|
|
|
home cinema narrativa musica arte misteri articoli interviste link archivioghost news forum album produzioni info |
|
NOTTURNO scritto da Lucia Patrizi
Ora
il mio corpo si sgela;sono disciolta, sono Incandescente.
Ora
la corrente si riversa in una
nuova ondata fertilizzante, che apre ciò che
era chiuso,forza ciò che era serrato,tutto libera,
tutto
inonda. A chi darò tutto ciò che adesso
fluisce attraverso me,dal mio corpo caldo,
poroso? Raccoglierò i miei fiori e li
donerò-Oh! A chi? (Virginia
Woolf. Le onde)
Li
ho sempre odiati i fine settimana in campagna, ma mia madre ci tiene tanto e così,
almeno una volta al mese, tutta la famiglia è costretta a partecipare al rito.
Veniamo sempre con un carico di fiorellini da piantare. Non
sono sicura che mia madre abbia poi un grande amore per questo posto, ma mia
nonna sì e quando la nonna ordina, bisogna eseguire: non c’è molta scelta. Da
piccola mi piaceva venire qui. Me ne stavo le ore intere seduta sui gradini che
portavano dal cancello alla villa e guardavo le montagne che mi circondavano
come una grande gabbia. Adesso, ogni volta che la macchina si avvicina sbuffando
e sputacchiando all’ingresso di casa, mi viene la nausea. Protestare non serve a niente: "Se tu avessi qualcosa di meglio da fare a Roma" mi dicono "anche nonna si convincerebbe a non partire, oppure ti lasceremmo da sola a casa" A
parte il fatto che la parola convincersi non risulta nel personale vocabolario
di mia nonna, hanno perfettamente ragione: a quindici anni, ancora non sono
riuscita a farmi un amico, o almeno una persona con cui passare un po’ del mio
tempo. E’
tardi, dormono tutti. I miei di sopra, mia nonna nella stanza accanto e mia
sorella nel letto di fianco al mio. Mia
nonna dice che venire qui mi fa bene perché c’è l’aria buona. Sarà, ma a
me fa venire l’insonnia. L’unico lato positivo è che adesso nessuno mi fa domande: "Perché
non chiami mai nessuno? Perché se ti telefonano ti fai negare?" …Ora
sono sola e perfino questo posto alla luce della luna mi sembra bello. Mi
alzo, senza fare troppo rumore e apro lentamente la finestra. Di
che cosa hai paura, che il filo del telefono ti salti al collo e ti strozzi? No,
papà, è che tutte le volte che qualcuno mi rivolge la parola proprio non
riesco a rispondere e mi prende uno strano dolore, qui, vedi, all’altezza
dello stomaco e brucia forte, come se stesse andando a fuoco e allora preferisco
stare zitta, perché se solo provo a parlare mi blocco su una lettera e comincio
a ripetere per esempio b-b-b-b-b-… e tutti mi prendono per scema. Ma non ti
devi preoccupare: non è colpa tua se hai una figlia balbuziente. Sulla
strada sterrata che costeggia la villa dormono accucciati due pastori bianchi
pieni d zecche. Sono simpatici. Solo che i miei non sono molto contenti quando
li accarezzo, perché dicono che non è igienico. All’improvviso i due pastori
si alzano e cominciano a scodinzolare e ad emettere strani mugolii. Da
una curva è spuntata una strana figura. Cammina a passi lenti e leggeri. Non
riesco a distinguere chi sia, ma mi sembra abbia i capelli molto lunghi. La luce
della luna fa brillare la strada dove cammina. Indossa uno strano vestito lungo
e dall’aspetto zingaresco. Si ferma davanti al cancello di casa mia e si
accuccia ad accarezzare i due cani. Alza la testa e si gira verso di me. Mi
ritraggo all’interno della stanza, di scatto. "Guarda
che ti ho vista, sai?" Torno
ad affacciarmi alla finestra, ma non le rispondo. Lei sorride e con una mano mi
fa un cenno di saluto, mentre con l’altra continua ad accarezzare a turno i
due cani. "Perché
non dici niente?" Mi
