home  cinema  narrativa  musica  arte  misteri  articoli  interviste  link  archivioghost  news  forum  album  produzioni  info

TORNA INDIETRO

UN'AMICA DEL PASSATO

scritto da Barbara Ligorio

 

 

Da quant'era che conosceva Sara? Più o meno, dodici anni.

Una vita. Perché a diciassette anni, tanto tempo, vale un'esistenza intera.

Neanche sotto le torture peggiori, avrebbe rinunciato alla sua amicizia.

Durante l'infanzia, aveva sempre fatto affidamento su Sara. Perché lei era la più forte tra loro, un appoggio costante su cui era possibile contare in ogni occasione.

Lei era solita cacciare il prepotente di turno che lo infastidiva. Diventava spesso il suo angelo custode.

Non era raro che lui si trovasse a recitare il ruolo di bersaglio per scherzi odiosi e prese in giro, a causa della timidezza che lo rendeva innocuo ed emarginato dai gruppi.

Ma c'era da aspettarsi il pronto intervento di Sara e poteva dichiararsi al sicuro, in sua presenza.

In quante occasioni si era battuta per lui, perché, un'offesa recata al suo amico, era un'offesa rivolta a lei.

Diciamo che da bambini erano inseparabili.

 

Eric si svegliò e fu come venir espulso da un'oscurità profonda.

Nel petto, i battiti del suo cuore, parevano correre come fuggiaschi alla ricerca di un riparo sicuro.

Si passò una mano sulla maglietta che era tanto intrisa di sudore che se l'avesse strizzata, avrebbe potuto vederla gocciolare.

Nelle ultime cinque notti aveva vissuto lo stesso sogno, incontrato le medesime situazioni.

Svegliandosi, si era ritrovato circondato dalla più assoluta mancanza di luce.

Non aveva mai sopportato neppure il più fievole spiraglio illuminato durante il sonno, ma in quel momento, avrebbe voluto che il suo risveglio, non fosse stato dominato dal nero della notte.

Le tenebre, in cui la stanza sembrava essersi tuffata, lo avvolgevano.

Abbandonò la sua camera e appena fu in corridoio, per prima cosa premette l'interruttore della luce.

Dopo fece una cosa che, in seguito non avrebbe potuto non giudicare sciocca.

Si tastò il corpo con le mani per accertarsi che tutto fosse in ordine.

Era intatto. Sorrise.

Bella scoperta, pensò.

Forse sua madre aveva ragione, era poco salutare la sua fissazione per i film dell' orrore. Ecco quali sono le conseguenze.

Dio, quel coltello però, l'aveva sentito, mentre penetrava nella sua carne e veniva affettato.

Non poteva mettere al corrente nessuno dei suoi brutti sogni, soprattutto i suoi genitori. Già sua madre non si rendeva conto che stava diventando adulto, ci mancava solo che venisse a sapere che la notte lo terrorizzava come quando era bambino.

Piuttosto imbarazzante.

Ringraziando il cielo, all'orizzonte appariva Sara.

A lei sì che poteva concedere certe confidenze senza pensare al disagio che gli si cresceva dentro.

Sara non lo sminuiva per certe cose. Era superiore a tutti gli altri.

Per attendere l'arrivo di Sara, non vi era luogo migliore della panchina davanti all'edificio che conteneva la stazione.

Di continuo i suoi occhi andavano a consultare l'orologio, pregando che il treno giungesse in perfetto orario.

L'entusiasmo con cui l'attendeva, l'aveva portato alla stazione con un'ora e mezzo d'anticipo rispetto al momento stabilito.

Dal risveglio, non aveva fatto altro che chiedersi se avrebbe ritrovato la vecchia Sara, la stessa ragazza che lui amava ricordare.

Per cinque anni avevano vissuto lontano, ed era logico che in tutto questo tempo le loro personalità avessero subito dei naturali mutamenti come l'adolescenza comporta.

E per non parlare dei cambiamenti fisici.

Nella sua mente Sara trovava spazio come una ragazzina ancora acerba.

Caspita, adesso lei si stava facendo donna.

E beh, d'altronde anche lui diventava ogni giorno un po' più uomo.

E se non fosse più piaciuto a Sara?

Poteva restarne delusa, apparire ai suoi occhi come una persona del tutto insignificante.

Oppure lei pensava di doversi imbattere ancora nel ragazzino piagnucolone di una volta.

Tutto preso dai suoi pensieri, non si accorse di qualcuno che si presentava alle sue spalle. Finché due calde mani femminili non si posarono sui suoi occhi, e nel suo naso penetrò la fragranza delicata di un profumo dolciastro.

-Anche se passassero vent'anni, io ti riconoscerei comunque!- disse una voce che solo in parte racchiudeva quella da lui conosciuta a suo tempo. Quel vecchio timbro squillante ed infantile se n'era andato, lasciando al suo posto uno più dolce e melodioso, piacevole da sentirsi.

