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FORS FORTUNA scritto da Domenico Nigro
ATTENZIONE: LETTURA RISERVATA SOLO PER UN PUBBLICO ADULTO
Bar “Cassiopea”, una caldissima serata di giugno. Roberto si asciugò il sudore, allontanando la sedia dal tavolo da gioco. Guardò le carte da poker sparse sul tavolo, poi fissò una ad una le facce annichilite dei suoi amici e intascò una corposa mazzetta di banconote. “Me ne vado, non vorrei che le vostre mogli, trovandovi senza soldi, pensassero che ve li siete spesi a donne…”- disse con un sorriso tra il maligno e il divertito. “Ma va a cagare, brutto stronzo!” - gli rispose Sganga. “Hai tanto culo che se scorreggi puoi spingere un transatlantico attraverso l’oceano…” -gli fece eco Franco.Il vincitore rideva come un matto. Piedidolci non disse nulla. Andò al bancone e ordinò una birra. “Vi do qualche giorno per riprendervi, poi vi concedo la rivincita!”-disse Roberto, serio. I suoi amici fecero finta di non sentire e raggiunsero Piedidolci al bancone. “Carlo, da bere per tutti!”- urlò Roberto al barista. Poi si sedette e cominciò a contare la vincita di quella sera. Seicentocinquanta euro, non male... Una manoguantata in nero posò un boccale di birra sul tavolo. Ma non era Carlo. Lo sconosciuto si sedette e lo guardò fisso negli occhi. “Complimenti. Una bella partita…” -sussurrò l’uomo. “Grazie.Non mi ero accorto di avere spettatori” - rispose Roberto ricambiando lo sguardo. “Devi essere un uomo molto fortunato al gioco…” - disse lo sconosciuto. “Anche in amore, non posso lamentarmi…ed ora, amico, se vuoi scusarmi…” "Oh, scusami tu. Non mi sono neanche presentato. Mi chiamo Cabili, Lucio Cabili..." - disse lo sconosciuto, sorridendo e porgendo la mano a Roberto. "Non ti ho mai visto da queste parti. Io sono Roberto Ciardi. Posso fare qualcosa per te?" "Oh...no...no..." - rispose con finto imbarazzo Cabili - "...è solo che sono rimasto impressionato...ecco...dalla tua gran fortuna!" "Se vuoi sfidarmi a carte, amico, ripassa domani. Per questa sera ho chiuso..."- disse Roberto alzandosi dal tavolo.Si era reso conto, non senza sorpresa, che i suoi amici si erano volatilizzati, senza neanche un saluto... Bei pezzi di merda, pensò. "Non gioco a carte, ma..." - propose Cabili, ammiccante- "...c'è una festa, domani notte! Una festa che si tiene ogni anno!Una vera cuccagna, per quelli come te...". "Perché me lo proponi? Noi non ci conosciamo. Perché questo invito?" - chiese Roberto, perplesso. "Te l'ho già detto." - rispose l'altro - "Perchè sei un uomo fortunato. E questa è una festa per gente fortunata. I premi in palio... beh... sono davvero molto alti, e di varia natura! Io credo che ti piacerebbe molto...". "No." - disse Roberto, posando sul tavolo una banconota da 20 Euro per il barista e avviandosi verso l' uscita - "Non mi interessa. Grazie, ma ho altri programmi per domani notte...". "Comunque..." - rispose Cabili, estraendo da una tasca un bigliettino da visita - "...questo è il mio numero di telefono, nel caso dovessi ripensarci!". Roberto lo prese svogliatamente infilandolo in tasca, salutò l'uomo e uscì dal locale. Cabili lo seguì un istante dopo, rimanendo sulla soglia a guardare Roberto che si allontanava in auto. "Verrai..." - disse sorridendo in modo cupo.
***
Pomeriggio del giorno dopo.
