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LA CASSA D'EBANO

scritto da Diego Balestri

 

 

Non era difficile capire perché Padre Ralph fosse così apprezzato dagli abitanti di **: era un uomo dotato di una saggezza e una disponibilità ad ascoltare gli altri davvero difficile da riscontrare nelle altre persone al giorno d’oggi. Oltre a ciò, era dotato anche di una enorme dose di pazienza. Non ti metteva mai a disagio quando gli esponevi i propri turbamenti e inoltre sapeva sempre come consigliarti per il meglio. Io ero giunto a ** da due mesi soltanto, ma in quel periodo ebbi modo di apprezzare Padre Ralph per tutte le sue qualità, rendendomi conto che egli era davvero una persona squisita molto più di come mi era stato descritto. Del resto, penserete subito voi, un uomo di Chiesa doveva per forza avere un minimo di apertura nei confronti del prossimo, ma quelle qualità sono difficili da trovare nelle altre persone, ve lo posso garantire benissimo io. I vari parroci che ho conosciuto anche se adempiono come meglio possono alla loro missione evangelica, non avrebbero mai potuto competere con Padre Ralph. Il suo carattere mi colpì davvero molto: con lui si poteva affrontare qualunque discussione, se non la pensava come te riusciva in ogni caso ad esporre il suo disappunto senza metterti di malumore. Del resto, non era molto loquace, anzi, piuttosto taciturno. Ben disposto a parlare dei problemi altrui,ma mai dei suoi pensieri interiori. Più volte gli chiedevo come si sentisse interiormente, e lui mi rispondeva sempre che si sentiva in armonia con l’universo. Sapeva davvero parlare bene, ma talvolta mi chiedevo se non si annoiasse mai.

Il vento scuoteva le assi del tetto della minuscola chiesa di *** nella parte estrema della Cornovaglia inglese. I pochi alberi isolati che si scorgevano all’orizzonte, immersi negli sterminati prati verdi, si piegavano notevolmente sotto le raffiche, tanto che sembravano quasi stare per spezzarsi. Le nubi scorrevano molto velocemente nel cielo sospinte dal vento. Padre Ralph versò in quel momento il latte in due tazze di thé, poi salì le scalette e raggiunse il pianerottolo, ed aprì la porta che fece un cigolio irritante.

Io me ne stavo a letto sbuffando e rigirandomi continuamente, alle due del pomeriggio il mio termometro segnava  38 gradi di febbre, e adesso che erano le cinque la temperatura non era scesa di un solo millimetro. Mentre osservavo dalla mia finestra le cime degli alberi potevo ben immaginarmi come fosse il clima fuori delle mura della Chiesa, e questo mi faceva scaturire dentro di me un certo senso di sollievo, ma era seccante dovere restare fermo a letto sotto gli antibiotici. Padre Ralph entrò col vassoio e la appoggiò sul tavolo, poi si rivolse verso di me guardandomi attraverso le lenti dei suoi occhiali da vista:

“Coraggio, Mark. Ecco qua un bel tè caldo, ti farà bene” sorrise;

“Col latte o limone?” chiesi io;

“Col latte, all’inglese. Nel giro di pochi giorni ti rimetterai, stai tranquillo. Basta che prendi sempre le pastiglie e tornerai come nuovo”;

“Lo so, Padre. Ma è davvero fastidioso starsene qua. Fissando sempre il soffitto, si ha la sensazione che si ingigantisca e stia per schiacciarmi” bofonchiai io; lui rise per un attimo:

“La febbre è fastidiosa, ma non bisogna abbattersi. Il signore ci mette spesso alla prova, e noi dobbiamo dimostrare di sapere guadagnare la sua fiducia. Dobbiamo essere forti, perché se lo siamo noi possiamo anche infondere la nostra forza a quelli che hanno bisogno di aiuto” disse;

“Lo so, ma credo che le pecorelle smarrite se ne stiano al riparo, col tempo che fa” dissi facendolo ridere di nuovo. Padre Ralph mi trovava simpatico, me lo diceva spesso. Abitavo con lui nella parrocchia da soli tre mesi ma andavamo già d’accordo e lui sembrava conoscermi da sempre. Aveva un modo splendido di trattare con le persone.

Dopo che ebbe bevuto il suo thé, io gli chiesi del gatto che, evidentemente senza più un padrone, gironzolava da almeno un mese sotto la Chiesa. Da qualche giorno era scomparso, Padre Ralph alzò le spalle, non aveva la minima idea di dove si fosse cacciato. Da qualche giorno era sparito di circolazione. Io ero abituato alla sua compagnia e così Ralph stesso, lui era davvero dispiaciuto per la sua sparizione;

“spero che si faccia rivedere. Sento la mancanza di quel gatto” disse;

“Spero che torni. Mi ero affezionato a Gik anch’io”.

In quel momento qualcuno suonò il campanello; padre Ralph rimase un attimo stupito osservando con la coda dell’occhio la pioggia scrosciante che si vedeva dalla finestra.

“Qualche pecorella smarrita ha trovato coraggio di recarsi alla casa del Signore, nonostante questo tempo” scherzò padre Ralph, poi si avviò alla porta e iniziò a  scendere le scale.

Rimase giù per diversi minuti, io non capivo come mai ci mettesse tanto, poi sentii un rumore per le scale. Tre persone stavano salendo, era padre Ralph insieme ad altri due uomini, e sembrava che stessero portando qualcosa sulle spalle. Dal rumore sembrava qualcosa di legno, molto pesante. Mi chiedevo di cosa si trattasse, ma non me la sentivo di alzarmi da letto visto che avevo sempre la temperatura alta.

Dopo pochi istanti udii il misterioso oggetto venire depositato al piano superiore e immediatamente dopo i due che lo avevano trasportato scesero rapidamente le scale, li udii salutare Padre Ralph, poi lui entrò nella stanza sottostante.