sforzo di sorriderle, ma continuo a non rispondere. Come posso spiegarle che le
parole si paralizzano dentro il mio stomaco in un gorgo che non riesco a
sciogliere? La
ragazza sorride di nuovo e salta sul muretto, aggrappandosi alla ringhiera che
protegge il giardino. Sta scavalcando. In
pochi secondi è dall’altra parte. Il vestito le rimane impigliato e si
strappa. "Ecco,
lo vedi cosa mi fa combinare?" dice e scoppia in una risatina divertita. "N-n-no,
f-fermati! S-se m-mia n-nonna t-ti v-vede chiama l-la p-po-polizia!" “Non mi vedrà,stai tranquilla. Però,sono riuscita a farti parlare” Riesco a vederla
bene, ora. E’ bellissima, molto pallida e suoi capelli lunghi sono di un rosso
acceso. Gli occhi molto grandi le
danno un’aria infantile, carica di uno strano stupore gioioso. Si
siede sui gradini e con le dita tocca i fiori che spuntano dal terreno. “Vuoi
venire con me?” mi chiede. “E
d-dove?” “In giro. E’ bello vedere qualcuno che è ancora sveglio” ”Anche a t-te l’a-aria b-b-buona fa venire l’in-insonnia?” La ragazza scoppia a ridere:”Non proprio. Allora,vuoi scendere?Guarda che vado via da sola” ”E’ c-che la p-p-porta f-fa un c-casino in-i-infernale q-quando s-si apre” “E
mica devi uscire dalla porta. Muoviti, stai a un metro da terra. Fai un saltino e
sei qua” “Ma…” ”Oh,
insomma, di che cosa hai paura? Dai, salta giù” “E
v-va b-bene.A-as-aspetta u-un secondo. M-mi m-metto un p-paio di p-p-p-pantaloni” Scavalco
il davanzale e mi ritrovo in piedi sulla tettoia. Forse
questa è solo un’allucinazione e domani mi ritroveranno dentro un burrone e
tutti si chiederanno se ho avuto un attacco di sonnambulismo o se ho deciso
coscientemente di suicidarmi. Ma perché non me ne torno a letto, nella mia stanza
arredata da mia madre col gusto da piccole donne, col mio lenzuolo ricamato a
mano dalla nonna,chiudo le tendine e magari, guardando fissa quella bambolina di
porcellana sulla mensola, non mi decido ad addormentarmi? “Allora,ti vuoi sbrigare? Vuoi restare lì fino a domani mattina?” ”Un
a-attimo, è alto!” Chiudo
gli occhi e salto, cadendole addosso. “S-scusa” ”Non è nulla”dice ridendo” Ti capita spesso?” ”D-di f-fare che?” ”Di balbettare” ”D-di s-solito q-quando p-parlo, m-ma n-non p-p-parlo m-molto. Hai u-una m-mas-s-sa d-di f-foglie n-nei c-cap-capel-li” ”Lo so” risponde ”Sei divertente quando balbetti” ”I-io n-non m-mi d-diverto p-per n-niente” La ragazza scuote la testa e si volta cominciando a salire le scale: ”Andiamo, muoviti” Ride,
forte e mi sembra di essere investita da un getto d’acqua fresca. Sento
galopparmi nel petto una risata. “Sbaglio o stai ridendo?” mi chiede ”E’ bello, vero?” La seguo di corsa:”S-sì,
m-molto” Ci
allontaniamo da casa e imbocchiamo una discesa ripida nascondendoci dietro il
fianco della montagna. I cani ci sono venuti dietro scodinzolando. Camminiamo
affiancate e così vicine che ogni tanto ci sfioriamo inavvertitamente. E’ da
un po’ che Lei non parla. Se
non fosse per i nostri passi sui sassolini e per il rumore graffiante delle
zampe dei cani,direi che sto sognando,perché nella realtà queste cose non
succedono e nessuno ti viene a cercare in piena notte mentre ti stai disperando
nella casa di campagna della nonna e ti chiedi per quale motivo faccia così
male essere balbuziente. Però, se tutto questo non sta accadendo per davvero,i
sogni sono ingiusti. Vorrei
tanto toccarla per accertarmi della sua concretezza, ma ho paura di svegliarmi e
d farla sparire. Il buon senso che ho ereditato dalla mamma mi dice che non mi
dovrei fidare e che forse Lei è una pazza pericolosa. Però abbiamo riso insieme
