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LA FORZA OCCULTA E MISTERIOSA DEL VOODOO


Quando si tenta di mettere a fuoco una situazione o una cosa che si basa sul mistero e sull’ignoranza del popolo, questo argomento misterioso arriva ad attirare tanto chi ci crede veramente quanto chi invece vuole soltanto sentirsi raccontare una storia fuori dal comune. Mescolare questi ingredienti, includendovi anche un po’ d’immaginazione, non fa altro che potenziare le sensazioni dell’interesse. E il Voodoo si inserisce pienamente e bene in questo contesto reso assai attuale dalla moda occidentale dell’horror, della violenza e del satanismo [1], cosicché  quasi tutti hanno già sentito parlare di questo culto nero, dopo aver visto un’infinità di film e di telefilm, prendendolo però in modo molto superficiale. Ma quanti invero hanno studiato con determinazione e interesse questo tema? Addentrarsi nel mondo del Voodoo, come in una jungla nera e pericolosa, significa raccogliere dei dati e dei fatti senza lasciarsi ipnotizzare dalla sfera misteriosa della sua esposizione. Occorre leggere tutti i tipi di fonte informativa esistente sull’argomento, e una volta arricchita la propria conoscenza, lo stesso ricercatore può farsi un’idea complessiva e sicura del fenomeno sacro haitiano. L’importante è non lasciarsi mai incantare dagli estremi, cioè dai terrori zombistici (credere che tutto il Voodoo sia la magia satanica dei loas [dèi] Ghuédhé e Zandor, perché esiste anche il Voodoo bianco dei loas Rada e dell’Umbanda)  o dall’incosciente pratica dei riti credendoli delle fiabe innocue. Sulla rete Manù (144@arrakis.es) del Club neopitagorico degli Amigos Kronos comprende il Voodoo nella magia povera insieme al satanismo di origine cristiana (Tempio di Set e Paul D.Valentine) e sciamanica (Bon Po e altre tradizioni), mentre la magia ricca corrisponde al Luciferismo, cioè alla fenomenologia postrazionale e al complesso degli studi sull’Universo fisico e psicologico, sulla fisica quantistica, sulle civiltà preistoriche e sulla sinantropia. Invero, il Voodoo ha come importante simbolo totemico il dio-serpente Damballah-ouedo  (alias San Patrizio o Mosé Salvato dalle Acque), sposo di Ayda-ouedo (alias Immacolata Concezione), la dea-serpente (Dan) dell’arcobaleno con i suoi sette colori: il Serpente  (identificato dai maghi della Goezia nel demone Astaroth) rappresenta la parte nera, mentre i sette colori dell’arcobaleno rappresentano la parte bianca del Voodoo. Le due forze vanno usate nel giusto equilibrio e in perfetta armonia.

In senso stretto, la parola vudù deriva dal vocabolo africano (precisamente dal Dahomey, ora Benin) vodu, trasmessaci attraverso l’inglese voodoo nel 1880, e indica il dio-serpente (Damballah-ouedo) dei Negri della Guiana olandese (Suriname), secondo l’”Enciclopedia italiana di scienze, lettere ed arti” (Roma 1929-1981; cfr.vol.XVIII, p.318, anno 1933). In senso lato, essa indica “ciascuno degli dèi o spiriti di origine africana, adorati nel vuduismo” (nell’appendice all’ottava edizione [1965] del vocabolario di N.Zingarelli).

Più precisamente il termine vudu viene utilizzato nella maggior parte delle volte per disegnare certi tipi di rituali e di pratiche di magia nera o di stregoneria dubbiosa. Rinfreschiamoci la memoria: pensiamo agli incantesimi gri-gri o a un bambolotto tinto di nero e trafitto da un certo numero di spilloni e, in prosieguo di tempo, alla figura dantesca dello zombi o morto-vivente[2].

Possiamo impiegare il termine vudu per ricollegarci agli usi e ai costumi di determinati popoli afroamericani e africani dalla civiltà primitiva, nei quali l’orribile, mostruoso, misterioso e, nello stesso tempo, sanguinario rituale magico dell’ambiente vuduista scatena in noi la fantasia dovuta più che altro al fascino esotico e misterioso che provoca. Il fascino del proibito, il gusto ambiguo della violenza e il piacere della perversione, come ben sanno tutti i cultori della magia del Thelema, del Caos e di Satana,  eccitano i sensi e attirano sempre più i giovani, come le mosche sul miele, nel sottobosco della necrocultura senza ritorno, di cui parla Fabio Giovannini [3].