Mi appisolai un attimo perché la febbre mi aveva sfinito. Quando riaprii gli occhi mi accorsi di avere dormito per tre quarti d’ora. Avevo una gran sete e desideravo un bel bicchiere d’acqua fresca; chiamai Padre Ralph ma non mi rispose, provai una seconda volta ma non ottenni risposta neanche in quel momento. Cominciai a preoccuparmi, poi capii che egli doveva essere uscito fuori. Aveva comunque scelto un brutto momento per mettere il naso fuori perché dalla finestra vedevo imperversare una vera e propria bufera. La pioggia stava cadendo così velocemente che non si riusciva a vedere bene dalla finestra. Qualche istante dopo udii la porta chiudersi e qualcuno salire le scale, chiamai in quel momento a gran voce Padre Ralph e dopo qualche istante lui entrò nella stanza. Era proprio lui, come mi aspettavo, e ovviamente aveva i pantaloni completamente molli.

“ho appoggiato l’ombrello giù sotto”mi disse “E’ proprio un tempo da lupi”;

“Ha suonato qualcuno?” chiesi io;

“No, non credo. Qualcuno ha suonato il campanello della Chiesa?Chi è?” mi chiese poi lui;

“No, lo stavo chiedendo io. Visto che sei uscito…”;

“No, no. Sono dovuto andare fuori a buttare la spazzatura” mi sorrise;

“Sarebbe stato meglio aspettare, non credi?” scherzai io;

“Purtroppo la pioggia mi ha sorpreso. Quando sono uscito pioveva molto poco, è aumentato tutto insieme. Meno male che avevo con me l’ombrello”;

“Padre Ralph, chi erano quelli di prima?” chiesi riferendomi a quelli che avevano suonato prima il campanello;

“Erano della ditta **. Hanno portato un mobile che ho comperato qualche giorno fa. L’avevo visto all’esposizione del negozio in Milton Square. Per il momento l’ho fatto mettere su in soffitta, al momento opportuno, quando starai meglio, mi darai una mano a trasportarlo di sotto” sorrise;

“Eh, Padre Ralph…fosse per me, avrei già recuperato le forze. Non so cosa darei per potere tornare quello di prima,è tremendo starsene costretti qua a letto” sospirai io. Lui mi rincuorò:

“Basta avere pazienza”.

 

Stava andando tutto bene, io stavo svolgendo il mio lavoro di pastore di Cristo nella nuova parrocchia di *** e ne andavo fiero. Ma purtroppo la tranquillità non sarebbe durata. Il destino mi aveva riservato una brutta storia che mi capitò addosso d’improvviso!

Quel brutto giorno arrivò quando meno me lo aspettavo. Mi ricordo che mi sentivo molto meglio non avendo più febbre, ma gli antibiotici mi avevano reso debole. Ci sarebbero voluti dei giorni perché le forze mi tornassero del tutto. Ma la cosa non mi seccava più di tanto, non dovevo lavorare in una fabbrica. Stavo in parrocchia ed aiutavo Padre Ralph ad organizzare gli incontri e a fare i preparativi per la messa Domenicale. In quei giorni Padre Ralph mi incaricò di occuparmi del coro della Chiesa: avrei dovuto pensare ad organizzare gli orari delle prove e di mettermi d’accordo col maestro di  musica della città. Ben presto i ragazzi e le ragazze del coro si sarebbero esibiti nell’arte canora.

Erano le undici e mezza del mattino quando quel maledetto arrivò alla nostra parrocchia. Indossava una camicia a quadri blu e neri e teneva un paio di occhiali da vista con lenti tonde. Era di corporatura robusta, ed era visibilmente agitato.

“Sto cercando padre Ralph” mi disse. Aveva tutta l’aria di essere una persona con l’acqua alla gola. Io gli risposi:

“Può dire a me, se vuole confessarsi andiamo nella Chiesa”.

“Voglio solo vedere padre Ralph, non devo affatto confessarmi. Devo parlare con lui, è importante” mi disse. Notai che stava sudando.

“Figliolo, in questo momento non c’è, se vuole ripassare dopo mezzogiorno…” ma lui mi interruppe:

“Non gli dica niente, allora. Ripasserò io, devo dirgli una cosa a quattr’occhi” detto questo se ne andò, tirandosi dietro la porta.

Cosa poteva mai volere quello strano tipo da Padre Ralph? Pensai che fosse un uomo finito nei guai, magari con l’alcool o la droga, ma non l’avevo mai visto prima d’ora. Mi sedetti sulla poltrona e guardai l’orologio sulla parete e la lancetta che si muoveva lentamente attendendo con ansia il ritorno di Padre ralph. Quando lo sentii salire le scale, aprii subito la porta e ringraziai il cielo di vederlo. Lui ovviamente mi chiese subito come stavo ma io gli raccontai subito tutto quanto. Padre ralph si mostrò sorpreso, ma stranamente non mi sembrava affatto preoccupato. Anzi, ci fece una risatella sopra dicendomi di lasciare perdere la faccenda, e che se si fosse presentato di nuvo ci avrebbe parlato lui. Glielo descrissi, ma mi disse chenon lo conosceva affatto.

Ma io purtroppo non ce la facevo ad essere tranquillo come Padre Ralph, poiché sapevo che la ricomparsa di quell’individuo avrebbe causato guai. Anche Padre Ralph aveva assicurato che  avrebbe pensato lui a tutto io non potevo fare a meno di provare un forte senso di inquietudine interiore. Infatti il mio presagio si rivelò esatto perché quando alle sei e mezza della sera io uscii dalla parrocchia per accompagnare a casa due ragazze del coro, al ritorno posteggiai la macchina sotto la Chiesa e non appena ebbi chiuso lo sportello mi sentii afferrare alle spalle. Era lui, e mi tappò la bocca con la mano, con l’altra mi puntò una pistola alla schiena:

“Adesso tu e io entriamo dentro senza fare tanto baccano, è chiaro?Guarda che non scherzo, posso ucciderti benissimo, non m’importa se sei un prete” sibilò; nessuno mi aveva mai minacciato in vita mia. E’ una sensazione che non auguro di provare a nessuno perché sai che può accaderti qualunque cosa in qualunque momento. L’uomo mi costrinse ad aprire la porta e a salire le scale finché non vide Padre Ralph. Mi sarei aspettato di vedere Ralph allibito invece non tradiva alcuna emozione. L’energumeno mi scaraventò su una sedia e mi disse di non muovermi.