e ne vale la pena di rischiare per ridere con qualcuno, perché qualcuno si
accorga che esisto. Mi vedete? Ci sono!Lei mi ha vista subito, perché per gli
altri sono solo un’invisibile ragazzetta balbuziente? Adesso
Lei si è fermata e si inginocchia per terra. I cani la imitano accucciandosi ai
suoi piedi. Lei li accarezza. Il silenzio è totale, anche il vento è calato e le
foglie degli alberi sono immobili. La ragazza tiene gli occhi chiusi e da
l’impressione di aver smesso di respirare. C’è un’atmosfera sospesa e mi
sembra di essere immersa nell’acqua, quando tutte le cose sono più grandi. Il
tempo si è fermato in questa notte, rinchiudendo ogni cosa in piccoli cristalli
luminosi e i suoi capelli sembrano scompigliarsi da soli. Le scendono in bande
disordinate sulla fronte,come tante piccole comete rosse nel buio. “Vieni”
dice
aprendo gli occhi ”Scendiamo per di qua” Indica
una discesa ripida con l’erba alta. Non riesco a vedere dove va a finire,
perché
in fondo ci sono degli alberi molto alti che impediscono la visuale. Mi sembra
comunque di scorgere una strana luminosità che affiora ogni tanto tra le
foglie. “M-ma
s-sei m-matta.I-io c-cado” “Guarda
che non è difficile, se poi hai così tanta paura, puoi sempre scendere di
sedere” “Sì,
un bosco! Saranno al massimo tre o quattro alberelli. Se non vuoi venire con me,
dimmelo subito, perché non credo ci sia molto tempo. Hai un orologio?” “Mi
aspettano. Lo vedi quel tetto che spunta da lì dietro?” dice,
indicandomi
una sagoma scura che potrebbe assomigliare a una casa” Devo essere lì quando
sorge il sole” “Un
po” sorride, triste e si passa una mano fra i capelli. Al
polso le tintinna un braccialetto. Ecco un altro suono da registrare nel
silenzio. Mi
avvicino al ciglio della strada: ”F-fra m-meno d-di d-due o-ore d-dovrai
e-es-essere a c-casa” Cammino
molto lentamente. Non sapevo che balbettassero anche le mie gambe. Lei mi sta
davanti di qualche passo e ogni tanto di volta verso di me per chiedermi se va
tutto bene. La
sua pelle è calda e mi trasmette un’energia che entra nei miei muscoli e mi
fa venire voglia di mettermi a correre. “Stai
tremando. Non dovresti avere paura. Cerca di seguire il ritmo delle rocce e del
prato e lasciati andare” La
sensazione è più o meno quella che ho provato quando papà mi ha portata su un
piccolo aereoplanino: dopo una rincorsa che mi è sembrata lunghissima, l’apparecchio si è staccato da terra rimbalzando sulla
pista, come
se qualcuno avesse messo delle molle sotto le ruote del carrello. Non sembrava
possibile che quel trabiccolo avesse la forza di volare da solo. E
infatti io credo che in quel decollo sia intervenuta una specie di energia
magica, come quella che adesso mi sta spingendo a correre sul fianco della
montagna. Ecco
cos’era che brillava. In fondo alla discesa c’è un laghetto, di sicuro
artificiale, di quelli creati per far bere mucche e cavalli. Alla luce della luna
sembra uno di quei posti dove si celebrano antichi riti in onore di qualche
divinità pagana. Alcuni degli alberi che lo circondano si piegano fino a
immergere le foglie nella sua superficie piatta. I cani si sdraiano intorno al
laghetto e Lei si siede sul bordo sfiorando l’acqua con le dita dei piedi,
increspandola leggermente e creando dei centri concentrici, che si
espandono fino a scomparire nel centro dello specchio. “V-vivi q-qui t-tu?” ”No,ma diciamo che ci sto molto spesso” ”E t-ti p-piace?” ”Mi piace tutto” ”I-io l-lo o-o-odio q-questo p-p-p-posto” ”Che ci fai lì in
piedi? Perché non ti siedi qui, vicino a me?” “E
