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CRISI DI ASTINENZA scritto da Ettore Maggi
A me piacciono i vecchi film, quelli in bianco e nero, mica quelle stronzate che fanno adesso, col computer, che poi io mi chiedo come fanno a farlo, un film col computer. E stamattina quando ho letto il giornale e ho visto la pagina della televisione, ho detto, minchia, questo film lo devo vedere assolutamente. E tra un po’ accendo la televisione, e non me ne frega niente se è quasi l’una, proprio l’ora di punta, e tutti gli impiegati vengono a mangiare nel mio bar. Io
accendo il televisore e me lo guardo, a pezzi, tra un toast e l’altro, ma lo guardo. E poi, con Valerio al bancone, Irma a preparare panini e servire al tavolo, non è che abbia tanto da fare. Bel culo, la Irma, uno di quei culi a mandolino, perfetti, che io le dico sempre di mettersi i pantaloni stretti, che fa la
sua figura, e io l’ho presa proprio per quello, quanti clienti mi dicono che vengono da me solo per il culo della Irma, mica per il mio caffè o la mia birra. E sto proprio ammirando il suo culo, che entra quel tipo. Magro, con questi capelli lunghi che non capisco proprio, con i cosi, i dreadlocks, come cazzo si chiamano, tutto sporco e
schifoso. A me quando questi entrano nel mio bar viene voglia di sbatterli fuori subito, a calci. Questo si piazza davanti alla porta e non si muove, e mi sta già facendo incazzare, con quella sciarpa colorata che gli arriva fino al naso, e questo lo capisco, perché oggi, cristo, c’è un freddo da seccare, e
quegli occhiali scuri, e questo lo capisco meno, perché il sole proprio non si vede, oggi. Si avvicina al bancone, lentamente, e tiene in mano un sacchetto, stretto stretto, neanche fosse la sua fidanzata. E’ pallido, per quel poco che si vede della sua faccia, e sta sudando. Che cazzo ha da sudare, con il freddo che fa. Appoggia una mano
sul bancone, una mano bianca e lunga, e trema. -Potrei... potrei andare in gabinetto, per favore?- dice tenendo la testa bassa. Valerio mi lancia un’occhiata e io capisco cosa sta pensando. -Il bagno è guasto…- dico secco. -Per favore…- insiste lui e mi guarda. Penso che mi stia guardando, almeno, perché quei cazzo di occhiali che porta sono così scuri che non riesco a vedere gli occhi. -Ho detto che è guasto. Sei sordo?- dico e giro attorno al bancone. -Non è come pensa lei- continua il tipo e a questo punto comincio davvero ad incazzarmi. -Vi prego... Afferro la giacca del tipo e gli dico di filare, che quelli come lui mi rovinano il locale, e non voglio tossici di merda nel mio bar. Valerio gira attorno al bancone e si avvicina, ma io non ho bisogno di lui, mica ho bisogno di lui per cacciare un tossico di merda. Il tipo mi guarda, almeno si gira verso di me, ma non dice nulla. Cerco di trascinarlo verso la porta, ma lui non si muove, minchia sembra che pesi cento chili, e invece
sarà poco più di cinquanta. Gli mollo uno spintone che, cristo, dovrebbe sbattere contro il muro, e invece lui perde appena l’equilibrio, non cade, ma il sacchetto finisce per terra. -No!- urla il tipo mentre si sente un rumore, come una bottiglia che si spacca. Che cazzo c’aveva nel sacchetto? Il tipo raccoglie il sacchetto e in quel momento gli scendono gli occhiali. Ha due occhiaie che sembra non dorma da due mesi, ma non è quello che mi colpisce, è come mi guarda. Resta un attimo a fissarmi, poi si sistema gli occhiali e scappa. Valerio alza le spalle e non dice niente. -Torna a lavorare- dico e sono talmente incazzato che mi dimentico di accendere il televisore. E’ buio quando chiudo il bar e chiedo a Irma se vuole un passaggio in macchina. Lei sorride, non è un granché di faccia, ma la natura ha dato il suo meglio da un’altra parte, e risponde di sì. Meno male che sta cominciando a capire: l’ultima volta che l’ho invitata da me ha rifiutato, e io le ho detto che avrei preso un’altra ragazza al bar. Le dico di aspettarmi, e vado al parcheggio a prendere la macchina, ma chissà perché, invece di pensare alla Irma e al suo culo, mi viene in mente quel film che volevo vedere stamattina e non riesco a ricordare il
titolo, tutta colpa di quel tossico di merda… Sono quasi arrivato alla macchina quando vedo il tipo di stamattina appoggiato al muro. -Ancora tu?- dico e lui si avvicina lentamente. Non ha più la sciarpa, e nemmeno gli occhiali, anche se sarebbe stupido a portarli adesso con questo buio. -Sai, avevo deciso di smettere...- mi dice sorridendo e continua ad avvicinarsi. Che cazzo hai da sorridere, tossico di merda, prova ad avvicinarti troppo e vedi cosa ti succede. -Non avresti mai dovuto cominciare.- rispondo secco e mi fermo. -Dicevo, avevo deciso di smettere, con l’originale.- prosegue. Non suda e non trema più come stamattina. -Non volevo continuare a fare del male alla gente.- insiste. L’originale? Non so perché, ma sento un
brivido, ma mica posso aver paura di un tossico di merda che peserà cinquanta chili… -Avevo deciso di procurarmelo in ospedale. Ma tu oggi mi hai rotto la bottiglia... Sai com’è... Le dipendenze sono terribili...- continua il ragazzo, avvicinandosi sempre di più, e improvvisamente mi ricordo il titolo del film di stamattina. Era Dracula, non quello di qualche anno fa, quello vecchio, in bianco e nero, con quell’attore, come si chiama, Lagasi, anzi no, Lugosi. Intanto il tipo si avvicina, e apre la bocca, e io vedo i suoi canini. Sono lunghi. Molto lunghi. Troppo lunghi. Minchia.
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