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CREATURE DI NOTTE scritto da Liri Trevisanello
Quando Myra si svegliò, intuì che qualcuno quella notte era stato con lei. Più che un’intuizione fu il rumore dell’acqua che scorreva in bagno, ma nel mondo di dormiveglia in cui ancora si trovava, tutto questo le sembrava solo una strana sensazione. Si girò nel letto e vide che l’altra parte era un ammasso di lenzuola e coperte attorcigliate e, sinceramente, pensò di sentirsi anche lei in quello stato. Non ricordava nulla della serata e della nottata precedente e sul suo viso apparve lieve ed ammiccante un sorriso portato dal pensiero di una notte di puro e sano sesso. Quel pensiero la riportò nel mondo reale e si rese conto di non sentire il dolore lieve ma costante che di solito provava dopo una lunga estenuante e piacevolissima scopata; allo stesso tempo era però stanca e soddisfatta come se il suo godimento non avesse avuto, una volta tanto, limiti di sorta. Sentendolo ancora sensibilissimo, si passò una mano lungo tutto il corpo che reagì con dei leggeri brividi di piacere. Mentre si sfiorava, percepì nel buio una presenza; si rese conto che il rumore in bagno era cessato, eppure non aveva sentito né i passi né il cigolio della porta, che guardò fugacemente e vide inaspettatamente chiusa. “Stanca?,” chiese secca una voce di donna, cupa e sensualissima, quasi bisbigliando. “Si,” fu la risposta. “Una stanchezza strana, piacevole, come se avessi nuova vita dentro…,” continuò Myra scrutando le tenebre, in fondo senza preoccuparsi troppo. “Già,” disse la voce “è sempre così la prima volta, quando si impara…” Il bisbiglio si fece più sottile. “Per me non è la prima volta,” sussurrò Myra ancora tra le lenzuola calde “e poi…” “Non ricordi niente di stanotte?,” la interruppe la calda voce sibilando. “Beh…,” pensò ad alta voce Myra “suppongo di averti incontrato, di averti portato qui e poi…” Il pensiero di Myra si fermò, cercando di ricordare, ma stranamente era come se un pezzo della sua memoria mancasse, qualcosa di atroce che aveva voluto o dovuto cancellare, ma del quale era sicura dell’esistenza. Paura e agitazione l’assalirono, con un gesto meccanico cercò l’interruttore della lampada, e la stanza si illuminò di una fioca luce che le bastò per vedere ciò che la circondava. Il cuscino sporco di sangue le fece tornare alla mente qualche immagine confusa, che non riusciva ancora a decifrare e capì che le lenzuola umide lo erano solo perché anch’esse erano intrise di quel liquido, emblema di vita e di morte, ormai quasi totalmente rappreso. Alzò gli occhi per vedere cosa ancora di terribile le potesse essere innanzi, e solo in quel momento si rese conto che come per comando e per una strana attrazione aveva voluto realmente scoprire chi fosse quella voce. Una splendida donna alta e robusta le era davanti fissandola, sorridendo con un ghigno che mostrava due aguzzi canini. Myra rimase nel letto paralizzata da Terrore, e Visione continuava a mostrarle ciò che le stava attornò. “Perché tutto ciò?,” chiese Myra in un soffio. “Perché questa è la tua missione, è la missione di ognuno di noi, siamo stati scelti…” “…Per nutrirci di sangue!,” finì Myra, che ormai sapeva di non poter più sfuggire al suo destino di eletta. La donna sogghignò. “Il sangue è cosa da vampiri, noi siamo più forti e più pericolosi; noi siamo la quintessenza di Male, nostro creatore. Siamo esseri perfetti, grandi creature di Notte, nostra madre. In noi gli opposti si unificano; è in questo il nostro segreto. Gli occhi di Myra non potevano più distogliere lo sguardo da Ley, questo era il nome della donna, o dell’essere che era realmente. “Io, perché?,” sospirò Myra. “Tutto ti sarà chiaro notte dopo notte, a partire dalla prossima. Ricorderai ogni minimo particolare, ciò che devi sapere è che io ti ho iniziata; nutrendoti con qualcosa che vale più del sangue, della carne, e dell’anima stessa degli uomini, perché quest’ultima è cibo da Demoni e noi non facciamo parte neanche della loro razza. La Volontà degli esseri umani è il nostro nutrimento! Tu ora sei una cacciatrice, ed è di questo che ti sazierai, affinché l’umanità sia ridotta ad un larvato, per poi sprofondare nell’abisso del nulla apatico…” “Uno per uno, come insetti agonizzanti,” concluse con prontezza Myra, naturale adepta delle Tenebre.
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