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L'APPUNTAMENTO

scritto da Virna Marcacci

 

 

-Non puoi mettere la sicura?- la voce della ragazza rimbombò nello stretto abitacolo della macchina. Lui sospirò.

-Sai che sei davvero noiosa, stasera?- ma allungò la mano per fare quello che gli aveva chiesto. Anche lei avrebbe voluto sospirare, ma non lo fece, sebbene il respiro le avesse creato un groppo nella gola. Sapeva di avere le guance arrossate, se le sentiva bruciare contro la pelle del sedile. Fortunatamente era abbastanza buio e lui non se ne sarebbe accorto. Non le piaceva il suo aspetto, in determinati momenti, si vedeva carina ma un po’ troppo banale. Avrebbe voluto chiedergli di riaccompagnarla a casa, ma si rendeva conto che l’avrebbe giudicata infantile. Lo spiò tra le ciglia, nel buio… se solo non le fosse piaciuto così tanto! Si era chiesta spesso, in quegli ultimi giorni, cosa lo rendesse tanto speciale. Riusciva ad essere lui sempre, in ogni occasione, null’altro all’infuori che se stesso. Non aveva mai fatto il cretino con lei, non aveva cercato di abbagliarla con discorsi o atteggiamenti da bamboccio (e alla loro età, come le ricordava spesso la sua compagna di banco, tutti i ragazzi erano bambocci)… no, lui si era limitato a fissarla negli occhi e a sorriderle, e lei era impazzita. Non era la sua prima cotta, intendiamoci. Non era arrivata a diciassette anni senza le dovute esperienze. Ma lui era… unico. Ed era meglio fermarsi solo a questo aggettivo, altrimenti avrebbe continuato all’infinito!

-Te la sei presa?- le pesava addosso mentre le carezzava la guancia, stesi tutti e due sullo stesso sedile. Sembravano i protagonisti di una canzone incredibilmente e romanticamente sdolcinata, staremo insieme tutta la vita baby, questa notte non finirà mai, oh yeah!

Sorrise.

-No, sta’ tranquillo.-

Dio, com’era calda. Le sfiorava la guancia e gli sembrava di prendere fuoco. Gli era piaciuta subito, dolce, forse troppo ingenua… ma era meglio così. Gli arrivava alle narici il suo odore. Sapeva di buono… di vento estivo, di corse sulla spiaggia, della nostalgia degli ultimi giorni di vacanza… avrebbe voluto chiederle di rimanere lì per sempre, avrebbe voluto che quegli attimi non passassero mai, fissi per sempre nella sua mente. Avrebbe voluto essere sempre l’unico per lei.

-Fà l’amore con me… ti prego!- le parole gli erano uscite in un rauco bisbiglio. Il sorriso di lei gli rispose di sì.

 

Poco più tardi. Le stelle continuavano il loro cammino nella notte. Da qualche parte un uccello lanciò il suo richiamo. Lei respirava piano tra le sue braccia…

In un primo momento aveva pensato che si fosse addormentata. La sentiva completamente abbandonata sul suo petto. Aveva provato a spostarla in una posizione più comoda, ma lei l’aveva stretto più forte. Era lì con lui, non l’aveva lasciato solo… forse in quel momento stava rivivendo quello che c’era stato tra loro, forse si era pentita di quello che aveva fatto, forse sognava che da quel momento in poi non ci fosse che lui…

-A cosa pensi?-

La sua voce lo aveva fatto sobbalzare. Sorrise di se stesso.

-A te.- sentì che la sua risposta le aveva fatto piacere… la sua mano cominciò a risalirlo lentamente, dallo stomaco alle labbra, dove le dita iniziarono a fargli il solletico.

-Sai, questo è il posto che amo di più al mondo…- lei alzò piano la testa. Avrebbe voluto dirgli che anche lei aveva un suo posto segreto, dove si rifugiava quando ce l’aveva col mondo (di solito rappresentato dai suoi genitori), o anche solo per pensare, ma le sembrava una cosa stupida da confidargli.

-… qui abita mia madre.- si riscosse all’improvviso. Ma perché le capitava così spesso di perdere il filo di ciò che la gente le raccontava? Accidenti, se solo non si fosse persa dietro ai ricordi del suo giardino segreto (c’era anche un film che si chiamava così, se non sbagliava), ora avrebbe saputo dire qualcosa di intelligente… su sua madre, o sul posto in cui lei abitava.

-Deve mancarti molto.- beh, almeno aveva cercato di rimediare.

-Sì, ma posso venire a trovarla tutte le volte che voglio. Del resto, lo vedi anche tu, questo posto non è molto lontano dalla città.-

Questo posto?! Ma stava parlando di quella striscia di terra in cui erano fermi?

“Scema che sono, certo che no! Si tratterà di una di quelle case là in fondo.” ne vedeva le luci in lontananza, perse nell’oscurità come piccole stelle cadute dal cielo.

Lui si era accorto della sua perplessità, come l’aveva poi sentita rilassarsi, quando era riuscita a spiegarsi le sue parole. Fuori, le foglie di un albero vicino cominciarono a muoversi.

-Dev’essersi alzato il vento…- mormorò lei.

