home  cinema  narrativa  musica  arte  misteri  articoli  interviste  link  archivioghost  news  forum  album  produzioni  info

TORNA INDIETRO

CARNE MORTA CROCE

scritto da Mirko Paganelli

 

 

- Corri, infame! Corri!-

E lui correva, correva, lungo il cunicolo metallico dentro alla fredda città. Le nuvole di aria che uscivano dalla sua bocca erano quasi bianche e lievi come il vento. Corri, stupido idiota, corri! Ho già la tua piccola vita in mano, corri fin che puoi. Cerca di liberarti, fingi di essere felice e corri per fuggire dalla situazione morente in cui ci troviamo. La notte ti è madre. Ascoltala per un’ultima volta. Io ancora non sparerò. Lascerò che la tua mente possa viaggiare ancora oltre. Lascerò che la tua mente si senta libera. Ancora non sparerò. Lascerò che i vapori bassi dei serbatoi di temperamento ti aiutino a scappare, lambendo il quadro a me antistante, nascondendoti i piedi. Molti bulbi sono vivi, in questo momento. Corri ancora. Scappa, chiudi gli occhi. Non guardare dove vai, ci pensa la tua mente a farlo. Ci pensano gli occhi dentro, i bulbi dell’anima a vedere per te. Sei stanco, accaldato. Il tuo vestito nero è tutto quello che ti rimane da far interagire con la notte e il freddo acciaio. Le nude carcasse ammassate ai lati della strada saranno da culla per te. Ancora non sparerò, anche se la mano inizia un po’ a tremare. E con essa il braccio, già da troppo tempo puntato verso te. La pistola è fredda e nera, non ha ancora sparato, questa notte. Ma presto lo farà. E lo farà per te, mio meditabondo amico. Sono cattivo, ma ancora non ho sparato. Ti lascio il tempo per cercare di pensare di fare finta di sentirti al sicuro. Ho quasi freddo, la maglietta nera che ho forse non basta a contrastare il malvagio refrigerio del buio. Non sono molto cattivo. E soprattutto non ho mai preso una pistola in mano.

Bang!

Ho vinto. Ti ho ucciso, amico. Ora sei a terra, sudante sangue. Ti ho colpito in piena nuca, sei morto. Addio, amico, addio.

Addio Fredrik.

- Addio Adam… -

- Ma che diavolo… -

Il morto, o presunto tale, mi sorrise, si alzò e iniziò a sbattersi la mano contro la tempia. Nausea. Terrore. Sgomento. Un senso di terrore misto ad altro liquame fetido.

- Ah, dannazione…Chissà quanto mi ci vorrà ora per toglierla… -

La pallottola! Si riferiva alla pallottola! Cioè, la sua preoccupazione era di togliersi la maledetta pallottola dal suo cranio! Dal suo cervello! La pallottola che io gli avevo conficcato! Non era mia la preoccupazione di vedere uno schifosissimo cadavere con in testa una pallottola alzarsi salutarmi e respirare! No! Era lui che, povero diavolo, non sapeva come togliersi quel fastidioso pezzo di metallo!

- Sai mica come posso fare? -

E si rivolgeva a me! Neanche con cattiveria! Ero pur sempre io il colpevole dell’accaduto! Ma dai! Io ammazzo uno e questo mi viene a chiedere come può fare per togliersi la pallottola di testa!

Mi buttai a terra  e chiusi gli occhi. Una fitta alla testa. Respiravo a fatica e il pavimento umido mi stava già bagnando i jeans troppo larghi. Sento anche che il berrettino mi si è tolto di dosso...E cosa gli dico adesso?

“Ma sai, magari con una pinzetta…”

“Pinzetta?”

“Sì come quelle che usa tua moglie per farsi le ciglia…”

“Ma io non ho una moglie…”

“Ma avrai le ciglia…”

“Bhè si…”

“E non te le fai?”

“No, perché tu sì?”

“Ma, veramente no…”

“…”

“Mmh…un cacciavite?”

“Bhè quello sì, ma non voglio mica allargare il buco in maniera esagerata!”