Roberto era sdraiato sul letto. Sudava da fare schifo. Fuori c'erano almeno 40° e lui anelava senza speranza un soffio d'aria fresca da un ventilatore che invece riciclava quella calda e umida della sua stanza. Fissava il soffitto e si rigirava tra le dita il biglietto da visita di Cabili. Aveva mentito, la sera prima. Aveva mollato la ragazza una settimana prima, i suoi amici non l' avevano chiamato e lui non aveva un cazzo da fare per quella sera. Proprio niente. Non un' idea, né uno straccio di programma. Solo la proposta di quello strano individuo, e il bigliettino da visita che continuava a rigirare fra le dita. Lo lesse per l' ennesima volta.
LUCIO CABILI Tel.3390776667 "Audaces fortuna juvat"
Tutto lì. Un nome, un numero. E quella massima in latino! Cos' era? Il tema della festa di cui parlava il tipo? Roberto era incuriosito, ma anche sospettoso. Per un tempo indefinito rimase indeciso sul da farsi. Poi la noia ebbe il sopravvento. Raccolse la cornetta del telefono e chiamò.
***
Sera. Roberto era sdraiato nella vasca da bagno. Cercava di rilassarsi, senza riuscire. Pensava a Mara, al grande errore che aveva commesso mollandola. Infilò la testa sott' acqua, riemergendo solo trenta secondi dopo. Inspirò profondamente, espirando prima che l' aria giungesse ai polmoni. Accanto alla vasca, in piedi, c'era Lucio Cabili che lo fissava. Roberto rimase a bocca aperta per un po', incredulo. "C...cosa ci fai qui???" - chiese con un filo di voce."Come hai fatto ad entrare???". "La porta era aperta." - rispose Cabili. "Non sei contento di vedermi? Mi avevi cercato, se non sbaglio?". "La porta non poteva essere aperta. Chiudo sempre a chiave, sono un paranoico in queste cose. Mi accerto sempre più volte che la porta sia chiusa bene. E poi, è vero che ti ho cercato, ma il tuo numero di telefono risultava sempre inesistente!!! Insomma, chi cazzo sei tu???". "Vestiti!"- disse l' uomo sorridendo. "Si sta facendo tardi, fra due ore e mezza avverrà la Congiunzione di Saturno con il Sole. Dobbiamo arrivare alla Festa prima che ciò avvenga, altrimenti non ti lasceranno entrare!". "Chi ti dice che io voglia venire?" - chiese Roberto. "Perché mi avresti cercato, altrimenti?". Roberto cominciò ad avere paura. Quell' uomo era strano davvero. Altissimo, vestito di nero, capelli castani lunghi legati da un nastro di seta, viso affilatissimo, occhiali con lenti scure e impenetrabili. E quella bocca, mobilissima, freneticamente espressiva,dotata di labbra sensuali e carnose. E quel timbro di voce, così androgino. Sembrava il demonio in persona. Eppure lui, a questa Festa di cui non sapeva assolutamente nulla, sentiva di DOVERCI andare. Era come un richiamo ipnotico, riusciva ad avvertirlo fin lì, da dovunque si trovasse questo posto. Cabili sembrò leggere i suoi pensieri, e Roberto non se ne meravigliò affatto. "Vai a vestirti, ti aspetto giù in macchina!" - disse con fare cordiale. Roberto lo guardò uscire dal bagno. Nessun rumore. Balzò fuori dalla vasca, indossò l'accappatoio e si diresse alla porta d' ingresso. Soffocò un grido di terrore. La porta era chiusa a chiave dall' interno. Si affacciò alla finestra che dava sul vialetto d' accesso e lo vide appoggiato a una stupenda Mercedes C 220 nera e lucidissima, parcheggiata di fianco alla sua vecchia e fatiscente Golf. "Sbrigati!" - gli disse Cabili, consapevole della sua presenza. Roberto andò a vestirsi. Un brivido di panico lo attraversò. Aveva ormai perso il controllo di se stesso.