“Salve, padre Ralph! Tempo che non ci vedevamo, nevvero?” rise lui.

“Questa è la casa del signore, non è giusto portare armi qua” rispose Padre Ralph con una calma davvero sorprendente.

“Sono qua per risolvere una piccola faccenda, e tu sai bene quale, farabutto”;

“Sei tu il farabutto, come ti permetti di minacciare un brav’uomo come pare Ralph?” gridai indignato.

“Stai zitto” urlò lui, poi si rivolse a Padre Ralph;

“Dov’è la cassa di legno?”;

“Non so di cosa sta parlando”.

“Non fare il finto tonto, con me non attacca” sibilò.

Il losco individuo continuava a tenere la pistola puntata addosso a padre Ralph. A me tutto questo sembrava incredibile! Un uomo probo e giusto come lui venire minacciato in quel modo. Avrei voluto tanto scagliarmi contro quel pazzoide ma mi sentivo ancora debole, e per di più lui sembrava davvero essere un tipo pericoloso. Ma lui sembrava temere molto di più padre Ralph che me, cosicché cercai di cogliere l’attimo giusto per poter fare qualcosa, giacché teneva sempre lo sguardo distolto da me.

“Avanti, prete dei miei stivali. Non farmi perdere tempo” gridò ancora “Dove hai messo quella cassa, dove? Parla”;

“L’odio e la violenza sono le armi preferite del diavolo. Il sentiero del pentimento sarà ancora più difficoltoso per te se farai del male a me o a Padre Mark” disse Ralph incredibilmente calmo. Sembrava quasi che non avesse paura di lui;

“Insomma, sarei io a dovermi pentire, eh? Forse non hai spiegato il retroscena al tuo discepolo qua presente. Se c’è qualcuno che deve pentirsi, quello sei tu, caro Padre Ralph, e non io” detto questo si mise a ridere come se sapesse qualcosa che noi non sapevamo.

 “Lasciaci perdere e deponi l’arma, dovresti avere del rispetto per quest’uomo. E’ la persona più onesta che esista in tutta L’Inghilterra. Dovresti vergognarti per come lo stai minacciando” gridai io; lui si rivolse a questo punto verso di me e rise nuovamente:

“povero stupido. Ha ingannato anche te, vero? Tu non sai di che pasta è fatto questo prete: è responsabile della morte di un sacco di persone” urlò;

“tu non sai quello che dici” replicai io;

“Oh, lo so bene, uomo di chiesa. Eccome, se lo so. Non hai mai visto una cassa d’ebano da queste parti?” chiese con tono ironico, io rimasi sbalordito da questa affermazione. Non vedendomi rispondere, proseguì a parlare, rivolgendosi nuovamente a padre Ralph:

“Avanti, portami subito da quella cassa, muoviti”;

“Cosa credi di fare?”

“Voglio chiudere la faccenda al più presto. Voglio quello che c’è nella cassa” sibilò;

“I soldi ce li hanno dati i nostri fratelli per le elemosine, non sono nostri. Stai per commettere l’atto più vergognoso della tua vita” gridai io;

“Taci, idiota! Tu non hai la minima idea di quello che sto parlando. Credi che voglia soldi? Credi che sia un morto di fame? Se volessi soldi rapinerei una banca, non una parrocchia”;

“E allora cosa vuoi da noi?” gli replicai io;

“Voglio che padre Ralph mi porti subito nella stanza dove nasconde questa cassa d’ebano. Voglio distruggere il suo contenuto, prima che altri innocenti muoiano” urlò. Io non ci stavo capendo più nulla, per me quell’uomo era impazzito completamente. Minacciare un brav’uomo per un baule? Mi sembrava impossibile.

“Padre Ralph. Cosa c’è in quella cassa d’ebano?” gli chiesi;

“Non c’è nulla, Mark. Solo alcuni panni da lavare. Quest’uomo evidentemente sta delirando”;

rispose lui scuotendo la testa;

in quel momento lui si precipitò da Ralph e lo afferrò per un braccio tirandolo su dalla sedia:

“Adesso andiamo dalla cassa, è chiaro? Vieni anche tu, così te ne renderai conto” sibilò, io in quel momento capii che era meglio non indugiare oltre e mi gettai su di lui, ma fu un’azione sconsiderata, poiché quel maledetto, benché di corporatura esile, possedeva una forza notevole. In men che non si dica lasciò andare Padre Ralph e mi mollò un pugno nello stomaco. Io mi inginocchiai immediatamente al suolo, così lui ebbe modo di riafferrarlo per un braccio e di minacciarlo nuovamente con l’arma:

“La violenza contro i tuoi simili è una violenza contro te stesso, rinuncia finché sei in tempo. Dio è disposto a perdonarti” gli disse Padre Ralph con determinazione. Lui si mise a ridere:

“Già, certo. Questa è una buona cosa…vuol dire che è disposto a perdonare anche te” ironizzò;

“Io servo tutti i giorni il Signore e se ho commesso qualche sbaglio sono pronto a rimettermi al suo giudizio. Ma altrettanto farai tu quando verrà il momento” disse ancora padre Ralph;

“I peccati che ho commesso o che sto per commettere io non sono niente in confronto a quelli che hai commesso tu, e adesso muoviamoci” gridò, poi vide che ancora ero inginocchiato e mi urlò di alzarmi immediatamente e di seguirli;

“Così ti accorgerai che errore stai commettendo nel volerlo difendere” sibilò.

Tutti e tre salimmo le scale e giungemmo al terzo piano. La stanza delle preghiere se ne stava sull’altro lato, noi aprimmo la porta a destra e ci trovammo davanti una piccola scaletta di legno.