“Mmh, hai ragione…”

“Sai dopo non vorrei che si notasse troppo…”

“Non hai una ragazza?”

“Sì che ce l’ho”

“Ecco dopo non vorrai mica che lo noti!”

“Appunto, era quello che ti stavo dicendo…Ma hai bevuto per caso Adam?”

“No, perché?”

“Mah, fai dei discorsi un po’ idioti!”

“Ma sai…Sono un po’ stanco…”

“Perché?”

“Ho avuto una giornataccia…”

“Che hai fatto?”

“Niente di particolare…Però sai quelle volte che pur non facendo niente sei più stanco di quelle in cui magari fai il mondo…”

“No…”

“Vabbè, io sì. E oggi è una di quelle giornate…”

“Tornando al buco…”

Pazzo! Pazzo! Alzo gli occhi. Ed era ancora lì che si picchiettava il cranio sperando di far cadere la pallottola!

- Cazzo, cazzo! -

Si lamentava. Io in silenzio.

- Uff… -

Ancora.

Non può essere reale! Non può essere reale!

 

- Signore, è arrivato… -

- Grazie -

La stanza andronica era semibuia, illuminata solo dalla luce lunare che attraversava il gigantesco finestrone alla parete. L’ombra è di una poltrona imbottita, regale. Una mano magra, con in mano un calice.

- Adam! Mio caro Adam! Prego, vieni avanti. Vieni avanti e siediti qui vicino a me… -

Una persona esce. Un’altra, si avvicina alla poltrona e si siede.

- Allora Adam…Come va? -

- Bene signore, bene… -

- Passati quei fastidiosissimi mal di testa? -

- Ma…Non tanto a dir la verità…Piuttosto lei, la trovo in grande forma… -

- Eh! eh! Ragazzo…Sai sempre come abbindolare un vecchio compianto martire del tempo…-

- Il tempo… -

- Già Adam, il tempo… -

- … -

- Gran cosa, il tempo…Sai, alcune delle menti più incantatrici della città sostengono che neanche esista il tempo…Tu che dici? -

- Bhè, se non esistesse probabilmente non si svolgerebbero gli eventi che tuttora si svolgono… -

Il ragazzo seduto nello sgabelletto di legno si sentì più a suo agio e proprio perché si sentiva a suo agio, non si tolse il berrettino grigio che portava.

-…Probabilmente non sarei nemmeno nato… -

- Lo pensi veramente ragazzo? -

La testa canuta del vecchio si sporse  e il buio si fece luce.

Il cranio era calvo in alto, mentre ai lati ospitava lunghi capelli bianchi fino alle spalle. Gli occhi, gialli per vecchiaia, erano piccoli e socchiusi. Profonde rughe solcavano il volto del vecchio vestito di una vestaglia nera e con un foulard color blu. Un occhio era più grande, risultato del riflesso di un monocolo coi bordi in ferro grezzo.

Il ragazzo ebbe un sussulto. Un piccolo sussulto, sebbene la faccia del vecchio non gli fosse nuova.

Ogni volta era come la prima, quando aveva davanti Nikolaus Horka in persona, il misterioso proprietario e fondatore dei Mattatoi Horka.

- Bè…Credo di sì… -

Ai lati dello stanzone troneggiavano enormi librerie, scaffali su scaffali, libri su libri, e poi manuali, papiri, pergamene. Uno stanzone vecchio dentro ad una reggia enorme, dentro alla nera città notturna.

Dal finestrone, la luna. La notte e le stelle alte, molto alte. Una nottata delle più limpide.

Adam si grattò il pizzo sottile che portava sul mento.

- Ragazzo, quella che ci accomuna oggi, non è una visita come le altre…Vedi, io ho piena fiducia in te… -

- Già… -

- Lavori per me giù agli impianti già da abbastanza tempo… -

Una favella, per Adam, già sentita e risentita. E Horka parlava, parlava. Del tempo, della vecchiaia, della morte. Una favella non nuova. E Horka parlava, parlava.