***
L' aria condizionata a manetta dava un piacere unico, in quella caldissima notte di inizio estate. L'auto scorreva veloce e silenziosa sulla stradina di campagna. Roberto si sentiva rilassato oltremodo, e non provava più paura, pur non sapendo spiegarsi il perché. Forse era a causa di quello strano profumo, sempre più intenso, che si andava diffondendo nell' abitacolo. Ruppe il silenzio, che ormai durava dall' inizio del viaggio. "Vorresti essere così gentile da spiegarmi di cosa si tratta?". Lucio Cabili rispose a sua volta con una domanda. "Che giorno è questo?" "Il 24 di giugno..." -rispose Roberto "Cosa ricorre, oggi, per la Chiesa cattolica?" "Non lo so". "Bene, te lo dico io." - disse Cabili con un sorriso - "Oggi ricorre la Natività di S. Giovanni Battista. Vedi quei puntini luminosi sparsi per la campagna?". Roberto si guardò intorno. "Certo che li vedo, sono falò...". "Li hanno accesi i contadini del luogo. E' una antichissima superstizione. Servono ad impedire al giorno di spegnersi e a far si che le tenebre non trionfino...". Cabili aveva una strana espressione. Sembrava ghignasse. "Immagino che tutto ciò sia legato al solstizio d'estate e al ridursi della durata del giorno..."- suppose Roberto. "E' vero"- affermò Cabili - "e la ricorrenza di S.Giovanni è stata creata ad hoc dai cattolici per cancellarne una molto più antica...". Mentre ascoltava, Roberto notò il pupazzetto - portachiavi che penzolava dal cruscotto. Era orrendo, color rosa carne, sembrava un pulcino senza piume con una testa da pipistrello. Roberto ebbe la disgustosa sensazione che quella cosa fosse viva, ma all' improvviso sentì lo sguardo dell' altro che lo scrutava, e allora guardò altrove. "Sto parlando della festa pagana di Fors Fortuna, la Dea della ventura e della sventura, benevola e terribile..." - continuò Cabili. "Tu sei cattolico?" - chiese all' improvviso Roberto. L' altro fece una smorfia. "Cattolico?... beh, diciamo che percorro la stessa strada dei cristiani. Solo che io vado nella direzione opposta" - rispose Cabili ridendo. "L' avevo immaginato. Tu... sei un satanista!!!" - disse Roberto con occhi sbarrati. "Oh, non in quel senso. Niente messe nere, ne preghiere al contrario, né profanazioni... Sono un wiccan...". Roberto si incuriosì. "Ne ho sentito parlare. Sono una specie di streghe...". "Più o meno... Ma io faccio parte di una corrente alquanto distaccata dalla Chiesa di Wicca...". "Mi stai portando a una riedizione della festa di Fors Fortuna?" - chiese Roberto, sempre più perplesso. "Fors Fortuna non ha mai smesso di essere celebrata. Devi sentirti onorato di esservi ammesso. Ma non è così facile. Dovrai superare delle prove..." - ora il tono di Cabili era greve. "Di quali prove parli?!?"- biascicò Roberto. "Questa, ad esempio!!!". All' improvviso, il motore della Mercedes salì di giri, Cabili ingranò la quarta, la quinta, poi la macchina abbandonò la stradina e si lanciò a velocità folle in aperta campagna. Roberto, che non se l' aspettava, cercò di aggrapparsi a qualcosa per rimanere stabile. Cabili sembrava in trance. L' auto sobbalzava e sbandava paurosamente, l' indicatore di velocità segnava 180 km/h. D'un tratto, puntarono una lunga fila di alberi. Cabili teneva l' acceleratore schiacciato a tavoletta, 190 km/h, la distanza tra loro e gli alberi diminuiva a vista d' occhio, Roberto non riusciva neanche a pensare. Solo una preghiera sgorgava spontanea dalla sua mente. Guardò la luna, falce scintillante, unica testimone di quella follia assurda. Poi l' impatto, il boato. Poi più nulla.
