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L'ATTESA scritto da Massimo Riva
SÜ - L’attesa L’attesa. Se sei verace hai luce e riuscita. Perseveranza reca salute. Propizio è attraversare la grande acqua.
E’ mattino presto, e Luca è ancora assonnato. Cerca di sistemarsi meglio sul sedile, distende le gambe, prestando attenzione a non urtare la ragazza seduta davanti a lui. Ora la osserva meglio. Fino a quel momento era in dormiveglia e non ci aveva fatto troppo caso. E’ molto carina, gli ricorda
vagamente Jenna Elfman. Ha dei lunghi capelli castani, un poco mossi, e la pelle molto chiara, costellata di piccole efelidi, ed ha due belle labbra, spesse e sensuali, si dice. Ma quello che lo colpisce maggiormente sono i suoi occhi, di un colore così chiaro da far quasi sembrare l’iride bianca. Chissà com’è a letto? Lei sta stringendo la mano ad un uomo. Luca l'osserva trovandolo veramente scialbo: il
tipico volto da pubblicità, insignificante. Intanto il treno comincia a rallentare. No, non è ancora la sua fermata: lui deve scendere fra tre stazioni, ma la coppia che gli è seduta davanti si alza e s’avvia all’uscita. Luca ora sta guardando fuori dal finestrino: osserva la campagna circostante, con i suoi colori ancora sbiaditi. L’alba sta sorgendo solo adesso. I prati sono imperlati di rugiada, ed i primi raggi del sole li fanno brillare infrangendosi su di essa. Fa sicuramente molto freddo per essere l’inizio
di aprile. La primavera arriverà in ritardo quest’anno, per dirlo con Sarah Vaughan. Tutte le mattine, da anni a questa parte, Luca si sveglia molto presto. Perché continua a farlo, ora? Tutto ha talmente poco senso... guarda il vagone: è gremito di gente. Alcuni leggono, altri cercano di dormire, altri ancora ascoltano il walkman (riesce a sentire distintamente solo un pezzo di Tori Amos). Significa che
tutti cercano di continuare la propria vita... o forse la forza dell’abitudine è un ottimo balsamo per giungere all'oblio... Il suo cellulare inizia a suonare, ma si interrompe subito. Fa la stessa cosa pochi istanti dopo. E più tardi ancora. Tre squilli. Ti penso. Anch’io ti penso sempre Barbara, pensa Luca, cercando di trattenere le lacrime. Si erano costruiti un vocabolario con gli squilli del cellulare: - Uno squillo: richiamami tu (se qualcuno aveva pochi soldi nella scheda ricaricabile, in pratica sempre) - Due squilli: questa sera passo a casa tua (se l’altro non poteva a quel punto richiamava) - Tre squilli: ti penso (era quello più dolce e meno impegnativo) E così via. Luca ora ripensa a lei. L’aveva mai davvero amata? E’ questo che ti tormenta, vero? Certo, ora che lei non c’è più è facile far finta di aver avuto un rapporto eccezionale, ma forse ne eri sempre stato attratto solo fisicamente... La prima volta che si erano visti, anche quella volta
sul treno (almeno il viaggio serviva a qualcosa... lei gli aveva prestato il suo giornale e si erano messi a discutere una qualche notizia), il suo uccello si era subito inturgidito. Ecco su cosa si basava tutto il loro rapporto, teme. Del resto secondo lui Barbara assomigliava molto ad Emanuelle Beart (ehi ma, Luca, non riesci proprio a guardare una ragazza senza paragonarla ad un’attrice?). Ed ora l’aveva persa. Morta e sepolta. Quello che più lo impressiona è che in questo periodo si sente in dovere di esserle fedele, mentre quando era in vita, anche se non l’aveva mai tradita, nemmeno si era posto il problema, ed aveva avuto fantasie erotiche su tutte le donne che vedeva... beh, quello continuava a farlo, ma non avrebbe
mai reso concreto nulla, e di occasioni ne aveva avute diverse, in quei giorni... Pochi giorni prima aveva addirittura incontrato una giovane suora di colore che si era messa ad accarezzargli la gamba. Davvero, ora sembrava che tutti pensassero solo al sesso. L’ultima scopata prima di morire, forse... boh... Ora gli viene in mente la prima volta che l’aveva fatto con Barbara. Era il terzo appuntamento, ed era iniziato nel peggiore dei modi... Si erano un po’ ubriacati in birreria, non molto, ma quel tanto che basta per avere un incidente stradale. Era andato a sbattere contro un bidone
dell’immondizia, che era rimbalzato in modo strano sulla sua macchina. Era schizzato verso l’alto, per poi discendere a parabola, e...booooom! Era andato a cadere proprio sull’unica auto parcheggiata in quella via. Merda! Il padrone dell’automobile era uscito sul balcone urlando, in pigiama (con una di quelle papaline che si portavano solo negli anni ‘30), poi vedendo il suo veicolo fracassato era
rientrato a prendere il fucile da caccia. Quello era completamente pazzo! Lui e Barbara erano corsi via, rifugiandosi in un campo di mais a pochi metri dalla strada. E mentre correvano la ragazza aveva quasi iniziato a danzare, mentre si toglieva i vestiti. Poi, dopo che il calore provocato dall’alcol aveva iniziato a scemare, si era avvicinata tremante a Luca, ed in quel campo, infreddoliti, avevano fatto
l’amore... E quando avevano finito si erano messi a tirarsi addosso le pannocchie...cacchio, era davvero bello giocare così! Pochi mesi dopo era successo tutto. L’ecatombe. L’apocalisse. La gente moriva continuamente, in tutto il mondo. Non c’era una via di scampo, nessun posto dove andare, nessuno dove nasconderti. Era tutto talmente privo di senso, di logica. La gente moriva e basta, ed il perché nessuno lo sapeva.
