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MI SCUSI scritto da Fabio Beccacini
E il treno. -Stanotte non riuscivo a dormire- Il treno, senza fermarsi. -Poi ha suonato il telefono- E il treno. -Sabato che facciamo? Apre un locale nuovo- Discorsi che si perdono. -Sei mai stata in quel bar lì davanti?- Scorticandosi nel mio cervello. -Cogoleto. Stazione di Cogoleto- E adesso che cos' ha intenzione di fare? -Scusi- -Scusi lei…che sta scrivendo?- -Come?- -No. È’ che sono un po' curiosa- -Ah, parlava con me...- -Si- -Che voleva? Ero sovrapensiero- -Mi chiedevo che cosa stesse scrivendo, ma forse non me lo vuol dire, fa lo stesso, è' che tiene la penna in un modo strano, sembra che pulsi- Guardo il mio disegno sul foglio. Frutta con musica e gatto. -Sto scrivendo... Sto scrivendo un libro. Ecco- -Uh, e su che cosa?- -Sul treno. Sul treno come mezzo di relazione sociale- -Ah, se solo sapesse cosa mi è capitato una volta sul treno!- Mi guarda coinvolta, si aspetta un mio cenno, solo un piccolo gesto di partecipazione per continuare il discorso. Abbasso gli occhi e mi accendo una sigaretta. Lei si mordicchia un dito. E' bruttina. Due tiri lenti e insoddisfatti. -Arenzano. Stazione di Arenzano- -Stava dicendo?- -Eh?- -Cosa. Cosa le è successo?- -Lei è un moralista?- -Che le importa?- -No, è che sa, non si sa mai chi si ha di fronte...- -Cosa vuole che conti? Ha una storia da vendere? Avanti! La racconti!- Mi guarda turbata mentre il mare scivola via in cinemascope nell’ ingombro sedici noni del finestrino, poi tira su tutto il labbro e lo arriccia piano sotto al naso. -Alla fine di questa corsa scenderò dal treno e se la sua storia mi sarà piaciuta me la porterò appresso. Altrimenti non me ne farò nulla, avrò solo perso un po' di tempo. Non c' è nessun moralismo. Voglio ascoltarla perché lei mi piace. E' una questione di estetica. Estetica e basta- -Grazie!- -Di che?- -Del complimento- -No guardi, io non faccio mai complimenti, era solo una constatazione- -Vabbè. Due mesi, due mesi e mezzo al massimo. È’ circa in quel periodo che si svolse il fatto- -Aprile, fine Aprile- -Si, e ovviamente, come le ho accennato, sul treno. Ero diretta a Venezia, una gita di piacere. Sembrava proprio una di quelle giornate qualsiasi!- -Beh speriamo che non lo sia- -Stia a sentire. Feci quasi tutto il viaggio da sola, poi a Padova salì un tizio sui quaranta, distinto, ben rasato. Mi cominciò a fissare e da subito mi indispose, poi mi chiese se per caso avessi mai pensato di diventare un' attrice! Capito? Incredibile! Io gli chiesi perchèmmai e lui mi rispose che era un talent scout di un’agenzia di attori e di queste cose se ne intendeva. Mi propose di andarlo trovare un giorno sul lavoro. Mi diede l' indirizzo. Ecco guardi- Mi mostra un bigliettino color carta di zucchero tutto stropicciato. -E' a Milano, Via Montenapoleone- sorride –Incredibile, non le pare?- -Si- sbadiglio -Davvero sensazionale...- -Era il mio sogno da bambina sa? Diventare un' attrice!- -Chissà che non si avveri signorina...- -Lei crede che sia possibile?- L' altra ragazza intanto se ne va in un tailleur di Gucci scuro facendo ciao-ciao con la mano. -Di certo la stoffa non le manca- -Grazie- -Ancora? Le ho già detto prima che i miei non sono complimenti- -Ah già, scusi- -Ma non si deve nemmeno scusare- -Ah scusi- -Vabbè lasciamo perdere- -L' ha quasi finito?- -Che cosa?- -Il libro- -Ah no, l' ho appena iniziato- Sarai anche carina, ma non potresti mai diventare un’ attrice, come fai a non capirlo? Non hai senso della frase, e poi hai incontrato me. -A cosa sta pensando?- -Come?- -No è che sono un po' curiosa, e mi stavo chiedendo a cosa stesse pensando...- -A lei- -A chi?- -A lei- -E che cosa pensava di me- -Lei non è curiosa, lei è troppo curiosa- -Si, ha ragione- -Forse stavo pensando che potrebbe anche accompagnarmi un momentino al gabinetto- -E a fare che?- -Non saprei, potremmo fare una partita a carte... oppure potrebbe farmi vedere di cosa è capace- -Scusi non credo di capire...- -Intendevo farle un provino- -Un provino? Ma non sta mica parlando di...- -Non si arrabbi stavo scherzando. Comunque dovrà abituarcisi a queste proposte, se proprio vuole diventare un' attrice...- -Dice sul serio?- -No, ma anche i talent scout lo dicono per scherzo e se lei non sta allo scherzo... Tanti saluti- -Tanti saluti? Vuol dire che se io non vado a letto con…- -No, tanti saluti vuol dire che scendo qui- -Vabbè. Comunque è stato un piacere parlare con lei- -Si. E lei dove scende?- -Milano. Vado a Milano. Via Montenapoleone- -Signorina…- -Si?- -I discorsi sui treni non portano mai da nessuna parte, servono solo a riempire i silenzi- Di nuovo il mare come un lampo tra due gallerie -Non le è mai passato per la testa il fatto che forse quell' uomo, quel talent scout, la stesse pigliando per il culo?