Quando ecco Horka prendere diverse sembianze. Il cranio si stava visibilmente ingrossando in maniera spropositata.

- No, no…Ma che…? – Adam non riusciva a contenere il suo sgomento.

Una grossa membrana, con vene smisuratamente grosse, solcavano il cranio semi calvo di Horka.

- Adam…Adam…Cosa hai fatto? -

Adam si portò le mani al volto e avvertì un senso di nausea.

Quando il ragazzo guardò di nuovo, il tutto era tornato normale. Tranne una forte fitta alla testa, che era rimasta. Un sospiro.

- Ti senti bene ragazzo? -

- Sì…. -

- Bene… -

- … -

- Ora, ciò che dovrai fare per me è cambiare il turno di domani… -

- Domani? -

- Già, anziché iniziare come al solito al mattino, domani dovrai recarti agli impianti due ore dopo il tramonto… -

- E cosa devo fare a quell’ora? -

- Sai, il custode ha avuto dei problemi e per domani non ho un sostituto valido… -

- Fredrik? Che ha fatto? -

- Niente di importante, ma ha chiesto di avere un giorno libero…Tu dovrai solo sorvegliare lo stabilimento…Solo per domani notte. Durante il giorno riposerai. Poi il giorno seguente lo avrai libero e riprenderai normalmente quello dopo ancora con la tua solita mansione…Un piccolo straordinario che verrà ben ricompensato… -

- Ok… -

- Bene! Sapevo di potermi fidare di te! E’ proprio per questo che ti ho chiamato! -

“E adesso sono anche il prescelto, che emozione!”

- Allora domani notte… -

- Già, fatti qualcosa per stare sveglio, e tieni questa… -

- Una pistola? -

- Bè, non vi è mai stato alcun inconveniente ma non si sa mai! -

- L’unica cosa è che non ho mai fatto il guardiano notturno…-

- Basta solo che vaghi come un cadavere per i corridoi e controlli un po’ in giro. Se nella peggiore delle ipotesi dovessi imbatterti in qualche infame….Bè, sparagli…Ma, ripeto, non è mai successo…-

- D’accordo allora… -

I due si salutarono e Adam uscì dalla stanza.

“Tipico che domani succederà qualcosa…” pensò il ragazzo.

Fuori dalla reggia la notte era molto fredda. Adam percorse le lugubri strade incorniciate dagli alti e neri palazzi metallici. La città era molto nera, quella notte.

Un’ombra, da lontano, osservava Adam camminare, in silenzio. Era statica, e vestita di scuro.

“Ma perchèccazzo avrà scelto me? Tra tutti quelli che lavorano agli impianti c’è da riempire un grattacielo…Gli “ispiro fiducia”…Mah, se lo dice lui. Poi la paga dovrebbe essere buona…Dai Adam che passa in fretta, una notte senza far nulla, poi con gli extra ti imbottisci di Vodka Sonik fino ai capelli…Dai che passa in un istante…Certo che una notte passata a far compagnia a delle carcasse di bovini morti…”

 

Il giorno seguente passò e al calar delle tenebre, poco prima, un poco prima, mi trovai sulla strada per i mattatoi. Ero a piedi e fortunatamente non pioveva. A tratti mi divertivo a giocare con le nuvolette di vapore, gli rifilavo calci e loro si scomponevano in piccoli frammenti. Poi, lentamente si ricongiungevano in una sola omogenea. Omogenea e terrificante. Terrificante come la presenza che sentivo dietro di me. Voltatomi di scatto, essa si vanificò nel nulla. Proseguii per un poco. Ancora la sentivo. Mi voltai ancora. Nulla. Mah…Eppure non avevo neanche bevuto. Solo, continuai il mio cammino.