“Se tenti di fare di nuovo l’eroe vi spedisco al creatore entrambi, è chiaro?” ci intimò l’uomo nuovamente. Aprimmo una porticina ed entrammo così ci trovammo nella soffitta: l’umidità filtrava dalle pareti, che in quella stanza erano più sottili che dalle altre parti della parrocchia. In fondo alla parete si trovava una piccola libreria di legno contenente volumi molto vecchi coperti di polvere, e al centro vi erano alcune sedie e due poltrone malridotte e piene di ragnatele. L’individuo si guardò intorno molto attentamente, ansioso di trovare quello che cercava. Quando poi scorse la cassa urlò soddisfatto e si diresse là, poi disse a padre Ralph, tenendogli sempre la pistola puntata contro:

“Avanti, aprila”;

“Figliolo, qui non c’è niente” sospirò lui; in quel momento l’uomo sparò tre volte contro la cassa, io sobbalzai e per poco non svenni. Alla fine l’uomo attese qualche istante e poi la aprì di colpo, dentro c’erano, come aveva detto Padre Ralph, degli stracci.

“Maledetto. Dove si trova? Dove l’hai nascosto?” urlò;

“Io non so di cosa stai parlando. Ascolta, metti via l’arma e discutiamo da persone civili. Perché ti ostini a minacciarci?” sbraitò Padre Ralph, sembrava che anche i suoi nervi stessero per cedere. Quel pazzo poi lo afferrò per la gola urlando:

“Se non mi dici dov’è io ti ammazzo” io mi gettai nuovamente su di lui, non potevo permettere che strangolasse Padre Ralph. Lui mi dette uno strattone e mi fece finire per terra. Padre Ralph gli afferrò il braccio tentando di prendergli la pistola. Io mi rialzai e lo afferrai da dietro, mettendogli un braccio intorno al collo. Benché egli fosse molto forte, si trovava da solo contro due e non era facile per lui spuntarla. Infatti Padre Ralph riuscì finalmente a strappargli la pistola e puntargliela contro:

“Fermo, adesso basta” gli intimò; io lo mollai e lui rimase come pietrificato per qualche secondo. Poi si lasciò sfuggire una risata:

“Tu…tu mi stai minacciando? Ha ha..sei davvero comico. E se invece mi muovo che fai? Mi spari?”

ironizzò; Ralph mirò al petto:

“Se fai un altro passo sparo”;

“Guarda, prete. Che lasciare uccidere è un conto, uccidere con le proprie mani un altro…non avrai il coraggio di premere il grilletto, e sai perché? Perché è tremendamente difficile, ecco perché. Il rimorso ti perseguiterà tutta la vita, e tu non andrai più in paradiso dal tuo Dio” continuò a ridere, Padre Ralph mi guardò in faccia e mi disse:

“Mark, vai giù a chiamare la polizia, chiedi del commissario Lubbock! Sbrigati!” sbraitò;

“Ma io…” balbettai. Non volevo lasciarlo da solo con lui;

“fai come ti ho detto. Lo tengo d’occhio io” urlò. Era la prima volta che vedevo padre Ralph perdere la pazienza. Scesi immediatamente e corsi all’apparecchio telefonico. Il fatto che fosse riuscito a fare arrabbiare Ralph mi faceva molto male. Era riuscito ad infrangere la serenità di un santuomo, quel maledetto si meritava la galera a vita, pensai.

Chiamai immediatamente, poi riattaccai e corsi su da Padre Ralph. Lo chiamaia, ma non mi rispose. Terrorizzato, salii le scale finché non entrai nella cantina e vidi l’energumeno steso a terra. Chiesi a padre Ralph cosa fosse accaduto:

“Ha tentato di aggredirmi, l’ho tramortito col calcio della pistola” mi disse, poi ci abbracciammo. L’incubo era finito.

 

Il commissario Lubbock era sbigottito:

“Incredibile. Prendersela con due brave persone come voi per..per una cassa? Ma cosa sperava di trovarci? Dell’oro?” chiese;

“Che il signore abbia pietà per quell’uomo. La follia si doveva essere impadronita della sua mente, sembrava che io nascondessi qualcosa di prezioso per lui” rispose padre Ralph;

“Qualcosa di letale” aggiunsi io;

“Come sarebbe a dire?” chiese Lubbock;

“Beh…mi ricordo che ci diceva che doveva prenderne il contenuto prima che altri innocenti morissero” dissi io; Lubbock si mise a ridere:

“Credeva che voi aveste nascosto una bomba atomica?”;

“Commissario. Che ne è ora di quell’uomo?” chiese Padre Ralph;

“Adesso è internato all’ospedale psichiatrico. Quello che è assurdo è che continua a sostenere che voi siete responsabile della morte di alcune persone, Padre” disse il commissario;

“E di chi, poi? Io servo il signore tutti i giorni e aiuto sempre molta gente che si sente sola. Non sono certo io quello che può fare del male a qualcuno”

“E’ proprio un folle” dissi io;

“E’ sicuro di non averlo mai visto, Padre?” chiese il commissario;

“perché?”

“Perché è venuto proprio da lei, ha fatto un sacco di chilometri per finire proprio nella sua parrocchia. Chissà come mai. Sembra che avesse intenzione di venire proprio da lei”;

“Io non l’ho mai visto. Posso sapere come si chiama quell’uomo?” chiese Ralph;

“Matt Hall”;

“Mai sentito”

“beh, adesso se volete un consiglio tornate alla parrocchia e continuate la vostra vita di sempre, e fate finta che sia stato un brutto sogno, intesi?” ci sorrise;

“Non sarà facile dimenticare tutto. Non avevo mai avuto tanta paura in vita mia” dissi mentre ci alzavamo e ci stringevamo la mano.