c-che t-tu n-non m-me l’hai d-detto d-d…” ”E che aspetti il mio permesso? Guarda che sei strana. C’è un forte odore nell’aria stanotte: è morbido e pulito, come se tutti i fiori del mondo si fossero aperti nello stesso istante. Perché non ti piace questo posto?” ”E-ecco v-vedi io non p-p-p-p-p…” Ecco,
mi
sono bloccata di nuovo. Non è tanto che balbetto, saranno un paio d’anni. La
cosa più fastidiosa è vedere gli altri che aspettano che tu finisca la frase e
magari gli viene pure da ridere, ma non possono perché hanno paura che ti
offendi. Forse sarebbe meglio che ridessero, perché allora verrebbe anche a me da
ridere, e interromperei quel silenzio che mi si crea intorno. “Ci risiamo”dice Lei” Sei diventata tutta rossa, e poi sputacchi a tutto spiano quando non ti viene la p. Lo sai che sarebbe carino se tu mi guardassi in faccia quando vuoi dirmi qualcosa? Avanti guardami. Credi che potrei mai farti del male?” ”N-no! C-che c-cosa…” ”Infatti tu non lo credi, ma ti faccio lo stesso paura” ”N-non è vero, t-tu n-non…” ”E allora perché non parli. E’ difficile, certo, ma restare per forza in silenzio non serve a niente. Guarda che nessuno ha bisogno di te. E non credo che troverai mai qualcuno disposto ad aspettarti o che ti costringa a seguirlo come ho fatto io stasera” ”T-tu n-non m-m-mi hai a-a-af-af-affatto c-c-costretta, ho d-deciso d-da s-s-sola” ”Ne sei sicura? E allora perché ci hai messo mezz’ora a scendere? Ti rispondo io: perché se non ti avessi chiamata, ti sa-resti rinchiusa nella tua stanza a piangere su un’ennesima occasione sprecata. E adesso muori dalla voglia di parlare, e allora fallo,che devo fare per convincerti? Certo, hai ragione tu, è più comodo restare in silenzio. Allora taci per sempre una buona volta, invece di non dire mai del tutto quello che pensi. Cominci e poi ti interrompi, perché hai paura” ”M-ma
i-in-insomma, c-che n-ne s-sai t-tu d-della m-mia v-vita?” “Lo sai che sei buffa? Di tutte le scuse che ho sentito, quella della balbuzie inventata è la migliore” Mi alzo in piedi:
”I-io n-non ho i-in-inventato n-niente! “Siediti”mi
ordina, con calma. Ripiombo
sull’erba come se qualcuno mi avesse spinto. Il laghetto brilla più forte di
prima e l’acqua è diventata trasparente. Posso vedere i sassi sul fondo e la
sabbia che viaggia velocissima in miriadi di granelli immersi in una luce
biancastra che sembra schizzare fuori dalla terra. “Vieni più vicina” dice Lei ”Qui, accanto e me e chiudi gli occhi” Sento la sua pelle toccarmi la fronte e poi posarsi sulle mie palpebre
chiuse. Lampi di calore mi scottano la faccia e la luce che illuminava il
laghetto esplode in mille chiazze bianche dietro i miei occhi. “Bene. Ora dimmi tutto quello che ti passa per la testa e non avere paura, perché non c’è niente da temere e tutto è bellissimo stanotte. Respira con quello che hai intorno, l’acqua, gli alberi e l’erba e ogni centimetro della tua pelle e sorridi, sorridi, sorridi” ”I-io n-non l-lo s-so p-p-perché sto s-sempre d-da s-sola. Lei
allontana la mano dai miei occhi e il suo volto sorridente mi appare leggermente
sfocato. “Come
stai?” mi chiede. MI
stendo sull’erba e scoppio a ridere:”Bene, come non mi succedeva da anni,
credo” Quando
il sole è sorto, siamo dovute andare via. Lei mi ha riaccompagnata fino al
cancello di casa. “Allora, non puoi restare neanche dieci minuti?” ”Te l’ho detto”
mi ha risposto ”Devo andare” “E se poi mi dimentico tutto? Sai come succede, che credi di aver sognato” ”Prendila davvero come una specie di sogno, va bene? E fidati, non ti dimentichi” Nei suoi occhi affiorava piano piano una strana malinconia. I raggi del sole
appena nato sembravano attraversare il suo corpo, sempre più pallido ed esile.
