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CHE IO

scritto da Simone Capodicasa

 

 

Che ieri sera abbiamo suonato.

Abbiamo suonato in un posto che si chiama Crunch, a como, si chiama. Abbiamo iniziato davanti a trenta persone, un po ubriachi, ma in piedi, e abbiamo suonato fino a che non e' andata via la luce. Che quando va via la luce si sente solo la batteria, si sente. Lo vedevo un pochino fuori, che aveva bevuto.
Alla fine del concerto, Andrea si e' addormentato con la faccia sul tavolo e dopo ha vomitato senza neanche accorgersene, il vomito.

Che dopo il proprietario del locale se ne e' accorto e si e' incazzato. Andrea e' andato in bagno, e si e' seduto sul cesso, si e' seduto.

Dopo un po sono andato a vedere, e l'ho trovato in una pozza di vomito viola, col vomito sulle mani. Sulla felpa. Sui gins.

Che dopo e' entrato un altro del bar, il cassiere, cuoco, barista, il tutto fare. E' entrato, Sbattetelo fuori questo, che mi ha rotto il cazzo, ha detto, questo. Gli ho detto Stai tranquillo, ma non lo era. Dice Gli ho detto di vomitare nel lavandino o nel cesso, mi dice. Gli dico Hai ragione ma e' fuori, che non sa quello che fa.

Dopo un po e' arrivato un altro tipo, Gli ho fatto la camomilla, dice.

Mi era sembrato ironico.

Ora sono a casa che non so cheffare.

Vado su internet, che mi piace, ma mi rompo le palle. Metto su un disco, ma mi rompo le palle. Mi metto un dito nel naso e estraggo il bottino, ma mi rompo le palle, alla fine vado in bagno e mi faccio una sega, mi rompo le palle.

Cazzo oggi in macchina mi era venuta in mente una cosa bestiale, veramente divertente, di quello che ce ne sono poche Devo raccontarla ho pensato, ma non avevo niente per segnarla, e ora me la sono dimenticata.

Stasera.

Dopo aver finito le mie otto ore di lavoro, Vaffanculo ho detto, che palle. Sono salito nella mia macchina e sono andato a suonare. Che la macchina l'ho caricata dalla mattina, che non facevo in tempo a passare fino a casa.

Ci troviamo alle sei e venti piu o meno a Cernusco, da Davide, e si parte verso Como, che stasera si suona col mio gruppo.

Il mio gruppo ha un nome strano, che tanta gente lo sbaglia, dicendo Ecco a voi gli Modium, come se la I iniziale fosse un articolo, invece non centra un cazzo. Oppure Immodium. Il nome ' Imodium, cristo santo.

Io suono la chitarra, ma piu che altro mi piacciono i fischi che fa tra una canzone e l'altra.

Siamo partiti, abbiamo trovato traffico e mi sono girate le palle.

E' brutto quando c'e' il traffico che sembra che sei uno spermatozoo in mezzo agli altri milioni che devi arrivare. Che se no muori. Che vita di merda che fanno, gli spermatozoi.

Che non so che cosa scrivere.

Dopo aver suonato, abbiamo smontato.

Mi e' salita una stanchezza, stressante. E' venuto uno a chiedermi se gli offrivo una birra, gli ho detto Non cio' soldi; Allora dammi una sigaretta, mi ha detto , questo. Se vuoi cio' il tabacco.

Va bene lo stesso, che e' tanto che non mi faccio una sigaretta rollata, dice.

Ad un certo non ci vedo piu, che quasi svengo e mi scoppia la testa. Questo mi guarda e ride.

Bevo un sorsone di birra rossa media, la Moretti La Rossa, che la Mec Farland non mi piace. Mi irrita.

Mi sento un po nervoso, anzi, che cio' un nervoso che fa paura. Cio' la vampate di caldo e bevo ancora birra, quasi tutta.

Cristo che nervi! cazzo! che ammazzerei qualcuno!

Quello stronzo succhiacazzi ancora mi guarda e ride, ma non so se si rende conto, sembra un po fuori.

Che prendo il bicchiere che cio' in mano e lo spacco sul bancone. Che mi taglio tanto, che mi esce un sacco di sangue. Che salto addosso a questo, che mi guarda cosi. Dice Che cazzo fai, dice. Inizio a colpirlo violentemente in faccia, e gli faccio un taglio pure a lui, che mica sono l'unico pirla. Intanto sono tutto preso da questa rabbia che mai mi era successo. Neanche con gli attrezzi.