Molti parlavano di spiriti. Altri, più apocalittici, di angeli della morte. Lui li definiva presenze invisibili, ma qualcosa esisteva di sicuro. La gente, indipendentemente da chi fosse (uomo, donna, bambino... poteva essere colpito chiunque), moriva in modo atroce. La pelle delle persone raggrinziva, si sgretolava... si producevano tanti piccoli tagli da cui sgorgava il sangue... ed al culmine del dolore la testa
veniva mozzata di netto: non era certo una malattia o un virus. E questo l’aveva visto con i suoi occhi mentre accadeva a Barbara, non l’avrebbe dimenticato per il resto della sua vita... che tra l’altro probabilmente non sarebbe durata molto, lo dava ormai per scontato. Intanto il suo cellulare fa nuovamente tre squilli. Questo è uno dei grandi misteri che sta condizionando la sua vita. La chiamata proviene dal cellulare di Barbara, sicuramente. Provava a chiamarla, ma sentiva subito la vocina “Il cliente da lei chiamato non è al momento raggiungibile”. Però un giorno aveva provato a mandarle degli sms, e lei aveva risposto. Non sapeva dire cosa significasse, ma si erano parlati... avevano potuto dirsi ancora “ti amo” e cose di questo genere. Poi Luca aveva provato a farle domande sulla morte. Ha abbastanza cultura classica da pensare a se
stesso come a Gilgamesh che chiede le stesse cose a Enkidu. E lei gli aveva risposto che durante la vita vediamo come attraverso uno specchio oscuro, dopo vedremo faccia a faccia. E qui Luca si è sempre tenuto troppo distante dalla religione per sapere che queste sono parole dette da San Paolo, nell’Inno alla Carità. Se ne fosse a conoscenza probabilmente la prenderebbe in un modo differente. Intanto sul treno sente delle urla provenire dalla carrozza che precede la sua. E’ successo di nuovo: qualcuno è morto. Attorno a lui tutti cercano di trattenere la propria agitazione, del resto ormai chi può affermare di non aver mai assistito a fatti simili? Un amico di Luca, che è assistente di statistica all’università, gli ha spiegato che secondo una sua indagine queste morti si distribuiscono sul territorio secondo la legge di Poisson, spargendosi spazialmente in modo uniforme, in un certo senso seguono quindi il secondo principio della
termodinamica. Luca non sa cosa significhi, ma vuol dire che se è appena successo in un luogo così vicino a lui ora può stare tranquillo per un po’, meno male. Intanto il treno sta raggiungendo la stazione alla quale Luca deve scendere, perciò lui comincia ad avviarsi verso l’uscita. Vede attraverso il finestrino il mondo che corre veloce davanti a lui, e poi rallenta piano piano. Scende. La stazione è gremita di gente, e Luca cerca subito il modo per
uscire. Fuori c’è una lieve pioggerella: dal treno non si vedeva nemmeno, o forse era lui che non ci aveva nemmeno fatto caso. Chissà, forse quella è una di quelle piogge di cui parla Thomas Eliot, capace di risvegliare le radici sopite, speriamo. Ci sarebbe proprio bisogno di far rinascere parecchie cose, ora... Luca si guarda attorno per un attimo, poi scoppia in una crisi di pianto. Piange su se stesso, con la guancia appoggiata al cartello che indica la fermata dell’autobus. Non gli resta niente da fare, nessuna cosa che può intraprendere. Può solo sperare che tutto finisca presto. L’autobus che doveva prendere si ferma, ma Luca non se ne accorge, lo vede solo dopo che gli è passato davanti. La sua attesa continua, ma non è più l’autobus che aspetta. Sta attendendo di poter tornare a vivere.
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