Ed eccoli lì, i benamati Mattatoi Horka. La mia culla per quella fredda notte. Essi si componevano principalmente di due grossi comignoli fumanti che esalavano gli effluvi di sangue e frattaglie. I comignoli erano sopra ad un grosso capannone, che era l’impianto di macellazione principale. Esso era imponente, statico, massiccio, realizzato in metallo. Ai lati, completavano lo stabilimento altri piccoli innumerevoli impianti arroccati a terra o addosso al padiglione principale, in modo caotico. La messa in comunicazione avveniva tramite freddi corridoi interni, neanche tanto lunghi dal momento che le varie stanze erano praticamente attaccate l’una all’altra. Il tutto era costellato da finestrelle a sbarre metalliche che facevano fuoriuscire, durante la produzione, rumori e versi mortali. Anche all’anima più gretta e insensibile della città essi avrebbero fatto sobbalzare il fegato. Questo riguardava tutti tranne i dipendenti, abituati a tale spettacolo. Tutti tranne me. Pur lavorando già da tempo agli impianti, non c’era un giorno che al mio arrivo non tentennassi ad entrare ostacolato da qualche verso disumano. I mattatoi, insomma, erano l’anima sanguinea della città. Loro erano lì, davanti a me. E li osservavo dal basso all’alto, nella scura e nera notte.

Dietro a me, percepivo ancora quella presenza. Voltatomi vidi ora un cupo figuro statico e pensante, davanti a me. Sicuramente mi aveva seguito anche in precedenza. Costui aveva i capelli castani lunghi sino al mento e indossava un lungo cappotto scuro sotto al quale teneva un vestito grigio scuro, molto raffinato. Il suo viso aveva un colorito pallido e notai due evidenti occhiaie sotto agli occhi, segno che doveva avere problemi di salute o essere un non-morto. Più facile la prima ipotesi dal momento che di gran lunga i non-morti non esistono.

Ma cosa voleva da me costui? E perché mi aveva seguito?

In tasca avevo la pistola.

- Chi sei ? -

- Il mio nome è Spectre, Anton Spectre e ti chiedo di ascoltarmi un istante. -

Il suo tono era calmo, sicuro, pacato. E parlava sussurrando.

- Dimmi pure cosa vuoi, ma fai in fretta che tra poco devo andare… -

- Tu sei la preda e sei in pericolo, questa notte… -

Ora però si stralunava. Già ero un po’ agitato per il turno di notte…

- Preda? Ma che… -

- Ascoltami ti prego, seguimi ora… -

- Ah perfetto, seguirti…. -

- Fidati, ragazzo, ne va della tua vita…Seguimi Adam… -

E adesso spiegatemi perché sapeva il mio nome!

- Sei in pericolo, ti prego di seguirmi… -

Ci sono cose che pur se sconosciute rientrano nella tua sfera personale, e quella mi stava invadendo pesantemente. Dopotutto mi stavo fidando e poi sapeva il mio nome. E poi non ero neanche in ritardo per il turno.

- Ok, dove mi porti ? -

La “Taverna delle Valvole”. Uno dei luoghi più caldi della città. E poi era vicino ai mattatoi.

Entrammo. Dentro vivevano diverse unità di anime. Il locale era dipinto di una luce ocra soffusa, patinata, era piacevole. E dopo il tramonto si riempiva bruscamente. Le lampade ad olio emanavano uno strano odore, piacevole tuttavia. Ci sedemmo in un tavolo e solo allora vidi perfettamente in volto il mio nuovo amico. Quello che nell’oscurità mi era sembrato un viso pallido risultava ora di un colore cadaverico, di un grigio più chiaro del vestito che emergeva da sotto il cappotto. I capelli più che castani, apparivano di un colore tendente al chiaro, un colore strano, grigio argentato. Mentre le occhiaie, erano sempre più evidenti. Mi incuriosiva dopotutto. Gli occhi erano azzurri. Ed era tutt’altro che vecchio.