Tuttavia, se cerchiamo di spiegare il Voodoo dentro un contesto meno misterioso, questa ricerca, più pulita e sana, ci porterà alla base dei Tropici, fino a considerare l’immagine  più o meno folkloristica che ha il Voodoo nei paesi dell’America latina, nelle Antille e in particolare ad Haiti, conosciuta meglio come l’isola magica, da quando il noto scrittore William B.Seabrook la battezzò in questo modo nel 1929 [4].

Senza dubbio, indipendentemente dal fatto che Haiti costituisca parte essenziale dell’argomento e giochi un ruolo importante in questa materia, il Voodoo non è affatto sorto nella magica isola franco-antillese, bensì in un’altra parte dell’Oceano Atlantico, vale a dire sulle coste africane del Golfo della Guinea (Costa degli schiavi) e, più profondamente, costituisce uno dei tanti retaggi dell’antica magia della sommersa Atlantide (secondo la Chiesa Cattolica Antica occultista di Haiti e La Couleuvre Noire di Michael Paul Bertiaux). Ma quando, a partire dal 1503,  i negrieri cominciarono a riempire le loro navi di uomini e donne schiavizzate, il Voodoo li accompagnò dalle regioni africane fin dentro il Nuovo Mondo.

Le diverse modalità di rappresentazione grafica del termine Vudù, vale a dire woodoo (inglese), voodoo (italiano), vaudaou (francese), provengono evidentemente dagli adattamenti fonetici delle lingue inglese, italiano e francese che cercarono sul momento di  tradurre nella loro fonetica questo  termine originario e tipico di una delle tante civiltà primordiali, denominate etnologicamente come “civilizzazioni senza scrittura”. Alcuni studiosi di antropologia culturale sono giunti alla conclusione che esiste un gruppo di tribù africane denominato Ewe il quale forma una popolazione negro-sudanese posizionatasi tuttora nelle regioni della terra Guinée. Bisogna dire che questo gruppo è stato riunificato in un’enclave all’interno delle frontiere politiche della parte meridionale della Repubblica popolare del Benin (l’ex-Dahomey) che è stata una colonia francese nel periodo 1894-1958, nota sia per il Voodoo che per le sue bellicose amazzoni guerriere (battaglie di Ouidah del 1727 nonché di Porto Novo e di Ouidah del 1889). Agli Ewe, Albacete [5] aggiunge gli Zulù e i Mandinga, dicendo che la religione guerriera wuduista (“El vudù naciò guerrero”) sorse dalla stregoneria  tribale in Africa, approssimativamente, tra il 7000 e il 3000 avanti Cristo. Nelle guerre tribali, dapprima si affrontavano i sacerdoti delle tribù in lotta con lavori di magia negativa durante varie giornate e se vinceva il più bravo, con lui vinceva anche la sua stessa tribù; poi si scagliava  una lancia e se moriva un guerriero si dava per finita la guerra. Con l’arrivo di Shaca-Zulù, capo guerriero e sacerdote vudù degli Zulù, cambiò la guerra grazie all’uso di un nuovo tipo di lancia (creato da un loa della parte nera) e del grande scudo che difende tutto il corpo. Shaca-Zulù proibì a tutti i sacerdoti di praticare il Voodoo e uccideva chi disobbediva con l’impalamento. Così i sacerdoti ribelli furono perseguitati, catturati e venduti come schiavi. Con i lavori di magia vudù si mira ad ottenere unioni, scioglimenti, attrazione, magnetismo personale, allontanamento di persone moleste, controfatture per i lavori di magia nera e anche vuduista, successi finanziari e liberazione dello spirito da ogni male (1.continua).

 

 

NOTE:

[1] Cfr.G.COSCO, Il ritorno di Satana, Segno, Udine 1995 e C.CLIMATI, I giovani e l’esoterismo, Figlie di San Paolo, Milano 2001, pp.42-47 sul pessimismo di Satana.

[2] Cfr.G.PADULA, I malefici, Segno, Udine 1993; V.MOLINARI, Manuale pratico di magia, L’Airone, Roma 1995 e R.NASSETTI, Magia Vaudou, Edizioni Mediterranee, Roma 1988.

[3] Cfr.F.GIOVANNINI, Necrocultura. Estetica e cultura della morte nell’immaginario di massa, Castelvecchi, Roma 1984 e C.GATTO TROCCHI, Nomadi spirituali. Mappe dei culti del nuovo millennio, Mondadori, Milano 1998.

[4] Cfr.W.B.SEABROOK, The Magic Island, The Literary Guild of America, New York, Harcourt, Brace & Co., 1929.

[5] Cfr.per Albacete il suo sito online: http://personales.com/espana/albacete/vudu/index.htm.

 

a cura di Maurizio Maggioni e Dargys Ciberio

 

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