 

Quella domenica Padre Ralph, nel dire la messa, parlò ai fedeli con una determinazione che non avevo mai visto prima. Non a caso scelse il passo di *** e arringò a non credere di essere sempre nel giusto e a non anteporre  i nostri interessi al benessere dei nostri fratelli. Quando se ne furono tutti andati, Padre Ralph rientrò in parrocchia. Io attesi un attimo prima di parlare perché sapevo che lui era rimasto molto male per questa faccenda, poi però gli chiesi come si sentisse:

“Allora? State bene, Padre Ralph?”. Lui sorrise:

“L’importante è dimenticare. Il signore ci dà quotidianamente delle prove per misurare la nostra fede in lui. Noi dobbiamo affrontarle e superarle, senza mai smettere di credere. Perché chi crede ha la garanzia della salvezza” disse lui. Era davvero di una calma incredibile, quasi stoica. Quell’uomo non finiva mai di sorprendermi.

“Padre Ralph, io ho ancora i brividi. Come fa ad essere così tranquillo?” chiesi.

“La calma è la virtù dei forti,Padre Mark. Si ricordi di queste parole” disse mettendomi una mano sulla spalla, poi si diresse verso la porta ed entrò nella stanza accanto.

Eppure io continuavo a non sentirmi tranquillo, ripensavo spesso a quel folle, sembrava quasi che fosse entrato nella parrocchia con un intento ben preciso. Lubbock ci disse di non esiatre a ritornare da lui se ci fossero stati altri problemi, ma certamente non potevo andare così senza che fosse accaduto niente. Un commissario, anche se di una piccola località, ha sempre molto da fare e non può fare niente per calmare una persona. In quel caso ci sarebbe voluto un medico che mi avesse prescritto un calmante. Oltretutto, era internato in un reparto specializzato e difficilmente avrebbe potuto uscire di là.

Avrei tanto voluto che le mie fossero state soltanto supposizioni, ma sapevo che la storia non poteva finire qui. Una sera, infatti, dopo avere riaccompagnato a casa altre ragazze del coro, vidi un auto della polizia ferma a pochi metri dalla parrocchia. Essa era vuota e lo sportello era aperto. La cosa non mi piacque per niente e allora corsi immediatamente a chiamare padre Ralph. La cosa che mi agghiacciò fu che (e non auguro a nessuno di provare una tale esperienza, nemmeno al mio peggior nemico) quando giunsi al primo piano ed aprii la porta, anziché trovarmi di fronte Padre Ralph come sempre vidi il commissario Lubbock. Era morto.

Il suo cadavere era legato alla sedia. Aveva la gola squarciata e la giacca piena di sangue. Io rimasi  per un istante come paralizzato. Non è uno spettacolo che fa piacere a nessuno vedere. E se fosse stato quel Matt Hall che si era liberato ed era tornato? Istintivamente presi un coltello da cucina da un cassetto e salii le scale chiamando ancora padre Ralph, ma non mi rispondeva. Nella stanza della preghiera non c’era, mi chiedevo che fine avesse fatto. Stavo temendo il peggio, salii le scalette e giunsi in soffitta, quando aprii la porta sobbalzai nuovamente vedendo proprio Matt Hall disteso in terra. Pensai che fosse un trucco per ingannarmi e sorprendermi, ma poi vidi del sangue per terra, allora mi chinai su di lui e lo girai: aveva il petto squarciato. La vista del sangue quasi mi fece svenire. Ma cosa mai era accaduto nella nostra parrocchia? In quell’istante Hall aprì gli occhi e io sobbalzai, lui mi mise la mano sul ginocchio e balbettò:

“F..fuggi”;

“Non mi toccare, assassino” gridai io;

“Fuggi, o sarà la fine” disse ancora;

“Cosa ti è successo?” singhiozzai io, sentivo i nervi che stavano per cedermi;

“Scappa, o ucciderà anche te! Vattene da qui, prima che sia troppo tardi…” finite queste parole chiuse gli occhi e si accasciò a terra. Era morto.

“Padre Raaalph” urlai io, ma nessuno mi rispose. Feci per tornare giù e chiamare Lubbock, quando d’improvviso la cassa d’ebano si scoperchiò a pochi metri da me. Da lì uscì padre Ralph, con il vestito sporco di sangue:

“Padre. E’ terribile” singhiozzai io. Lui mi sorrise. E’ incredibile, come faceva a non essere sconvolto?”

“Stai calmo, Mark…è tutto finito, vieni da me, coraggio” mi disse.

“Cosa è successo qui?” gli chiesi io;

“Hall è un criminale, ma adesso ha pagato. Adesso sprofonderà nell’inferno che lo attende. Ma noi abbiamo un’altra destinazione, mio caro. Le porte del paradiso si spalancheranno per noi fra breve. Dai, vieni dove sono io” disse con tono rassicurante. Io però d’improvviso non riuscivo più a fidarmi:

“Padre, cos’è questa storia? Cosa ci faceva lei nella cassa? Chi ha ucciso Hall?” mi risuonavano sempre le ultime parole di angoscia di quell’uomo.

“Basta, adesso. Ti ho detto di venire qua” urlò Ralph; io gli puntai contro il coltello:

“Nel nome di dio padre onnipotente, dimmi chi sei” urlai;

“Andiamo, sciocco. Cosa vorresti fare? Disubbidirmi? Non ci tieni ad entrare nel regno del signore? Allora devi seguire la mia ultima istruzione. Vieni qua davanti a me”

“Che intenzioni hai?” gli dissi;

“Dobbiamo andare in paradiso”;

non credevo ai miei occhi. Perché Ralph si comportava a quel modo? Che stava succedendo? Tutto questo mi sembrava un incubo. Padre Ralph rise di nuovo:

“E’ buffo, vero? L’abilità del demone è l’inganno. E tu hai creduto a Padre Ralph. Eppure Matt Hall non era del tutto folle, un fondo di verità c’era in lui: la cassa. Faceva bene a volerne vedere il contenuto, ma quando è arrivato era troppo tardi. Il contenuto prezioso non c’era più” sorrise.