- Questa notte il sangue sarà vivo…E tu sarai coinvolto nei diabolici sistemi dei mattatoi…Io lo so, io odio queste cose…Come loro odiano me…Non ti posso dire molto per motivi di sicurezza, di tua sicurezza. Il troppo sapere di porterebbe ad uno stato di pazzia e verresti invaso dall’angoscia pura…Scapperesti urlando come un bambino… -

- Oddio… -

- I Mattatoi Horka nascondono un’anima di nero crudo, e questa notte, al novilunio, la faranno affiorare… -

- Proprio stanotte… -

- Già e tu ne sarai coinvolto, tu sei la preda, gli serve il tuo corpo, la tua carne, le tue frattaglie…-

- Perché proprio io? -

- Probabilmente sei colui che no avrebbe mai sospettato di ciò….O forse sei labile mentalmente, a loro piacciono quelli di mente sensibile… -

- Sospettare di che? Loro chi? -

- Scoprirai tutto a suo tempo, ma non sarai solo, ci sarò io ad aiutarti. Ora ciò che dovrai fare è…  -

- Eh no! Ora mi hai stufato con queste storielle! -

Mi stava facendo indiavolare!

- Ecco, ti hanno già mangiato il cervello…Già troppo tardi… -

- No, sei tu che ti sei mangiato il cervello…E smettila di parlare così! -

Ma che cazzo voleva sto qui? Perché non se ne andava a…

- Ascoltami Adam… -

- E smettila di chiamarmi Adam che non mi conosci neanche! Basta! -

- Troppo tardi… -

Eccheccazzo!

Mi alzai e me ne andai in gran fretta. Rabbia. Rabbia e furia.

Di lì a poco mi trovai davanti al muro che ospitava il portone dei mattatoi. L’effigie era un grande teschio di bove in osso, bianco, come la morte.

Poi la mia mente mutò nel nero. Mi trovai in una stanza, nera a strisce rosse. Molto, molto scure.

Avevo paura. Accanto a me, una pila di carcasse di animali morti. C’era un odore strano, di carne putrida. Una fitta alla testa. Una grossa fitta alla testa che mi fece piegare in due dal dolore.

Riaperti gli occhi mi trovavo ora dentro ai mattatoi appena dopo il portone. Mi sistemai e entrai.

Le stanze erano fredde. Mi misi a mio agio poco prima di iniziare la ronda. I corridoi erano metallici e freddi. Iniziai a vagare un po’ turbato. Intanto ripensavo al tizio di prima, Spectre. Alla sua voce sommessa. Ora come ora non mi capacito di come io possa essere andato via così. Troppa rabbia forse.

L’ira è il più superbo dei sentimenti. Come una fiera impazzita sbranata in corsa da un branco di cani selvatici. Una scena raccapricciante. L’ira, la furia.

Arrivato all’impianto principale lo percorsi varie volte in cerchio.

Uno stanzone enorme, scuro, di cui si perdeva il soffitto. Pieno di uncini da carne liberi o adoperati a sostenere la quantità industriale di animali morti che vi era. Sempre l’odore di prima, carne putrida. Poi c’erano catene, attrezzi da macello, quelli con cui lavoravo ogni giorno. E quelli di cui non mi ero ancora abituato.

“Mente labile”

Passavo in mezzo agli ammassi di carne e ne scrutavo la vastità. Ero quasi estasiato da quell’ambiente che mai avevo visto così. Dopotutto c’ero solo io di vivo, in quei luoghi.

“A loro piacciono le menti sensibili”

Ma loro chi? A chi si riferiva?

Mi sentivo, dopo tutto, a mio agio.

Non sapevo quanto tempo era passato, ma stavo facendo i conti col meridiano del tempo. Percorrevo debole i corridoi, saturo di quelle visuali così sempre uguali.

Dai Adam, ormai è finita. Al diavolo quell’idiota di Spectre, domani becchi i soldi e poi via come niente fosse! Che diavolo aveva contro Horka…Povero diavolo…

Percorrere e percorrere. Freddo. Stanze fraudolente. Uguali. Carcasse rosse. Uncini da carne. Ferri da lavoro.

Sempre la stessa cantilena. Sempre la stessa filastrocca.

Noia. Bestie morte. Freddo. Corridoi freddi. E ancora metalli. Acciaio da lavoro.

Mi sentivo in uno stato conservativo. Mi sentivo rabbioso. E il sangue diventava sempre più scuro.

Vagavo e vagavo. Le pareti erano scure. Tinte di sangue ribollente.