Che quando vedo un attrezzo, che sia una sega, un trapano, una lima elettrica, un flessibile o qualsiasi, strumento. Mi viene voglia di metterci la mano, la gamba o la testa sotto. Mi incuriosiscono.

Che una volta per poco non lo facevo, ma poi ho pensato che non avrei piu suonato, forse. Oppure no. Ora non ricordo.

A questo, dopo averlo tagliato in faccia colpendolo con i vetri del bicchiere, e quelli conficcati nella mia mano dopo il botto, inizio a strappargli i capelli, che lui assomiglia sempre piu a Pasolini quando lo hanno ritrovato cadavere nel 1975, vicino a roma, al mare. Che e' stato Pino la Rana, ma che forse dicono che non e' stato lui. Che cazzo me ne frega.

Intanto mi sembra di vedere sentire una ragazza che urla scioccata Basta fermi e cose del genere. Io ovviamente me ne fotto e non la ascolto, anzi pero' la sento e mi fa incazzare ancora di piu. Le tiro dietro una scheggia del bicchiere, ma non la becco, mira di merda.

Poi, con le dita, allargo i buchi del naso del tipo, e lo sfibro un pochino, lo strappo, non molto pero', il giusto, di una quantita' normale.

Come la gente che quando gli chiedono Quanta pasta ti metto, quelli dicono Mah, un piatto normale. Bah.

Poi, mentre tento di estrarre l'occhio per vederlo da vicino, che questa e' sempre stata un'altra mia curiosita', che ho visto solo occhi di animali, mi arriva un colpo forte in testa che mi fa vedere le stelline e mi fa avere dei brutti giramenti di testa.

Non fa niente, continuo, tanto ormai. Riesco ad arrivare all'occhio del fumatore di tabacco scroccato a me, ma siccome non ho niente per cavarlo, lo spingo piu dentro, e lui urla e io mi incazzo.

Che prendo una sedia e gliela tiro addosso, ma lo prendo sul petto, ma non mi piace.

Voglio solo vederlo dentro, non voglio fargli male per niente, poverino.

Allora riprendo la sedia, e tenendola ferma, gli picchio forte una gamba della sedia sulla faccia, e sento un rumore strano, liquido, ma che non so spiegare.

La gamba della sedia lo ha preso sullo zigomo sinistro, e lo ha rotto, e il sangue avanza.

Che incoraggiato da quel risultato, ripeto l'operazione. La ragazza, ci vorrebbe un customer care da quanto si lamenta, sviene.

Il ragazzo, quello del colpo sulla mia testa, scappa via.

Quando ormai la testa e' un ammasso di frattaglie, e i primi pezzi di cervello iniziano a uscire dalle orecchie, a quello gli esce la bava dalla bocca e inizia a fare dei rantoli fastidiosi. E io mi incazzo.

Dopo un po, il rumore della sua testa recisa mi scuote e mi capire che non sto facendo una cosa giusta.

Allora prendo il coltello che ho usato per la testa e mi colpisco violentemente in faccia, e al petto.

Che dopo un po che mi usciva sangue, tanto sangue, ho visto tutto nero.

Sono caduto e mi sentivo leggero.

Che una lacrima mi e' scesa. Ma non capivo, era cosi giovane.

Io, quando ero piccolo, iniziavo sempre le frasi con il che davanti. Che quando facevo le medie, lo facevo ancora. Che alle superiori, peggio. Che poi al servizio civile, a 20 anni, lo facevo ancora.

Che adesso, non e' cambiato nulla, lo faccio ancora.

 

 

 

Nota dell'autore

Gli errori grammaticali presenti nel racconto, sono voluti, vanno visti e interpretati in chiave narrativa.

 

 

  

Simone Capodicasa

Simone Capodicasa e' nato a Monza nel 1979. Vive e lavora in provincia di Milano.

Appassionato sin dalla tenera eta' di scrittura, colpisce per il suo modo originale di raccontare, astratto, ma, allo stesso tempo concreto. Suona in un gruppo musicale, Imodium, un album e numerose partecipazioni a singoli e compilation all'attivo. simone@imodium.it 

 

  

 

 

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