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IL DEMONE DI VIA MAGNAVACCA


Tra il 1982 e il 1985, all’apice di quell’era che sanciva la profonda conferma del più sfrenato edonismo che tutt’oggi tortura la nostra esistenza sociale, successe un evento che magicamente distolse l’attenzione dai dorati specchi delle discoteche e dai bar più “in” dell’intera popolazione della bassa modenese che circonda i comuni di Carpi e Soliera, provincia di Modena, per portarla nelle più angoscianti inquietudini del mistero e del sovrannaturale.

Sto parlando di quello che ancora oggi viene chiamato “Il demone di via Magnavacca”.

Via Magnavacca è una strada di campagna (allora praticamente disabitata) che congiunge i rigogliosi comuni di Carpi e Soliera tramite uno stretto ponticello che a sua volta si inarca sul confine delimitato dal placido canale Lama.

In questa via si verificò che persone alla guida della propria auto subirono aggressioni da un’entità non ben definita che saltava sulla macchina e infrangeva a calci e pugni (o non si sa che cosa) il parabrezza, i finestrini e tutto ciò che all’esterno di un’auto si può rompere, fin quando la sua ira non si placava per poi sparire così come era arrivato, nel nulla.

Sul momento, dopo il primo caso, si pensò ad una banda di teppistelli che aveva voluto divertirsi, magari in modo un po’ estremo, durante una notte di luna piena.

Ma poi il caso si ripeté per cinque volte finche morto non ci scappò.

Furono numerose le spedizioni punitive che pseudo organizzazioni di cittadini fecero lungo la via ma non trovarono mai nessuno.

Solo una ronda, composta da cinque persone armate fini ai denti, una notte sentì delle urla strazianti venire da sotto il ponticello della via, uno di questi la definì così: “Sembrava di assistere allo sgozzamento di un maiale, solo che il maiale non c’era!”.

Proprio Raffaele G., 42 anni, l’autore di questa frase, che fu anche l’unico a spingersi fin sotto il ponte per vedere cosa urlava in quella maniera, restò intrappolato, durante il lavoro, dentro ad una betoniera mentre era intento a ripulirla e questa, forse per un contatto elettrico o forse no, partì improvvisamente dilaniando il povero Raffaele.

Qualcuno pensò alla non casualità di questa disgrazia, al fatto che R. avesse in realtà visto qualcosa la sotto, ma la sua mente aveva, con ogni probabilità, rifiutato di credere all’immagine che si era trovata di fronte.

Certamente c’è un disegno astratto e invisibile che guida le nostre vite verso la giusta collocazione, ma altrettanto si può pensare al fatto che su questa via ci sono delle buche ed, eventualmente, solo noi possiamo decidere se evitarle o meno.

Raffaele aveva scelto di non evitare la buca anzi, di metterci appositamente un piede dentro per cercare di dimostrare il suo coraggio ma il caso aveva voluto materializzare in faccia a lui il volto del diavolo e si sa, quando uno vede non ha scelta, o diventi un suo adepto o sei cenere, non puoi scegliere di dimenticare.

Ma più di queste elucubrazioni è ciò che ancora oggi dice la gente che visse allora in prima persona quel terribile evento che sorprende di più.

Io ed un amica ci siamo spinti a cercare i testimoni di quel fatto e qualcosa abbiamo raccolto.

 

 

Testimonianza di Piero P., 60 anni, facente anche lui parte della famosa ronda che sentì le urla.

 

Mummia: ”Quella notte voi partiste per fare una bravata o veramente cercavate qualcosa ?”

Piero P.: “Altro che bravata, Dio canta, io mi cagavo addosso ancor prima di partire.

Quando arrivammo in prossimità del ponte, cominciammo a sentire queste urla che da lontano sembravano, come disse il povero Raffaele, le urla di un maiale sgozzato, ma il maiale non c’era.

Io ero tra quelli che volevano scappare, non me ne fregava niente di quella storia, io in via Magnavacca non ci passavo mai di giorno, figuriamoci di notte.

Mi convinse proprio Raffaele ad andare con loro perché, siccome ho la passione per la caccia, possiedo qualche fucile e loro avevano bisogno di uno che fosse armato perché pensavano, dopo la quarta macchina assalita, ad una qualche bestia strana magari fuggita da un circo.”

Mummia: “Ma non potevate andare di giorno ?”

Piero: “Altri l’hanno fatto, ma non hanno mai beccato niente.”

Mummia: “E come mai decideste di andare a piedi ?”

Piero: “Perché volevano evitare l’effetto sorpresa, per non sentirsi in trappola in caso di assalto.

Evidentemente, quella bestia aveva un debole per le auto.

Magari veniva da Maranello!!!”

Mummia: “A parte le urla, cosa l’ha maggiormente sconvolta di quella notte ?”