Carcasse rosse. Corridoi freddi. Ferri da lavoro. Uguali.

La mente è in assoluto la cosa astratta più importante nella città. Con essa viaggi, pensi, parli, agisci. Fai tutto insomma, ti sfami anche. Ti procura dolori e piaceri. Ti è comoda per spostarti, un attimo e via. Motivo percui ora mi trovavo nell’androne principale e ora nei corridoi di acciaio. Ora qua ora là. Una giostra.

 Ora sono forte. Sono l’imperatore dei mattatoi. Di quei regni di morte. Sono l’imperatore e guardiano. E appollaiato in una struttura metallica da macello stringo forte la mia pistola, nera e fredda. La mia espressione annoiata è diventata sorridente e cacciatrice. Ora sono io a comandare.

Dominavo tutto, dalla posizione in cui ero. La stanza principale. Lo stabilimento magno dei mattatoi. Diverse concezioni mentali. Piccoli demoni inesistenti che ti si annidano dentro. Vedevo tutto. Bestie scuoiate. Sangue freddo e secco.

Dietro a me, una finestrella e la luna nuova al primo giorno. Ecco il novilunio di Spectre…

Gli animali morti sospesi da terra dagli innumerevoli uncini nella stanza mi sembravano ora più scuri. Ora grondavano sangue. Mi sentivo esaltato da tutto ciò. Scesi e iniziai a girovagare ancora. Nelle carni ora mi sembrava di vedere comparire, ora qua, ora là, nere croci marchiate a fuoco. Diventavano sempre di più, impresse dappertutto, nelle carcasse senza pelle. Iniziai a danzare. Una giostra. Occhi chiusi e intenso piacere. Nero.

- Adam! -

Fredrik?

Che significato poteva avere quella presenza, lì, in quel momento?

Era vestito di nero, con la divisa da guardiano.

- Adam, che ci fai qui ?-

Lui era agitato, forse dallo spavento, forse dal mio volto sanguineo e sorridente.

Iniziai ad urlare iracondo.

- Tu non devi essere qui! Tu hai avuto dei problemi! Io sono qui per sostituirti! -

- Ma che dici Adam ? -

Tirai fuori la pistola e divenni un tutt’uno con me stesso, col sangue e con la notte cruda.

- Ehi! -

Fredrik iniziò a correre.

- Corri! Corri! -

Io dovevo proteggere il mio impero.

Bang!

A vuoto.

Arrivammo correndo ad un corridoio.

Io ero diverso, ora. E lui, spaventato, correva.

- Corri, stupido, corri! Vuoi forse perire per mano mia? -

Sapevo fin dall’inizio che avrei vinto. Io ero sangue, ora.

- Corri, infame! Corri! -

 

“Anticipo” pensò Fredrik, il guardiano notturno dei mattatoi.

Come ogni sera prese il mazzo di grosse chiavi nere. Ne passò una, due, tre, la quarta era la giusta. Aprì il portone. Una volta dentro, si mise la divisa scura e iniziò la ronda.

Dopo un paio d’ore gli parve di udire dei versi strani dallo stabilimento principale. Prese la pistola e vi si diresse un po’ agitato. Dalle finestrelle, la notte. Quella notte era di sangue, sangue putrido.

Una figura scura, statica, fuori, attendeva passiva lo svolgersi degli eventi. Non avrebbe potuto fare niente. Una troppo debole mente sarebbe caduta nelle vasche piene di frattaglie dell’ignoto. Altro cibo per la carne. Una carne che non ha principio. Non ha fine. Il mattatoio è il luogo. Il luogo dove si svolgono gli eventi e si elaborano i sistemi. Horka ne è il proprietario e ne è involontario collaboratore. Il resto lo fa la mente della preda prescelta. Nessun altro può far nulla.

Anton Spectre era totalmente impotente, come anche ogni altro, in quei momenti. Anton Spectre era colui che sapeva. Sapeva dei diabolici piani del mattatoio. E aspettava, nella notte.

