucio Fulci e Dario Argento.

 

E quello straniero?

Sono indeciso tra John Carpenter, George Romero e David Cronenberg.

 

Per la narrativa invece, cosa leggi maggiormente?

Leggo tutto quello che esce di horror, antologie comprese, molti noir, specialmente se di James Ellroy e James Lee Burke. Tra gli autori italiani mi piacciono molto Gianfranco Nerozzi, Valerio Evangelisti e Carlo Lucarelli.

Preferisco Clive Barker a Stephen King, ma l'autore che in questi ultimi anni mi ha maggiormente intrigato è una donna: Poppy Z.Brite, l'autrice di Cadavere squisito e Nel cuore dell'eternità.

 

Mi pare di aver capito che anche tu, come me, sei ossessionato dai soggetti di Cronenberg... Cosa puoi dirci di questo straordinario autore?

Amo David Cronenberg! Ma come tutti i grandi amori non è privo di piccole incomprensioni. M.Butterfly e Il pasto nudo non mi sono piaciuti, e non ho mai capito perché Cronenberg si sia voluto misurare con temi tanto spocchiosi.

 

Come definiresti la paura nel nostro genere?

La letteratura horror non mi fa paura, mi diverte. Ma se questa diventa socialmente e moralmente politica, come nel caso di alcuni racconti di Barker (Le colline, la città), di Lansdale (La sera che non andarono all'horror show), di Nancy Collins (Pareti sottili), o di film come Le colline hanno gli occhi di Wes Craven, o Zombi di George Romero, allora le cose cambiano… E l'orrore deborda fino ad entrarti dentro casa.

 

La censura, specie nel "nostro" genere, ha cercato sempre di abbattere gli ideali di alcuni brillanti autori controversi. Cosa ne pensi di questo reale problema?

Non lo prenderei sottogamba, è più di un problema: è un pericolo! Chi sono questi signori che si permettono di sindacare e decidere cosa dobbiamo leggere e vedere?

Di cosa realmente hanno paura? Che cosa hanno "loro" da nascondere?

 

Il popolo della pioggia verrà ricordato come uno dei tuoi racconti più estremi mai scritti nel panorama del fandom. Raccontaci lo sviluppo di questa tua "folle" e impeccabile idea.

Il popolo della pioggia è il primo capitolo del racconto medio-lungo La trilogia della pioggia, composto da altri due capitoli, tre capitoli bis, un capitolo tris, un prologo e un epilogo. È un lavoro al quale tengo in modo particolare e che spero di far pubblicare un giorno dalle edizioni G.Ho.S.T.

L'idea e lo sviluppo di questa trilogia è nata dall'osservazione continua e preoccupata dello svolgersi di eventi oscuri che hanno portato, e continuano a portare, la città in cui vivo, e tutto il nord-est dell'Italia settentrionale, verso un baratro ideologico di ottuso qualunquismo.

 

Nel 1998, Stefano (Zio Tolo) Barbieri coglie l'occasione per presentarmi a te e da allora, collabori senza sosta alle produzioni G.Ho.S.T. Perché tanto interesse per questo progetto amatoriale?

L'immaginifico Zio Tolo, dall'alto della sua posizione di riconoscimento guru del fandom, ha l'occhio lungo e la mente aperta.
Sicuramente nel suo cervello in tumulto già tramava unioni e alleanze per il bene dell'horror e non solo.

Planet Ghost mi è piaciuto subito, e mi è sembrato naturale provarci a farne parte. Devo dire, anche, che non esiste, neppure in campo professionale, una rivista altrettanto ben fatta e vitale.

Credo che tutti i collaboratori arrivati dopo di me (Mistretta, Di Orazio, Lombardi, Le sanguinarie Cenerentole, e molti altri) non solo siano d'accordo con il sottoscritto, ma che la loro presenza nelle produzioni G.Ho.S.T. stia a sottolineare questo dato di fatto nel modo più giusto.

 

Quali sono le pubblicazioni G.Ho.S.T. di cui sei rimasto maggiormente soddisfatto?

Torture cerebrali e Sanguinarie cenerentole, per l'incredibile coraggio e l'inattaccabile sincerità dimostrata dagli autori e dai curatori.

 

Per concludere, rivelaci la tua più bramosa ambizione e magari anticipaci qualcosa per i tuoi progetti futuri.

Non ho particolari ambizioni (tranne quella di vincere qualche miliardo alla lotteria ed aprire una casa editrice per poter pubblicare tutto quello che mi piace), vorrei semplicemente riuscire a campare decorosamente con un lavoro creativo che mi permetta di essere, se non proprio felice, almeno in pace con me stesso. Di progetti futuri ne ho a pacchi!!!

Sto terminando un romanzo dell'orrore, ho scritto nuove sceneggiature per dei fumetti che dovrebbe disegnare Filippo Rossi (un collaboratore della Lucas Film), per le edizioni Sottomondo curo una fanza di fumetti il cui n.1 dovrebbe uscire a Dicembre 2000, ho partecipato all'antologia Passi nel delirio delle edizioni Addictions (da Novembre 2000 in tutte le migliori librerie, ma anche nelle peggiori!), spero di essere sempre il benvenuto in tutte le prossime produzioni G.Ho.S.T., ed Infine ho in cantiere collaborazioni e progetti con Mistretta, Di Orazio, Lombardi, Corradi, Boccia, Piu, Guglielmi, Trevisanello... Può bastare?

 

a cura di Massimo Ferrara

 

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