No, non ancora. La sua mano riprese ad accarezzarla, sulle braccia, sul viso… la sentiva tremare mentre le appoggiava le labbra sulla gola.

-Vuoi…?-

-Sì…-

 

-Dai, vieni fuori! Non è freddo per niente…-

-Mi sto vestendo.- accidenti, perché le era venuto in mente di dire che in macchina faceva caldo? Scese tirandosi giù la maglietta e si fermò a guardarlo. Che bello era contro lo sfondo delle stelle! Sembrava che lo stessero illuminando con la loro luce… Lui si girò, come se avesse sentito i suoi pensieri. Le tese una mano per chiamarla vicino a sé. Poi le indicò la valle.

-Incanta, vero?-

Sì, era bello vedere brillare in lontananza le luci intermittenti delle case e più in là quelle della città e sapere che lì, in quel momento, c’erano solo loro due. Le dava uno strano senso di intimità. Lo abbracciò in vita.

-Anche mia madre adora questo panorama.-

-La porti qui spesso?- incominciava ad incuriosirla quella strana madre che viveva isolata in campagna lontana da suo figlio. Lui abitava da solo, a scuola per questo lo invidiavano tutti.

-Oh, lei è sempre qui. Credo che lo stia guardando anche adesso.-

-Con gli occhi della mente?- sperava di farlo ridere, quel discorso cominciava a metterla a disagio. Sapeva già che era impossibile, quel posto era così deserto che nessuno avrebbe potuto nascondersi senza che alla fine lo vedessero, eppure lui aveva detto quelle parole con un tono strano… come se davvero sua madre fosse stata lì per tutto quel tempo. E se fosse stato vero? In fin dei conti nessuno sapeva niente di lui… forse sua madre era morta e lui l’aveva seppellita lì, nel posto che lei amava di più…

“Sì, e tu sei la più grande stupida che esista! Fra un po’ crederai che lui parli con il suo fantasma!” ma anche così non riusciva a tranquillizzarsi. Lui non parlava più. Forse non aveva nemmeno sentito le sue ultime parole.

Vicino a lei delle foglie si mossero come agitate dal vento. Si girò di scatto… era solo un albero, neanche tanto grande, forse era per questo che lo vedeva solo ora.

-Si sta alzando il vento, rientriamo in macchina?-. Lui non rispose. Sembrava essersi incantato a guardare le luci. Ci mancava solo che cadesse in trance… aveva anche lasciato il giubbotto sul sedile.

-Tu piaci molto a mia madre.-

-Ma se non mi ha mai vista!-

-No, non è vero.- ancora quel fruscio… eppure non sentiva freddo, non le sembrava che stesse soffiando il vento. C’era solo quell’albero, con i rami protesi verso di lei, nient’altro.

-Le hai fatto vedere una mia fotografia? Beh, hai fatto male, vengo orrendamente, e poi come hai fatto a procurartela? Io non te ne ho date…- lui scuoteva la testa… poteva quasi vedere il suo sorriso.

-Non in fotografia.-

-Ma…- il fruscio si era fatto sempre più forte.

-Ti ho detto che lei è sempre qui.- il suo piede si era attorcigliato attorno a qualcosa. Una stupida radice, nel buio probabilmente non l’aveva vista e c’era finita proprio in mezzo.

-Ti prego, adesso smettila di dire scemenze e aiutami… mi si è incastrato il piede in qualcosa…-

-No, è lei che ti vuole abbracciare.- lei alzò gli occhi. Avrebbe voluto dirgli di piantarla, che ormai lo scherzo era durato abbastanza, che iniziava a farle paura, ma dalla sua bocca non uscì un suono prima che si ritrovasse completamente avvolta di foglie e rami.

 

La polizia aveva cominciato ad interrogare tutti i ragazzi della scuola. Nella sua classe, ogni tanto qualcuno fissava quel banco vuoto su cui era stato appoggiato un mazzo di fiori. Lei era sparita da tre giorni. Così, come se non fosse mai esistita… puff!

Adesso quel poliziotto era accanto al prof di latino… invitava a parlare chi poteva sapere qualcosa. Ma lui non aveva nulla da temere. Lei non aveva mai detto a nessuno della loro storia, di questo era sicuro. Ora doveva solo aspettare che le acque si calmassero un po’… la fame di sua madre per qualche tempo non sarebbe stata un problema. Non poteva permettere che lo sospettassero o che gli accadesse qualcosa… Lei non avrebbe resistito a lungo senza sfamarsi. Si sarebbe accontentata per un po’ di cani e gatti randagi, ma poi avrebbe attaccato delle persone col rischio di farsi scoprire, e allora…

-Non accadrà…- mormorò piano, mentre si alzava insieme agli altri per salutare il poliziotto che usciva dall’aula.

 

 

 

Virna Marcacci

Ho 27, sono iscritta alla facoltà di lettere classiche di Bologna. L'occulto mi affascina incredibilmente, leggo Dylan Dog da quando avevo 11 anni e Clive Barker e Stephen King sono i miei idoli. Divoro i libri come i dolci e da vera horror girl sono una fanatica del metal (Pantera e Korn sono al vertice, per il momento).

 

  

 

 

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