***
Quando si ridestò, Roberto credette di essere morto, ma piccoli dolori alla spalla e al ginocchio di destra gli fecero capire che le cose stavano diversamente. A circa cinquanta metri, la Mercedes stava bruciando, schiacciata contro un albero. Lui sanguinava, un profondo taglio all' arcata sopracciliare sinistra che cercò di tamponare con dei kleenex. A parte quello, stava bene. Doveva aver aperto lo sportello inconsciamente un attimo prima dell' impatto. Doveva anche essere caduto bene, e a quella velocità...poteva ben dire di aver avuto il solito culo . . .DOVRAI SUPERARE DELLE PROVE... Cabili, maledetto pazzo... si era salvato??? Roberto si avvicinò all' auto, ma l'abitacolo era pieno di fiamme, e la macchina rischiava di esplodere da un momento all' altro. Cercò il suo cellulare, ma non riuscì a trovarlo. Non sapeva dove si trovava. Si guardò intorno. In lontananza, si vedevano falò dappertutto. Uno era molto più luminoso degli altri. Vi si diresse di corsa. A quel punto non aveva nessuna intenzione di recarsi alla festa. Avrebbe raggiunto il falò e chiesto ospitalità per una notte ai contadini che l' avevano acceso. Ansimando, continuò a correre verso il fuoco, che si rivelò più lontano di quanto apparisse. Si infilò in un largo sentiero delimitato da due file di enormi alberi che non riuscì a riconoscere. A un certo punto si fermò, spossato. Dietro la fila arborea di destra, notò delle piccole fiammelle azzurrognole. Fuochi fatui, come quelli che talvolta si intravedono nei cimiteri di notte. Mentre si chiedeva il perché di quel fenomeno, avvertì uno strano rumore dietro di lui, una sorta di sospiro. Si voltò di scatto, spaventato. C'era qualcuno, seduto sotto un albero a circa due metri da lui. Era troppo buio per capire se si trattava di un uomo o una donna. Ma la voce, Roberto la riconobbe benissimo. "Hai fatto bene a fermarti. Stavi prendendo la strada sbagliata. Segui i fuochi fatui...". "Cabili!!! Brutto stronzo, allora ti sei salvato! Si può sapere che cazzo ti è saltato in mente?!?...". "Sbrigati! Non avvicinarti ai falò. Tra mezz' ora Saturno si congiungerà al Sole...". "Ne ho abbastanza delle tue cazzate!!! Adesso basta! Mi farò ospitare da qualche contadino. Non ci vado alla tua festa di merda...". "Oh, troppo tardi! Non ti accoglierebbero, sai? Sanno chi sei, meglio di quanto non lo sappia tu... E poi, hanno già scatenato il loro Baluardo di luce!...". "Baluardo... ma di che cazzo parli?!? Tu sei fuori di...". All' improvviso, un urlo, lunghissimo, gutturale, il grido d' attacco di una belva immane, corde vocali tirate allo spasmo. Il sangue di Roberto diventò ghiaccio nelle vene. Senza muoversi, volse lo sguardo nella direzione da cui proveniva quell'abominio laringeo. Vide qualcosa venir giù dalla collinetta alla sua sinistra, appena illuminata da un piccolo falò. Non ne distinse i contorni, ma percepì che era qualcosa di grosso, qualcosa di immensamente cattivo e feroce. Qualcosa di rapido, e si dirigeva verso di lui. "Corri!" - sussurrò Cabili con molta calma. "Corri veloce, se vuoi sopravvivere. Segui i fuochi fatui...". L' ultimo barlume di lucidità in un mare di terrore mise le ali ai piedi di Roberto, che senza curarsi più della sua misteriosa guida, iniziò a correre come un forsennato.
