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CONTAMINAZIONE scritto da J@kko
Era stata una nottataccia per il tenente Fall. Non aveva chiuso occhio, come del resto nelle altre notti da una settimana a questa parte. Come si poteva riposare? Un'intera squadriglia era stata ridotta a brandelli, chissà da che cosa; i soldati erano esausti, stanchi, provati e questa incognita di morte li rendeva tutti più nervosi del solito. Fall era l'unico sopravvissuto della sua squadra, e ancora non capiva perché. Si era svegliato all'alba, nel cuore della giungla vietnamita, invaso da un odore di putridume mai sentito prima. C'era troppo silenzio e il suo istinto lo portò a impugnare il suo fucile e a stringerlo all'inverosimile. Era paralizzato dalla paura, non sentiva né Fisher né Mellington che di solito strillavano più di tutti, non sentiva proprio nessuno. Solo il ronzio delle cicale e qualche goccia di pioggia scivolava giù dalle foglie degli alberi a bagnargli la mimetica ormai multicolore. Prima di alzare il busto, si guardò attorno per un po' ma non scorse nulla; sentì solo un forte odore dolciastro nell'aria. Quando si alzò capì che quello era l'odore del sangue, il sangue dei suoi uomini. Giacevano lì per terra senza vita, amputati, sbudellati e sbranati chissà da cosa. Nessun Vietcong avrebbe potuto tanto, nessun essere umano avrebbe potuto farlo. E poi perché a lui no? Lui era vivo, gli altri tutti morti. Tornato al campo, Fall raccontò l'accaduto e la cosa agghiacciante per lui fu scoprire che i suoi superiori raccontavano storie simili anche in altre squadre. In ogni squadra, sempre un solo sopravvissuto. Fall si diresse nella tenda di comando, dove tutti i Tenenti sopravvissuti alle stragi delle varie squadre dovevano riunirsi. Ognuno di loro raccontò la storia, e tutte erano praticamente uguali: notte tranquilla e conseguente risveglio in un mare di sangue con la squadra completamente smantellata, ridotta a un elenco di vittime di guerra. Che cosa poteva essere successo? E perché loro erano stati risparmiati? Tutti i sopravvissuti non sarebbero più tornati in battaglia finché non avessero trovato una soluzione al mistero. Il settore logistico preparò per loro una tenda speciale nella quale avrebbero passato la notte tutti insieme. Fall non toccò cibo, la situazione era grave. Gli uomini scarseggiavano e i Vietcong erano dappertutto. Nessuno sapeva cosa pensare, e nessuno sapeva a chi dare la colpa dei tremendi stermini delle squadre. Una spia? Oppure un infiltrato? Rimaneva in ogni caso sempre il solito quesito: perché loro erano stati risparmiati? Fall, Teril, Goldman, Frington e Shermann erano i Tenenti sopravvissuti e quella sera si ritrovarono prima del previsto per decidere i turni di guardia. Mentre sceglievano i turni, Fall notò il Generale Koss che origliava in lontananza. Scese il buio e il primo turno di guardia era di Teril. Silenzio assoluto, rotto solo saltuariamente dai versi degli animali notturni. Il Generale Koss fece visita a Teril e lo fissò dritto negli occhi: - Come ti senti Teril? - Non c'è male generale. - Brutta notte per noi! - Sì, certo. - Teril guardò il terreno poi disse: - Cosa pensa che sia successo Generale? - Non lo so Teril, ci stiamo lavorando tutti. Pensa a fare la guardia, vi terremo aggiornati. - Sissignore! Koss si allontanò rivolgendo un ultimo sguardo alla tenda dei sopravvissuti e subito dopo a Teril. Fu il turno di Goldman che ricevette a sua volta la visita di Koss. - Non riesce a dormire Generale? - chiese Goldman. - Abbiamo perso trentacinque uomini in una sola notte; il sonno può aspettare. Appena pronunciò quella frase, un rumore sembrò provenire dall'interno della tenda. Goldman armò il fucile e Koss gli ordinò di stare fermo. Koss impugnò la pistola e si avvicinò all'ingresso della tenda, tanto quanto bastava a vedere l'interno. Incredibile: Fall, Teril, Frington e Shermann giacevano in piedi con in mano i loro coltelli. I volti tumefatti, bava alla bocca e occhi segnati da ematomi marcati. Tutti emettevano dei gemiti animaleschi, Koss si rivolse a Goldman: - Era come pensavamo, siete stati voi a uccidere i vostri uomini! - nessuna risposta giunse alle sue orecchie. Fece per voltarsi verso Goldman, e lo vide lì, in piedi nelle stesse condizioni degli altri tenenti, avanzare verso di lui con sguardo assassino. Koss gli puntò la pistola e gli sparò alla testa. Gli altri tenenti balzarono verso di lui ma altri due uomini di Koss gli scaricarono addosso le loro pallottole. Koss stava piangendo. Cadde in ginocchio pensando che qualcosa aveva trasformato i suoi uomini in assassini, rivoltandoli contro la loro stessa gente. Sicuramente una sostanza dei Vietcong, qualcosa di ignoto che da quel momento metteva ogni cosa in pericolo. Chiunque poteva essere contaminato in qualunque momento. Ormai non ci si poteva fidare più di nessuno e la guerra era appena cominciata.
(copyright by J@akko)
RACCONTO SELEZIONATO (18° POSTO) PER IL CONCORSO PREMIO NARRATIVA GHoST 2002
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