“Cosa…cosa c’era in quella cassa, Padre?” chiesi tremando;

“Vuoi vedere il suo contenuto? Ti avverto che potrà non piacerti” mi avvertì;

“Voglio vedere il contenuto” gridai;

“Ce l’hai di fronte” disse. Si afferrò la gola e lentamente si strappò tutta la pelle fino ai capelli. Mi si presentò un uomo con un volto diverso, è chiaro che quella era una maschera di gomma. Rimasi allibito: quell’uomo non era affatto Padre Ralph.

“chi diavolo sei?” gridai puntandogli il coltello. Lui non mi rispose;

“Cosa hai fatto a Padre Ralph? Lo hai rapito?” dissi; lui scoppiò a ridere a crepapelle:

“Che stupido. Non hai capito che Padre Ralph è morto? A quest’ora il suo corpo giace in fondo al canale della Manica, se lo staranno gustando i pesci”;

“Lo hai ucciso. Ma.. chi sei? Perché hai tolto dal mondo una persona tanto onesta come lui?” urlai;

“E’ una storia lunga da raccontare, caro il mio prete! Potrei raccontartela perché tu possa comprendere quello che sta accadendo, poiché mi rendo perfettamente conto che tu ti stai trovando di fronte una ridda di avvenimenti che farebbero girare la testa a chiunque. Ma adesso io dovrei andarmene, perché a quanto pare quell’idiota di Lubbock ha dato retta a Matt Hall. Me li sono trovati qui d’improvviso, e sono stato costretto ad ucciderli. Mi hanno sorpreso nella cassa d’ebano, e quindi avrei dovuto spiegare al commissario da quattro soldi perché stessi riposando là dentro, usanza insolita per una persona normale. A quanto pare Hall ha insistito perché tornassimo qui, altrimenti non si spiega. Mi chiedo come abbia fatto quell’idiota di commissario a dargli ascolto: un pazzo va chiuso in un manicomio, punto e basta. Sarei andato poi io, con tutta tranquillità a trovarlo per chiudere il conto una volta per tutte. Adesso la sparizione del commissario mi mette con le spalle al muro” sorrise;

“Voglio sapere chi sei e perché hai fatto questa strage” urlai io; lo stavo minacciando col coltello, ma sapevo che lui l’avrebbe spuntata, io stavo per svenire dal terrore.

Lui si sedette su una vecchia poltrona e sospirò:

“Vedi, che tu ci creda o no, Padre Ralph prima di fare il prete faceva l’antiquario. E lui conosceva benissimo Matt Hall” mi disse;

“Come sarebbe a dire? Ha detto alla polizia che questo individuo…” balbettai, ma lui mi interruppe nuovamente:

“Puoi pensarla come ti pare, amico! Ma la verità è questa: lui conosceva sia lui che me! Noi tre eravamo amici inseparabili, un tempo.” Sospirò, poi aggiunse:

“E che tu ci creda o no, io ancora in fondo al cuore ho del sentimento nei loro riguardi, anche se mi hanno tradito nella più vile delle maniere” detto questo sbuffò guardando un attimo verso la parete. Aveva del forte risentimento addosso, e si vedeva bene. A quanto pare ero finito mio malgrado in mezzo ad una storia di vendette.

“Il mio nome è Stern. Non sto a raccontarti vita, morte e miracoli del sottoscritto perché sarebbe del tutto superfluo. Comincerò dalla parte che ci interessa di più, e cioè dall’amicizia con i fu Hall e Padre Ralph, che allora era semplicemente Ralph e basta. Devi sapere che Matt Hall era a capo di una ditta di imprese edili, o meglio lavorava con suo padre, il quale dirigeva tutta la baracca.

Un giorno il Comune commissionò la demolizione di una vecchia villa alla periferia di ***e la successiva costruzione di un fabbricato che sarebbe dovuto diventare una casa di cura per anziani. La villa apparteneva agli ultimi discendenti di una vecchia e nobile famiglia di origini polacche, i Lidow. L’ultimo barone, ormai vecchio e senza eredi, aveva deciso di vendere tutto e di andare a vivere a Londra. I lavori iniziarono senza problemi, finchè Hall non si accorse di una cosa. E qui entra in gioco la famosa cassa d’ebano che tu vedi, caro prete” sorrise Stern.

“Questa cassa? Cosa conteneva allora questa cassa?” chiesi io sempre più curioso di sapere come erano andate le cose; Stern si stirò un attimo e poi riprese a parlare:

“ Hall, Ralph ed io siamo sempre stati molto amici, e ci raccontavamo tutto, ogni particolare della nostra esistenza. Hall ci chiamò per spiegarci un fatto curioso: nei lavori si era accorto che la villa conteneva una stanza segreta, probabilmente murata Aveva visto che la parete nord copriva uno spazio troppo grande per le stanze che vi erano ubicate al pianoterra. La parte fu buttata giù e Matt vide un sacco di mobili antichi sicuramente di gran pregio. Fu per quello che ci chiamò, Ralph era un antiquario esperto e non gli sarebbe dispiaciuto osservarli da vicino. Io poi ero il suo amico inseparabile, e così andammo tutti e tre, una sera. Solo che, insieme a tutti i mobili, notammo anche questa famosa cassa” disse;

“Insomma, cosa accadde poi?” chiesi io irritato. Doveva dirmi una volta per tutte cosa accadde quella notte senza tergiversare. Stern fece una pausa di qualche secondo, poi continuò:

“la cassa era sistemata sotto un mobile più grande, sembrava che ci fosse stata incastrata apposta. Faticammo molto per tirarla fori. Ma la sorpresa più grande fu quando la aprimmo” sorrise lui;

“Avanti, cosa c’era dentro?” sbraitai io;

“C’era un tale che stava dormendo il sonno dei giusti, se così si può dire”

“Come? C’era qualcuno dentro? Morto?” chiesi io;

“Beh, non è facile rispondere a questa domanda. La risposta che si può dare è che quel tale non era né morto né vivo. La si può chiamare fase transitoria, e lui può essere definito un non-morto “ disse.