Aveva l’aria stanca e triste, ma continuava a sorridere. “Allora
io vado via” mi ha detto. “Aspetta
un attimo” mi sono tolta l’orologio” Tieni, prendi questo, così non starai in
ansia per tornare a casa in tempo” “Grazie.
E questo tienilo tu, che hai tanta paura di dimenticarti di me” Il
suo braccialetto è scintillato per qualche secondo alla luce del sole mentre
Lei se lo sfilava dal polso, poi è passato nelle mie mani con un leggero
tintinnio. “Ciao” mi ha detto ”Non fare quella faccia, sorridi, te l’ho detto mille volte, sorridi” ”Certo,
certo, non ti preoccupare, l’ho imparata la lezione” Ha
cominciato ad allontanarsi con i cani dietro. Il sole splendeva sui suoi capelli
rossi. Lei camminava spedita, quasi di corsa, come se la stessero inseguendo. “Ma
ti capiterà qualche volta di passare da queste parti? Magari nelle tue
scorribande notturne?” le ho gridato. Lei
si è girata, non ha risposto e mi ha fatto un cenno di saluto con la mano. Poi è
sparita dietro la curva da dove era spuntata la notte prima. I cani sono tornati
indietro e si sono stesi davanti al mio cancello. Sono
rientrata in casa e mi sono rimessa a letto, addormentandomi quasi subito. Mi
sono svegliata a mezzogiorno. Mia
nonna ha detto che era da debosciati dormire fino a quell’ora. Poi papà mi ha
chiesto fino a che ora ero rimasta sveglia a leggere. “N-no
p-papà,io…Io davvero la luce l’ho spenta subito e non sono rimasta sveglia
a lungo. E’ che stamattina avevo sonno” Nel
pomeriggio ho detto che andavo a fare una passeggiata e che sarei rientrata
entro un paio d’ore. I cani erano ancora davanti al mio cancello. “Allora,
neanche
voi volete dirmi dov’è andata?” Li ho seguiti. Siamo arrivati molto in alto e abbiamo superato tutte le villette e anche le case dei pastori. I cani si sono fermati in una radura circondata da alberi. Il vento si infilava tra le foglie e fischiava forte e l’erba era altissima e
incolta, come se nessuno fosse passato lì da anni. Ma non c’era traccia di Lei. “Ma
che siete impazziti? Mi avete portato fin qui per niente?” Loro
scodinzolavano, mi saltavano addosso leccandomi le mani e la faccia. Poi uno dei
due si è messo a correre all’impazzata, mentre l’altro mi strusciava le
zampe addosso e afferrava la mia maglietta coi denti. Mi
sono lasciata trascinare ancora più lontano, finché non siamo saliti su un
enorme masso da cui riuscivo a vedere bene la radura dove mi avevano portato
prima. I
pastori si sono seduti ai miei piedi e un’ombra ha cominciato ad allungarsi e
a strisciare nell’erba alta. Una strana sagoma scura che poteva anche
assomigliare ad una casa. Improvvisamente,
un
bagliore come di fiamme ha illuminato la radura e l’ombra si è gonfiata,
ingrandita, gonfia di un rosso acceso, il colore dei suoi capelli. I
cani si sono messi a ululare, col muso puntato verso l’alto e gli occhi pieni
di tristezza. Direi quasi che stessero… non prendetemi per pazza… piangendo. E
in un attimo, è tutto finito. Sulla
strada di casa, ho versato qualche lacrima, ma nonostante tutto, sto bene. E sono
sicura di non aver sognato. Al polso ho il suo braccialetto e, da qualche parte,
Lei sta aspettando che qualcuno la chiami, la cerchi, abbia bisogno di lei. Gira
di notte, quando si esprimono i desideri, e cammina sotto le stelle come se
danzasse. Ha i capelli color del fuoco che le scendono lungo la schiena e negli
occhi ha tutta la gioia di una bambina. Ovunque sia, ha addosso il mio orologio,
per ricordarsi della piccola balbuziente che ha salvato. Se vi capita di
vederla, se vi chiama e vi chiede di andare in giro con lei, perché di notte in
giro da sola si annoia, e poi vi vuole far percorrere una discesa che siete
sicuri di rompervici il collo, voi non scappate e fate come dice Lei e
sorridete, sorridete, sorridete…
|
|
home cinema narrativa musica arte misteri articoli interviste link archivioghost news forum album produzioni info |