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FLASH

scritto da Simone Natale

 

 

Lentamente, senza respirare, ruoto il braccio destro in direzione del suo capo.

L’immagine di mio padre, fisso verso la parete spoglia, inespressivo, silente, pietoso, e di mia madre, trasfigurata, resa demente dal dolore, tornano nell’iride: brevi flash, un ricordo, o forse la coscienza. In pochi attimi sono in grado di ridiscutere il mio passato, come mi si offrisse un’ultima possibilità di scelta, prima dell’atto risolutorio. E mi è offerta, realmente, nell’attività frenetica del mio pensiero, che è in grado di raggiungere e superare lo scorrere del tempo, di volgersi a guardarlo, a studiarlo forse, e di scomporlo in minute entità autonome, malleabili. Posso espandere i secondi in minuti, e viceversa, forse. Il tempo si è come bloccato; no, sono io, piuttosto, ad averne ragione, a prescinderne.

Non è possibile mettere ordine in questo diluvio di immagini. Non ho che da accettarle così come vengono, e allo stesso modo darne una risolutiva interpretazione. Ora mi vedo: parlo a Laura, e la guardo negli occhi gonfi di pianto. L’incedere del mio discorso è calmo, regolare, segretamente solenne. Lo devo fare, Laura. Lo devo fare. E’ il mio stesso sangue, Laura. E’ il mio stesso sangue. Lei ascolta, ed evidentemente comprende, giustifica le mie intenzioni; ma ne è terrorizzata. E’ vero, glielo devi, ti dice; ma nei suoi occhi comprendi quanto siano insostenibili, per lei, il futuro, un orrore quotidiano, il dolore e la pietà. Ego et alter. Non resisterai qui al mio fianco, Laura, non per molto, almeno. Poi ella sfuma, e così io stesso. Torno nuovamente indietro, più indietro, quando tutto doveva ancora cominciare. Sono a casa di mio zio; un bambino grassottello che fa troppe domande. A mio zio non piacciono i bambini, e tantomeno le domande. Ugualmente io gli siedo in braccio, e rido, e sono felice anche se non ho potuto assistere al parto di mia madre. Mio zio non è così lieto, e quando squilla il telefono sembra felice di dover alzarsi per rispondere, e staccarsi da me. Quasi subito lo seguo verso il soggiorno. Prima di entrare sento la sua voce - Pronto, chi parla? -, poi una pausa, e quando sono nella stanza vedo il suo volto tirato, il silenzio, e, chissà perché, ho un lieve tremore, lieve, da bambino. Poi sparisce anche lo zio, e il soggiorno intorno, e mi ritrovo circondato da nulla. No, sono in una camera d’ospedale, non più arredamento ma solo lettini e barelle, bianchi e uniformi, ho venticinque anni e domino mio padre sdraiato sul letto. Mio padre si lascia dominare, è troppo stanco e malato, e cede a me l’autorità e la responsabilità paterna, vale a dire, le sue condanne. A te, figliolo. A te, figlio, a te la potestà, a te il peso, a te il dolore. Lo guardo, stringo la sua mano, lo rassicuro. Mi chiede una cosa. Impotente, ma certo della forza dei suoi occhi. Una promessa. Non lascerò che lo portino via: mai un ospizio, mai una clinica. Avrò cura di lui, avrò cura di mio fratello.

Eccolo, mio fratello; ho posizionato accuratamente la sedia a rotelle in modo che fosse volto con la faccia verso la parete. Ma non guarda avanti a sé; il suo collo spastico è piegato a novanta gradi, raso alla spalla, e tremola, incosciente. Dalla bocca pende un filo rivoltante di bava bianca. Non ho più flash. Il mio braccio è alzato, la pistola è già puntata; esplode. E con essa esplode la testa di mio fratello, mio fratello, odioso vegetale.

  

     

 

 

Simone Natale

Ho vent'anni e attualmente sono iscritto alla facoltà di Lettere e Filosofia di Torino, corso di laurea in Scienze della Comunicazione. Da sempre ho una passione per la lettura - da Dostoevskij a Sciascia, da Poe a Bulgakov - e di conseguenza, o più probabilmente spinto da esigenze di ben altra natura, per la scrittura. Nel 1995, a tredici anni di età, sono stato premiato con una menzione di merito al premio letterario nazionale "Una favola al castello", grazie alla fiaba "La tartaruga vermiglio". In seguito, molti racconti scritti - e rimasti nel cassetto - oltre a una maturità classica. Da quest'anno sono redattore di una rivista tematica di recente fondazione,

"Il contesto", del quale uscirà il primo numero (argomento: l'informazione) ad Aprile, con interviste a Gasparri, Tranfaglia, Travaglio e Ortoleva. 

  

 

 

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