 

Quando riaprii gli occhi, Fredrik, l’invasore, l’intruso, era carne morta, a terra, in una pozza di sangue. Il mal di testa era sparito e anche il cadavere parlante. Mi sentivo più vivo. E avevo vinto.

Ai lati i grossi brandelli di carne fredda, facevano da cornice. Le croci su di essi erano nere e vive.

Ora ero ancora più conforme all’oscurità delle sale sature di sangue. I muri, prima grigi acciaio, ora erano diventati neri. Era quella la mia casa ora. E io ne ero il padrone. E in quanto tale dovevo proteggerla. Dentro la mia pancia, qualcosa stava cambiando. Le viscere erano più a loro agio. Anche il cervello si stava ottimizzando. Nessuna mutazione fisica, no, solo mentale.

Mi  diressi verso lo stabilimento magno. Da lì giungeva molto calore. Quando vi arrivai ci fu il nero e il rosso. In fondo in alto, tra le carcasse sanguinanti, l’immenso vascone di sangue ribollente, prima vuoto, era ora in piena attività. E con lui le valvole, gli sfiatatoi e i getti di vapore acqueo caldi. Un’officina di morte.

Ora sì, ora sarò io…Sarò il culmine di ciò che ho sempre tenuto nascosto, ora ho capito! Era una mente elaborata che compiva questi ragionamenti. La carne è la mia via, il torchio il mezzo. E con esso, il fuoco. Ciò che per gli altri è male, per me è il bene. Non sono cattivo. Sto bene con il nero. E non solo. Il nero fuoco che ribolle. Questa è la via che mi porterà ha capire il perché della mia interiore malvagità. Nulla cambierà da prima, solo questa è la mia casa. Io sono la preda. Il mio cuore è Carne Morta Croce, Carne Morta Croce….

 

Anton Spectre sapeva. Una volta dentro, si imbatté subito nel cadavere del guardiano.

“Adam…” pensò.

Anton sapeva. Ma a modo suo.

Percorse i corridoi illuminati dalle pareti d’acciaio. Le carcasse erano crude, senza sangue superfluo. Arrivato al padiglione principale vide Adam steso, in una convulsa frenesia interiore, circondato dallo scenario di sempre. Tutto sembrava normale, a parte il giovane a terra.

I suoi occhi erano di sangue e respirava a fatica. Si muoveva talvolta a scatti. Aveva in mano una pistola. La maglietta nera stava sudando sangue nero. Fece per toglierla e si bloccò quando scoprì una croce marchiata sul petto di Adam. Una croce color carne bruciata, incisa come da uno stampo a fuoco. Carne morente. Una croce che conosceva molto bene. Adam riaprì gli occhi a Anton si allontanò in un angolo spinto dall’istinto.

Ed ecco l’androne divenire un caotico insieme di genti urlanti e sanguinanti. Adam era dentro anche lui. Ora aveva il petto scoperto e una croce impressa a fuoco sul petto. In una mano brandiva uno stampo di ferro, lo stampo della croce di Carne Morta Croce.

Sempre quel luogo, ma nella mente. Che poi è anche realtà. Diverse realtà, diverse menti.

Nel mattatoio infuocato ora vivevano vasconi enormi che ribollivano di sangue e frattaglie. Gli animali erano tutti morti, non ancora scuoiati. Quelli vivi vagavano freneticamente per ogni dove.

Ovunque tanti oracoli sudati e intrisi di fumo brandivano teste di capri morti e percuotevano con verghe le carcasse di bestie morte appese agli uncini. Era il caos. Uno scenario nero. Erano i Mattatoi Horka.

Spectre conosceva tutto quello, ma si era sbagliato, mai aveva visto tutto ciò. La realtà che lui conosceva era diversa. La sua storia era diversa.

Era la storia di un’anima sensibile come Adam. La storia di uno della setta, di un tormentato decaduto e privato perciò dei segni primordiali, la croce e il sangue.