Stentavo a credere a quello che diceva. Mi sembrava di essere preso in giro:

“ma che cavolo stai raccontando? Come sarebbe a dire non-morto?” sbuffai;

“Semplicemente che sono in quella fase che transita dalla vita normale che fai tu alla morte vera e propria. Una fase intermedia, una non-vita. Sembra impossibile,vero? Eppure è proprio così” sorrise lui.

“Che vorresti dire? Che c’era un fantasma?” replicai io.

“Affatto. Mai sentito parlare dei vampiri ?” chiese lui. Io trasalii…era chiaro che mi stava prendendo in giro, almeno così pensai io.

“Sì, certo, vorresti dirmi che quel tizio era un discendente di Dracula?” mi misi a ridere. Lui mi lanciò un’occhiata feroce, poi alzò il tono di voce:

“Povero stupidotto, hai così la sfrontatezza di ridere di una cosa di cui non ti immagini neanche?” urlò, io sussultai, non avevo intenzione di irritarlo, ne andava della mia stessa vita:

“Ok, scusa..non volevo offenderti…è che tutto questo mi sembra così strano, ecco” balbettai, pensando intanto dentro di me ad un modo per fuggire. Lui si rilassò stirandosi per un istante, qualche istante dopo fece uno sbadiglio, sembrava avesse una stanchezza accumulata, non aveva certo una bella cera.

 “ Questa cassa d’ebano che tu vedi ha una lunga storia alle sue spalle, amico” continuò qualche istante dopo “E’ stata per molti secoli la dimora del vecchio barone Lydow, il capostipite della famiglia, che a quanto mi risulta dovrebbe essere sepolto nella sua terra natìa, la Polonia. Ma a quanto pare laggiù vi sarà soltanto una bara piena di sassi, per ingannare la gente. Il vero barone era lì, probabilmente ci è stato portato dall’ultimo discendente. Stando sempre nascosto in casa, il vampiro poteva starsene al sicuro.  E in questo modo nessuno ha sospettato niente. D’altronde, il popolo inglese ha sempre avuto il grande pregio di guardare nel proprio piatto senza sentire eccessivamente il bisogno di curiosare nei fatti altrui,  così la cosa andò avanti a lungo, finché, ahimé, noi non scoprimmo tutto. O, almeno, fu Matt Hall a scoprire la faccenda per primo. Fu lui ad avere intuito la presenza di una stanza segreta analizzando il progetto della nuova costruzione. erano due minuscoli loculi inutilizzabili. La cassa d’ebano, poi, era addirittura sistemata sotto un mobile ben più grande, cosicché nessuno si sarebbe preso la briga di tirarla fuori e vedere cosa ci fosse dentro, visto che tutto sarebbe stato murato. Ma quando Matt ottenne il permesso, la parete fu abbattuta in un punto e potemmo così accedere a quella stanzetta che poi era il giaciglio di Lydow. Non ti dico il terrore dipinto nei nostri volti quando il barone si risvegliò irato per essere stato turbato dal suo lungo sonno. Prima aggredì me, in seguito Ralph e Matt. Riuscimmo ad avere la meglio su di lui e ad ucciderlo gettandolo prima a terra e poi conficcandogli un paletto di legno nel cuore. Facemmo sparire il corpo e poi Ralph stesso portò la cassa e i mobili vecchi al suo negozio, per rivenderli. Questa storia sarebbe anche terminata qui, o almeno doveva terminare qui, ma per mia sfortuna il dannato conte Lydow mi aveva morso. Mi medicai la ferita, ma ahimè, ormai il danno era irreparabile. Secondo la maledizione, chi viene morso dal vampiro diviene egli stesso un vampiro, e così lo divenni” sorrise.

Non credevo alle mie orecchie. Dunque stavo parlando con un vampiro? Per me quello era solo un pazzo assassino che si stava prendendo gioco di me, ma ero così spaventato che non ebbi il coraggio di interromperlo.

“Quando seppi quello che ero divenuto, cominciai ad uscire pochissimo. Mi licenziai dal lavoro e smisi di frequentare tutti gli amici. Non volevo uccidere esseri umani per placare la mia fame, quindi i primi tempi mi cibavo di lepri e galline che trovavo nel bosco. In seguito, però, Matt Hall e Ralph sospettarono qualcosa e vennero a casa mia, ma io avevo chiuso la cassa in una stanza col catenaccio. Non riuscirono a trovarmi, e il giorno dopo fuggii da un’uscita di servizio. Loro erano là e aspettavano. Volevano uccidermi, ma solo perché sapevano quello che ero diventato. Sapevano che avrei fatto del male ad altre persone e volevano impedirmelo. In seguito giunsi a *** e lì per un po’ stetti tranquillo. Pensavo di avere fatto perdere le mie tracce. D’un tratto per puro caso finisco qui, a *** e chi ti trovo? Il vecchio Ralph che si è fatto prete! Incredibile a dirsi, forse voleva sperare di entrare in Paradiso facendo del bene una volta tanto nella sua vita. Lo incontro d’improvviso nel confessionale e lui mi prega di non fare del male a degli innocenti. Io gli rispondo

ma certo, padre, ma allora perché proprio voi, i miei più cari amici, volevate uccidermi senza pietà? Lui disse che era per impedire lo scorrere di altro sangue, allora io non ho esitato; sono uscito dal confessionale e l’ho aggredito: l’ho strangolato velocemente e poi ho pensato di sostituirmi a lui. Non immaginavo che anche il secondo ed ultimo rompiscatole mi raggiungesse così presto. Comunque la parte l’ho sostenuta bene, visto che ho ingannato anche te” sorrise;

“Come ti sei procurato quella maschera? Chi te l’ha fatta?” gli chiesi; lui rise:

“Credi che sia una maschera di gomma, questa? E’ il suo volto” mi disse tenendola distesa. In quel momento compresi con orrore che quella era pelle umana. L’aveva strappata dal volto di Ralph. A quel momento la rabbia mi esplose e mi gettai addosso a lui. Il vampiro tentò di reagire ma io gli infilai immediatamente il coltello nel petto. Lui urlò di dolore e andò a sbattere contro il muro. Io gli tirai addosso una sedia  e lui barcollò nuovamente, ma si rialzò prontamente. Sembrava che il coltello gli avesse fatto soltanto una sbucciatura. Io corsi immediatamente giù per le scale. Lui si tolse il coltello dal petto urlando di rabbia:

“Dove credi di andare, scarto d’uomo?” gridava “non credere di sfuggirmi”. Poi iniziò a ridere proprio mentre scendeva le scale. Mi considerava uno stupido, o almeno qualcuno che non avrebbe potuto nuocergli in alcun modo.