-Sara!-

-Oh, sei più sveglio di come ti ricordavo! Su, fatti guardare!-

Eric abbandonò la panchina e si alzò voltandosi verso l'amica riacquistata e gli venne da sorridere, potendo finalmente constatare che l'aveva superata in altezza. Perché da bambini, Sara poteva permettersi di guardarlo dall'alto verso il baso, e lo metteva un pochino in soggezione.

Sara notò subito questo cambiamento. -Uh, sei cresciuto! Invece tu cosa ne pensi di me?- disse e fece un giro su se stessa per mettersi meglio in mostra.

La sua civetteria non l'aveva abbandonata ed Eric fece un passetto all' indietro per inquadrarla il più possibile.

A parte i soliti riccioli biondi ribelli che le ricadevano scompostamente sulla fronte, la vecchia Sara aveva subito una bella metamorfosi.

Cielo, ora, le si notavano i fianchi ed erano ben modellati e non era tutto.

Il suo petto era esploso in un seno prosperoso.

Gli venne da dire soltanto: -Sei bella...-

Il viso di Sara si distese con un sorriso, mentre Eric non poté impedire all'imbarazzo di salire sulle sue guance.

-Mi sei così mancato!- disse Sara e gli mise le braccia al collo e si strinse forte a lui. -Però pensavo di trovarti meglio, hai una faccia così stravolta!-

Si era preoccupato di non ritrovare la sua cara amica come se la ricordava, invece era sempre la solita Sara, schietta, sempre sincera anche nelle occasioni in cui era meglio tenersi dentro i pensieri.

Sara non mentiva mai.

-In queste notti non ho dormito molto, pensando al tuo ritorno!- disse mettendosi a fissare l'asfalto.

Era appena arrivata, non gli sembrava il momento più indicato per raccontarle dei suoi brutti sogni.

-Interessante! E pensando a me, ti sei eccitato?-

-Sei sempre la solita impertinente! Adesso andiamo via!-

 

La visita di Sara non poteva capitare in un momento migliore.

Infatti proprio per quel fine settimana, i suoi genitori avevano programmato un viaggetto fuori città.

Altrimenti mica avrebbe potuto ospitare la sua amica a casa conoscendo il punto di vista di sua madre, riguardo Sara.

Non era mai andata pazza per lei, la considerava una persona insensibile, incapace di provare sentimenti, soltanto perché aveva vissuto il dolore a modo suo. Inconsueto per gli altri.

Non aveva pianto quando i suoi genitori erano morti, neppure una lacrima al funerale, ma non era giusto giudicarla male, perché Sara non riusciva a condividere le sofferenze con gli altri.

Era sempre stata abituata a sentirsi forte non poteva permettersi cedimenti emotivi.

 

Quella sera, Eric crollò addormentato appena i suoi occhi si chiusero.

Anche Sara aveva evidenziato segni di stanchezza ed Eric le aveva preparato la camera dei suoi genitori.

Se sua madre l'avesse saputo...

Il viaggio, e la lunga passeggiata nel pomeriggio, avevano influito ad esaurire le sue risorse fisiche.

Per ore avevano parlato, srotolando tutti gli avvenimenti più significativi accaduti durante la loro separazione forzata.

Sara, in seguito alla morte dei suoi genitori, aveva trovato ospitalità da una zia,ma per recuperare una famiglia, aveva dovuto accettare il trasferimento in un'altra città.

La zia era stata buona con lei, l'aveva aiutata a ritrovare un po' di serenità dopo la tragedia, ma aveva confidato ad Eric, di aver provato una gran nostalgia tutte le volte che i suoi pensieri ricadevano su di lui.

Ma nonostante tutto aveva trascorso anni felici, anche se non poteva dimenticare i brutti momenti che aveva vissuto da bambina.

Sara era stata vittima di un padre che beveva e picchiava sia lei, sia sua madre che a sua volta, quando non era vittima, si sfogava sulla figlia.

Non era cinico ammettere che sotto sotto la loro morte era stata una liberazione per Sara.

Ancora s' ignorava l'identità del colpevole, dopo tanti anni non aveva ancora un volto l'autore di quei due feroci omicidi.

Subito dopo i delitti, Eric, temeva per l'incolumità di Sara, per questo motivo, anche se gli dispiaceva la sua partenza, si sentì sollevato quando avvenne.

Lei sarebbe stata lontano, al sicuro, e quel mostro non le avrebbe potuto far del male, in fondo Sara dormiva nella sua stanza mentre i suoi genitori venivano uccisi. Poteva essere considerata una testimone pericolosa, perché il colpevole non sapeva che lei non aveva visto nulla.

Eric si rigirava nel letto, come se volesse scacciare le visioni che il nuovo sogno emetteva.

Ma non era come le altre volte.

L' inizio era diverso, era caldo, avvolgente, addirittura sensuale.

Appariva la solita ragazza, che non aveva un volto preciso, perché era nascosto dall'oscurità. Ma stavolta non lo faceva a pezzi, almeno all'inizio.

Nel sogno, Eric era sdraiato a letto e lei gattonava nella sua direzione scivolando sulle lenzuola e cominciò a baciarlo e ad accarezzarlo appena gli fu sopra.

Si accorse di non avere più paura della sua presenza, era rilassato, non più rigido come le altre volte.