- -No. Non credo. Eppoi in treno si incontra sempre della gente strana. Pensi a lei! Che sta scrivendo un libro sul treno come mezzo di relazione sociale!- Mi guarda alzarmi. Poi abbassa gli occhi sulle sue gambe. Forse sta pensando a come sarebbe bello vederle camminare sulla Strip di Las Vegas. -Genova stazione di Genova- -Adesso devo proprio scendere signorina. Addio- -Spero di rivederla. Semmai comprerò il suo libro. Come si intitola?- -Signorina, io non scriverò nessun libro, non faccio lo scrittore. Non l' ha ancora capito?- Tiro la tendina. Con un gesto perdo il paesaggio e tutto il resto. -Ah, e che cosa fa?- Tiro fuori il coltello a serramanico, aspetto qualche secondo, aspetto la paura sul suo volto come dita che stringono una bolletta da pagare. -Potrei anche uccidervi- dico –Solo che questo, che questo è un pettine e io faccio Cabaret- Faccio scattare la molla del gioco, ce l 'hanno tutti i bambini, ne avrete certamente già visto qualcuno di simile. -Oddio, lo sa che c' ero cascata, per un attimo ho creduto veramente che mi volesse uccidere! Bravo!- Allora tiro fuori la 9 millimetri col silenziatore da sotto il trench, gliela poggio alla fronte e premo due volte il grilletto. Questa volta non riesce a parlare. Anche se ora ce ne sarebbe stato bisogno. -Signorina…Vede, vivere è come viaggiare, ciò che conta è la partenza. Non ha importanza arrivare o meno in Via Montenapoleone. L’ importante è non dire troppe cazzate a chi si incontra per strada, guardare sempre fuori dal finestrino e scendere dal treno solo quando ce ne viene voglia. Comunque ora devo proprio andare, mi scusi- Ed è qui che la forcella si stacca dal piatto e la puntina comincia a scricchiolare sul vinile. Inizia un Jazz rauco di un qualche anglofono con un sax alto che sembra starnutire nei passaggi armonici. I titoli di coda iniziano a cacchinare scritti in uno stampatello minuscolo ben nutrito sul lato destro dello schermo. -Ehi forte il film- sussurro a Francesca –Voglio dire, bello no?- Ma quando mi volto noto solo la sua assenza, la poltroncina vuota, e allora mi incollo un sorriso stupido sulla faccia. Quindi trovo un sms sul cellulare. E’ suo. –Ti è piaciuto il film Stronzo?- -Right. Bene- penso –Altra giornata fottuta da mettere nella casella di quelle andate storte- Poi all’ entrata la trovo che piange nell’ ingombro di un portone lì vicino. I capelli lunghi e scompigliati che le coprono il volto come una mezzaluna. -Ehi… Credevo non avessi più voglia di sapere come andava a finire- -Come andava a finire che cosa?- -La nostra storia. Questa serata- faccio un gesto con le braccia come a comprendere ogni cosa tra lei e me, poi le indico il telefonino –Ho letto il messaggio. Credevo che fosse un addio. Perlomeno un insulto- -No era solo una constatazione- -Ah scusa allora- -Non ti devi nemmeno scusare- -Ok. Che fai ancora qui quindi?- -E’ l’ una meno dieci. Ho perso il treno- -Mi spiace- -Era una battuta- -Perché che ore sono?- -Lascia perdere. Comunque il film non era male- Saliamo al volo su un bus che passa miracolosamente davanti. -Ah e perché te ne sei andata allora?- -Perché vivere è come viaggiare. Ciò che conta è la partenza. Non è importante o meno vederne la fine. L’ importante è scendere dal treno solo quando ce ne viene voglia e guardare sempre fuori dal finestrino- -Hai dimenticato la cosa più importante Francesca- -Che cosa? Ah già, non dire troppe cazzate a chi si incontra per strada- Faccio segno di no con la testa. -Che cosa allora- la sua voce scricchiola -che cosa?…- -No Francesca- -I discorsi sui treni non portano mai da nessuna parte?…- Faccio segno di no con le dita. Mi infilo la mano nella tasca del barbour mentre entriamo in una galleria. Vedo le sue pupille tremare. -Il biglietto. Devi obliterare il biglietto- sorrido, glielo mostro. Lei scoppia a ridere sguaiatamente. -Cavolo non ce l’ho!- -E’ un peccato. I controllori da queste parti non hanno senso della frase- Guardo verso la testa della corriera. -Ehi stai tranquillo, non c’è nessuno. A quest’ ora di notte avranno già finito il turno- Io persisto ad ammiccare verso il lato opposto del bus. Lei finalmente si volta. -Visto. Nessuno- Allora prima che si giri le passo il braccio sinistro sotto il piumino fino ad arrivare a uno dei suoi seni generosi con la mano. Guizzo sotto l’intimo. La stringo a me da tergo. -Hey, hey…ce l’ abbiamo duro come un ferro- mi dice -Si. Ho il colpo in canna baby- Poi è tutto uno svolazzare di piume d’ oca su e giù per la corriera.
(copyright by Fabio Beccacini)
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