Anton la pensava un po’ a modo suo. Non voleva far convogliare altre menti in quel calderone, poiché giustamente lo aveva ripudiato. Odiava tutto ciò, lo aveva rinnegato e credeva fosse male; anche lui, come Adam, era stato una preda. Ma non capiva, non voleva capire che Adam era Carne Morta Croce. La setta era intrinseca in lui. Ciò che per Anton era male, per Adam era bene. Ognuno nella città, si sa, ha il suo ruolo. Anton era colui che era uscito dalla via del sangue e della carne morta, e sapeva tutto più degli altri. Adam era un iniziato. Anton era colui che sapeva. Adam era nuova carne morta.

 

Il grande atrio del sangue era ora ancora più caotico di prima. Adam ora era elevato sugli altri settiti poiché iniziato superno. I mattatoi erano il luogo, Horka l’involontario complice. Lui non era Carne Morta Croce, lui non ne sapeva, come molti, nemmeno dell’esistenza. Erano in pochi.

Uncini da carne, capri morti, carni esaltate e percosse. Sangue a fiotti e tanti altri settiti che accoglievano Adam nel loro impero. Era un processo troppo reale per essere solo frutto della mente. Ma troppo astratto per essere considerato terreno. Era un evento isolato.

E Adam saliva, saliva. Tra le catene e i ferri del mestiere, aveva addosso il marchio. Tra il nero bruciato. Ora capiva, quello era ciò che aveva sempre avuto dentro. Ora vedeva strani eventi, vedeva i suoi nuovi compagni a petto nudo, neri dal fuoco, insanguinati, che festeggiavano al novilunio con carne spezzata e calici di sangue. Li vedeva, gli strani eventi, senza più le terribili fitte alla testa. Ora il cancello si era aperto e aveva lasciato entrare tutto quello che prima rifiutava in quanto troppo innaturale per l’umana ragione. Il mal di testa era un’auto difesa all’incomprensibile. Un’incomprensibile che a tratti intravedeva, come il cadavere parlante di Fredrik. E con il suo omicidio, aveva spianato la strada e lasciato entrare in sé il sangue. Ora era tutto lecito per Adam, e poteva godere degli eventi. Come sangue agli arieti.

Tutto era lì. Solo per gli appartenenti era chiaro.

Horka non era al corrente di nulla, lui sapeva che Fredrik non poteva fare il turno. Fredrik viveva vita normale e si era recato come sempre al turno. C’era stata la zampa insanguinata della setta. Agire, si sa, nella mente.

Marchi neri infuocati e muri neri di sangue. Adam era al termine dell’iniziazione.

Era vivo, ora. Lui aveva vinto.

Anton Spectre, non vide nulla del caos di sangue. Non era in lui, il sangue, non più. E mentre agli impianti si banchettava, lui scompariva nella stessa notte da cui era arrivato tempo fa, fuori, nella città.

L’apoteosi regnava tra il calore della carne.

Alla luce della luna nuova, tutti gli iracondi consanguinei tramortirono gli ultimi capri e si ritirarono tra il rosso della notte. Il vuoto.

Silenzio. La notte.

Adam ne era certo, un solo piacere per lui. Per la sua mente. Una situazione di appagamento tenuta nascosta per molto, molto tempo. Tanti caoticismi nella sua sua mente, e tra i pezzi di bestie morte senza pelle, tra il sangue putrido e i ferri da lavoro, una piccola fiamma rimaneva sempre accesa in lui, ovunque andasse. Era Carne Morta Croce, Carne Morta Croce….

 

 

Tratto da: Mirko Paganelli La città dei metalli neri - Prospettiva Editrice

 

 

 

 

Mirko Paganelli

Mirko Paganelli, 19 anni, nato a Forlì, ama:
la notte, scrivere, la natura, il cielo limpido e soleggiato, le atmosfere gotiche cariche di nebbia, suonare la batteria e la musica, i fumetti e la mente.

 

  

 

 

TORNA INDIETRO

home  cinema  narrativa  musica  arte  misteri  articoli  interviste  link  archivioghost  news  forum  album  produzioni  info


Dr. Falken Scambio Banner - Fino a 25000 e oltre esposizioni in regalo