Addirittura sentiva di desiderarla e attendeva con ansia le sue prossime mosse. Desiderava che lei andasse avanti con i suoi baci e le sue carezze.

Non poteva vedere il suo volto, ma gli era sufficiente gustare la sensualità che sprigionava quel corpo accucciato sopra il proprio.

Eric non riusciva più a trattenersi e iniziò a ricambiare quei baci.

Eric prese a baciarle i seni che lei gli offriva davanti al viso e fece scorrere le mani sulla schiena tesa della ragazza.

Poi ad un tratto lei si fermò, ed Eric notò qualcosa luccicare nel buio.

Subito dopo il suo corpo venne investito da un'ondata di calore che si mischiò ad un dolore lancinante.

E dal suo petto vide fuoriuscire sangue che zampillava come neanche una fontana avrebbe fatto.

Urlava mentre avvertiva una fitta ancora più intensa della precedente e poi vide lei che impugnava una mano e gliela sventolava sotto gli occhi in segno di saluto e solo un attimo dopo si rese conto che era sua, la mano. Gliel'aveva amputata.

Eric uscì di colpo dal suo sogno. O meglio dire che ne riemerse.

Il suo corpo non smetteva di pulsare e provò la sensazione di un forte dolore all'altezza del polso destro. Lo stesso punto in cui la ragazza del sogno aveva proceduto all'amputazione della mano.

Fortunatamente si trattava solo di una suggestione.

Mise da parte subito il ricordo del dolore che aveva provato, per ripensare alle labbra di lei che assaporavano la sua pelle.

Pensò di andarsi a fare una doccia, un po' d'acqua fresca l'avrebbe aiutato a cancellare ogni residuo del sogno, risvegliandolo del tutto.

Infatti, ogni turbamento svanì, scivolando via, con l' acqua che correva giù, sulla pelle di Eric.

Poi, mentre si lisciava i capelli con entrambe le mani, venne sfiorato da una carezza sulle spalle.

Eric ebbe un sussulto e si voltò di scatto.

-Ehy, che ti è preso?-

Naturalmente era Sara. Povero sciocco, per un istante aveva immaginato che il sogno si fosse unito alla realtà.

-Scusami, ma ho fatto un sogno strano.- disse socchiudendo gli occhi.

Solo in seguito agli sguardi intensi di Sara si ricordò di essere nudo davanti a lei.

Il suo viso divampò di rossore.

-Sei davvero cambiato dall'ultima volta che ci siamo visti!- commentò Sara.

-Ti stai bagnando tutta.-

-Già, aspettami, arrivo subito.-

Sara lasciò il bagno e mancò al massimo un paio di minuti, ed Eric l' impiegò, fissando la porta ansioso di vederla riapparire.

Quando fece ritorno, si era privata del pigiama che indossava prima ed anche del resto, avanzava completamente svestita, verso la cabina della doccia con un'andatura lenta, tenendo le mani dietro la schiena.

-C' è posto per un'ospite?- gli chiese e si piazzò sotto il getto della acqua.

-Anche tu sei cambiata.-

-E ti piaccio?- gli chiese lei e dopo gli premette le labbra sul collo.

-Certo.- sibillò lui.

Sara continuava a baciarlo mentre l' acqua scorreva sui loro corpi ed Eric teneva gli occhi chiusi purché se li avesse aperti, temeva di scoprire che anche in questo caso si trattava solo di una proiezione della sua mente.

-Parlami del tuo sogno.- lo incoraggiò lei.

Eric prese a mordicchiarsi le labbra, nervoso, non aveva nessuna voglia di sviscerare proprio in quel momento le sue fobie.

-Forse è meglio parlarne domani.-

-No, dai, questo è il momento giusto.- insistette Sara. A quel punto lui l'accontentò.

-Sogno una ragazza. Non ha un volto. Mi bacia e mi provoca.-

-Interessante. E fate l'amore, poi?-

-No, preferisce farmi a pezzi.-

Sara emise una risatina divertita. -Proprio la donna ideale. Secondo me, dovresti stare attento perché a volte i sogni si realizzano.-

-Vorrà dire che starò in guardia con tutte le ragazze che incontro. Devo preoccuparmi anche di te?- sorridendo le mostrò la sua dentatura perfetta, dopo si girò di spalle per chiudere il rubinetto.

Nel frattempo il braccio di Sara si sollevò scoprendo la mano che per tutto quel tempo aveva trovato rifugio dietro la schiena e che teneva ben stretto il coltello che anni prima la polizia non fu in grado di recuperare.

Eric, non ebbe il tempo di fermare lo scroscio d'acqua, che veniva giù, mescolandosi al rosso del proprio sangue.

 

 

Barbara Ligorio

Barbara, di Busto Arsizio in provincia di Varese, si diletta nel tempo libero alla narrativa di genere.

 

  

 

 

TORNA INDIETRO

home  cinema  narrativa  musica  arte  misteri  articoli  interviste  link  archivioghost  news  forum  album  produzioni  info


Dr. Falken Scambio Banner - Fino a 25000 e oltre esposizioni in regalo