***
Con il cuore in gola per la paura, Roberto correva cercando di non perdere di vista i piccoli fuochi fatui di cui, si rese conto, era piena la campagna. la cosa immonda che aveva sentito poco prima aveva guadagnato terreno. Ne avvertiva la presenza, doveva essere a non più di centocinquanta metri da lui. Forse meno. Correva. Il cuore batteva all' impazzata, ne sentiva il tonfo sordo e veloce nel petto. Gli occhi erano fuori dalle orbite per lo sforzo, i polmoni si riempivano a fatica. La cosa era sempre più vicina, ora ne avvertiva i passi, veloci (si muoveva su quattro zampe, gli sembrava di capire). Avvertiva anche una sorta di respiro, ansimante e gutturale, umido. Roberto sentiva le forze venirgli meno, eppure non doveva cedere, o sarebbe stata la fine, una fine atroce. I fuochi, non doveva perdere assolutamente le fiammelle bluastre che sembravano indicargli il cammino... verso la salvezza? Il cuore sembrava esplodergli nel petto e dalle orecchie, TUM TUM TUM, le gambe sembravano pezzi di legno, i muscoli impregnati di acido lattico, a un passo dai crampi. "Oh, Dio, no, fa che non mi vengano i crampi..." -pensava Roberto in uno stato di coscienza alterato dall' adrenalina e dal terrore. Quella mostruosità era lì vicino, passi brevi ma veloci e regolari, potenti. Lo stava braccando, e se aveva una bocca la teneva spalancata, ansimando e sbuffando fiato oscenamente caldo e umido in un gorgoglio gutturale continuo. Roberto avrebbe voluto girarsi a guardare, ma il buonsenso glielo impediva. Sapeva che se l' avesse fatto sarebbe morto dalla paura prima ancora che l' essere gli fosse addosso. TUM-TUM-TUM-TUM-TUM... il cuore era un martello pneumatico e risuonava in tutto il corpo. I polmoni non ce la facevano più ad andare a ritmo col respiro, Roberto avrebbe voluto lasciarsi andare. Era la fine... la fine?!? No, non poteva finire così... TUM-TUM-TUM-TUM-TUM... corse per altri cento metri, poi le gambe lo abbandonarono e Roberto stramazzò al suolo. L' essere osceno gli fu addosso in un attimo, una zaffata di alito fetido e rovente lo investì sul collo, saliva gelatinosa gli colò sulla nuca... TUM-TUM-TUM... "E' la fine... basta!" - pensò Roberto coprendosi le orecchie..
***
TUM-TUM-TUM... Si rialzò lentamente. Doveva essere svenuto. Ma era vivo. Lentamente riaprì gli occhi. Dov’era quel… quell’essere? Svanito. Riempì i polmoni di aria fresca e li svuotò più volte. Le gambe erano indolenzite, ma riusciva a stare in piedi. E il battito cardiaco stava tornando normale. TUM-TUM-TUM-TUM-TUM... Cos’era? Non il suo cuore, ne era certo. Quel tambureggiare sembrava provenire da sottoterra. Si guardò intorno. Le fiammelle azzurrognole erano sparite. All’ improvviso si accorse di due altre presenze che nel buio lo stavano osservando. Erano due uomini, rivestiti di lunghe tuniche rosse senza maniche. Avevano maschere che ne ricoprivano la parte superiore del viso, con lunghe corna a forma di cornucopia. Uno aveva una folta barba bianca, l’ altro era glabro e sembrava molto più giovane. Entrambi avevano un tatuaggio sul braccio destro raffigurante un volto di donna bendata. Il più anziano si avvicinò a Roberto. “Era ora. Ti stavamo aspettando…” - disse con voce profonda e cavernosa. Roberto trasalì. “Chi siete?…” - chiese con un filo di voce. Intervenne quello più giovane.”Sei stato bravo. Sei arrivato alla Festa un attimo prima della Congiunzione. Il Baluardo ha dovuto ritirarsi. Vieni…”. Roberto seguì i due strani personaggi lungo una ripida discesa. Si ritrovò in un ampio spiazzo illuminato da strane lanterne rosse. In mezzo, un cerchio di persone con gli stessi vestiti rossi e le stesse maschere percuotevano degli enormi tamburi, producendo un suono cupo, ritmico e ossessivo. Più all’ interno, un altro cerchio di persone danzava e si muoveva in senso antiorario, pronunciando una cupa litania in una lingua che a Roberto sembrò latino, una sorta di mantra satanico. Arrivati in prossimità dello strano raduno, gli accompagnatori di Roberto, senza preavviso, gli tolsero scarpe, camicia e pantaloni, poi anche gli slip. Roberto avrebbe voluto protestare, ma qualcosa glielo impedì categoricamente. Restò nudo come un verme, finché una donna, nello stesso costume degli altri, gli fece indossare una tunica rossa. Un’ altra donna gli porse una grossa ciotola di legno, piena di un liquido azzurro. “Bevi!” - dissero le due donne - “Poi vieni con noi!”