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LA CRIPTA scritto da Katarzyna Malarska
Un denso buio avvolgeva la sua solitudine in un freddo manto. L’aria gelida e umida permeava le sue ossa, rendendo doloroso ogni suo movimento. Lui l’aspettava lì, girando sfinito tra il grigio notturno delle tombe non si era nutrito da due giorni e ciò lo faceva impazzire. Si mordeva i polsi per poter sentire un po’ di tiepido liquido scorrere sulle sue labbra ma ciò non bastava. Era sfinito, il suo corpo riceveva solo quel poco nutrimento per poterlo mantenerlo vigile. Ma rimanere lucido significava uccidere la propria anima con le sottili lame di pentimento. Aveva accettato di condurre la sua eterna agonia, lì,nella notte della cripta per non uccidere…per amore di lei. Nella disperazione, nel rimorso si gettava da un muro all’altro come se volesse dimenticare il tormento della sua anima procurandosi il dolore della carne. Desiderava vederla di nuovo,di sentire la sua debole voce di stringerla ma ciò riempiva continuamente il suo cuore di paura,la paura di perderla in ogni istante. E adesso quando si sentì l’eco dell’ultimo rintocco delle due con nostalgia cercava di captare il delicato fruscio della sua veste e gli stanchi passi dei suoi piedi. Si sentì il pianto della serratura e le numerose lacrime del candelabro riempirono l’interno dell’abisso .I suoi occhi furono accecati dal dolente spasimo della luce. E piano, quando le nebbie svanirono,vide la sagoma della sua donna. Stava lì appoggiata al muro e il respiro vibrava pesantemente nel suo seno, e dalle labbra,un tempo rosee e sorridenti, adesso pallide e deboli si liberava un soffio affannato. - Elisabeth! - la soccorse,sorreggendo il suo corpo smagrito - perché sei venuta anche questa notte? rifiutami lasciami patire. Dalle sue labbra secche scivolarono appena percettibili le parole: - Io ti ho amato e ti amerò finché batterà il mio cuore, sono la sposa fedele del tuo amore verrò finché potrò donarti la vita, perché tu non debba chiederla agli altri. La strinse a sé finché non sentì l’affaticato battito del cuore della donna sul proprio petto, baciò la sua pallida fronte. - Io non voglio che vieni così spesso. Riesco a resistere anche più giorni. Ritorna a casa, riposati - sussurrò. - No - rispose - Io verrò sempre perché la mia vita senza di tè scorre come un veleno. La donna si sedette sopra ad un sepolcro marmoreo al centro della cripta. Il suo corpo di lunare pallore, sembrava confondersi con il marmo, era come una statua messa a rimembrare la morte del defunto. Nella luce soffusa delle candele i suoi movimenti vibravano in una lenta danza. Fece scivolare sulla schiena i suoi lunghi capelli, mostrando il collo di alabastro già segnato dalla sete del suo vampiro. Il vampiro si gettò all’indietro coprendosi il volto con le mani. Il grido straziato volò nell’aria lacerandola con le sue ali taglienti: - Così ti sto uccidendo Elisabeth! Sapeva che per poco ancora sarebbe stato se stesso… Un arteria palpitante richiamava il suo desiderio di sangue. La nebbia avvolse la sua mente, il respiro si fece più veloce Il suo corpo si accese in un fuoco violento che bruciò i suoi nervi privandolo della ragione. Un desiderio di sangue lo trascinava con sé in un vortice di abbandono all’istinto. La sete mortale spinse le sue labbra sul collo della donna,che si chiusero in un sanguinoso morso di passione, si gettò su di lei come un predatore sulla sua vittima. Ma la preda non si mosse, le loro mani si intrecciarono e rimasero così raffreddati in un bacio d’amore. Quando si risvegliò dall’estasi, lei giaceva tra le sue braccia in fin di vita con le mani aggrappate alla sua camicia. La paura riempì con il vuoto il suo petto, osservava con gli occhi spaventati il seno della donna cercando di percepire anche il più piccolo respiro. In un attimo che sembrò protrarsi in eterno temette di nuovo per la vita dell’amata .Fredde gocce di sudore comparvero sulla sua fronte: "come facile era ucciderla, bastava saziarsi un po’di più e lei si sarebbe spenta…" Il respiro della donna si fece più evidente, un leggero sorriso ornò le sue labbra mentre si appoggiava su di lui. Il vampiro stringendo il corpo sfinito della donna a se, mormorando una nostalgica canzone, girava nel semibuio del sepolcro. Erano quelli gli unici momenti di pace. E le loro anime come ombre sottili tremavano nella luce delle candele sulle tombe della cripta, cercando di evadere da quel rovo nel quale il loro amore si è impigliato. I rintocchi delle cinque svegliarono la donna: - Devo andare - disse, prese il candelabro e usci. Le loro mani e i loro sguardi si intrecciarono ancora una volta attraverso la grata dell’uscio. - Aspettami, ricorda che tornerò sempre - Le ali dell’eco sorreggevano nell’aria le sue parole, affinché lui potesse saziarsi del loro suono.
***
Da parecchie ore ormai si udiva l’inno doloroso del vento che giungeva sfinito nelle profondità della cripta. La pioggia suonava sulle ali degli angeli di ferro che ornavano l‘entrata… Lei tardava di tre giorni… e lui come sempre aspettava con nostalgia i suoi passi sperando che non venisse seduto nell’angolo con il volto tra le mani,denutrito senza speranza si era lasciato cadere nell’oblio. La polvere ricopriva i suoi vestiti e le dite si infilavano nella sua carne. Non reagiva sembrava che il suo tempo era passato ma la morte si era dimenticata di prendere la sua testa. All’improvviso fu scosso dal rumore dei suoi passi, diversi pesanti. Si fermarono davanti all’entrata. Si aprì la grata… Quale stravolgente vista accecò il suo sguardo e fermò il suo cuore. Non era lei. Un uomo portava in braccio un corpo avvolto in un sudario! Entrò senza pronunciare parole, posò il corpo sull’altare del sepolcro. Un “NOO!” portato dall’eco lacerava l’abisso della cripta. Il vampiro si gettò verso il corpo della donna strappando via il sudario in un straziante delirio. Era lei! E mentre baciava gli occhi, le labbra, le mani dell’amata le lacrime scivolavano bagnando il volto della donna raffreddato dal gelo del trapasso. All’improvviso cominciò a correre girando intorno come un folle finché una soluzione disperata non gli nacque nella mente, prese il pugnale dalle mani di una delle statue ornanti le tombe. In un attimo si trafisse il ventre si che l’uomo non lo poté fermare in tempo. Il vampiro cadde in ginocchio nel proprio sangue come se avesse dimenticato che la morte non gli era concessa. Le sue ferite si rimarginarono. Quando con gli lacrimanti il dolore scorse l’uomo nascosto nel buio terrorizzato dall’evento. - Io non posso morire - urlò - anche la morte mi ha rifiutato! lei sola no - indicò la salma si alò in piedi prese il corpo della donna come era solito fare quando era in vita. La portò così girando per la cripta, l’uomo stava osservando questo triste quadro con le lacrime agli occhi finché il vampiro non si fermò dicendo - - Vai via amico mio. La nostra vita e’ finita. Chiudici qui a chiave e dopo mura l’ingresso grazie di avermi riportato la mia moglie.
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