Piero: “La fermezza con cui Raffaele andò verso la riva del canale, noi lo chiamavamo indietro ma lui niente, doveva arrivare là.

Poi le urla smisero e R. tornò su col fucile tracolla dicendo che laggiù non c’era nulla.

Dopo di che continuammo verso Soliera, piuttosto di corsa per la verità!”

 

 

Testimonianza di Anna G., 45 anni, una delle donne che subirono l’aggressione della “cosa”, mentre in auto si recavano verso casa.

 

Mummia: “Lei fu la prima vittima del mostro?”

Anna: “No, non fui la prima, il primo, da quel che mi posso ricordare, fu un signore di Sozzigalli.”

Mummia: “Allora non mi hanno dato la giusta informazione perché in base ai dati in mio possesso dovrebbe essere lei.”

Anna: “Probabilmente perché quel signore non fu creduto, fu trovato con la macchina infossata e pensarono che avesse bevuto un po'."

Mummia: “Cosa si ricorda di quella notte ?”

Anna: “Quasi niente, a parte un grande spavento.

Ricordo solo che qualcosa ha colpito il parabrezza della macchina e io non ho visto più niente, poi mi sono infossata e la macchina si è ribaltata un paio di volte.

Comunque, se posso dirlo, si è scritto e parlato troppo di questa storia, ho sentito tante di quelle cavolate, mostri, diavoli……..

Io so solo che i carabinieri trovarono un barbagianni morto nel fosso a 10 metri dalla mia macchina e io penso sia stato quello a colpirla.”

Mummia: “Quindi lei è scettica a riguardo ?”

Anna: “Non mi vorrà far credere che un bel ragazzo come lei crede ai mostri ?”

 

 

Testimonianza di Amilcare G., 66 anni, abitante da sempre in via Magnavacca.

 

Mummia: “Cosa ricorda di quelle notti ?”

Amilcare: “Ma cosa vuole che mi ricordi!

Delle persone si sono infossate con la macchina, mi sembra cinque o sei volte in tre o quattro anni.

Se lei va sulla provinciale se ne infossa una al giorno!”

Mummia: “Allora secondo lei fu alzato un gran polverone per niente ?”

Amilcare: (in dialetto) “Io abito qua da sempre, sto bene a casa mia, non vado mai al bar, io non ho mai visto e sentito niente!”

Mummia: “Neanche le urla di notte ?”

Amilcare: “Noi andiamo sempre a letto presto perché di giorno si lavora e non ho tempo per queste cazzate!!!!”

 

Testimonianza di Sandra L., 52 anni, in macchina con Anna G. la notte dell’aggressione.

 

Mummia: “Lei ha avuto le stesse impressioni della sig. Anna o ha avuto la sensazione di un aggressione vera e propria ?”

Sandra: “Assolutamente si!

Io non capisco come Anna possa aver detto cose simili.

Non lo capii allora e non lo capisco oggi.

La storia del barbagianni poi!!!

L’è un po’ isdì!!!!!!!

Secondo me neanche un gorilla poteva fare una cosa simile, figuriamoci un uccello.

Io ho letto sui giornali locali di persone scettiche che non credono a nulla ma io c’ero, vi garantisco che non poteva essere né un uccello né un essere umano né pura fantasia.

Poi tutta la storia è svanita come una bolla di sapone ma io non mi meraviglierei se un giorno succedesse ancora!”

Mummia: “Ma allora lei è convinta di aver visto qualcosa ?”

Sandra: “Io non so di preciso cosa fosse ma di sicuro non passerò mai più per quella strada!”

 

Altre persone sono state, direttamente o no, coinvolte in questa storia e, rintracciate da noi, hanno rifiutato di essere intervistate.

L’impressione di massima che abbiamo avuto è che il demone di via Magnavacca abbia lasciato segni indelebili nella memoria di queste persone e che, più di ogni altra cosa, esista ancora in tutti loro la pura volontà di rimuovere tutto, di dimenticare o, perlomeno, non alimentare di nuovo la leggenda.

Noi abbiamo avuto il coraggio di percorrere via Magnavacca in auto sia di giorno che di notte ed effettivamente fa un certo effetto, soprattutto di notte.

Consideriamo che è una stretta strada di campagna senza illuminazione e con una fitta ed alta vegetazione proprio in prossimità del famigerato ponticello dove Raffaele diede prova del suo coraggio, e che ora sono nate alcune abitazioni proprio in quella via ma che allora era praticamente disabitata.

In conclusione, il luogo è abbastanza suggestivo da poter condizionare in qualche modo le menti più deboli ma sono convinto che non siano tutti pazzi, il demone di via Magnavacca è stato certamente qualcosa di più di una semplice leggenda.

 

 

a cura di Massimiliano Medici e Cleopatra

 

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