Mi rinchiusi nella cucina e mi inginocchiai in un angolo nella penombra e congiunsi le mani e pregai il Signore di darmi la forza per affrontare questo terribile incubo. Il vampiro buttò giù la porta come se nulla fosse e accese la luce della stanza. Poi si sedette con calma e pronunciò queste parole:

“Allora, prete…vuoi uscire oppure no? Cosa stai aspettando,eh? Guarda che così non fai altro che ritardare la tua fine! Non ti devi preoccupare, il Signore ha già preparato per te un posticino nel Paradiso, dove suonerai l’arpa tutto il dì ed avrai un paio di ali dorate. Reciterai  alleluja tutta la giornata, circondato da angioletti che ti svolazzeranno intorno. Sei contento, non è vero? Non è il sogno della tua vita? E’ per questo che hai intrapreso la carriera ecclesiastica, no?” detto questo si alzò in piedi e si avvicinò all’armadio. Lo aprì di scatto pensando che mi fossi nascosto là dentro, ma si sbagliava.

Gli piombai alle spalle colpendolo alla testa con una vanga costringendolo a terra. Lo colpii diverse volte, era  diventato una maschera di sangue quando tentò di rialzarsi. Lo colpii più volte mentre dalla sua bocca uscivano infami bestemmie. Riuscì ad alzarsi comunque e ad aggredirmi, ma io lo colpii nuovamente finché sentii l’osso della scatola cranica rompersi. Alla fine gli staccai la testa dal collo.

 

Il corpo lo portai in un posto di mia conoscenza in aperta campagna, poi lo bruciai. Sparsi le ceneri per tutto il prato. Quantunque fosse stato un vampiro, non avrebbe potuto tornare dalla morte dopo quello che gli avevo fatto. Per maggiore precauzione prima di bruciarlo lo aprii con un grosso coltello e gli tolsi il cuore, che seppellii da un’altra parte. Potrà sembrare un idiozia, ma lessi molti anni fa che questo sistema segnava la morte definitiva per un vampiro; inutile che vi dica che quando lessi ciò, essendo un ragazzo, trovai tutto un gioco e mi ci feci un sacco di risate sopra.

Il tenente Dawin insistette perché io mi trattenessi almeno un giorno in ospedale per accertamenti, considerando che trovarsi di fronte due cadaveri non è affatto un’esperienza che ti puoi scordare con un semplice sonno. Non ho mai raccontato a Dawin della storia del vampiro, del resto sarebbe stato del tutto inutile; dissi soltanto che l’assassino aveva il volto coperto da un passamontagna e che non avrei mai potuto riconoscerlo qualora me lo fossi trovato nuovamente di fronte. La tragedia sconvolse gli abitanti della piccola cittadina, ma come tutte le cose col passare del tempo andò affievolendosi. La mia storia dunque potrebbe finire qui, ma ci sono ancora delle cose da aggiungere.

Dopo avere chiesto ed ottenuto il trasferimento a ***, lasciai l’abito ecclesiastico qualche mese dopo. In seguito racimolai qualche centinaio di sterline e mi comperai il famoso stabilimento dove i tre simpaticoni avevano trovato il giaciglio di Lidow.

Non sorprendetevi, ma le vie del signore sono infinite; non vi spiego come perché sarebbe troppo lungo ma io sono divenuto in breve tempo il direttore di questo stabilimento, che adesso è una casa di cura.

Ogni tanto ( ma molto raramente) avviene qualche decesso inspiegabile. Nell’ultimo il medico legale si è sorpreso nello scorgere due minuscoli fori sul collo della donna morta, quasi fosse stata morsa da chissacché.

Io prego spesso il signore di perdonarmi, ma la sete è forte, e la Bibbia stessa si raccomanda di dare da bere agli assetati. Abito a pochi metri dalla casa, cosicché posso fare qualche visita notturna quando è necessario, in fondo qualche piccolo prelievo qua e là non causa decessi, e devo stare attento a non scatenare la curiosità delle autorità. La mia casa è come tutte le altre, soltanto che ha una particolarità: non c’è il letto. Ovvero, c’è ma non lo uso mai. Dormo in soffitta, dove conservo sempre la cassa in legno d’ebano. Dopotutto, non aveva fatto una cattiva scelta il nostro barone Lidow. E neanche il caro Stern. Avrei preferito continuare a dormire nel comodo letto della parrocchia, ma, ahimè, è andata così.

Cosa posso farci se Stern prima di crepare mi ha morso?

 

(copyright by Diego Balestri)

 

  

 

DIEGO BALESTRI

Mi chiamo Diego Balestri, sono nato il 24 Febbraio 1975 a Vinci. Abito a Castelfiorentino in provincia di Firenze. Mi sono laureato in Lettere Moderne all'Università di Siena nel Giugno 2000. Sono un grande appassionato di letteratura del brivido. Prediligo sia gli antesignani del genere come Lovecraft, Bierce e Poe che i contemporanei come Stephen King e Dean Koontz. Nel tempo libero mi piace, oltre che leggere, anche cimentarmi nella scrittura. Ritengo utile tenersi in allenamento perché anche Poe sosteneva che 'la suspence è questione di esercizio'.

 

  

 

 

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