. Roberto esitò, ma l’ atteggiamento quasi ostile delle sue guide lo convinse. Assaggiò un sorso di quella bevanda: era alcolica, ma molto dissetante. E lui aveva sete, tanta sete. Non riuscì a capire, dal sapore, di cosa si trattava, ma con una seconda sorsata vuotò la ciotola. Le donne lo presero, ciascuna per un braccio, e lo scortarono al centro del raduno. Roberto restò immobile in piedi, stordito dalla musica sempre più ossessiva, dal mantra , sempre più ipnotico e dalla danza, sempre più frenetica. Si accorse, sbalordito, che tutti si erano denudati, comprese le due donne, che esposero dei corpi bellissimi e scultorei. Roberto ebbe un’ erezione tremenda, mai avuta prima in vita sua. Intuì che la bevanda che gli avevano fatto assumere doveva essere una potentissima droga. All'improvviso, il suono dei tamburi cessò, i danzatori si bloccarono. Una delle donne urlò: "Ave! Salutiamo il nuovo sacerdote di Fors Fortuna! Salutiamo l' avvento della Tenebra Infinita...". Roberto sentì crescere dentro una tale eccitazione che cancellò anche gli ultimi residui di paura. Gli tremavano le gambe. Il tambureggiare riprese, ma era una nuova musica, una samba diabolica. I danzatori, uomini e donne, completamente nudi tranne che per le maschere cornute, si accoppiarono tra di loro in una gigantesca orgia circolare. Le due donne che erano rimaste con Roberto iniziarono contemporaneamente a leccargli il pene, mandandogli lampi di puro piacere incandescente proprio al centro del cervello. Ma dopo qualche minuto, una nuova apparizione interruppe quella fellatio rituale. Avvolto in una tunica nera, Roberto riconobbe Cabili. Al posto degli occhiali scuri aveva una benda di seta nera. "Ti stai divertendo?" - chiese con tono soave. Con tutti i sensi acuiti all' estremo, sotto l' effetto sempre più alienante della droga, Roberto realizzò che il timbro di voce di Cabili era davvero molto femmineo. Quando poi questi si sciolse i capelli e si liberò della tunica nera, esibendo un corpo di donna strepitosamente bello, a Roberto mancò il respiro. "Tu..." - fece per dire - "...tu sei... una donna?!?". "Sono molto più che una donna... io sono Fors Fortuna!". Roberto non capiva più niente. La droga e la libido avevano preso il sopravvento. I tamburi, sempre più ossessivi, l'orgia selvaggia (ma Roberto scorse anche qualcosa di non-umano in quell'ammucchiata), un desiderio irrefrenabile di sesso. Fors Fortuna lo fece sdraiare a terra, poi lo cavalcò con furia per un tempo che Roberto non avrebbe saputo misurare. Poi fu l' amplesso, immane, bestiale. E quando lui, ormai sazio e stanco, appoggiò la testa sull' erba fresca e umida, lei gli porse i grossi seni con le mani. Roberto ne avvertiva lo sguardo penetrante attraverso la benda. "Ora sei mio, sacerdote di ventura e di sventura!!!" - ululò la dea, selvaggia."Ti farò un regalo: da uno dei miei seni sgorga latte, dall' altro sangue. Se bevi il mio latte, avrai la ricchezza... se bevi il mio sangue, avrai il potere... succhiami un seno e raccogli il tuo premio, mio sacerdote, mio nuovo, fedele servitore!...". Roberto, estasiato, avvicinò la bocca al capezzolo sinistro della sedicente dea, e succhiò con avidità. Sentì il sapore del latte inondargli la bocca e sollecitargli le papille gustative... il latte... la ricchezza, gli aveva promesso Fors Fortuna. L' infernale sarabanda cresceva di volume intorno a lui, ombre mostruose e gemiti raccapriccianti guizzavano e rimbalzavano, ma niente riusciva davvero a distrarlo da quei seni grandi e voluttuosi. E mentre il solo succhiare latte da quel seno lo faceva eiaculare spontaneamente, un pensiero terribile gli attraversò il cervello. "Perché solo la ricchezza, se posso avere anche il resto?...". Fu un attimo, e mentre succhiava, coi denti diede un violento morso al capezzolo e il sangue si unì al latte inondando la bocca di Roberto, esaltato. La donna si ritrasse di scatto con un'agghiacciante urlo di dolore, la musica si fermò. L' orgia si interruppe di colpo, e i partecipanti rimasero fermi ad osservare la scena. Fors Fortuna si toccò il seno sanguinante, poi sembrò fissare Roberto attraverso la sua benda di seta nera. Aveva un ghigno spaventoso. Il terrore tornò ad impadronirsi di Roberto, che tremava di fronte alla consapevolezza di ciò che aveva fatto. Fors Fortuna latrò qualcosa in latino all' oscena compagnia che stava in silenzio, poi si rivolse a Roberto: "Bravo, hai creduto di poter avere tutto! Ti sei creduto furbo! Hai pensato di potermi imbrogliare... Stupido essere umano! Il mio sangue e il mio latte insieme conferiscono il dono più sublime... il tormento e il dolore!!! Non era destinato a te, ma visto che l'hai desiderato tanto... ora conoscerai l'altra faccia della fortuna!!!" La testa della donna compì una orribile rotazione a 180°, il collo si rattrappì a causa della torsione. Lei si strappò la benda e un' altra faccia apparve, mentre con la mano insanguinata si tirava su i capelli. Una faccia mostruosa, con immensi occhi gialli luminosi come fanali, la pelle del viso grigia e butterata tesa su zigomi sporgenti, labbra sottili ed esangui tirate su gengive rosse e zanne lunghissime e acuminate. le dita delle mani si erano trasformate in artigli adunchi. Dietro di lei si materializzò un essere demoniaco che a Roberto, pur immerso in un mare di terrore, parve di riconoscere. Era infatti la versione ingrandita , viva ed oscena, dell' orribile portachiavi di Cabili. Il demone, rosa come un maiale, ricoperto di peli lunghi ed ispidi, afferrò Roberto per le spalle. Aveva un tocco caustico e lo bruciò. Roberto ululò per il dolore e l'infinita paura, mentre la dea lo azzannava sul torace, strappando un largo brandello di pelle e muscoli all'altazza del cuore. Il sangue sprizzò con un getto violentissimo. Roberto apriva e chiudeva la bocca, gli occhi roteavano nelle orbite. Vide la folla orgiastica lanciarglisi addosso. Vide tanti diavoli orrendi mischiati alla folla nuda. occhi cattivi, zanne, artigli, sangue, urla in una girandola da pandemonio. E dolore, dolore, dolore che sembrava non aver mai fine. Un abisso di dolore...
***
L' anatomo-patologo si tolse i guanti in lattice e li buttò nel cesto dei rifiuti speciali. Poi tolse il camice imbrattato di sangue e materiale organico e lo buttò in un sacco di biancheria sporca. "Confermi la diagnosi di arresto cardio-circolatorio?" - chiese il giovane collega che l' aveva assistito all' autopsia di Roberto Ciardi. "Tu cosa faresti al posto mio?" - chiese di rimando l' esperto medico legale. "Esattamente ciò che abbiamo fatto: richiudere tutto alla bell'e meglio e diagnosticare un arresto da indigestione alimentare. D'altronde lo hanno trovato nella vasca da bagno, e aveva lo stomaco pieno di cibo...". "Bene..." - acconsentì l'anziano medico. "Ovviamente nessun riferimento al fatto che, sotto la cute del torace, evidentemente integra, il cuore era lacerato a brani, come se qualcuno avesse infilato una mano invisibile nel petto e poi l'avesse materializzata, artigliando il cuore...". "Ma come si spiega una cosa del genere?"- chiese il giovane specializzando. "Quando avrai lavorato per quarant'anni in un obitorio, come me, capirai che non sempre può esserci una spiegazione a tutto. Ed è meglio così, credimi. Andiamo, ti offro un caffè...".
copyright by Domenico Nigro
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